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Platano: il frutto che somiglia alla banana ma che si consuma cotto

Avete mai sentito parlare del Platano? Si tratta di un frutto esotico molto simile alla banana, ma che in vari paesi tropicali viene consumato come le patate. Ricco di tantissime proprietà, è infatti estremamente versatile e lo si può cucinare in molti modi diversi. Andiamo a scoprire qualcosa di più sulle sue caratteristiche e sulle ricette che si possono cucinare.

Platano: cos’è

Il platano è un frutto tropicale che cresce sulle piante appartenenti al genere Musa. Appartenente alla stessa famiglia delle banane, ha forma affusolata e leggermente ricurva, è lungo massimo 40 cm ed ha una buccia piuttosto spessa.

Originario di Filippine, Australia e Indonesia, è molto diffuso nel Sud e in Centro America, soprattutto in Venezuela, ma anche in Africa. Ricco di amido, in tutti questi paesi viene consumato come sostituto di pasta e patate. Sono moltissime infatti le modalità in cui può essere cucinato.

Platano pianta

La pianta del platano è originaria della Malesia e appartiene al genere Musa. Si coltiva soprattutto in Ecuador, Costa Rica, America Latina e Australia. Verso nord, si trovano coltivazioni anche in Florida, nelle isole Canarie, Egitto e costa sud del Giappone; il limite meridionale estremo è la parte meridionale del Brasile.

Platano foglie

Se il frutto viene consumato cotto in svariate ricette, le foglie del platano non vengono di certo buttate. Tagliate a strisce e intrecciate servono per realizzare borse e stuoie, vengono inoltre utilizzate per l’imballaggio e quelle più fini per fare le cartine per sigarette. Le foglie più grandi vengono infine utilizzate come “piatti” da portata per servire le pietanze.

Platano e banana

All’apparenza molto simili, platano e banana vengono spesso tra loro confusi, ma in realtà si tratta di due tipologie di frutta diversa. Vediamo le loro principali differenze:

  • dimensioni: il platano è più grande delle banane che invece sono più piccole
  • buccia: il platano ha una buccia verde, dura e fibrosa; non è semplice da sbucciare come la banana, ma occorre utilizzare un coltello
  • polpa: la parte interna del platano è più asciutta rispetto a quella della banana e ricorda come consistenza una patata
  • uso alimentare: la banana si consuma semplicemente come frutto, mentre il platano è molto più versatile, e in alcune zone del mondo è considerato un cibo vitale per la sua ricchezza dal punto di vista nutritivo
  • modalità di consumo: il platano acerbo viene mangiato solo cotto e utilizzato in preparazioni sia dolci che salate, mentre il frutto maturo può essere consumato sia crudo che cotto; la banana si consuma così com’è, cruda
  • reperibilità: in Italia la banana è molto più diffusa, mentre il platano lo si trova solo in qualche negozietto etnico o punto vendita specializzato

Platano in cucina

Come abbiamo già accennato, le modalità per consumare il platano sono davvero numerose e svariate, e dipendono dal grado di maturazione del frutto stesso.

  • Platano verde: interno sodo e leggermente acerbo, la polpa è dura e croccante, ricorda la consistenza della patata. Perfetto da consumare cotto (fritto, bollito, al forno, al vapore). Non va assolutamente consumato crudo in quanto poco digeribili a causa dell’elevata quantità di amido
  • Platano giallo: mediamente maturo, può essere consumato sia crudo che cotto. Da preferire la cottura a vapore
  • Platano nero: a maturazione avvenuta, gli amidi si trasformano in zuccheri. Può essere consumato anche crudo, la consistenza ricorda la banana. Dal gusto dolce, intenso e persistente, è perfetto anche da abbinare a cibi salati. Bollito e schiacciato viene dato ai bambini durante lo svezzamento e può inoltre essere utilizzato come ingrediente per la preparazione di torte

Come si sbuccia

Rispetto alla banana, la buccia del platano è piuttosto dura; per poterla sbucciare bisogna prima inciderla con un coltello.

Che sapore ha

Dipende dal grado di maturazione. Acerbo, ricorda molto quello delle patate, ecco perché viene prevalentemente cotto. Una volta maturo diventa più dolce e somiglia di più alla banana, e infatti viene consumato anche crudo o come ingrediente per preparare dolci e torte.

Come si cucina

Tantissimi sono i modi per cucinarlo:

  • fritto
  • bollito
  • al forno
  • al vapore
  • arrosto

Si può servire come contorno di altre pietanze oppure essere trasformato in un dolce a seconda del grado di maturazione.

Può infine essere essiccato e ridotto in farina.

Come si conserva

Si conserva in luogo fresco per circa 2/3 settimane. Può anche essere congelato.

Come farlo maturare

Se avete acquistato i platani verdi, il processo di maturazione può essere accelerato chiudendo i frutti in sacchetti di carta insieme a qualche mela o kiwi.

In alternativa, se non avete urgenza di utilizzarli, li potete anche sbucciare, tagliare a fettine e congelarli.

platano fritto
Il platano fritto è un piatto popolare in diversi paesi sudamericani e asiatici

Platano: valori nutrizionali

100 grammi di platano apportano 122 calorie così ripartite:

Si tratta di un alimento molto nutriente dalle numerose proprietà benefiche. Ricco di amido, è indicato per chi soffre di malattie dell’apparato digerente come la celiachia, di infiammazioni intestinali o di gastrite.

Contiene oltre il 65% di umidità ed è una buona fonte di vitamine, soprattutto A, B e C. È ricco di fibre e non contiene colesterolo.

In molti paese poveri del mondo viene spesso utilizzato come integratore: avendo un alto contenuto di carboidrati, è infatti un ottimo sostituto di pasta, pane, patate e cereali.

Contiene infine importanti oligoelementi, come ferro, potassio e magnesio.

Platano: proprietà

Grazie ai nutrienti sopra descritti, il platano vanta numerose proprietà benefiche. Riassumiamole qui di seguito:

  • regola le funzioni intestinali e riduce i problemi di stitichezza
  • rinforza il sistema immunitario
  • è un ottimo alleato di pelle e occhi (grazie alle vitamine A e C)
  • accelera il metabolismo
  • regola e tiene sotto controllo la pressione sanguigna
  • riduce il rischio di malattie cardiovascolari
  • rafforza le ossa
  • è un ottimo integratore utile per gli sportivi e per chi è debilitato e deve rimettersi dopo una malattia
  • ha proprietà protettive e curative nei confronti dell’ulcera

Controindicazioni

Non presenta particolari controindicazioni ma, dato l’elevato contenuto di zuccheri, se ne consiglia un uso moderato a chi soffre di diabete, ma anche alle persone in sovrappeso che stanno seguendo un regime alimentare ipocalorico.

Platano: ricette

Abbiamo detto che i modi per poter consumare e cucinare il platano sono davvero tanti. Vediamone alcuni.

Platano fritto

Di sicuro la ricetta più diffusa. È molto semplice: basta sbucciarlo e tagliarlo a fettine. Buttarle nell’olio bollente fino a quando non diventano dorate, quasi marroni. La cottura nell’olio molto caldo fa caramellare gli zuccheri donando croccantezza.

Per ottenere l’effetto chips, tagliate le rondelle molto sottili, circa 2 mm.

Platano caramellato

L’idea per un dolce super veloce da realizzare in padella.

Ingredienti

  • 1 platano maturo per persona
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • 50 g di burro
  • mezzo bicchiere di rum

Procedimento

Sbucciare i platani e tagliare delle rondelle di circa 1 centimetro. In una padella sciogliere il burro, quindi unire il platano e rosolare per bene. Aggiungere metà zucchero a pioggia e poi lo zucchero rimanente. Bagnare con il rum. Alzare la fiamma e far evaporare il liquore.

Servire eventualmente con una pallina di gelato alla vaniglia o della crema pasticcera.

Purè di platano

Far bollire il platano (circa 15 minuti). Una volta cotto, va sbucciato, tagliato a tocchetti e schiacciato per ottenere una purea. Unite latte, burro e formaggio – secondo la vostra ricetta preferita di purè – e servite come contorno. È ottimo insieme a piatti di carne e pesce.

Polpette di platano

Anche per questa ricetta il platano deve essere bollito (circa 15 minuti). Una volta cotto, va sbucciato, tagliato a tocchetti e schiacciato per ottenere una purea. A questo punto, con l’impasto base ottenuto, potete liberare la fantasia e scegliere quale tipo di polpette volete realizzare. Unite gli ingredienti prescelti (formaggi, carne, prosciutto, uova…) e realizzate le vostre gustose polpette da cuocere in forno oppure da friggere.

Insalata con platano

Per un pasto veloce, leggero ma gustoso.

