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Che cosa sono le colture di copertura?

Nell’agricoltura biologica una buona pratica su cui fare affidamento è la tecnica delle colture di copertura (in inglese: cover crops). Le colture di copertura sono colture erbacee che hanno la finalità di restare in campo per arricchire e proteggere il suolo, non per essere raccolte. Come sempre, l’obiettivo che si l’agricoltore è di migliorare la…

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Conosciamo meglio l’allamanda, una pianta decorativa dalla abbondante e colorata fioritura estiva

L’allamanda è una pianta rampicante che ama il clima mediterraneo e bene si presta alle coltivazioni in vaso. Con il caldo si schiudono dei bellissimi fiori estivi per questo è coltivata a scopo ornamentale nei giardini, in particolare per muretti e pergolati. Necessita di un po’ di attenzioni, irrigazione costante ed un clima favorevole, ma se trova l’habitat giusto cresce bene e forte, donando fiori grandi e colorati. Scopriamo tutti i segreti per coltivarla.

Allamanda: descrizione

In realtà con allamanda s’intende un gruppo nutrito di piante rampicanti ornamentali, che si caratterizzano per la bella e prolungata fioritura dalla primavera all’estate.

Possono essere coltivate sia in vaso sia in piena terra. Hanno una funzione unicamente decorativa per via dei meravigliosi grandi fiori gialli, fucsia, rosa e bianchi, a seconda della varietà.

Si consiglia di posizionarle in giardino a ridosso di muretti, in aiuole e bordure, ma sono meravigliosi anche come fiori da balcone oppure in vaso o in cesti sospesi. Avendo un portamento strisciante ed essendo sempreverde, è l’ideale per ricoprire pergolati, gazebo, colonne e muretti.

allamanda

Appartiene alla famiglia delle Apocynaceae. Originaria del Brasile, predilige ambienti luminosi e annaffiature costanti, necessita di qualche cura per dare una fioritura bella e prolungata che parte dalla tarda primavera fino alla fine dell’estate.

Caratteristiche e aspetto dell’allamanda

Questa pianta ornamentale ha caratteristiche inconfondibili:

  • foglie lucide, di un bel verde brillante, lunghe e sottili.
  • fiori gran di a forma di trombetta, composti da 5 petali: i colori dei fiori sono diversi in base alla specie e possono andare dal  fucsia, al rosa, al giallo, con sfumature e variegature.
  • frutti, in realtà capsule con spine, possono avere forma più o meno rotonda.

Tutte le specie

Fanno parte della famiglia delle allamande almeno una decina di specie, tutte originarie dell’America centro-meridionale. Le più comuni sono queste varietà:

  • Allamanda blanchetii o campana rossa è rampicante e si caratterizza per fusti sottili alti fino a 1,5 m. Le foglie sono lucide e coriacee, di color verde brillante. I fiori dal rosato al porpora, fioriscono dalla primavera all’autunno. Si coltiva bene in appartamento, in vaso, in posizioni luminose e al riparo dalle correnti d’aria.
  • Allamanda specie schottii. Originaria del Brasile, può raggiungere anche 3 metri di altezza e 2 metri di larghezza. La caratteristica principale sono i bei fiori grandi di colore giallo che appaiono in primavera. Ama il clima caldo e resiste anche alla siccità. Predilige la coltivazione a terra, in terreni ricchi e ben drenati.
  • Allamanda specie violacea, una specie arbustiva rampicante che può arrivare a 2 m di altezza. Ha foglie grandi di un verde brillante, leggermente ondulate. I fiori estivi sono grandi e di colore rosso-violaceo. Ama il caldo e il sole, non tollera le temperature inferiori a 10°. Anche questa specie si adatta meglio al terreno in giardino piuttosto che al vaso.
  • Allamanda cathartica è la varietà più diffusa, si coltiva bene anche in vaso, in appartamento. Si caratterizza per grandi fiori gialli, ma è possibile trovare varietà con corolle rosa o violacee.

allamanda

Vediamo come coltivarla.

 Allamanda canthartica

La specie più coltivata e conosciuta è la Allamanda cathartica. Si tratta di una pianta sempreverde composta da:

  • fusti sottili, lunghi anche più di 150 cm
  • foglie lanceolate, lucide e di colore verde scuro, simili all’oleandro
  • fiori grandi e campanulati, riuniti in racemi, con corolla composta da 5 petali molto appariscenti di colore giallo oro, a volte anche rosati o rosso-porpora
  • i frutti sono delle capsule spinose e pelose di forma tondeggiante. Maturando si aprono rilasciando numerosi semi
  • i semi sono piccoli e alati e vengono facilmente disseminati dal vento.

Coltivare la pianta di allamanda

Si tratta di un rampicante che predilige il clima mite, ma nelle regioni con clima invernale rigido può essere coltivata facilmente in vaso.

Allamanda

Prima di tutto la pianta va coltivata in un punto luminoso dove possa ricevere luce diretta per almeno 4 ore al giorno, al riparo dalle correnti d’aria.

La terra deve essere ricca di sostanze organiche. Per evitare il contatto della radice con l’acqua è bene porre sul fondo del vaso uno strato di argilla espansa o di altro materiale drenante. Se coltivata in vaso, è meglio lasciarla all’aperto dalla primavera all’autunno e ritirarla al chiuso in inverno.

Ecco come coltivarla.

  • Habitat. Adora il clima caldo temperato intorno ai 20-25° e non tollera le temperature al di sotto dei 10°. La posizione deve essere soleggiata almeno per metà giornata, ma riparata dal vento freddo.
  • Terreno. Ideale un terriccio morbido, ricco di sostanza organica, leggermente acido e ben drenato. Alla base del vaso si consiglia di porre delle sfere di argilla espansa per assicurare un buon drenaggio dell’acqua in eccesso.
  • Fioritura. Dalla tarda primavera fino all’autunno. I suoi fiori possono avere diversi colori, in base alla specie, dal giallo al porpora al viola.
  • Irrigazione. Va innaffiata regolarmente, il terreno deve essere costantemente umido, ma privo di ristagni idrici. Nel periodo vegetativo, da marzo a ottobre, irrigare con moderazione. In autunno e nei mesi freddi dell’anno, irrigare una volta a settimana per garantire adeguata umidità.
  • Concimazione. Si consiglia di fertilizzare ogni 15-20 giorni con un concime organico liquido per piante da fiore insieme all’acqua dell’irrigazione. Durante l’estate con più frequenza, ogni 10 giorni, con un concime liquido miscelato all’acqua di irrigazione. In inverno non è necessario.
  • Riproduzione. Si moltiplica per talea in primavera e per seme in inverno. La moltiplicazione per talea consiste nel prelevare porzioni apicali, lunghe circa 8-10 cm, con un taglio obliquo grazie ad una lama affilata e sterilizzata per evitare la trasmissione di malattie. Le talee vanno poi inserite in un vaso con terriccio composto da tre parti di terriccio da giardino, due parti di terriccio di foglie o torba e una parte di sabbia, che va inumidito. Si tiene in un ambiente ombreggiato a una temperatura tra i 20 e i 25°. Alla comparsa delle prime foglioline, le piantine vanno trasferite in nuovi vasi di circa 50 cm di diametro.

