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Tutto sulle coccinelle: alcune cose che forse non sapevi

Si dice che le coccinelle portino fortuna. Sono  colorate e per la simpatia che ispirano, vengono utilizzate in agricoltura biologica. Ma sono anche dei formidabili predatori, che emettono sostanze tossiche e flatulenti.  Andiamo alla scoperta di alcune cose interessanti su questi insetti che non tutti sanno.

Coccinelle caratteristiche

Le coccinelle sono degli insetti della stessa famiglia dei coleotteri. Si caratterizzano, mediamente, per una livrea colorata, che consente di tenere alla larga i predatori.

La corazza è costituita da una coppia di elitre, ovvero ali dure e maculate che proteggono completamente anche addome e torace a riposo.

Il corpo, di forma emisferica od ovoidale, è corredato da un capo piccolo ed antenne corte e clavate. L’apparato boccale è molto sofisticato e presentano 6 zampe articolate.

Sono proprio le zampe a costituire una delle principali armi di difesa dei coccinellidi.

Grazie ad un sistema, denominato reflex-bleeding, le coccinelle emettono dalle articolazioni un odore repellente.

Assieme al cattivo odore, viene rilasciato anche un liquido, innocuo per l’uomo, tossico per piccoli predatori come lucertole ed uccelli. Se non bastasse, le coccinelle si difendono ritraendo le zampe sotto le elitre, rendendone impossibile la cattura.

Quanti tipi di coccinelle ci sono?

Le varietà di questa tipologia di insetti presenti in tutto il mondo sono circa 6.000.

Coccinelle come antiparassitario, cosa mangiano?

Si nutrono normalmente di piante e funghi.

Alcune sono anche entomofaghe, ovvero ghiotte d’insetti. È questa specie che viene utilizzata nella lotta biologica, poiché spesso si cibano di afidi, cocciniglie, acari e cotonello degli agrumi.

coccinelle
Spesso le coccinelle sono fantastici predatori e i colori delle corazze sono utili per identificare differenti specie e abitudini alimentari. La Thea vigintiduopunctata ad esempio, si ciba solo di funghi.

Coccinelle ciclo di vita

Le uova vengono deposte in piccoli gruppi, a volte sui corpi delle prede. Tra le uova fertili vi sono anche degli esemplari non fertili, che fungono da nutrimento per le larve, i cui stadi di crescita sono 4.

Dopo la deposizione, le femmine tornano a cacciare ma rimangono nei dintorni. Perciò, se nel loro girovagare, tornano sul luogo in cui si trovano le uova, sono capaci di mangiarle.

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Le uova di coccinella hanno forma allungata e si trovano spesso in piccoli gruppi. Se le femmine tornano sul luogo in cui le hanno deposte, sono capaci di mangiarle

Anche le larve sono cannibali. Queste ultime hanno un corpo allungato, maculato e a volte di colore scuro. Sono sprovviste di ali ma dotate spesso di tubercoli o placche sclerificate.

Lo stadio di pupa è uno solo. In questa fase, l’insetto assume la forma convessa, ma conserva i resti dell’esoscheletro della larva in muta, che funge spesso da strato protettivo.

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Le larve di coccinella hanno un corpo allungato, che a volte presenta delle protuberanze. La maculazione è appena accennata, e in alcuni casi la livrea di base è di colore scuro

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Coccinelle curiosità

Le coccinelle sono degli abili predatori. Sono particolarmente voraci, anche allo stadio larvale, e feconde. Infatti sono in grado di svolgere più di una volta durante il corso dell’anno.

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Le coccinelle sono dei predatori esemplari. Si cibano di afidi, acari e altri parassiti delle piante. Per questo vengono spesso utilizzati nella lotta biologica

Una delle caratteristiche più curiose dei coccinellidi è la loro capacità di adattarsi alle condizioni avverse.

Se necessario infatti, questi insetti possono cambiare il loro regime alimentare, diventando, di volta in volta, amanti di liquidi zuccherini, frutti, polline e di esemplari della stessa famiglia o specie.

Perché si dice che le coccinelle portano fortuna?

Cominciamo col dire che non in tutte le culture del mondo questo insetto viene vista sotto questa luce. Diciamo che la coccinella come portafortuna è un tratto specifico di molte culture europee.