Ingredienti

Procedimento

Far bollire i platani per 10 minuti, immergerli in acqua fredda e sbucciarli. Nel frattempo, tritare finemente la cipolla, ridurre a tocchetti i pomodori e l’avocado.
Tagliare a dadini anche i platani e mescolare insieme tutte le verdure.
Condire con l’olio, una presa di sale, l’aceto, il succo di limone, lo spicchio d’aglio spremuto e una macinata di pepe.
A seconda della quantità, consumare come piatto unico oppure come accompagnamento a tartare di carne e pesce, pollo lesso o formaggi.

Altre idee

  • Se disidratato, si ricava la farina di platano, utilissima per preparare impasti per torte, focacce, frittelle… che anche gli intolleranti al glutine possono tranquillamente mangiare
  • Quando maturo, essendo molto simile per gusto e consistenza alla banana, può essere utilizzato come sostituto della banana in qualsiasi ricetta: frappé, banana bread…
  • Una volta lessato, la sua polpa la si può amalgamare a farina, burro, zucchero (e qualsiasi ingrediente più vi ispiri) per creare una torta al platano morbida e golosa. Si cuoce in forno a 180° per 45 minuti
  • Quando ancora acerbo, avendo una consistenza che ricorda quella delle patate, lo si può utilizzare come un qualsiasi tubero per realizzare zuppe e vellutate, eventualmente arricchite da altre verdure

Platano: dove si compra

I maggiori produttori di platano sono Uganda, Sud e Centro America, Filippine, Indonesia, Australia e Africa Centrale. In Italia lo si trova nei negozi etnici, nei piccoli market africani e in alcuni supermercati soprattutto delle grandi città. Vengono venduti freschi; assomigliano a banane verdi ma sono molto più grandi.

Platano: quanto costa

Costa pochissimo nei paesi in cui viene prodotto, ma in Europa raggiunge prezzi considerevoli a causa del trasporto.

In media, al supermercato, sul web o nei negozi di prodotti esotici lo si trova a 2,50-3,00 euro al kg.

Curiosità

In Oriente, il succo di platano viene usato come antidoto ai morsi di serpente.

Rappresenta il frutto esotico più consumato al mondo. In alcune aree del mondo è indispensabile per integrare l’alimentazione di molte fasce povere come sostituto dei cereali.

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Scopriamo il Golden milk, una bevanda ricca di principi attivi

Per rafforzare il sistema immunitario, bilanciare il metabolismo e per l’equilibrio intestinale potete bere ogni giorno il golden milk, bevanda a base di latte, anche vegetale, e curcuma. Vi spiegheremo anche come farlo: basta seguire la nostra ricetta.

Origine e proprietà

Il golden milk, conosciuto anche come latte d’oro è una bevanda a base di curcuma molto utilizzata nella medicina ayurvedica.

Giusto di recente, questa spezia orientale, ormai sempre più utilizzata anche in Occidente, è stata oggetto di numerosi studi scientifici che ne hanno evidenziato notevoli e benefiche proprietà.

In particolare, il suo principio attivo, la curcumina, sarebbe antiossidante e antinfiammatorio, in grado dunque di contrastare stati infiammatori e dolori articolari in generale.

E’ anche efficace nei casi di digestione lenta, gonfiore addominale, mal di denti e nevralgie.

Infine si rivela ottima per favorire il corretto funzionamento del fegato, abbassare il colesterolo e i trigliceridi.

Leggi anche: 7 erbe con proprietà antinfiammatorie

Come preparare il golden milk: ingredienti e ricetta

Ecco la versione a base di latte vegetale anche se la ricetta originale prevede l’uso di latte vaccino. Potete scegliere quale latte utilizzare.

Per comodità abbiamo suddiviso la ricetta in due parti, nella prima verrà spiegato come realizzare la pasta di curcuma, e nella seconda il metodo vero e proprio per preparare il goldenmilk.

La pasta può essere conservata a lungo in un vasetto in frigorifero ed essere diluita poi con il latte al momento del bisogno.

 pasta di curcuma
La pasta di curcuma serve per preparare il golden milk

Ingredienti per la pasta di curcuma

  • 1/4 tazza di curcuma in polvere
  • 1/2 tazza di acqua filtrata
  • 1/2 cucchiaino di pepe nero macinato

Preparazione. Mettete a bollire a fiamma alta in un pentolino antiaderente tutti gli ingredienti mescolando continuamente per evitare di formare grumi. Dovrete ottenere in poco tempo un impasto liscio e cremoso, abbastanza denso.

Una volta pronta, conservate la pasta di curcuma così ottenuta in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente in frigo.  In questo modo, si manterrà per circa 40 giorni.

Ingredienti per il golden milk

Preparazione

Per preparare il latte d’oro fate scaldare a fiamma media in un pentolino per un paio di minuti il latte vegetale con la pasta di curcuma e l’olio, fino ad ottenere un composto denso e corposo.

Mescolate continuamente per evitare che arrivi a bollore. Togliete dal fuoco e versate in una tazza. Aggiungete il miele per dolcificare un po’, secondo i vostri gusti.

golden milk
Golden milk, cos’è e come prepararlo

Benefici del golden milk

I benefici del golden milk sono molteplici:

  • anti-infiammatorio piuttosto efficace
  • antiossidante, con virtù antisettiche,
  • aiuta a controllare il colesterolo
  • potenzia il sistema immunitario in generale
  • migliora il metabolismo contribuendo al mantenimento del peso corporeo
  • favorisce il benessere intestinale, disintossicando il fegato
  • regola la pressione sanguigna
  • efficace antidolorifico, specialmente per se soffrite di dolori articolari e muscolari,

Potete assumere questa bevanda tutti i giorni, al mattino, anche per un mese. In caso di mal di gola e raffreddore invece è consigliata l’assunzione di una pallina di pasta di curcuma assoluta, da deglutire così com’è con un po’ di acqua, mattina e sera fino a ridurre i sintomi.

Riduce anche gli effetti della psoriasi e di altre malattie della pelle.

E’ la sinergia tra pepe nero e curcuma ad agire sulla biodisponibilità della curcumina fino a 1.000 volte, ed aumenta così l’assorbimento del corpo.

Se soffrite di dolori articolari e muscolari, potete assumere questa bevanda tutti i giorni, al mattino, anche per un mese.

Inoltre, questa bevanda è ottima per potenziare il sistema immunitario in generale, migliorare il metabolismo contribuendo al mantenimento del peso corporeo e favorire il benessere intestinale.

In caso di mal di gola e raffreddore invece è consigliata l’assunzione di una pallina di pasta di curcuma assoluta, da deglutire così com’è con un po’ di acqua, mattina e sera fino a ridurre i sintomi.

Attenzione: non è un farmaco né un integratore e la quantità di curcumina presente comunque bassa, tuttavia bisogna sapere che il pepe contiene un alcaloide che potenzia l’azione della curcumina, a cui si deve la maggior parte dell’effetto simil-terapeutico.

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Strade ghiacciate: pro e contro nell’uso del sale

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La tisana allo zenzero, un rimedio naturale davvero utile e versatile

Utile come rimedio naturale specie nel passaggio alla stagione fredda, la tisana allo zenzero è una bevanda facile e veloce da preparare. Vediamo come prepararla e i suoi utilizzi.

La tisana allo zenzero è un valido toccasana per prevenire malanni stagionali e favorire una migliore digestione.

A cosa serve la tisana allo zenzero

I benefici apportati da questa bevanda sono numerosi. In particolare, rappresenta un toccasana per decongestionare le vie aeree in caso di raffreddore. Aiuta a favorire la digestione grazie alle proprietà carminative dei principi attivi presenti nello zenzero.

Permette anche di agire come analgesico in caso di mal di testa e mal di denti. Ma vediamo nel dettaglio tutti i casi in cui una bevanda di questo tipo si rivela essere un fedele alleato naturale.

Per dimagrire

Tra le sue proprietà terapeutiche lo zenzero è rinomato anche per la capacità di depurare l’organismo permettendo anche di perdere qualche chilo in eccesso.

Per drenare

Consumando regolarmente tisane a base di zenzero si ha la possibilità di contrastare la ritenzione idrica dovuta al ristagno di liquidi in eccesso.

Tisana allo zenzero anticellulite

L’efficacia anticellulite di questo tipo di bevanda è attribuibile alla capacità di stimolare la diuresi e contrastare la ritenzione idrica.

Per sgonfiare la pancia

Grazie alle proprietà carminative dello zenzero e agli effetti benefici sulla digestione, si può ridurre il gonfiore anche di tipo addominale.

Tisana allo zenzero antinfiammatoria

L’efficacia antinfiammatoria dello zenzero lo rende un ingrediente naturale ideale per prevenire i malanni stagionali.

Tisana allo zenzero per raffreddore

Assumere una tisana a base di zenzero e limone è un utile rimedio naturale per prevenire il raffreddore. Rappresenta, infatti, un importante fonte di vitamine ideali per contrastare l’attacco di virus e batteri.