allamanda

  • Potatura. Meglio eseguire la potatura a fine autunno, dopo la fioritura, tagliando i rami in modo da lasciare soltanto un paio di nodi. Garantirà la nascita di nuovi germogli. Se la pianta è coltivata ad arbusto, si consiglia di cimarla fino a 30 cm. Se viene coltivata come rampicante, bisogna semplicemente sfoltirla, per impedire la lignificazione della pianta e una sua crescita eccessiva, anche in primavera durante la fioritura.

Cosa teme l’allamanda: i nemici

I suoi due nemici sono:

  • cocciniglia farinosa, facilmente individuabile, può essere eliminata facilmente pulendo le foglie con un batuffolo di cotone imbevuto di sostanza alcolica.
  • ragni rossi, in grado di colonizzare l’intera pianta in poco tempo e di portarla alla morte. Possono essere  combattuti con antiparassitari specifici, ma si consiglia la lotta biologica con insetti antagonisti, cioè le coccinelle, che sono ghiotte di questo parassita.

Soffre inoltre il marciume delle radici causato dai ristagni d’acqua. Il terreno deve essere umido, ma ben drenato.

Curiosità sull’allamanna

Appartiene ad una categoria di piante urticanti e tossiche. Attenzione in particolare alla linfa che provoca irritazioni cutanee, anche per semplice contatto.

In passato alcune specie venivano utilizzate nella medicina popolare per contrastare l’ittero e la malaria ed anche per trattare i tumori del fegato.

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Qual è il miglior olio per friggere? Differenze e consigli

La frittura non è considerata il metodo di cottura più salutare che ci sia, ma scegliendo l’olio giusto e non superando le temperature consigliate si può evitare che il pranzo della domenica diventi più dannoso del necessario. Durante il processo di frittura la stabilità dell’olio viene compromessa e la scelta dell’olio sbagliato può rendere più…

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Tutto sul coriandolo: i segreti di una spezia molto apprezzata in cucina

Il coriandolo è noto anche come prezzemolo cinese, dato che è assai simile e le sue foglioline vengono usate al posto del prezzemolo in diverse cucine orientali. Scopriamo proprietà e utilizzi delle sue foglie e dei suoi semi.

Origine

Il Coriandum sativum – meglio noto come coriandolo – è una pianta erbacea annuale proveniente dai Paesi del Mar Mediterraneo.

Appartiene alla famiglia delle ombrellifere di cui fanno parte anche il cumino, dell’aneto, del finocchio e del prezzemolo.

Può essere utilizzato in diversi modi in cucina ed è conosciuto anche con i nomi di prezzemolo cinese e cilantro.

Curiosità

L’origine della parola ‘coriandoli di Carnevale’ deriva proprio dai semi di questa pianta.

Rivestiti di zucchero, nel tempo sono stati prima sostituiti da palline di gesso e oggi siano semplici dischetti colorati di carta.

Come si usa il coriandolo

I semi essiccati e le foglie fresche di questa pianta trovano largo impiego nella cucina indiana e latino-americana.

I semi, meno piccanti delle foglie e dal sapore ‘fresco’ con note agrumate, sono usati come spezia.

Vengono macinati per entrare nella composizione del curry e del garam masala.

In Thailandia invece si utilizzano le radici per una salsa base valida per numerose pietanze mentre in Italia insaporiscono salumi, carne e pesce, ma anche biscotti e alcuni dolci come il panpepato.

Le foglie, in Oriente, sono utilizzate al posto del prezzemolo.

È usato nella cucina naturale ed è ideale per insaporire verdure in padella o in zuppa, per legumi o in abbinamento ad aglio, peperoncino e cumino.

Questa spezia conferisce sapore ad un gustoso piatto tipico della tradizione araba, ma ormai diffuso a livello internazionale come i falafel.

coriandolo
Foglie e semi di coriandolo

Le proprietà del coriandolo

Come altre spezie, anche il coriandolo possiede proprietà terapeutiche dovute soprattutto allolio essenziale contenuto anche nei semi essiccati.

Grazie alle sue caratteristiche antisettiche favorisce un’azione antifermentativa a livello intestinale, eliminando l’aria e riducendo gli spasmi addominali.

Inoltre, è in grado di aumentare la secrezione gastrica facilitando in tal modo i processi digestivi. Il coriandolo presenta anche un effetto fungicida e antibatterico.

Ricordatevi comunque che questa spezia dalle notevoli proprietà è sconsigliata alle donne che allattano, poiché in grado di alterare il sapore del latte.

Coriandolo come chelante

Una delle proprietà maggiormente elogiate di questa pianta erbacea è un beneficio per la salute assai importante in un ambiente dove ci si trova sempre più facilmente a contatto con metalli pesanti. Il coriandolo è infatti in grado di chelare metalli pesanti nel corpo.

In particolare, studi sperimentali hanno provato come il coriandolo sia utile per disintossicare il nostro corpo da metalli come piombo, alluminio e mercurio.

Coltivare il coriandolo

Ricordate che il migliore periodo  dell’anno per piantare questa piantina è in primavera. Tendenzialmente verso l’inizio della primavera, se vivete in regioni particolarmente temperate e senza clima rigido.

Dovete avere cura di piantarle in un luogo non troppo vicino all’abitazione o di passaggio rappresenta un’accortezza raccomandabile.

Verso fine primavera se invece vivete in qualche regione dove il clima è piuttosto rigido rispetto alla media nazionale. Questa pianta, infatti, non sopravvive alle gelate (e in verità non ama nemmeno i climi torridi).

Quando fiorisce?