Per esempio, nelle mitologie nordiche, la coccinella è legata alla dea della fertilità, Freyja in norreno.

In diversi paesi europei, questo animaletto è legato alla Madonna, che non a caso nel Medioevo veniva rappresentata spesso con una mantellina rossa.

I sette punti neri tipici della corazza della coccinella comune (Coccinella septempunctata), sarebbero un simbolo delle sette gioie e dei sette dolori della Vergine Maria. Non a caso in alcune zone la coccinella è stata nota con il nome di “coleottero della Madonna”.

Esistono comunque anche testimonianze di altre culture (es. ebraica) che assegnano alle coccinelle caratteristiche particolarmente propizie, a testimonianza del fatto che questi insetti hanno spesso solleticato la fantasia dei nostri progenitori.

Arlecchino vs Ladybird: coccinella europea minacciata da quella asiatica

Non è una sfida tra strane creature virtuali ma l’ultimo allarme lanciato dagli scienziati per denunciare il rischio estinzione della coccinella europea Septempunctata (ladybird in inglese è la coccinella), quella con sette puntini neri sul dorso rosso per intenderci, che negli ultimi anni sta diventando preda della ben più feroce cugina asiatica Harmonia Axyridis o ‘coccinella arlecchino’.

Complici i cambiamenti climatici, la globalizzazione e l’introduzione forzata di alcune specie esotiche di coleotteri nel continente europeo, il cannibalismo tra coccinelle rischia di mettere in serio pericolo l’equilibrio di interi eco-sistemi.

Perché la coccinella europea ha una grande utilità ecologica nella lotta biologica e trova impiego in agricoltura per la sua efficace azione distruttiva degli afidi e degli acari che infestano le piante soprattutto in tarda primavera.

Purtroppo è vulnerabile agli attacchi della cugina asiatica, particolarmente aggressiva, territoriale, veloce nel riprodursi e famelica.

La varietà arlecchino divora di tutto ciò che trova, comprese larve di farfalle, cocciniglie, afidi, acari, falene, polline bruchi, insetti e specie autoctone benefiche che si nutrono di parassiti delle piante e, all’occorrenza, diventa anche cannibale con le sue consimili autoctone dai sette puntini.

Come distinguerle

Distinguere la specie asiatica da quella nostrana è piuttosto facile:

  • la prima è più grande
  • sul dorso ha un numero di puntini variabile
  • le ali spesso non sono rosse ma gialle o arancio

ed è proprio la colorazione variabile ad averle fatto conquistare il soprannome di “arlecchino”.

Come è arrivata in Europa la Ladybird

La coccinella arlecchino è stata importata a metà degli anni Novanta proprio per combattere i parassiti delle coltivazioni ma ha dimostrato di essere fin troppo ‘efficiente’ nel suo lavoro,  incidendo sulla sopravvivenza di su un vasto numero di insetti e mettendo a rischio anche alcune colture.

Nei vitigni, ad esempio, la sua presenza può essere micidiale visto che in prossimità della vendemmia ama rifugiarsi all’interno dei grappoli più grossi e compatti dove rilascia una sostanza (l’emolinfa) dall’odore nauseabondo in grado di alterare fortemente il sapore del vino.

Gli scienziati, però, non hanno dubbi: come tutti gli insetti, anche la arlecchino ha un suo predatore specifico. Speriamo solo che lo trovino presto…

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Acido citrico: cos’è e quali sono gli utilizzi di questo prodotto così versatile

Conosci davvero l’acido citrico? Ecco come impiegarlo al meglio in casa per le tue pulizie e per il benessere del corpo.

Origine

Acido citrico, tanto utile quanto poco conosciuto… Chi di voi, per esempio, ha mai provato ad utilizzarlo per sgrassare e detergere i sanitari del bagno o le stoviglie in cucina?

Questo composto, presente in tutti gli agrumi, è un ottimo rimedio naturale per le pulizie che potete aggiungere alla nostra guida alla pulizia ecologica della casa.

Imparando ad utilizzare l’acido citrico in maniera corretta, eviterete di ricorrere a tutti quei prodotti commerciali ricchi di sostanze inquinanti per l’ambiente e tossiche per il nostro organismo.