Per tosse

In caso di tosse, soprattutto se secca, è consigliato aggiungere qualche goccia di miele a questa bevanda da consumare calda.

Per mal di gola

Anche in caso di mal di gola si può trovare sollievo preparare questo tipo di tisana. Se lo si gradisce, la si può dolcificare con il miele.

Per il mal di denti

L’effetto antinfiammatorio e analgesico di questa portentosa radice rende la tisana un rimedio utile anche per alleviare il mal di denti.

Per nausea

Lo zenzero è un ingrediente noto anche per la sua capacità di contrastare sintomi come la nausea. Con le dovute precauzione, è indicato anche per ridurre la nausea gravidica.

Per vomito

Come per la nausea, anche in caso di vomito si può trovare sollievo assumendo liquidi con una tisana a base di zenzero fresco.

Per colite

Questa bevanda è particolarmente consigliata a chi soffre di colite o irregolarità intestinale.

Per reflusso

Anche in caso di reflusso si può migliorare il sintomo assumendo questa bevanda a base di zenzero.

Per gastrite

Il consumo di questa tisana aiuta a neutralizzare l’eccesso di acidità gastrica tipica di un disturbo come la gastrite.

Per stitichezza

Aumentare l’assunzione di liquidi è molto consigliato in caso di stitichezza. In più lo zenzero è indicato per stimolare la motilità intestinale.

Per digerire

Uno dei maggiori benefici attribuiti allo zenzero è la sua capacità di stimolare le funzioni digestive grazie ai principi attivi in esso contenuti.

Per colon irritabile

Per chi soffre di colon irritabile, assumere un po’ di zenzero attraverso una tisana o come ingrediente di centrifugati, può rivelarsi molto indicato.

Come fare la tisana allo zenzero

La preparazione della tisana allo zenzero è molto semplice e richiede poco tempo.

Tisana allo zenzero al microonde

Per chi ha tempi stretti, ma non vuole rinunciare agli effetti benefici di questa bevanda, si può utilizzare il microonde per riscaldare l’acqua.

Avere a disposizione dello zenzero fresco è l’opzione migliore per realizzare questa tisana. Dopo aver riscaldato l’acqua, prima dell’ebollizione aggiungere qualche fetta di questa preziosa radice. Lasciare che l’acqua cominci a bollire e quindi spegnere il fuoco per lasciare riposare.

Trascorsi 10-15 minuti, si può gustare la bevanda calda o lasciarla ancora raffreddare. In ogni caso si consiglia di aggiungere un po’ di succo di limone oppure del miele in base ai propri gusti.

tisana di zenzero

Come fare la tisana in polvere

In mancanza della radice fresca da tagliare a fette o grattugiare, si può  aggiungere lo zenzero in polvere.

Come conservare una tisana allo zenzero

Dopo aver preparato questa tisana, la si può conservare bevendola fresca nel corso della giornata. Oltre la giornata, la bevanda comincia a perdere le sue proprietà, per cui… cercate di berla in giornata!

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Quando bere tisana allo zenzero e quali tipi bere

Questo utile rimedio naturale può essere assunto in vari momenti della giornata.

Al mattino

Durante la mattinata si può bere la tisana, calda o fredda, per iniziare la giornata con un carico di energie.

A colazione

Bevuta al momento della colazione, questa tisana può apportare numerosi benefici. Aiuta in particolar modo a stimolare il fegato e a favorire un effetto depurativo per tutto il corpo.

A stomaco vuoto

Questa bevanda naturale può essere consumata anche a stomaco vuoto, magari appena svegli al mattino. Ciò è utile per aumentare la sua efficacia digestiva e depurativa.

Alla sera

Assumere questa tisana di sera contribuisce a favorire i processi digestivi. Inoltre, conciliando il rilassamento può permettere di riposare meglio nel corso della notte.

Tisana zenzero e arancia

Zenzero e arancia sono due ingredienti naturali ricchi di proprietà benefiche, in particolare per l’azione digestiva.

tisana di zenzero

Tisana zenzero e alloro

Un vero toccasana per aiutare la digestione, soprattutto dopo pasti calorici e pesanti, è una tisana a base di zenzero e foglie di alloro.

Tisana zenzero e aglio

Abbinato con l’aglio, invece, lo zenzero è un ingrediente utile per preparare una bevanda ricca di benefici. In particolare, contribuisce a rafforzare il sistema immunitario, a migliorare la circolazione, a combattere la diarrea e a migliorare la digestione.

Tisana zenzero e anice stellato

L’anice stellato, insieme a qualche fetta di zenzero fresco, è un ingrediente ottimo per la preparazione di una tisana.

Tisana allo zenzero ai bambini

Lo zenzero si contraddistingue per un sapore particolare con un retrogusto piccante. Può pertanto risultare sgradito ai più piccoli. Tuttavia, senza esagerare con le dosi, la tisana può essere consumata dai bambini.

Tisana allo zenzero in allattamento

L’uso dello zenzero non presenta particolari controindicazioni per le donne che allattano. Tuttavia, come nel caso del periodo di gravidanza, è preferibile limitarne l’utilizzo.

Approfondimenti utili

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Copaiba: la pianta da cui si ricava un olio dalle innumerevoli proprietà

Oggi parliamo della Copaiba. Una pianta molto diffusa nel Sud America e dalla quale si ricava un olio dalle numerose e utilissime proprietà. Scopriamole insieme.

Copaiba: cos’è

La pianta di Copaiba, originaria del Sud America tropicale, è nota per l’olio essenziale che si ricava dalla sua resina. Tale olio, già usato nel XVI secolo nelle pratiche di medicina tradizionale dagli indigeni del nord nord-est del Brasile, ha particolare efficacia nel mantenere in salute il sistema cardiovascolare, il sistema immunitario, la pelle e il sistema nervoso.

Copaiba, pianta

Appartenente al genere Copaifera, si tratta di alberi molto diffusi nella foresta amazzonica, soprattutto in Perù e Brasile. La pianta di Copaiba presenta tronchi molto alti (anche più di 30 metri) che si estendono soltanto in cima.

Copaiba, oleoresina

Il tronco della Copaiba secerne un liquido appiccicoso e viscoso, il cosiddetto oleoresina da cui, mediante il processo di distillazione a vapore, si estrae l’olio essenziale di Copaiba, i cui effetti benefici sono noti e sfruttati da secoli dai nativi del Sud America.

L’olio che si ottiene dalla resina della Copaifera rappresenta infatti da secoli un potente medicamento naturale per le popolazioni indigene dell’Amazzonia. Ancora oggi i sudamericani lo utilizzano per trattare qualsiasi problema della pelle.

Copaiba, componenti

Il suo componente principale è il cariofillene, una sostanza neuroprotettiva e antisettica. Ma contiene anche altri importanti principi attivi, come i terpeni, degli idrocarburi che possono produrre effetti positivi sul funzionamento dell’organismo umano.

copaiba
Primo piano delle foglie dell’albero di Copaiba.

Copaiba, proprietà

Le proprietà principali dell’Olio di Copaiba sono:

  • Astringente: rafforza la pelle facendola sembrare più giovane, riduce le rughe e attenua i segni dell’invecchiamento. Oltre a fattori puramente estetici, facilita la guarigione di brufoli, vesciche e lesioni di vario tipo riducendo la visibilità delle cicatrici
  • Cicatrizzante: la presenza di acido oleico ed acido linoleico lo rendono un ottimo rigenerante e reidratante della pelle
  • Antisettico e antinfiammatorio: è particolarmente utile nel trattamento contro le irritazioni cutanee, tra cui eczemi, ulcerazioni e psoriasi
  • Antifungino: è efficace contro la forfora provocata dal fungo Pityrosporum ovale
  • Calmante: in aromaterapia viene usato di frequente nei casi di congestione nasale o problemi respiratori
  • Analgesico: usato in aromaterapia o con applicazione topica, porta sollievo e attenua i dolori causati da cefalea ed emicrania
  • Adattogeno: combatte stress e stanchezza, favorendo un profondo senso di benessere

Copaiba: modalità di utilizzo

Sulla base delle sue numerose proprietà, ecco le diverse modalità – e relativi dosaggi – per l’impiego ottimale di questo incredibile olio essenziale:

  • Massaggio: diluire 1 o 2 gocce di olio di copaiba con un olio vettore (olio di cocco, di jojoba, di mandorle dolci) e applicare sull’area desiderata. Massaggiare a lungo e ripetere in base alla necessità
  • Uso interno: 2 o 3 gocce di olio aggiunte ad acqua o altro liquido. Bere ogni giorno o a seconda della necessità. Assunto in tal maniera agisce positivamente sul sistema nervoso
  • Diffusione: 3 o 4 gocce di prodotto in un diffusore ambientale per supportare il sistema immunitario, calmare e favorire il sonno. I suoi effetti risulteranno potenziati se usato insieme ad altri olii dalle simili proprietà (es. lavanda, incenso, limone, arancia selvatica, legno di cedro…)
  • Uso topico: per la pelle danneggiata, ad esempio in caso di irritazioni e arrossamento, eczemi, psoriasi e lacerazioni, è sufficiente bagnare delle compresse di garza sterile nell’acqua tiepida con 5 gocce di olio essenziale e fare degli impacchi da applicare sulla zona interessata. In alternativa, sono altresì utili dei bagni diluendo 20 gocce di olio nell’acqua della vasca da bagno.
    Nel caso di pelle grassa, pelli impure e problemi di acne, preparare un unguento con 20 ml di burro di karité e 30 gocce di olio essenziale di Copaiba. Mescolare bene e applicare più volte al giorno
  • Antiforfora: diluire qualche goccia di olio di Copaiba nello shampoo usato di solito. Lasciare in posa qualche minuto prima di risciacquare
  • Problemi articolari: preparare un composto con argilla, acqua e 5 gocce di olio essenziale. Applicare sulla pelle e lasciar asciugare. Quindi rimuovere il tutto.