La pianta solitamente fiorisce nel periodo tra aprile e maggio (anche qui dipende dal clima con cui ci troviamo a che fare).  Durante l’estate, nel periodo che va da luglio fino a settembre, si possono estirpare le piante per raccogliere i frutti.

Ricordate anche che questa pianta fresca non ha un odore particolarmente piacevole, a differenza di quello che si potrebbe immaginare.

I semi

Ecco dove trovare i semi, se state pensando a come coltivare il coriandolo: è facile ed è anche istruttivo!

Sdd DT BN_CORIANDOLO Semi, Bianco, 0.02x20.2x12.2 cm
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Germisem Coriandrum Sativum Semi di Coriandolo 10 g
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Dove comprare il coriandolo

Potete trovarlo secco in bacche e in foglie esssiccate sia al supermercato, che nelle drogherie.

In erboristeria si trova la tintura madre, mentre al mercato,nei negozi di alimenti orientali e online è possibile acquistarlo anche fresco:

CORIANDOLO O PREZZEMOLO CINESE GR.20 - SEMI
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Altre spezie

Se volete conoscere altre spezie e i loro benefici e utilizzi ecco le nostre schede, ricche d’informazioni, ricette e curiosità:

  • Anice stellato: antibatterico e antinfiammatorio.
  • Anice verde: cura i disturbi intestinali.
  • Annatto: colorante alimentare.
  • Cannella: disinfettante e antibatterica.
  • Cardamomo: digestivo, tonico e antiacido.
  • Cartamo: migliora l’elasticità della pelle.
  • Chiodi di garofano: antiossidante, analgesico e antinfiammatorio.
  • Cubebe: per la digestione, antiossidante e afrodisiaco.
  • Cumino nero: calmante e digestivo, per disturbi mestruali.
  • Carvi: agisce sul sistema respiratorio e sui vari processi digestivi.
  • Carum ajowan o Radhuni: allieva l’artrite.
  • Curcuma: per perdere peso, antitumorale.
  • Curryaiuta il diabete e le malattie cardiache.
  • Ginepro: antimicotico, antiossidante e stimola la diuresi.
  • Noce moscataafrodisiaco.
  • Macis: contro stress, depressione e ansia.
  • Paprika: contro reumatismi e caduta dei capelli.
  • Pepe nero: per acne, cellulite e cura della pelle.
  • Pepe rosa: antidolorifico e insetticida naturale.
  • Pepe lungo: vasodilatatore, combatte l’asma.
  • Pepe di Sichuan: antispasmodico e antidolorifico.
  • Peperoncino: protegge il sistema cardio-circolatorio e antitumorale.
  • Pimento o Pepe garofanato: contro raffreddamento, analgesico, antisettico e antibatterico.
  • Zafferano: antinfiammatorio, aiuta la digestione e antidepressivo.

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Upcycling: il riciclo che valorizza l’usato e rispetta l’ambiente

Upcycling è un termine che riassume brevemente un trend sempre più in uso, sia tra privati appassionati di fai da te sia tra grand designer e testimonial del tessile, che utilizzano materiali di scarto, tessuti e oggetti destinati ad essere buttati, per creare nuovi oggetti magari di funzionalità differenti ma che acquisiscono un valore maggiore dell’oggetto vecchio in origine. Un esempio che viene subito in mente sono le cassette della frutta che molti home-designer anche per importanti catene di multinazionali del mobile, hanno riutilizzato e re-inventato facendole diventare oggetti moderni e ricercati.

Oggi più che mai questa forma di creatività legata alla necessità di produrre a impatto ambientale zero sta spopolando tra i giovani designer di tutto il mondo. I campi principali di applicazione sono di certo l’arredamento e la moda, ma ce ne sono anche altri.

Scopriamo cosa vuol dire veramente upcycling, le differenze con il riciclo e alcune idee per il fai da te.

Upcycling: cosa è

Upcycling, tendenza del momento,  letteralmente significa ‘riciclare meglio’ o ‘recupero migliorativo’ cioè riciclare rendendo l’oggetto migliore di prima. E’ anche una forma di arte, una passione che accomuna oggi molti designer e esperti del fai da te.

Riuscire  a vedere in un oggetto vecchio e usurato l’inizio di una nuova cosa ancora più interessante dal punto di vista economico, estetico, emotivo e funzionale.

Obiettivo di questa forma di riciclo è

  • divertirsi, perché si fa per diletto e per passione
  • prolungare il ciclo di vita di un oggetto con ovvi benefici per l’ambiente
  • realizzare oggetti dall’importante valore etico oltre che estetico
  • aumentare il valore dell’oggetto stesso.

Storia dell’upcycling

La prima volta che appare un oggetto frutto dell’up-cycling è il 1963 quando la Heineken vedendo la quantità di bottiglie di birra lasciate ovunque, inventa la campagna Wobo, il riuso delle bottiglie per creare mattoni in vetro da costruzione. Wobo è la prima bottiglia di birra progettata per avere un doppio ciclo di vita: dapprima bottiglia di birra e poi mattone per l’edilizia. L’idea, opera del fondatore di Heineken, Alfred Heineken, insieme all’architetto John Habraken non ebbe successo.

Solo dopo oltre dieci saranno gli architetti Charles Jencks and Nathan Silver ha promuovere per la prima volta l’idea dell’upcycling riscuotendo successo.

Upcycling o recycling: le differenze

Up-cycling non è uguale a re-cycling.

  • Riciclo vuol dire trasformare i rifiuti di un oggetto nel prodotto originale da riutilizzare (ne sono esempio bottiglie di vetro che tornano a diventare nuovo vetro per bottiglie).
  • Upcycling, non è solo riciclo ma è soprattutto  valorizzazione di un materiale di scarto, che terminato un ciclo di vita viene valorizzato e torna ad essere un altro oggetto con un’altra funzione con un più alto valore aggiunto.

L’upcycling è diventato un esempio virtuoso della filiera dell’economia circolare.

Vantaggi e svantaggi

Rispetto al semplice riciclo l’upcycling ha dei vantaggi:

  • maggior risparmio di energia e alla tutela ambientale, prima di tutto. Infatti con l’upcycling si risparmia più energia che con il riciclo che ha comunque un costo: il processo infatti di smaltimento ad esempio della carta per creare altra carta costa energia. Inoltre la vita del prodotto riciclato non è eterno, fanno eccezione alcune materie prime come il vetro. La carta si ricicla e diventa carta poi diventa cartone e poi finirà il ciclo di vita nell’inceneritore. nello stesso modo la plastica riciclata si riusa per più volte come bottiglia poi come tessuto sintetico ma poi finirà.
  • riduce il consumo della materie prime.