Dove si trova

Abbiamo detto che si trova in abbondanza negli agrumi, come il limone, ma anche nel kiwi e nelle fragole.

Oggi però viene per lo più prodotto mediante la fermentazione di lieviti e funghi. Ha l’aspetto di un piccolo cristallo e si presenta sotto diverse forme chimiche.

Acido citrico proprietà

L’acido citrico ha numerose proprietà che lo rendono un prodotto versatile: funge da ammorbidenteregolatore del pHigienizzante e anticalcare.

L’unica accortezza da seguire è quella di evitarne l’uso sul legno, la pietra e il marmo. È sconsigliato anche su tutte quelle superfici che non tollerano i prodotti acidi.

Nel caso in cui vogliate utilizzarlo su vestiti e tessuti, diluitelo prima ed evitate assolutamente di versarlo in forma pura.

L’acido citrico viene impiegato dall’industria alimentare per rendere più compatte marmellate e gelatine e come conservante. È ricco di antiossidanti, che combattono i radicali liberi, è diuretico ed aiuta ad assorbire il ferro. Esercita un’azione stabilizzante su tutto il nostro apparato scheletrico e svolge un’azione antibatterica.

Usi per la casa

L’acido citrico può essere impiegato per la pulizia della casa, insieme ad altri ingredienti naturali. Andiamo a scoprire come utilizzarlo:

Ammorbidente

Può essere un ottimoammorbidente per la lavatrice: bastano solo 50 gr di acido citrico e 500 ml d’acqua per ottenere un ammorbidente naturale per i vostri capi.

Mescolate per bene agitando il flacone e versatene almeno 100 ml nella vaschetta della lavatrice.

Se volete profumare i vestiti, aggiungete anche qualche goccia di olio essenziale nella fragranza che preferite.

Per la pulizia dei vetri

Molto efficace anche per la pulizia dei vetri di casa.

Per rendere vetri e specchi brillanti, evitate i classici prodotti spray e realizzate una soluzione con 1 cucchiaino di acido citrico, 1 cucchiaino di detersivo per piatti ecologico e 1 litro di acqua distillata.

Come anticalcare e come brillantante

Anticalcare e brillantante: se volete scrostare il calcare dai sanitari o dal lavello, unite 150 gr di acido citrico in 1 litro di acqua. 

Mescolate il tutto e versate il prodotto sulla spugna oppure utilizzate un contenitore spray per arrivare direttamente sulla superficie. Potete utilizzare lo stesso prodotto per la lavatrice e per la lavastoviglie, come un comune brillantante e anticalcare.

Per la pulizia dei sanitari

Detergente per il water: per un disinfettante naturale per il wc procedete in questo modo.

In una ciotola mettete 25 gr di acido citrico e 210 ml di acqua distillata, poi versate 10 ml di detersivo ecologico e 5 gocce di olio essenziale al limone.

Mescolate fino ad ottenere un liquido trasparente che potrete utilizzare per disinfettare il vostro water.

Come disgorgante

Perfetto anche come disgorgante: se il problema sono i tubi otturati, l’acido citrico insieme al bicarbonato può sciogliere qualsiasi ingorgo.

Preparate prima una soluzione con 30 gr di acido citrico sciolti in 200 ml di acqua e mettetela da parte.

Poi versate 100 gr di bicarbonato di sodio nelle tubature e subito dopo il liquido preparato da voi.

acido citrico usi
L’acido citrico è utile per le pulizie di casa

Per il benessere del corpo

Anche per la salute di capelli e corpo,  si rivela un buon alleato, eccovi come impiegarlo.

Per la cura dei capelli

Ottimo comeBalsamo per capelli: versate 1 cucchiaio di acido citrico in 1 litro di acqua e poi risciacquate i capelli dopo lo shampoo. Appariranno più lisci e setosi, soluzione ideale per chi soffre di capelli crespi.

Per il bagno

Palline frizzanti da bagno: se in casa avete una vasca e amate fare i bagni rilassanti, potete realizzare facilmente delle palline frizzanti.

Dovete unire  50 gr di acido citrico, 100 grammi di bicarbonato e 50 gr di amido di mais.

Lavorate il composto aggiungendo qualche goccia d’acqua e quando vi sembrerà abbastanza compatto potete metterlo in qualche formina.