Copaiba, ginocchia

È un rimedio naturale molto efficace per trattare i disturbi del sistema osseo. Viene infatti usato spesso da chi di frequente soffre di problemi alle ginocchia o alla colonna vertebrale. Per questo tipo di trattamento, si può applicare sulle zone doloranti e massaggiare, oppure versarne 10 gocce in un bicchiere d’acqua e bere 3 volte al giorno.

Copaiba, controindicazioni

  • Trattandosi di un olio essenziale puro al 100%, prima di applicarlo sulla pelle, è necessario diluirlo con altri olii vegetali come veicolo (es. olio di mandorle dolci, olio di cocco)
  • Per uso interno, attenersi alle dosi consigliate e non eccedere nelle quantità, può infatti provocare dolori allo stomaco fino ad arrivare, nei casi estremi, a intossicazione alimentare
  • come qualsiasi sostanza, potrebbe causare allergie. Prima di utilizzarlo, testare l’olio applicandone un paio di gocce nella piega interna del gomito e attendere 24 ore
  • In caso di gravidanza e allattamento consultare il proprio medico

copaiba

Dove si compra

L’Olio di Copaiba si trova in erboristeria ma anche online, ad esempio sull’e-commerce Amazon dove sono disponibili diverse marche e diverse tipologie.

ll prezzo varia in base alle dimensioni della confezione e alla marca. Indicativamente si parte da 8,80 euro per 10 ml.

 Altre guide

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Farina di fagioli, ideale per preparare pasta e dolci che possono mangiare anche diabetici e celiaci

Continuiamo il nostro viaggio nel mondo delle farine alternative andando alla scoperta della farina di fagioli. Ricca di fibre e povera di grassi, è un ottimo prodotto per integrare la propria alimentazione con proteine vegetali e molte altre sostanze benefiche.

Non contiene glutine e viene consumata spesso dai vegani per incrementare la quantità di amminoacidi totali e il valore biologico degli alimenti a base di cereali.
Grazie alle sue caratteristiche, si presta per preparare moltissime ricette, dalle torte alle zuppe, dal pane alla pasta all’uovo!
Scopriamola insieme.

Farina di fagioli: che cos’è

La farina di fagioli è una farina di legumi molto ricca di vitamine e minerali preziosi. Ideale per i celiaci in quanto non contiene glutine, è usata soprattutto per la preparazione di dolci (ma non solo) ed è consigliata ai diabetici in quanto, grazie ai suoi carboidrati complessi che vengono assorbiti più lentamente, evita l’aumento di zuccheri e il picco glicemico.

Si ottiene dalla macinazione dei fagioli crudi precedentemente essiccati e, in genere, successivamente raffinata tramite setaccio. La varietà di fagiolo più usata per produrre la farina è il borlotto, ma si trovano anche farine realizzate con altre varietà, come ad esempio i fagioli cannellini.

La farina di fagioli sta diventando sempre più utilizzata. Trova infatti largo impiego nella produzione di alimenti salutisti, proteici e prodotti destinati ai soggetti celiaci o intolleranti al glutine.

Farina di fagioli: valori nutrizionali

100 grammi di farina di fagioli contengono 330 kcal così ripartite:

  • Grassi 1,61 g (di cui acidi grassi saturi 0,35 g)
  • Carboidrati 51,11 g (di cui zuccheri 3,36 g)
  • Fibre 13,15 g
  • Proteine 21,13 g
  • Sale 0,0012 g

Proprietà della farina di fagioli

Dal punto di vista nutritivo, si tratta di un alimento altamente energetico. Le calorie fornite provengono principalmente dai carboidrati.

Vediamo nello specifico le sue proprietà:

  • è ricca di vitamine (soprattutto del gruppo B)
  • contiene preziosi minerali, come potassio, calcio, zinco, selenio e magnesio
  • contiene proteine vegetali ottime per sportivi, vegani o vegetariani
  • viene assorbita lentamente dall’organismo per la presenza di carboidrati complessi, il che la rende idonea anche per i diabetici
  • priva di glutine, la possono assumere anche i soggetti affetti da celiachia
  • la buona quantità di fibre che contiene aiuta in caso di stipsi e facilita la regolarità intestinale
  • ha un basso indice glicemico
  • contiene fitosteroli, lecitine e antiossidanti, che la rendono utile anche nella dieta di chi soffre di colesterolo alto

Farina di fagioli, glutine

La farina di fagioli è priva di glutine, per questo può essere consumata senza problemi dai soggetti affetti da celiachia o intolleranti al glutine.

Farina di fagioli e vegani

Essendo ricca di proteine, viene spesso impiegata anche da chi segue una dieta vegana per incrementare la quantità di amminoacidi totali e il valore biologico degli alimenti a base di cereali.

Dosi

La porzione media consigliata di farina di fagioli è di circa 70-100g, da consumare una sola volta al giorno se in alternanza a quella di frumento, oppure 2-3 volte se in completa sostituzione alla farina comune.

Dove comprarla

La farina di fagioli non è molto diffusa nei normali supermercati. La si trova più facilmente nei negozi specializzati in prodotti bio e ovviamente on line. Ma potete anche realizzarla in casa: è davvero semplice, basta solo un po’ di pazienza.

Prezzo

La farina di fagioli non è un prodotto economico; il prezzo al dettaglio si aggira intorno ai 5,00 euro/kg.

Come preparare la farina di fagioli in casa

Se avete problemi a reperirla o se volete dilettarvi nella preparazione casalinga, vi suggeriamo di utilizzare i comuni fagioli bianchi, i più facili da trovare in tutti i supermercati.

A questo punto vediamo come procedere per realizzare la farina di fagioli in casa.

  • Passare velocemente i fagioli sotto l’acqua
  • Asciugarli su un panno asciutto ed eventualmente passarli al forno (10 minuti a bassa temperatura) per rimuovere l’umidità in eccesso
  • Inserire pochi fagioli per volta (80/100 gr) nel boccale di un frullatore o nel macina caffè
  • Azionare la macchina a intermittenza per non surriscaldare troppo le lame
  • Setacciare e trattenere la parte residua più grossolana per sottoporla ad altra ripassata

Lo stesso procedimento va bene per qualsiasi tipologia di fagioli, dal bianco al nero.

Conservazione

Conservare la farina ottenuta in un barattolo di vetro ben chiuso.

Come usare la farina di fagioli

Si presta per differenti e numerosi utilizzi. Vediamoli nello specifico:

  • Lievitante: la farina di fagioli bianchi aggiunta nell’impasto di lievitati come pane e pizza, rende il prodotto finale più burroso. Le prime volte, iniziate con quantità basse (20-25%); in associazione a farine integrali (10-15%). Ha un sapore neutro, ciò significa che non va ad influire e ad alterare il gusto del prodotto finale
  • Cremosità: aggiunta in zuppe e sughi, dona spessore e cremosità, oltre ad esaltare e amplificare il sapore della pietanza. Per questo utilizzo, considerare 10-15 minuti di cottura
  • Panna da cucina: dall’unione tra latte vegetale e farina di fagioli bianchi si ottiene una panna da cucina fresca, leggera e naturale
  • Panatura: miscelata al 50% con altre farine o pangrattato, può essere utilizzata nella panatura o per le pastelle da frittura. Non altera il sapore ma conferisce volume e struttura
  • Pasta gluten-free: al posto della farina comune, può essere utilizzata per fare la pasta in casa (anche quella con le uova). Tagliatelle, maltagliati o altre, totalmente gluten-free
  • Besciamella: in sostituzione della farina bianca, può servire per realizzare una besciamella alternativa e molto densa, ideale per timballi, verdure gratinate e pasta al forno

farina di fagioli

Ricette con farina di fagioli

Pane con farina di fagioli

Ingredienti

Procedimento

Unire le due farine in un recipiente sufficientemente grande e mescolare. Aggiungere il lievito di birra secco e amalgamare per bene. Formare un incavo centrale e versarvi il sale, i semi di chia e di papavero e poi, poco alla volta, l’acqua. Impastare per 10 minuti, formare un panetto e coprire la ciotola con un canovaccio umido. Far riposare un’intera notte.