Lo svantaggio consiste nel fatto che l’oggetto ricreato dopo un attento lavoro diventa sicuramente costoso e quindi finisce con interessare solo un mercato di nicchia.

upcycling
Non solo moda: anche in altri ambiti come arredamento o outdoor vecchi oggetti trovano nuova vita e funzioni.

Upcycling: in quali i settori

Le possibilità di ridare nuova vita a un oggetto è applicabile  avari settori ma i settori più comuni sono:

  • moda e tessile
  • arredamento e design

Nella moda

Applicato nella moda significa in breve realizzare abiti e accessori utilizzando vecchi tessuti, abiti non più di moda, stock di magazzino, pezzi vintage di alto valore, insomma recuperando dalle collezioni passate.

Sono diversi gli esempi che si sono visti in questi anni anche in sfilate importanti: abiti ricreati da tessuti non più attuali che mani abili e disegnatori esperti hanno mixato con tessuti moderno, reinventando forme e volumi e dando così vita a nuovi capi.

SPECIALE: Riciclo creativo, le più belle idee da mettere in pratica

Upcycling e Vintage: cosa hanno in comune

Il fenomeno di riuso valorizzante cammina di pari passo con il fenomeno del vintage nel settore moda. Ma si differenziano perché:

  • l’upcycling scardina del tutto la funzione iniziale dell’oggetto o dell’abito
  • il vintage mantiene la stessa funzione ma ne accresce il valore

Ciò che hanno in comune è la sostenibilità: l’industria della moda infatti è la seconda industria più inquinante dopo il settore petrolifero. Gran parte dei materiali utilizzati per fare i vestiti, soprattutto oggi, sono fibre non riciclabili e non biodegradabili. Lo spreco di vestiti è stimato in 92 milioni di tonnellate di abiti vecchi buttati nell’immondizia ogni anno. Per realizzarli sono stati consumati enormi quantità di energia.

Servono ad esempio materie prime come il cotone la cui coltivazione ha bisogno di miliardi di litri d’acqua, serve il poliestere e per produrlo servono migliaia di barili di petrolio.

upcycling e moda
L’upcycling è spesso riferito alla moda, ma non è l’unico ambito in cui è esatto parlare di upcycling.

Upcycling: come si fa

L’upcycling lo possono fare tutti? Possiamo dire di no. Chi pratica questa forma di arte deve:

  • avere una spiccata capacità di immaginazione: vedere un oggetto e riuscire a immaginarne un uso differente
  • conoscere bene le tecniche del bricolage, del fai da te e in certi casi del restauro
  • avere un’ottima manualità
  • conoscere l’uso delle materie prime
  • abile a cucire o avvezzo a disegnare

Insomma non è per tutti, ma tutti si possono cimentare e cercare di ricreare oggetti più belli di quelli che erano.

Vi diamo alcuni consigli per piccole e semplici opere di upcycling fai da te da realizzare a casa con solo un po’ di pazienza e voglia di fare.

upcycling e moda
Nel fai da te l’unico limite è la fantasia!

Upcycling fai da te

Sembra che un terzo del guardaroba sia non utilizzato, sprecato.Gli armadi di tutti noi sono pieni di vestiti che non mettiamo più perché non ci piacciono più o perché la taglia è sbagliata, o perché magari sono usurati.
Per non parlare delle cantine e dei solai delle nostre case o semplicemente le nostre strade.

Vi diamo alcune idee semplici da eseguire per riutilizzare dei vestiti:

  • Jeans piccoli? Il jeans non si butta mai perché ha mille riutilizzi.
    Si può fare una borsa bella capiente, magari impreziosita da manici particolari.
  • Jeans fuori moda? Si possono scolorire per renderlo più trendy e si possono impreziosire con ricami, strappi e perline.
  • T-shirt vecchia? Sono tante le modifiche apportabili ad una vecchia maglietta, tagli, ricami, decori. Si possono dipingere con colori per tessuti fino a farle diventare opere d’arte.
  • Vecchie calze bucate? sarà davvero divertente realizzare delle bellissime calze della Befana, molto più belle di quelle comprate al supermercato. Servitevi di rametti, aghi di pini, bacche e pezze di stoffa.
upcycling
Guardate cosa può diventare una vecchia tv analogica!

Vi diamo alcune idee semplici da eseguire per riutilizzare oggetti vari:

  • Il vetro è un materiale versatile che ha mille vite. I barattoli possono essere verniciati per diventare un portaoggetti oppure portacandele da mettere in giardino.  Le bottiglie di vino o champagne  vengono lavorate per diventare lampade da tavolo o candelabri.
  • Vecchie nasse da pesca possono diventare lampadari per la casa vacanza.
  • Tavole di legno raccolte in spiaggia dai resti di vecchie imbarcazioni, lavorate con attenzione diventano un quadro da posizionare sul letto.
  • Le cassette della frutta in legno, nobilitate da una verniciata, possono diventare una allegra e funzionale libreria o dei comodini per la casa al mare.
  • I bancali di legno si vedono spesso nel loro secondo ciclo di vita usati come poltrone per esterno, base letto,  o come rivestimento di pareti e portapiante.
  • I Lego sono la passione dei bambini ma a un certo punto anche quelli non si usano più. Si possono preparare dei bei portapenne e porta oggetti da tenere in cameretta sulla scrivania.
  • Avevate degli uccellini che ora sono liberi? Le gabbiette per uccellini possono diventare dei bei lampadari in stile liberty.
  • Le scale di legno sono spesso rivisitate e usate come porta-asciugamani in bagni dallo stile shabby.

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Servoscale e sostenibilità: una soluzione ecologica

Le rampe di scale possono costituire una difficoltà notevole. Non ci riferiamo soltanto ai luoghi pubblici, ma anche alla mobilità all’interno di una casa, specialmente quando questa è distribuita su più piani. Esistono comunque delle soluzioni interessanti che permettono un preciso abbattimento delle barriere architettoniche, per facilitare gli spostamenti tra i piani di un edificio….