Potete utilizzare gli stampi dei dolci o anche dei piccoli barattolini di plastica, purché siano bassi.

Lasciate riposare per un paio d’ore, di modo che si solidifichino per bene e poi estraetele. Se vi sembrano umide, attendete che si secchino all’aria aperta.

acido citrico utilizzi per il corpo
L’acido citrico viene impiegato anche come balsamo naturale

Dove si compra

L’acido citrico si compra in qualsiasi farmacia o negozio di prodotti naturali e biologici. Lo trovate anche in erboristeria.

Si vende sotto forma di granuli o in polvere, ma è sempre meglio acquistare confezioni che possano essere chiuse in maniera ermetica e che vi consentano di riporlo al riparo da luce e fonti di calore.

Lo trovate anche in rete, eccovi alcune proposte su Amazon:

Altri prodotti per le pulizie di casa

Oltre all’acido citrico ci sono solo altri 5 prodotti-base per le nostre pulizie ecologiche:

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Cos’è il Saluto al Sole, a cosa serve e quali sono le posizioni che costituiscono la sequenza

Anche chi non si è mai avvicinato al mondo dello yoga, avrà sicuramente sentito parlare del Saluto al Sole. Si tratta infatti di un esercizio yoga molto noto, ideale per caricarsi di energia vitale a inizio giornata, ma utile anche per ritrovare elasticità fisica e per avere un corpo più tonico. Adatto a tutti, andiamo a vedere di cosa si tratta e come si esegue.

Saluto al Sole, cos’è

ll Saluto al Sole (Sūrya namaskāra in sanscrito) è una pratica yoga costituita da una sequenza dinamica di 12 posizioni (asana) da realizzare in maniera fluida, come se fosse una coreografia.

Può essere eseguito come riscaldamento, prima di una sessione di yoga o come esercizio a se stante. Non è particolarmente difficile, pertanto può essere praticato da tutti.

Fondamentale è la respirazione: ad ogni apertura del corpo corrisponde infatti un’inspirazione (dal naso) e ad ogni chiusura una espirazione (con la bocca).

Significato del Saluto al Sole

Anzitutto si tratta di un omaggio al sole, fonte di vita e di energia. Nella tradizione vedica, il sole simboleggia la coscienza.

Questo esercizio viene anche visto come un modo per svegliare corpo e mente, aumentando la ricettività, grazie all’energia proveniente dal sole stesso.

Proprio per tali motivi,  questo ‘saluto ‘ viene in genere praticato la mattina presto, meglio se all’alba, quando l’aria è intrisa di energia vitale. E deve rivolgersi verso est.

Saluto al Sole e Yoga

In origine, era utilizzato nello Hatha Yoga. Per la sua versatilità, poi è stato adottato e oggi è comunemente usato in tutte le pratiche yoga, dall’ashtanga yoga al kundalini e al vinyasa.

Saluto al Sole: la respirazione

Come in tutte le pratiche yoga, così come nella meditazione, la respirazione svolge un ruolo fondamentale.

Saluto al Sole

Nel Saluto il respiro deve accompagnare ogni singolo movimento:

  • piegamento indietro, inspirazione attraverso il naso
  • piegamento in avanti, espirazione con la bocca

Non c’è un ritmo, né una velocità standard, ognuno può scegliere la cadenza che più gli si addice in quel momento, ma anche in base ai risultati che vuole ottenere:

  • respiro accelerato per ottenere un effetto energizzante
  • respiro lento e profondo per un effetto calmante e di interiorizzazione

La pratica è una combinazione di posizioni statiche e dinamiche per poter passare da un asana al successivo. La respirazione si pratica nella parte dinamica.

Saluto al Sole: i benefici

Come avviene per le varie asana, anche nel saluto i movimenti e le posture coinvolgono diverse parti del corpo, con l’obiettivo di migliorarne flessibilità e agilità. In particolare, è un ottimo riscaldamento per allungare e tonificare tutto il corpo, prima della pratica yoga quotidiana.