Il giorno seguente impastare nuovamente per un paio di minuti.

Adagiare il panetto su una placca da forno rivestita con carta da forno. Far riposare mezz’ora e poi infornare in forno preriscaldato a 190°. Cuocere per 50 minuti.

Ciambella con farina di fagioli

Ingredienti

  • 200 g di farina di fagioli
  • 200 ml di olio di semi di mais
  • 200 g di zucchero
  • 1 vasetto yogurt intero
  • 3 uova
  • 2 pere
  • 1 bustina lievito per dolci
  • 1 bicchierino rhum
  • gocce di cioccolato q.b.

Procedimento

Montare le 3 uova con lo zucchero fino a ottenere una consistenza spumosa. Aggiungere lo yogurt e continuare a mescolare aggiungendo l’olio a filo.

In un’altra terrina versare farina e lievito; quindi gli ingredienti liquidi precedentemente amalgamati. Mescolare il tutto per evitare la formazione di grumi.

Unire al composto le pere mondate e a tocchetti, il rum e le gocce di cioccolato.

Mescolare bene per uniformare il tutto.

Foderare uno stampo da ciambella con burro e farina, versare il composto e cuocere nel forno già caldo a 180 °C per circa 40 minuti, e comunque fino a quando la superficie non sarà dorata.

Far raffreddare e spolverizzare con dello zucchero a velo.

Pasta fresca con farina di fagioli

Ingredienti

  • 500 gr di farina di fagioli
  • 5 uova
  • 2 cucchiai di olio evo
  • acqua minerale naturale a temperatura ambiente q.b.
  • sale q.b.

Procedimento

Su una spianatoia disporre la farina di fagioli e creare al centro una fontana. Rompere le uova, sbatterle con una forchetta e aggiungerle poco per volta alla farina, iniziando ad impastare insieme all’acqua necessaria. Aggiungere un pizzico di sale e un paio di cucchiai di olio. A questo punto iniziare a lavorare in modo energico, con i pugni, fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea.

Avvolgere l’impasto nella pellicola alimentare e far riposare per circa 45 minuti in luogo fresco e asciutto.
Trascorso il tempo indicato, riprendere l’impasto e spolverarlo con un poco di altra farina di legumi o fecola di patate per non farlo attaccare.

Staccare dei pezzi di pasta di legumi e stenderla con un mattarello (si dovrebbe ottenere uno strato sottile, circa 1 o 2 millimetri).

Con un coltello o una rotella per pizza, iniziare a dare forma alla pasta fresca, ad esempio dei maltagliati. Si può creare la forma che si preferisce utilizzando anche l’apposita macchinetta.

Una volta pronta, adagiare la pasta di legumi su un vassoio cosparso di farina e far riposare ed asciugare per almeno 30 minuti.
Al momento di cucinarla, cuocere in acqua bollente salata per circa 5 minuti.

Polpette con farina di fagioli

Ingredienti

  • 2 patate bollite
  • 400 g di farina di fagioli
  • prezzemolo
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale e pepe q.b.

Procedimento

Impastare le patate schiacciate insieme con la farina, il sale, il pepe e il prezzemolo. Dar forma alle polpette cuocere, fritte o al forno (preriscaldato a 180°C per 20 minuti).

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Tutto sulle fioriere: la guida pratica alla scelta

Ecco la nostra guida pratica alle fioriere. In giardino o sul balcone, il vostro angolo verde richiede l’utilizzo di contenitori adeguati al tipo di pianta. Ma quali scegliere? In commercio ne esistono infatti di diverse forme, svariate misure e differenti materiali. Se avete le idee confuse, vi potrà tornare utile questo post in cui spieghiamo le varie caratteristiche e cosa tenere in considerazione per fare la scelta più giusta.

Fioriere: cosa sono e a cosa servono

Le fioriere sono un recipiente che serve a contenere piante da fiore in modo da poterle coltivare anche quando non si dispone di una quantità sufficiente di terreno.

Ciò vuol dire che sono molto utili per coltivare le piante da balcone o da terrazza, ma anche in un giardino molto piccolo.

Fioriere: caratteristiche

Indipendentemente da forma, dimensioni e materiali (tutti fattori che andremo ad esaminare più avanti), le fioriere devono possedere delle caratteristiche imprescindibili.

  • Essere abbastanza grandi per consentire un adeguato sviluppo delle radici della pianta
  • Avere un foro per lo scolo dell’acqua, in modo da evitare il ristagno idrico.

fioriere

Grandi o piccole, possono essere spostate facilmente da un posto all’altro e costituiscono un importante complemento d’arredo del giardino. Possono infatti essere sfruttate anche per:

  • delimitare il vialetto d’ingresso
  • riempire e decorare zone e angoli spogli
  • circondare il bordo di un’aiuola, di un vialetto, una piscina, di un laghetto
  • dar vita ad un angolo particolare in grado di colpire l’attenzione del visitatore

Fioriere o vasi

La scelta dipende fondamentalmente dallo spazio a disposizione.

Le fioriere sono ideali per arredare ambienti vasti en plein air, riescono a reggere un peso importante e possono ospitare piante di una certa dimensione, come le piante da siepe, gli arbusti e gli alberi da frutto. Infine, sono progettate per resistere agli agenti atmosferici.

I vasi, dal canto loro, trovano una collocazione ottimale in spazi più contenuti e su superfici che non riescono a reggere pesi eccessivi. Ne consegue che possono ospitare piante di dimensioni modeste.

Di fatto, i principali aspetti da considerare per effettuare la scelta sono:

  • spazio a disposizione
  • tipo di pianta che si vuole coltivare

Nessuno vieta di creare giochi compositivi alternando fioriere e vasi.

Fioriere: come scegliere

La scelta dipende da vari criteri:

  • tipo di pianta che si vuole coltivare
  • spazio a disposizione
  • stile della casa da cui dipende la scelta del materiale
  • peso

Solo per fare un esempio: una fioriera in pietra o cemento è perfetta per il giardino, ma non idonea (se non addirittura pericolosa!) su un balcone.

fioriere

Fioriere in terracotta stanno benissimo in case di campagna e casali, ma stoneranno sulla terrazza di un appartamento dallo stile minimalista.

Fioriere: tipologie

Si possono distinguere in base a:

  • materiale con cui sono realizzate
  • forma (le più diffuse sono rettangolari e quadrate, ma ci sono anche ovali e rotonde)
  • dimensioni

Ulteriore distinzione riguarda le fioriere da interno e da esterno. Queste ultime, a loro volta, si dividono in:

  • da giardino, la più diffusa
  • da balcone o terrazzo, in genere provvista di ganci per essere appesa alla ringhiera
  • a spalliera, ideale per le piante rampicanti

Fioriere: dimensioni

La scelta dipende dallo spazio che si ha a disposizione e dal tipo di piante che vi si vogliono coltivare.

Di certo, una fioriera troppo grande è più resistente a rovesciamenti accidentali provocati ad esempio da vento o urti. Al tempo stesso, presenta difficoltà per spostarla.

Se troppo piccola può invece comportare l’insufficiente ancoraggio della pianta, la difficoltà di radicazione e una fioritura ridotta.

Fioriere: forma

Alla base di questo parametro vi è sicuramente il fattore estetico. Ma non è il solo elemento da considerare. Vi è infatti in gioco anche la salute e il benessere della pianta.

fioriere

  • Rettangolari: sono le più comuni e diffuse, ideali per l’esterno e per il davanzale.
  • Quadrate: dal design più moderno, sono la forma più indicata per le piante da appartamento.
  • Tonde: dalla linea armoniosa, sono perfette da appendere, ma sono ideali anche per creare un angolo romantico in giardino.

In presenza di problemi di spazio, sono da valutare le fioriere da muro.

Fioriere: materiali

Terracotta, resina, plastica, pietra, cemento, legno… La scelta è davvero vasta. Occorre però tenere conto della resistenza del materiale, del tipo di pianta e dell’esposizione.

fioriere

I materiali più diffusi per la realizzazione di fioriere sono:

  • terracotta
  • metallo
  • cemento
  • pietra
  • legno
  • resina
  • plastica
  • PVC

Ogni materiale ha le proprie specificità, caratteristiche, pregi, difetti e qualità decorative.

Fioriere in terracotta

Stilisticamente è la scelta ideale nei giardini delle case di campagne. Essendo un materiale poroso, permette alle piante di traspirare nella maniera corretta ed impedisce il ristagno idrico.

fioriere

Di contro, si tratta di un materiale piuttosto fragile, che si può rompere facilmente.

Inoltre, teme il gelo. In zone dove la temperatura invernale si abbassa di molto, va trattato con specifici processi di antigelività.