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Alla scoperta del Satsuma Miyagawa, il mandarino asiatico

Il mandarino Satsuma Miyagawa è oggi piuttosto comune anche sulle nostre tavole. Lo troviamo sempre più spesso tra le primizie invernali, insieme ad altri agrumi ben più noti. Simili ad altri agrumi per le caratteristiche organolettiche, hanno un aspetto simile a un mandarino per dimensioni ma con buccia liscia di colore giallo-verde, più simile a un lime. Il suo sapore è fresco, tendente all’acidulo, la sua polpa arancio e senza semi. Ricchissimo di vitamine, sali minerali e fibre è un toccasana per la salute. Questo frutto ha origini orientali, tra Cina e Giappone, ed è arrivato in Occidente sono a fine ‘800. In Italia è diffuso da poco più di dieci anni. Tra i principali coltivatori è la Sicilia, grazie al clima caldo che ne favorisce la maturazione già a fine settembre.

Conosciamo meglio il Satsuma Miyagawa.

Satsuma: descrizione

Il nome scientifico del cosiddetto mandarino giapponese in botanica è Citrus unshiu o Satsuma Miyagawa, appartiene alla famiglia delle Rutacee, come gli agrumi. Si può definire una specie di agrume, simile a un mandarino ma senza semi e con buccia liscia e tendente al verde.

Origini e significato del nome

Di origine cinese è però stato introdotto in Occidente da Giappone.

  • Il nome cinese vuole dire miele di agrumi di Wenzhou, nome di una città della provincia dello Zhejiang in Cina.
  • Il nome in giapponese Satsuma invece gli viene affidato in onore della regione dello Satsuma.

La sua storia

Originario della Cina e del Giappone, questa specie di agrumi è conosciuto in Italia da appena una decina di anni. La storia vuole che lo satsuma arrivi in Occidente sono nel XVIII secolo in particolare un gruppo di gesuiti sembra aver iniziato una coltivazione di questo frutto in Nord America nelle terre della Louisiana. Qui a New Orleans, infatti, i gesuiti avevano dei terreni con anche frutteti, e il mandarino giapponese veniva coltivato con facilità visto il clima favorevole.

Il frutto è diventato molto comune negli Stati Uniti, dalla fine del XIX secolo. In particolare, tra il 1908 e il 1911 un milione di alberi di questo mandarino furono importati dal Giappone in tutti gli stati della bassa costa del Golfo del Messico, con il nome di satsuma in onore della regione di provenienza.

Si pensi che nel 1920 Jackson County fu proclamata la “Satsuma Capital of the World” ed ancora oggi in Florida vi sono coltivazioni del mandarino satsuma anche se il clima spesso burrascoso e stravolto da uragani non è completamente favorevole a questo tipo di coltivazione.

Dove si coltiva

Oggi i principali paesi coltivatori sono

  • Giappone, Cina centrale e Corea,
  • Stati Uniti, Sud America
  • Sud Africa,
  • Nuova Zelanda
  • Mar Nero

In Europa viene coltivato con successo in Spagna e in Italia – in particolare in Sicilia, Puglia, Basilicata e Calabria.

Satsuma: la pianta

La pianta ha portamento espanso, una forma arborea di bassa statura, con chioma fitta ma di produttività elevata.

  • La foglia è lanceolata.
  • Il frutto tondeggiante, oblata, simile a un mandarancio, la loro buccia è morbida e liscia e sono molto facili da sbucciare rispetto a molti altri agrumi. I frutti sono partenocarpici e, quindi, senza semi.Il colore della buccia va dal giallo al verde intenso, anche a maturazione avvenuta e dipende dal clima: i satsuma coltivati in zone umide possono restare verdi anche in piena maturazione, mentre quelli coltivati in a temperatura più fredda possono avere la buccia giallo-arancio.
  • La polpa è succosa e tendente all’aspro. Il frutto matura prima di altri agrumi, tra ottobre e dicembre, ed è così considerata una primizia.

La raccolta dei satsuma Miyagawa avviene di solito da fine settembre a fine ottobre, ma il frutto resiste sulla pianta anche fino a fine febbraio, ma perde quasi tutto il suo sapore.

La coltivazione biologica dei mandarini cinesi non ha bisogno di particolari cure, cresce bene al naturale. La pianta teme la mosca, che soprattutto nella stagione più calda, colpisce i frutti di colorazione più gialla, un problema tipico degli agrumi.

Ma scopriamo quali sono i valori nutrizionali di questo frutto e quali benefici apporta.

satsuma miyagawa

Satsuma: valori nutritivi

Il mandarino satsuma è un frutto ricchissimo di proprietà nutrizionali grazie al suo alto contenuto di:

  • potassio: 215 mg ogni 100 g
  • vitamina C: 61 mg ogni 100 g
  • calcio: 37 mg ogni 100 g
  • fosforo: 20 mg ogni 100 g

Resta invece basso il contenuto di

  • Carboidrati: 9,4 g ogni 100 g
  • Proteine: 0,81 g ogni 100 g
  • Grassi: 0,31 g ogni 100 g

Dato il contenuto il satsuma è ipocalorico, appena 53 Kcal ogni 100 g di frutto e quindi è indicato nelle diete ipocaloriche dimagranti.

Tutti i benefici

Essendo il mandarino satsuma ricco di vitamina C, B1, B2, B3 ,beta carotene ed anche di potassio, magnesio, calcio, fibre ed acido folico possiamo dire che mangiare satsuma aiuta a

  • combattere i radicali liberi grazie all’elevata concentrazione di potassio, vitamina A e vitamina C.
  • è dissetante e depurativo perché ricco di acqua
  • aiuta a dimagrire perché ipocalorico
  • combatte stipsi e regolarizza la motilità intestinale perché contiene molte fibre
  • svolge la funzione antiossidante grazie a vitamine e flavonidi e quindi riduce i disturbi dovuti a stress ossidativo, come infiammazioni croniche, invecchiamento precoce e varie forme tumorale, ad esempio del colon rettale o dello stomaco
  • rende l’assimilazione del ferro più efficace grazie alla vitamina C
  • protegge il sistema cardiovascolare

Infine, la sua buccia è ricca di una sostanza chiamata nobiletina che favorisce la lotta all’obesità ed indicata per i diabetici.

Sembra aiutare anche il sistema nervoso grazia alla presenza di potassio, calcio e fosforo che hanno la capacità di distendere i nervi e aiutare a conciliare il sonno.