Ma vediamo più nello specifico quali sono i benefici che questa tecnica apporta:

  • riequilibra la postura
  • tonifica tutta la muscolatura
  • migliora l’equilibrio in generale
  • favorisce concentrazione e coordinazione
  • migliora il transito intestinale
  • regolarizza il fegato
  • ossigena il sangue
  • massaggia gli organi vitali
  • stimola le ghiandole endocrine, come la tiroide
  • ha effetto calmante
  • libera la mente e l’organismo da stress e tossine
  • regola il sonno
  • migliora la respirazione e il ritmo cardiovascolare

La sequenza del Saluto al Sole

È costituito da 12 asana, come le ore del giorno. Ognuna è collegata alla precedente e alla successiva in un ‘percorso’ fluido in cui ogni asana confluisce nel successivo con la massima flessibilità. Ogni singola posizione va mantenuta qualche secondo per passare alla seguente.

Il ciclo è costituito da 10 posizioni simmetriche, e 2 asimmetriche. Difatti la posizione equestre (Ashwa sanchalanasana) si pratica prima avanzando con la gamba destra e nella seconda con la sinistra. Il passaggio dalla prima parte alla seconda (dalla posizione 6 alla 7) avviene con il saluto con gli otto arti (Ashtanga namaskara) e la posizione del serpente (Bhujangasana).

Un’ulteriore differenza è data da 2 diverse versioni (A e B) proposte dall’Ashtanga Vinyasa, e da una sequenza in cui a volte si trova nella posizione 5 e 8 la figura del cane a testa in giù, e a volte la figura del bastone (il plank per intenderci).

Attrezzature

Non servono particolari attrezzature, è sufficiente un tappetino da yoga e un abbigliamento comodo.

Va praticato con calma, cercando di eseguire i vari movimenti in maniera fluida. All’inizio è preferibile imparare ogni asana eseguendolo in maniera singola. Così si perfeziona la posizione e si arriva a padroneggiarla.

Col passare del tempo e un po’ di pratica, i movimenti diverranno più fluidi e armoniosi.

Le varianti del Saluto al Sole

Esistono due varianti principali: la forma A e la forma B.

Saluto al Sole: forma A

Nella forma A è costituito dalle posizioni seguenti:

  1. posizione della preghiera Prarthanasana
  2. posizione delle braccia alzate Hasta Uttanasana
  3. piegamento in avanti Padahastasana
  4. posizione equestre Ashwa Sanchalanasana
  5. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana oppure posizione del bastone Chaturanga Dandasana
  6. saluto con gli otto arti Ashtanga Namaskara
  7. posizione del cobra Bhujangasana
  8. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana
  9. posizione equestre Aswha Sanchalasana
  10. piegamento in avanti Padahstasana
  11. posizione delle braccia alzate Hasta Uttanasana
  12. posizione della preghiera Prarthanasana

saluto al sole

Saluto al Sole forma A in dettaglio

Ecco come eseguire la sequenza delle varie posizioni in pratica per la versione A del Saluto al Sole. Si parte in piedi vicino al bordo del tappetino. I piedi sono paralleli tra loro e distanti come la larghezza delle anche. Le braccia e gambe rilassate, gli occhi chiusi ed il respiro normale.