Fioriere in pietra

Uno dei materiali più utilizzati e di assoluta eleganza per decorare il giardino. È anche molto pesante.

Difficile quindi da spostare da un punto ad un altro, non è consigliabile per terrazze e balconi. Si tratta infine di uno dei materiali più costosi.

Fioriere in metallo e ferro battuto

Molto eleganti e di grande impatto visivo, si distinguono tra materiale pieno e solo supporto esterno. Com’è facile intuire, da questa distinzione conseguono pesi e costi differenti.

La tipologia “piena” è sicuramente la più pesante e costosa, in special modo se viene realizzata da un artigiano.

In commercio se ne trovano anche di più economiche, di produzione industriale, ma in questo caso viene a mancare la possibilità di personalizzazione.

fioriere

Va inoltre considerata la necessità di usarle come cache-pot, ed è consigliato inserire un vaso all’interno in resina, plastica o terra cotta, per far defluire meglio l’acqua.

Dai conseguenza hanno un peso notevole che limita la scelta della collocazione in balconi molto resistenti o grandi terrazzi al piano o in giardino.

Ci sono anche tanti modelli in latta, molto leggeri, di tante dimensioni e forme, che si adattano alle atmosfere country-chic. Inoltre è possibile trovare vasi in metallo smaltato di diversi colori.

Fioriere in cemento

Discorso simile per quelle in pietra. Il problema principale è rappresentato dal peso che le rende più adatte ad essere sistemate in giardino.

Si tratta comunque di un materiale molto resistente. Non si rovina facilmente, non scolorisce e resiste perfettamente agli agenti atmosferici. Per tal motivo sono anche semplici da gestire, in quanto non richiedono una manutenzione impegnativa.

fioriere

Dal punto di vista estetico, se pensate che le fioriere in cemento siano fredde, austere e spartane, sbagliate! Oggigiorno se ne trovano anche dal design curato, sia moderne che con decorazioni classiche. E si possono anche dipingere con il colore più gradito.

Nonostante il peso importante, quelle di piccole dimensioni possono tranquillamente essere collocate anche su balconi e terrazze.

Sono ben predisposte ad accogliere piante anche molto grandi e dal fusto legnoso, come ad esempio piccoli alberi da frutto come i limoni, ma ben si prestano anche per ospitare scenografiche bouganville, erbe aromatiche e piante grasse.

Fioriere in legno

Il legno è quello impregnato, ossia sottoposto a trattamenti particolari che lo rendono impermeabile e resistente all’umidità, al contatto col terreno e agli agenti atmosferici.

È anche un ottimo isolante e quindi protegge le piante dal gelo invernale e dalla siccità. Si tratta della scelta migliore per coltivare quelle piante che risentono maggiormente degli sbalzi di temperatura.

fioriere

Esteticamente gradevole, dona una piacevole sensazione di naturale, caldo e accogliente. È facile da contestualizzare in qualsiasi tipo di giardino ed è estremamente versatile, può infatti essere lasciato naturale o dipinto nella colorazione preferita.

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Fioriere in plastica

Versatili, leggere ed economiche, le fioriere in plastica sono molto diffuse in commercio. Necessitano di poca manutenzione e si adattano abbastanza facilmente anche all’impiego in spazi chiusi o dove occorre ridurre il peso, come ad esempio su balconi e terrazze.

fioriere
Di contro, la plastica non è un materiale isolante come il legno ed esposta al sole, tende a scolorirsi e addirittura a sgretolarsi, se di scarsa qualità.

Sono adatte per qualsiasi tipo di pianta. Tenete però sempre d’occhio il peso complessivo e ricordatevi che, in caso di piante di grosse dimensioni, lo sviluppo radicale potrebbe, col tempo, deformare il contenitore stesso.

Fioriere in resina

La resina è un materiale ottenuto da polimeri sia chimici sia naturali. Sono molto versatili e praticamente indistruttibili. Possono assumere la texture di altri materiali pur mantenendo i vantaggi della plastica.

Sono abbastanza economiche ed essendo leggere sono facili da collocare. Ideali sia per l’esterno che per adornare terrazze e poggioli, vanno bene anche negli ambienti chiusi.

Non richiedono una manutenzione troppo impegnativa. Resistono sia agli agenti atmosferici che all’esposizione al sole.

fioriere

Se collocate in terrazza, le coltivazioni da prediligere sono le piante fiorite, come i gerani, le surfinie, le piante grasse, le ortensie e le piante rampicanti come il gelsomino.

All’interno, meglio puntare su piante un po’ meno ingombranti, come ad esempio i sempre deliziosi bonsai.

Fioriere in rattan

Il rattan è una fibra vegetale ricavata da un tipo di palme. Naturale o sintetico che sia, è molto leggero.

Anche se le fioriere realizzate con questo materiale vengono comunque rivestite internamente d’alluminio per poter accogliere acqua e terriccio.

fioriere

In commercio si trovano in svariate colorazioni, ma le più classiche ed eleganti sono quelle naturali e neutre.

Trattandosi di un materiale leggero, è perfetto per le fioriere da collocare anche su balconi ed interni. Negli spazi aperti, la sua estetica conferisce agli spazi un’atmosfera etnica ed esotica. Si adatta a qualsiasi tipologia di pianta.

Uno svantaggio del rattan naturale sta nel fatto che si rovina facilmente, mentre quello sintetico, il polyrattan, è di sicuro più resistente.

Fioriere in PVC

Al pari di plastica e resina, è un materiale leggero, economico e facilmente lavorabile. Consente di realizzare fioriere di tutti i tipi.

fioriere

Fioriere: prezzo

I prezzi sul mercato sono molto variabili. I fattori determinanti sono il materiale, le dimensioni, la consegna o meno a domicilio.

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Il pungitopo pianta decorativa ma anche potente vasocostrittore naturale

Il pungitopo è un arbusto che si trova nei boschi e spesso viene associato alle festività natalizie, perché si utilizzano i suoi rametti spinosi  come decorazione. Il colore verde scuro delle foglie e le sue bacche rosse lucide rappresentano bene i colori tipici del Natale. Questa pianta resistente al freddo è conosciuta fin dai tempi antichi per i suoi principi attivi, che la rendono un ottimo rimedio antinfiammatorio, diuretico e antireumatico e in generale come vasocostrittore naturale. Viene solitamente assunto sotto forma di tisana ma anche utilizzato in cucina. Scopriamo tutto sulla sua coltivazione in terra e in vaso, sugli utilizzi più frequenti e tutti i benefici che vanta.

Cosa è il pungitopo

Il pungitopo, nome botanico Ruscus Aculeatus, è una varietà di rusco. Si tratta di una pianta cespugliosa sempreverde alta tra i 30 e gli 80 cm, che presenta delle belle bacche rosse. Appartiene alla famiglia delle Asparagaceae.

Cresce nei boschi di latifoglie, ma è resistente e si presta bene anche alla coltivazione in giardino o addirittura in vaso.

Pungitopo

Origine del nome pungitopo

Il nome deriva dal fatto che le sue foglie, pungenti e taglienti, venivano utilizzate per allontanare i topi dalle provviste di cibo.

È originaria dell’Europa orientale, ma si spinge anche nella regione mediterranea, e centro-europea e in quella atlantica. Ad esempio è molto diffusa in Irlanda, dove sono presenti numerosi esemplari in parchi e giardini.

Pungitopo: la pianta

Costituisce una delle componenti del sottobosco tipico della zona mediterranea, ma si trova anche nelle foreste decidue a bassa quota, composte da querce e faggi.

La pianta di Ruscus aculeatus è provvista di cladodi, ovvero rami trasformati in pseudo-foglie, piatte, ovali e con estremità appuntite e rigide, su cui si spuntano fiori e bacche. Spesso sono confuse con le foglie, che invece sono la piccola spina alla fine di ogni cladode, così piccola che non può più svolgere le sue funzioni di fotosintesi clorofilliana. Nel pugitopo, le foglie sono dunque i ramoscelli e le spine sono le sue foglie.

È inoltre una pianta dioica, cioè alcuni esemplari hanno solo fiori femminili e altri solo maschili. Quelli femminili cominciano a spuntare in inverno e sono di colore bianco, per poi trasformarsi in bacche sferiche di color rosso lucido.

I suoi fiori sono verdi e molto piccoli e i suoi frutti sono le bacche dal caratteristico colore rosso brillante.

Agrifoglio o pungitopo: differenze

L’agrifoglio (Ilex aquifolium), detto anche o pungitopo maggiore, è un arbusto invernale alto fino a 12 m, dalle foglie coriacee, lucide, disposte in modo alternato, e di un bel verde scuro, a volte bordato di bianco, e dai contorni spinosi. Produce piccole bacche di un bel rosso brillante, raccolte in mazzetti.

pungitopo

Il pungitopo, anch’esso invernale, raggiunge un’altezza massima di 80 cm, ha false-foglie ovali e appuntite di verde più chiaro e uniforme. È anche lui caratterizzato da grosse bacche rosse, grandi all’incirca come una ciliegia.