Satsuma: gli usi consigliati

Il mandarino satsuma miyagawa è un frutto e come tale può essere semplicemente consumato al naturale. Lo si trova infatti nelle nostre tavole tra i frutti di stagione, in autunno ed è ottimo con  il suo sapore un po’ aspro, aiuta la digestione.

Inoltre, il frutto si presta molto bene nella preparazione di marmellate, confetture, dolci ma anche per preparare sciroppi e liquori grazie al suo sapore intenso e agro.

Oltre alla polpo succosa, simile appunto ad altri agrumi, si utilizza molto spesso in cucina semplicemente la buccia sia nella preparazione di piatti sia per insaporire cocktail e bevande. Va utilizzata la scorza del mandarino, lavata, asciugata ed essiccata.

In Giappone la buccia del satsuma viene seccata e tritata e fa parte del mix di sette spezie chiamate Shicimi Togarashi o Nanami Togarashi.

Come si conservano i mandarini giapponesi

Si raccolgono e quindi si trovano sul mercato ad ottobre fino a tutto l’inverno. Si possono conservare fuori dal frigo se consumati in breve tempo oppure in frigorifero fino a sei settimane.

Come utilizzare in cucina la polpa e la buccia di satsuma? Ecco alcune ricette per apprezzarne il succo, la polpa e la buccia profumata.

Liquore con satsuma

Ingredienti

  • 6 mandarini Satsuma Miyagawa
  • 500 ml di alcool etilico puro al 95%
  • 500 ml di latte
  • 500 ml di panna per dolci
  • 500 gr di zucchero

Preparazione. Tagliare i mandarini a pezzetti e posizionarli in un contenitore di vetro con chiusura ermetica. Quindi aggiungere l’ alcool etilico puro al 95% e lasciare per una ventina di giorni al chiuso e al buio ricordandosi di agitare ogni giorno. Dopo i 20 giorni filtrare il liquido ottenuto. Intanto mettere sul fuoco il latte, la panna e lo zucchero e cuocere a fuoco basso mescolando fino ad amalgamare gli ingredienti. Aggiungere il liquido ottenuto dal succo di mandarino nell’alcool e mescolare bene. Imbottigliare e conservare in frigorifero.

Torta al satsuma e mele

Ingredienti

  • 100 gr satsuma miyakawa
  • 170 gr farina
  • 70 gr zucchero
  • 100 gr mela
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai olio di semi
  • ½ bustina cremore di tartaro e bicarbonato di sodio
  • cannella e uvetta a piacere

Preparare. Pulire la mela e sbucciare il satsuma. Frullarli insieme e poi unire tutti gli altri ingredienti. Mescolare bene fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere cannella e uvetta alla fine e depositare in una toriera o stampo per plum-cake. Cuocere nel forno preriscaldato a 180° C per 20 minuti.

Chutney di cranberries, satsuma e miele

Ingredienti

  • 300 g di cranberries freschi o disidratati
  • 5 myagawa satsuma freschi
  • 3 cucchiai di miele di zagara di arancio
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 pezzetto di peperoncino rosso molto piccante
  • 4 cucchiai di aceto di riso

Preparazione. Pelare i satsuma a vivo, cioè eliminando la parte bianca, e tagliarli a pezzetti. Metterli sul fuoco unendo zucchero e aceto, mescolare a fuoco basso. Tritare i cranberry e unire in padella insieme al miele di zagara di arancio e al peperoncino. Mescolare fino a ottenere una composta densa e lasciare a  raffreddare.

Satsuma: controindicazioni

Gli effetti collaterali causati dal mandarino cinese, o giapponese, o satsuma non sono moltissimi. Possono essere:

  • allergie o intolleranze verso questo frutto
  • la sua elevata acidità che lo rende sconsigliato in caso di ulcere e coliti.

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Come prevenire, riconoscere o curare la carenza di potassio

Anche per la carenza di potassio possiamo trovare una serie di rimedi naturali più o meno conosciuti, facilmente praticabili, principalmente tramite una dieta corretta, equilibrata e ricca di cibi che apportano buone quantità di questo importante microelemento: vediamo quali sono.

La carenza di potassio un problema per il nostro organismo, infatti questo microelemento è largamente presente (5%): si tratta di un elemento importantissimo per la nostra salute, e non deve mai mancare all’interno di una dieta equilibrata.

Infatti svolge alcune funzioni fondamentali per il corretto funzionamento del corpo: regola la contrazione muscolare agendo sul ritmo cardiaco e la pressione arteriosa, agisce sul sistema nervoso e regola la diuresi contrastando la ritenzione idrica.

Carenza di potassio: quali problemi comporta

Il potassio è particolarmente importante in fase di crescita, dal momento che favorisce lo sviluppo dei tessuti.

Inoltre, questo prezioso minerale regola la sintesi delle proteine e la produzione dell’insulina, pertanto sue eventuali carenze devono essere contrastate. Per riconoscere l’insorgenza di un livello di potassio insufficiente a garantire un ottimale stato di salute, occorre prestare attenzione ad alcuni sintomi: un senso di debolezza generalizzato e di stanchezza, crampi, perdita di tono muscolare, fino a fragilità delle ossa, ipertensione, scarsa lucidità e riflessi rallentati.

Solitamente, la normale dieta di un individuo adulto è in grado di offrire il quantitativo di potassio necessario, tuttavia una dieta ricca di prodotti da forno e di alimenti ricchi di sale, come formaggi e salumi, possono contribuire a ridurre il livello di potassio presente nell’organismo. Per ripristinare le condizioni di salute ottimali i rimedi naturali ci sono.

carenza di potassio mandorle
Carenza di potassio e rimedi naturali: le mandorle sono uno tra questi

Si può agire direttamente sull’alimentazione, modificandola in modo tale da reintrodurre le quantità di potassio ideali su scala quotidiana.

Carenza di potassio: dove trovarlo negli alimenti

La buona notizia, in questo caso, è che gli alimenti ricchi di potassio sono molti: frutta e verdura in particolare, con elevate concentrazioni riscontrabili in patate, verdura a foglia larga, banane, albicocche, agrumi, prugne, fichi, pesche, uva.

Il potassio è presente anche in alcuni tipi di carne, come il pollo, nel pesce, nei cereali integrali e nei legumi, con particolare concentrazione nella soia.

Per quanto riguarda il consumo di verdura, vanno prediletti i piatti crudi o comunque poco elaborati, per evitare la dispersione del potassio contenuto. Anche le foglie di tarassaco sono ricche di potassio.