  1. posizione della preghiera Prarthanasana: espirate congiungendo i palmi delle mani sul petto.
  2. posizione delle braccia alzate Hasta Uttanasana: inspirate distendendo le braccia verso l’alto, e larghe quanto le spalle. Dividete le mani e inarcate la schiena. Gambe e piedi devono restare fermi e le piante dei piedi ben a terra.
  3. piegamento in avanti Padahastasana: espirando piegatevi in avanti con il busto, e poi verso il pavimento, mantenendo la colonna vertebrale diritta. I palmi aperti sono appoggiati ai lati dei piedi, tenendo la testa in linea con la schiena. Questo movimento non è semplicissimo, se si è poco elastici. Cercate di arrivare più in basso possibile, magari piegando un poco le ginocchia.
  4. posizione equestre Ashwa Sanchalanasana: trattenendo il respiro spostate il peso sui palmi ai lati dei piedi. Portate indietro la gamba destra fino a toccare con il ginocchio terra, appoggiando solo le dita del piede. Allo  stesso tempo piegate la gamba sinistra, senza muovere il piede sinistro né le mani. Spingete il bacino in avanti e inarcate un poco la schiena, guardando dritto ed allargando il torace.
  5. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana: inspirando portate indietro la gamba sinistra a fianco del piede destro. Contemporaneamente sollevate il sedere e portate all’ingiù la testa, tra le braccia. Si deve creare un triangolo. Mantenete schiena, gambe e braccia dritte, ed i piedi appoggiati al suolo.
  6. saluto con gli otto arti Ashtanga Namaskara: espirate mentre piegate le ginocchia fino a terra, puntando le dita dei piedi sul tappetino. Abbassate il torace, piegando i gomiti, in modo da toccare il tappetino con il mento e il torace. Tenete alzati da terra glutei e l’addome. Così solo 8 parti del corpo toccano terra (piedi, ginocchia, petto, mento e mani).
  7. posizione del cobra Bhujangasana: abbassate il bacino verso terra, scorrendo con il busto in avanti. Inspirando, aprite il petto e raddrizzate i gomiti. Inarcando così la schiena all’indietro, spingete il petto davanti, e volgete un poco lo sguardo verso l’alto. Le braccia dritte sosterranno il torace, i palmi delle mani sono a terra. Assicuratevi che il bacino sia sollevato.
  8. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana: trattenendo il respiro, sempre con i palmi a terra, senza spostare mani e piedi, appoggiate le dita dei piedi a terra e sollevate il sedere e portate all’ingiù la testa, tra le braccia. Tenendo sempre le gambe dritte, tornate nella posizione a triangolo. Mantenete schiena, gambe e braccia dritte, e appoggiate i talloni a terra.
  9. posizione equestre Aswha Sanchalasana: tenendo i palmi a terra, piegate la gamba sinistra in avanti, ed espirando portate il piede tra le mani, con il ginocchio sotto il petto. Contemporaneamente piegate a terra il ginocchio destro e spingete in avanti il bacino per inarcare la schiena. Allargate il petto e volgete lo sguardo dritto un po’ verso l’alto, allungando la gamba sinistra e le braccia.
  10. piegamento in avanti Padahstasana: trattenendo il respiro avanzate il piede destro portandolo in avanti, tra le mani. Avanzate anche con il sinistro e a piedi uniti, alzate verso l’alto il bacino, allungando entrambe le ginocchia. Tenete la fronte più vicina possibile alle ginocchia senza sforzi. Le palme delle mani sono a terra e di fianco ai piedi.
  11. posizione delle braccia alzate Hasta Uttanasana: sollevate il busto per raddrizzarvi e mantenendo gambe e piedi fermi. Inspirate mentre alzate le braccia verso l’alto e inarcate la schiena all’indietro. Tenete le braccia alla larghezza delle spalle e volgete lo sguardo in avanti, leggermente verso l’alto.
  12. posizione della preghiera Prarthanasana: espirando abbassate le braccia e ricongiungete i palmi delle mani all’altezza del petto.

Saluto al Sole: forma B

Nella versione B vengono aggiunte tre posizioni, la sedia, il mezzo piegamento ed il guerriero I, ripetute 2 volte per la simmetria della sequenza.

Si tratta di una progressione più difficile da eseguire. In genere si passa a questa versione quando si ha una buona familiarità con la precedente. Ecco l’intera sequenza:

  1. posizione della preghiera Prarthanasana
  2. posizione della sedia Utkatasana
  3. piegamento in avanti in piedi Uttanasana
  4. mezzo piegamento Ardha Uttanasana
  5. posizione del bastone Chaturanga Dandasana
  6. posizione del cobra Bhujangasana o posizione del cane a testa in su Urdhva Mukha Svanasana
  7. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana
  8. posizione del guerriero I Virabhadrasana I
  9. posizione del bastone Chaturanga Dandasana
  10. posizione del cobra Bhujangasana o posizione del cane a testa in su Urdhva Mukha Svanasana
  11. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana
  12. posizione del guerriero I Virabhadrasana I
  13. posizione del bastone Chaturanga Dandasana
  14. posizione del cobra Bhujangasana o posizione del cane a testa in su Urdhva Mukha Svanasana
  15. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana
  16. mezzo piegamento Ardha Uttanasana
  17. piegamento in avanti in piedi Uttanasana
  18. posizione della sedia Utkatasana
  19. posizione della preghiera Prarthanasana

saluto al sole

Saluto al Sole forma B in dettaglio

La versione B del Saluto al Sole è una variante più complessa rispetto alla A. Si consiglia pertanto di eseguirla soltanto dopo essere riusciti a padroneggiare bene la forma più semplice.