Coltivazione in vaso del pungitopo 

Questa pianta è facile da mantenere anche in vaso, può essere utilizzata per ornare spazi interni ma anche per abbellire i balconi e i terrazzi.

Pungitopo

Durante l’inverno non è necessaria una cura particolare, perché resiste bene anche al freddo, tanto da crescere anche nei climi montani.

Di certo, in vaso cresce meno rigogliosa che in terra e mantiene dimensioni più ridotte. Difatti in natura si estende velocemente ed ha bisogno di molte potature, in vaso meno.

  • I vasi dovranno essere rettangolari e di medie dimensioni per permetterle di crescere liberamente.
  • Il terriccio dovrà essere di buona qualità.
  • Prevedere uno strato drenante di argilla espansa o sabbia grossolana sul fondo.

Coltivazione in terra del pungitopo 

In piena terra basta solo scegliere il punto giusto deve metterla a dimora, preferibilmente in primavera o in autunno.

  • Temperature più alte non rappresentano un problema per la coltivazione di questo arbusto, ma bisogna prevedere una posizione in semi-ombra. Se lasciata in piena luce le sue foglie appariranno meno lucenti.
  • Il terreno deve essere leggermente acido, ma ben drenato. Si consiglia di smuoverlo se si presenta troppo compatto.
  • Annaffiare regolarmente soprattutto in estate ed evitare i ristagni di acqua. Resiste meglio alla siccità che all’umidità.
  • La riproduzione può avvenire con la divisione dei cespi, alla fine dell’estate o nei primi giorni di primavera e le parti staccate devono essere messe subito a dimora. La moltiplicazione può avvenire anche trapiantando i germogli più giovani che si staccano dalla pianta madre.
  • Non ha bisogno di concime. Si può aggiungere al terreno solo quando le piante sono giovani, in primavera, liquido o granulare a lento rilascio, purchè ricco di azoto, potassio e fosforo.
  • La potatura serve a dare alla pianta un aspetto più ordinato, ma è un lavoro difficile perché le foglie pungono e tagliano. Meglio munirsi di guanti spessi da giardinaggio e cesoie adeguate.

Malattie e parassiti del pungitopo

Forte e resistente non soffre di malattie o dell‘attacco di parassiti. Ciò che più teme sono:

  • l’oidio, che forma piccole macchie bianche sulle foglie e sui fusti
  • il marciume radicale

Usi della pianta di pungitopo 

Coltivato prima di tutto come pianta ornamentale, utilizzata soprattutto durante le feste di Natale come decorazione, grazie anche al suo bel colore verde brillante e rosso lucido, è stata considerata da sempre un portafortuna e simbolo di prosperità.

Pungitopo

Si utilizza anche in cucina.

  • I germogli e le radici raccolte da marzo a maggio possiedono un gusto amarognolo. I germogli, simili agli asparagi si mangiano lessati, mentre le radici si fanno prima essiccare. Si aggiungono a minestre, frittate ed in insalata,
  • Con i semi, fatti tostare e macinati, si realizza un surrogato del caffè, simile al caffè di cicoria.

Ma non solo, dai tempi remoti questa pianta viene usata nella medicina popolare per le sue doti diuretiche.

Pungitopo: i principi attivi 

I principi attivi sono:

  • oli volatili come la canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo
  • sali minerali quali calcio e nitrato di potassio
  • fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina
  • flavonoidi come la rutina indicato per aumentare la resistenza delle pareti dei capillari
  • zuccheri
  • acidi grassi ed acidi organici

Tutti i benefici del pungitopo

Le sue virtù fitoterapiche sono conosciute fin dall’antichità. Tutti i suoi benefici sono dovuti alla presenza di fitosteroli, che gli conferiscono proprietà diuretiche, sedative ed antinfiammatorie, ma soprattutto lo rendono il più potente vasocostrittore naturale.

Agisce diminuendone la fragilità in caso di capillari rotti, aumentando il tono della parete venosa e favorisce la circolazione del sangue.

Le principali proprietà che vanta sono

  • antinfiammatorie specialmente delle vie urinarie
  • antireumatiche
  • vascocostrittore

Per queste sue caratteristiche è come aiuto nella cura di:

Attiva la circolazione venosa, è un diuretico naturale ed è usato per combattere alcuni inestetismi come:

Tossicità delle bacche di pungitopo

Rientra tra le erbe medicinali definite tossiche. Nella medicina popolare viene somministrato il solo rizoma per via orale, sotto forma di infuso o decotto.

Non bisogna invece mai ingerire le bacche, perché leggermente tossiche. Sono pericolose solo in grandi quantità, poiché ricche di saponine.

Non curarsi mai con bacche, specie se raccolte autonomamente.

Come si assume

La sola parte utilizzata della pianta è il rizoma (ovvero la parte bassa del fusto da cui parte la radice, per lo più sotterranea, tipica delle piante erbacee), che emana un leggero odore di trementina. Si raccoglie in autunno o in primavera.

Il rizoma lavato con cura e poi asciugato, è sminuzzato e poi fatto essiccare, e si conserva in barattoli ermetici di vetro. Può essere:

  • ridotto in polvere per la formulazione di integratori in capsule.
  • lavorato come taglio tisana destinata alla preparazione di un infuso o di un decotto.

Dal rizoma fresco per macerazione si ricava anche la tintura madre, soluzione idro-alcoolica per uso interno ed esterno.

È consigliabile utilizzare l’estratto secco, il taglio tisana, la tintura madre e le capsule acquistati in erboristeria oppure online ed evitare il fai-da-te.

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Infusi di pungitopo

L’estratto essiccato del rizoma viene impiegato per la preparazione di infusi, tisane o creme fitoterapiche.

La tisana si prepara portando 500 ml di acqua ad ebollizione e lasciando in infusione 50 gr di preparato per circa 10 minuti.

Come antinfiammatorio delle vie urinarie o per la cura di patologie del sistema sanguigno si consiglia di berne almeno due tazze al giorno.

Controindicazioni del pungitopo

Non vi sono particolari controindicazioni. Se ne sconsiglia l’assunzione in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti.

Sembra interferire con farmaci per la pressione alta e stimolanti a base di agonisti alfa-adrenergici.

Si sconsiglia inoltre la realizzazione fai da te del decotto. Meglio acquistare un prodotto pronto di erboristeria. Non esagerare con le quantità assunte.

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La Nandina, l’agrifoglio dell’Oriente

Conosciuta anche come bambù sacro, la Nandina appartiene alla famiglia delle Berberidaceae. È una specie originaria della parte orientale del continente asiatico: la si trova infatti dall’Himalaya fino al Giappone.

Andiamo a conoscerla meglio e a scoprire tanti trucchi per poterla coltivare anche nei nostri giardini.

Nandina: caratteristiche della pianta

Si tratta di un arbusto sempreverde, o semi-sempreverde, dalla forma tondeggiante, che può raggiungere (a seconda della varietà) i 150-180 cm di altezza.

Vediamo più nello specifico le sue caratteristiche:

  • fusti: eretti, scarsamente o per nulla ramificati. portano le foglie sono nella parte dei due terzi superiori, la base è spoglia
  • foglie: diverse a secondo della varietà. Possono essere più o meno grandi, pennate, ovali o lanceolate. Anche la colorazione è differente a seconda della coltivar; in genere in estate sono di un bel verde brillante per poi assumere le calde sfumature rosso-aranciate in autunno
  • fiori: bianchi con antere gialle, sono riuniti in ampi grappoli, e fanno la loro comparsa in primavera
  • bacche: compaiono in autunno e perdurano per tutto l’inverno. Sono rosse e tossiche

Origine della Nandina

Nota anche bambù sacro, è originaria dell’Asia, dove ancora oggi è ampiamente coltivata. In Oriente è considerata un simbolo benaugurale e, pertanto, viene piantata in prossimità di templi ed utilizzata per adornare gli altari.

nandinaWilliam Kerr, nobile scozzese, la importò a Londra da Canton nel 1804 e da quel momento gli inglesi impazzirono per questa pianta e cominciarono a coltivarla nei loro giardini.

Etimologia: origine del nome Nandina

Il nome Nandina le venne attribuito da Carl Peter Thunberg, botanico svedese, allievo di Linneo, che distorse il nome con cui viene chiamata in Giappone, ovvero Nan-Ten.

Nandina: varietà

Le varietà sono davvero tante. Alcune più facili da reperire ed altre un po’ più rare.