Durante il periodo invernale, una buona alternativa alla frutta già citata è costituita dalla frutta secca: mandorle, noci, noci brasiliane, nocciole, pistacchi e arachidi possono contribuire al raggiungimento delle quantità di potassio indicate per la salute dell’organismo.

La carenza di potassio deve comunque essere tenuta sotto controllo tramite consulto medico, e potrà necessitare anche di integratori naturali, da assumere per un periodo limitato di tempo.

carenza di potassio
Sono molti e salutari i cibi ricchi di potassio. Intervenire attraverso una corretta alimentazione è sempre una buona idea.

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Tutto sulla paulonia, l’albero che combatte lo smog

L’albero di Paulonia, chiamata anche Paulownia, è di origine asiatica. Dalle dimensioni imponenti, può raggiungere un’altezza di 20 m, ha una grande chioma uniforme, produce dei grandi fiori color glicine. Va previsto in un luogo aperto, senza alberi nelle immediate vicinanze.

Facile da coltivare, ha bisogno solo di sole e di un terreno drenato, non richiede grandi cure. Cresce rapidamente e riesce a formare grandi piantagioni in breve tempo.

È conosciuta anche come pianta anti-smog. Ogni ettaro coltivato riesce ad assorbire circa 30 tonnellate di CO2 all’anno. Inoltre, suoi fiori sono molto apprezzati dalle api, che possono arrivare a produrre fino a 5 q di miele all’ettaro.

Quindi bella, facile da coltivare, dalle ottime qualità ecologiche. Potrebbe essere una soluzione per migliorare le aree verdi urbane. Conosciamola meglio!

Descrizione dell’albero di Paulonia

Questo albero è originario dell’Asia, in particolare Cina e Giappone. Si trova anche in Laos, Vietnam e Corea del Sud.

In un habitat favorevole, può raggiungere fino ai 20 m di altezza e presentare una bella chioma folta. La crescita è veloce, bastano un paio di anni, tanto da poter essere un rischio per altre coltivazioni vicine.

Nel dettaglio la pianta si presenta con:

  • la corteccia è grigia e liscia
  • la chioma è ampia, ricca di rami e tondeggiante
  • le foglie, grandi, a forme di cuore, di colore verde intenso, leggermente pelose.
  • i fiori, di circa 4-6 cm, non passano inosservati, sono color lavanda, lunghi, a forma tubolare, e pendono dai rami in primavera come grappoli, dall’intenso profumo di vaniglia. Sono commestibili e vengono utilizzati per decorare secondi piatti e insalate.
  • il frutto non è commestibile, appare come un baccello legnoso e contiene al suo interno migliaia di semi
  • il legno è di ottima qualità. Leggero e resistente, può essere utilizzato nell’industria del mobile e dei serramenti oltre che per realizzare natanti e oggetti in generale.

Tutte le specie 

Esistono più di 12 specie di paulonia, ognuna con le sue caratteristiche.

  • La specie Tomentosa è la specie più resistente e durevole, resistente al freddo. Viene coltivata come pianta da decorazione.
  • La specie Elongata è la specie che cresce più rapidamente. Si adatta bene alle zone più calde dell’Europa, ad esempio adatta al clima in Italia e Spagna. Si coltiva soprattutto per ricavarne il legno e per la biomassa
  • La specie Fortunei viene invece coltivata nelle regioni molto calde, come la Cina meridionale, Europa meridionale e l’Africa. Ottimo fornitore di legno di alta qualità, ma ancora non è molto diffusa la sua coltivazione.
  • La specie Hybrid Shan Tong è un ibrido tra la Tormentosa, da cui ha ereditato la resistenza al freddo, e la Fortunei, di cui ha ripreso l’alta qualità del legno. Cresce molto velocemente e dritta. La creazione di questo ibrido ha reso possibile la sua coltivazione anche in paesi freddi come la Germania ed è perfetta come scelta per iniziare una piantagione destinata a legname.
  • La specie Hybrid Paulownia 9501 è un altro ibrido tra Tomentosa e Fortunei. Le sue caratteristiche sono molto simili a Shan Tong.
  • La specie Catalpifolia è invece l’unica specie a crescita lenta, caratteristica che rende il suo legno più pregiato. Viene coltivata quasi esclusivamente per realizzare compensato e rispetto al legno di Paulonia a crescita rapida, il prezzo è quasi tre3 volte superiore. Resiste bene anche in luoghi più freddi.

Paulonia: coltivazione

Predilige una posizione soleggia, va piantata a distanza sufficiente da altri alberi, perché cresce molto in fretta ed è invasiva, con ampie radici e ampie foglie.

Paulonia

Si adatta a qualsiasi tipo di terreno e non necessita di grandi cure, ma vediamo nel dettaglio come coltivarla.

  • Habitat. Preferisce un luogo esposto a pieno sole, ma cresce bene anche in penombra soprattutto in zone con estati calde. Non ama molto il vento, e le grandi foglie potrebbero rompersi. Questa pianta cresce in fretta, necessita dunque di spazio per le sue radici, e anche per il suo sviluppo. Le sue grandi foglie cadono in autunno. Meglio posizionare l’albero dove ci sia spazio a sufficienza per non dare fastidio ad altre piante o un edificio.
  • Temperatura. Si adatta al clima sia caldo che freddo, si può coltivare anche a 2000 metri di altitudine, ma l’ideale è una temperatura nei primi anni tra i 15 e i 33°. La specie più resistente è la P. tomentosa.
  • Terreno. Sono consigliati terreni leggeri, ben drenati e sabbiosi mentre sono da evitare terreni argillosi, rocciosi e con ristagni idrici. Non tollera la salinità, quindi non è adatta alle zone di mare. Cresce meglio in zone con pochi venti.
  • Irrigazione. È necessaria soprattutto nei primi anni di vita. Poca irrigazione può causarne la morte, ed il terreno deve essere però ben drenato. Si consiglia di utilizzare il metodo di irrigazione a goccia.
  • Potatura. Andrebbe potata subito dopo la caduta dei fiori. Se ne consiglia la potatura a fine estate o all’inizio dell’autunno. In caso di rami malati o danneggiati o che crescono in direzioni indesiderate, si consiglia di rimuoverli con delicatezza, senza lasciare ferite troppo ampie.
  • Riproduzione. Soprattutto per seme, ma anche per talea o per margotta se si intende farne un bonsai. Per talea è importante usare rami di piante che abbiano già un anno di vita.

Paulonia: cosa teme

Si tratta di una pianta è molto resistente e difficilmente è attaccata da parassiti o da malattie. Però teme alcuni funghi, presenti anche in Italia

  • Phyllosticta paulowniae
  • Phyllactinia guttana
  • Uncinula clintonii

Se viene infestata dai funghi o si ammala, si può notare subito, basta osservare le foglie che si riempiono di piccole macchie scure

Teme anche la Metcalfa pruinosa: in questo caso le foglie si riempiono di polverina bianca.

In tutti i casi il rimedio è tagliare le foglie e provvedere con antiparassitari naturali.

Quanto costa un albero di Paulonia

Piantarla nel proprio giardino non è difficile: il suo prezzo varia dai 18 euro ai 135 euro per un esemplare adulto. In soli 4 anni l’albero diventa grande.

Quanto vive la Paulonia

Arriva a toccare i 20 m. Non è dunque un albero adatto a piccoli giardini, perché ha bisogno di spazio sia per le radici sia per la chioma, che può arrivare a 8 m di diametro.

paulonia

Inoltre deve trovarsi a 10 m di distanza da altri alberi e da edifici o muri perché l’apparato radicale si estende in larghezza più che in profondità. La pianta vive fino a 200 anni.

Tutti gli utilizzi della paulownia

Arriva in Europa nel 1834 e il suo nome è dedicato alla figlia dello zar Paolo I, Anna Paulovna. Infatti è anche conosciuto come albero della Principessa.

Gli utilizzi sono vari, per lo più il suo legno è impigato per mobili e chitarre. Ed è più una pianta decorativa per ampi giardini e per ombreggiare i viali.

Legno di paulonia

Oggi è coltivata in particolare perché cresce molto rapidamente e offre:

  • il fusto giovane, dritto e privo di nodi, è utilizzato nell’industria del legno
  • il tronco è una ricca fonte di biomasse, carbone e pellet.

Il legno, oltre ad essere ottimo per realizzare mobili, perché è leggero e resistente più della quercia e più del faggio. Si distingue per la capacità di resistere al fuoco, ma anche all’umidità. Per questo viene usata per finestre e porte.

  • Il suo leggero legno è utilizzato per la realizzazione delle famose chitarre Fender ed è ideale anche per realizzare tavole da snowboard, sci e surf.
  • Usata nell’ebanisteria giapponese: nei cofanetti venivano custoditi gli oggetti più preziosi, come i kimono di seta e gli strumenti musicali.
  • Con il suo legno di producono anche importanti pipe
  • Dalle radici si ricava la radica delle barche.Paulonia

Infine, il legno vecchio può essere utilizzato come legna da ardere o trasformato in trucioli per il riscaldamento a pellet. Una piantagione è pronta ad essere tagliata dopo 4 anni.

La Paulonia in giardino

Si tratta di un bellissimo albero da giardino, coltivato semplicemente come albero decorativo. Resistente e senza tante pretese offre sempre una bellissima fioritura.

Inoltre le sue fronde compatte mantengono l’ombra, così il suolo resta libero da piante infestanti. E la sua chioma accoglie tantissime specie diverse di insetti, favorendo la biodiversità.

Inoltre, per chi ha come hobby di allevare api, non va dimenticato che è prediletta dalle api. Il miele che se ne ricava è leggero, trasparente, aromatico. E se ne produce in grandi quantità.

Proprietà medicamentose della Paulonia

In passato era utilizzata anche come pianta medicinale. Le sue foglie sono ricche di flavonoidi. Hanno proprietà antiossidanti e riducono gli effetti dei radicai liberi, ritardando l’invecchiamento e i danni cellulari.

L’attività antiossidante è un toccasana per combattere i disturbi dell’aterosclerosi e del sistema nervoso centrale.

Svolge azione antinfiammatorie utile nei casi di

  • emicrania
  • gastrite

L’estratto del frutto è risultato efficace per ridurre:

  • bronchiti
  • tosse
  • secrezione di catarro

Pianta anti-smog

La specie di Paulonia tomentosa è considerata la pianta anti-smog per eccellenza, perché le sue grandi foglie sono delle potentissime mangia-CO2. Ogni ettaro assorbe 1.200 t di biossido di carbonio (pari alla quantità emessa da un’automobile che percorre 100.000 km).

Ma non è l’unico motivo. Vi sono altri fattori che determinano l’alto valore sostenibile di queste coltivazioni:

  • il suo apparato radicale così imponente fortifica i terreni e può ridurre gli smottamenti franosi e consolidare i terreni a rischio di frane.
  • il nettare dei suoi fiori è molto apprezzato dalle api che producono così un ottimo miele
  • le foglie vengono utilizzate come foraggio naturale per gli animali
  • il suo legno produce biomassa

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SERR 2015

SERR 2015

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La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) è un’iniziativa che nasce all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea, con l’obiettivo di promuovere la realizzazione di azioni di sensibilizzazione sulla sostenibilità e sulla corretta gestione dei rifiuti nel corso di una settimana.

E‘ un’iniziativa che coinvolge una vasta gamma di pubblico (enti pubblici, imprese, società civile e cittadini).  Gli scopi della SERR sono i seguenti:
•    promuovere azioni per una riduzione dei rifiuti in tutta Europa;
•    accrescere la consapevolezza sulle possibili strategie di riduzione e sulle politiche europee e nazionali in materia ambientale;
•    porre in evidenza esempi virtuosi di riduzione dei rifiuti;
•    sottolineare le connessioni esistenti tra riduzione dei rifiuti, sviluppo sostenibile e lotta contro i cambiamenti climatici.

Nel 2015, le giornate tematiche di prevenzione si concentreranno sulla Dematerializzazione: Fare di più con meno, promuovendo un consumo intelligente e ad una conseguente riduzione dei rifiuti alla fonte.
Per porre attenzione su questo tema, il Comune di Ragusa, Esper e la Svimed organizzano una conferenza giorno 28 Novembre 2015 a Palazzo Cosentini, per illustrare il nuovo piano di gestione dei rifiuti del Comune di Ragusa e presentare alcune iniziative sviluppate sul territorio Ibleo per la promozione della gestione sostenibile del patrimonio.

Per maggiori informazioni: www.svimed.eu – email:info@svimed.eu – Tel: 0932 247643

Per registrarsi all’evento clicca qui

 

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