Alcuni esempi:

  • Nandina “Alba”, presenta foglie verde-giallo e bacche bianco-crema, anzichè rosse
  • Nandina “Compacta”, dal portamento compatto, le sue foglie increspate in estate, da rosso sfumato in inverno assumono una tonalità più accesa
  • Nandina “FirePower”, dal portamento basso e compatto, presenta foglie verde-giallo in estate, che in inverno virano a sfumature rosso-arancio
  • Nandina “GulfStream”, cresce molto lentamente e le sue foglie sono verde-blu intenso in estate e rosse in inverno. Non produce bacche.
  • Nandina “Atropurpurea Nana”, dalle foglie rosso-porpora, necessita di una esposizione più ombreggiata rispetto alle altre varietà.
  • Nandina “San Gabriel” o “Filamentosa”, abbastanza rara da trovare, è caratterizzata da foglie molto strette. Non fruttifica, ma in compenso in autunno le sue foglie assumono una stupenda tonalità porpora.
  • Nandina “Harbor Dwarf”, una delle specie più diffuse.
  • Nandina “Blush Pink”, le foglie giovani tendono al rosa poi, con il passare del tempo diventano prima verdi e poi rosse
  • Nandina “Obsessed”, selezionata e brevettata di recente, vanta un fogliame denso e molto fitto.
  • Nandina “Wood Dwarf”, in inverno ha un fogliame denso color rosso cremisi.

Tra le tante cultivar, vediamo ora quali sono quelle più apprezzate a scopo ornamentale. Provate a cercarla nei negozi di verde, nei vivai e anche online.

Nandina Alba

Alta circa 1,80 cm, in primavera fiorisce formando pannocchie di piccoli fiori bianchi molto delicati ai quali seguono bacche color crema.

In Inghilterra questa varietà è conosciuta come Nandina domestica White berry. Si coltiva al sole ma anche a mezz’ombra, in qualsiasi tipo di terreno, purché ben drenato, fresco e fertile, e anche in vaso. Resiste bene all’inquinamento urbano.

Nandina

Nandina Moyers Red

I suoi steli verticali ricordano il bambù. Le foglie sono delicate, di un bel verde lucido in estate, che diventa viola-rossastro in inverno.

In primavera fanno la loro comparsa i fiori, riuniti in racemi apicali, di colore rosato. In autunno maturano le bacche rosso cremisi, che persistono sui rami per tutto l’inverno.

Nandina domestica Royal Princess

Si tratta di un arbusto a crescita verticale, formato da steli eretti ricoperti da fogliame bordeaux in primavera e rosso arancio in autunno.

In primavera-estate produce fiori bianco-rosati che sbocciano a grappoli alle estremità dei rami. In autunno maturano bacche rosse.

È un cultivar che si adatta al sole e all’ombra. Resiste alla siccità e alle temperature invernali molto rigide.

Nandina domestica Umpqua warrior

Varietà che si trova spesso anche nei parchi pubblici, è un arbusto a portamento eretto con rami verticali che, nel pieno sviluppo vegetativo, può arrivare a 2,5 metri di altezza.

Le foglie pinnate sempreverdi in autunno diventano viola-rossastro. I fiori bianchi a forma di stella si formano all’interno di lunghe pannocchie coniche.

In autunno maturano grappoli di bacche rosse che perdurano sui rami per tutto l’inverno.

Nandina Firepower

Varietà nana originaria del Giappone. Forma arbusti compatti alti circa 60 cm, con foglie rossastre-aranciate che in autunno diventano rosso fuoco. In estate compaiono i fiori, piccoli, bianchi e raccolti in spighe terminali.

È una delle più belle piante resistenti al freddoe, sopravvive ad una temperatura minima di -5° ed è perfetta per i giardini poco spaziosi e come bordura di vasche e angoli ombreggiati.

Nandina

La Nandina è velenosa?

Si tratta di una pianta tossica in tutte le sue parti, fiori, bacche e radici, che contengono acido cianidrico.

Le sue bacche, lievemente tossiche per l’uomo, sono letali per gatti, animali domestici, gli animali da pascolo, uccelli e roditori.

Coltivazione della Nandina

È una pianta che non ha particolari esigenze colturali o di potatura e viene bene anche in vaso. Ecco i parametri per garantire una buona crescita e per mantenerla in buona salute.

  • Terreno: da preferire i terreni freschi e soffici, neutri o leggermente acidi, purchè ben drenati
  • Esposizione: una buona esposizione al sole in estate favorisce la caratteristica colorazione rossastra nella stagione autunno-inverno. Evitare i luoghi troppo esposti al vento forte.
  • Clima: essendo una pianta rustica e resistente, riesce a sopportare i clima freddi; ma se coltivata in vaso, all’inizio dell’inverno va ricoverata in ambiente riparato
  • Irrigazione: mantenere il terreno sempre leggermente umido ma facendo attenzione ad evitare i ristagni d’acqua.

Concimazione

Fertilizzate periodicamente con del concime organico granulare a lento rilascio ricco in macro e microelementi. In estate, limitatevi ad una volta al mese, utilizzando un fertilizzante liquido per piante fiorite.

Potatura della Nandina

Per avere una pianta sana e rigogliosa e per favorire lo sviluppo di un denso fogliame, in primavera è consigliato rimuovere i rami secchi e potare alla base del ramo quelli più vecchi.

Accorciate inoltre i rami più lunghi. Se possibile, evitate di rimuovere dalla pianta più del 30% della massa totale.

Nandina

Coltivazione in vaso

Ad eccezione delle varietà più voluminose, le diverse specie possono essere facilmente coltivate anche in vaso. L’importante è che abbia dimensioni adeguate allo sviluppo dell’apparato radicale e della chioma.

Il contenitore ideale deve essere largo almeno 40 cm e profondo 50 cm.

Al momento della messa a dimora, scegliere un substrato che favorisca il drenaggio dell’acqua, miscelando ad esempio tre parti di terriccio universale e una di torba.

Moltiplicazione

Si moltiplica per seme, per divisione dei polloni basali e mediante talea semi-legnosa.

Moltiplicazione per seme

La semina si effettua in primavera usando i semi raccolti in autunno. Si tratta di una tecnica di moltiplicazione poco utilizzata, in quanto i semi non sono sempre fertili e le piante presentano caratteristiche diverse da quella originale.

Propagazione per talea

La riproduzione avviene soprattutto per talea. Quelle talee semi-legnose vanno prelevate in primavera o in estate, quelle legnose a inizio autunno.

Con cesoie affilate e disinfettate, si prelevano gli apici dei rami, si asporta gran parte delle foglie e si accorciano le foglie apicali.

Interrare quindi le talee in un terriccio umido e fresco, e mantenere in luogo ombreggiato. Annaffiare con frequenza.

Propagazione dei polloni basali

Asportare i polloni che crescono ai piedi della pianta. Ognuno deve avere un paio di radici ben sviluppate.

Impiantare in un terriccio sciolto e ben drenato fino a quando non compaiono nuovi germogli.

Impianto o messa a dimora

Le piante vanno interrate nel terreno ben lavorato fino all’altezza del colletto e dopo aver compattato tutto intorno. Vanno annaffiate abbondantemente.

Malattie e altre avversità

Pur essendo una pianta rustica, può essere colpita dagli afidi, soprattutto in primavera. Mentre in estate sotto le foglie si annidano facilmente gli acari.

Nandina

Tra le malattie fungine soffre il marciume delle radici provocato dall’eccessivo apporto idrico.

Cure e trattamenti

In caso di inverni particolarmente rigidi, la pianta va protetta ricoprendo la porzione di terreno vicina alle radici con una pacciamatura di foglie secche o altro materiale.

Utilizzi

Generalmente viene impiegata:

  • come siepe
  • in vaso
  • in pieno campo

Se coltivata in vaso, la sua crescita può essere più lenta e potrebbero essere necessarie più irrigazioni e concimazioni.

L’ideale sarebbe tenerla in terra, scavando delle buche e mettendo a dimora le piantine acquistate ad una distanza media l’una dall’altra di almeno 50-60 cm.

Per avere una bellissima siepe fiorita, il terreno deve essere ben drenato, esposto al sole o a mezz’ombra.

Abbinamenti

Coltivate in pieno sole si abbinano perfettamente con varietà di Kniphofia a fiori rosso, arancio o giallo. Quelle coltivate a mezz’ombra possono essere accompagnate da piante di Hosta plantaginea o Hemerocallis.

Curiosità sulla Nandina

Chiamata anche in inglese paradise bamboo e sacred bamboo, perchè in alcuni Paesi dell’Asia è considerata una pianta sacra, per tale motivo viene coltivata in prossimità dei templi.

Una vecchia tradizione giapponese esorta ad affidare le proprie paure e i propri incubi ad una pianta di Nandina domestica, in modo da entrare sotto la sua protezione ed essere liberati dalle nefaste conseguenze.

Per questo motivo all’ingresso delle abitazioni e dei templi, vengono spesso collocate queste piante proprio per scacciare la sfortuna.

Le bacche ornano spesso gli altari dei templi e nel periodo di Capodanno vengono regalate come augurio di buona fortuna.

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