La versione B prevede l’aggiunta alla sequenza classica della posizione della sedia e della posizione del guerriero. Ecco la sequenza:

  1. posizione della preghiera Pranamasana: espirando si parte congiungendo i palmi delle mani sul petto.
  2. posizione della sedia Utkatasana: inspirando, raddrizzate la schiena e piegate le ginocchia, tenendo le gambe unite e strette. Non piegate troppo le ginocchia (non devono oltrepassare la punta dei piedi), alzate le mani sempre con le palme congiunte, guardando dritto o verso l’alto.
  3. piegamento in avanti in piedi Uttanasana: abbassate il busto in avanti e portate le mani a terra accanto ai piedi, piegandovi lentamente ed espirando.
  4. mezzo piegamento Ardha Uttanasana: inspirando, tenete i palmi a terra e raddrizzate la schiena, allungandovi in avanti. Tenete lo sguardo alto davanti a voi.
  5. posizione del bastone Chaturanga Dandasana: espirando, portate indietro un piede e poi l’altro o fate un salto all’indietro, appoggiando solo le punte dei piedi a terra. Abbassate poi tutto il corpo, piegando i gomiti. Questa posizione si può eseguire anche con le ginocchia appoggiate a terra.
  6. posizione del cobra Bhujangasana: inspirando spingete il bacino in avanti appoggiando il dorso dei piedi a terra. Tendete la schiena e le braccia, con le palme delle mani che spingono sul pavimento. Allargate il petto e guardate in avanti.
  7. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana: espirando, alzate il bacino, allungate le gambe, ritornate sulle dita dei piedi e spingete sui talloni con i piedi a terra per assumete la posizione del cane. Testa rivolta verso il basso e sguardo all’addome, palmi delle mani sempre a terra.
  8. posizione del guerriero I Virabhadrasana I: inspirando, avanzate il piede destro e posizionatelo tra le mani, palmi a terra. Quindi, girate il tallone sinistro a 45°, abbassate il bacino, raddrizzate la schiena e contemporaneamente alzate le mani giunte verso il cielo. Portate lo sguardo in avanti.
  9. posizione del bastone Chaturanga Dandasana: espirando ritornate con le palme delle mani sul suolo, riportate indietro il piede destro, appoggiandovi sulle dita e riprendete la posizione nel plank. Sguardo verso il basso.
  10. posizione del cobra Bhujangasana: riprendete il cobra inspirando. Abbassate il bacino e appoggiate il dorso dei piedi a terra. Tendete la schiena e le braccia, con le palme delle mani che spingono sul pavimento. Allargate il petto e guardate in avanti.
  11. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana: espirate ed eseguite il triangolo, alzando il bacino verso l’alto, allungando le gambe, ritornando sulle dita dei piedi e spingendo sui talloni con i piedi a terra per assumete la posizione del cane. Testa rivolta verso il basso e sguardo all’addome, palmi delle mani sempre a terra.
  12. posizione del guerriero I Virabhadrasana I: inspirando, riprendete la posizione del guerriero, ma questa volta avanzate il piede sinistro e posizionatelo tra le mani, palmi a terra. Quindi, girate il tallone destro a 45°, abbassate il bacino, raddrizzate la schiena e contemporaneamente alzate le mani giunte verso il cielo. Portate lo sguardo in avanti.
  13. posizione del bastone Chaturanga Dandasana: espirando, riportate indietro il piede sinistro e poi l’altro o fateli saltare all’indietro, appoggiando solo le punte dei piedi a terra. Abbassate tutto il corpo, piegando i gomiti.
  14. posizione del cobra Bhujangasana: inspirando portate il bacino in avanti e appoggiate il dorso dei piedi a terra. Raddrizzate la schiena e le braccia, le palme rivolte a terra. Aprite il petto e guardate in avanti.
  15. posizione del cane a testa in giù Adho Mukha Svanasana: espirando riportate il bacino verso l’alto, ritornate sulle dita dei piedi e, con i piedi a terra, allungate bene il busto e prendete la posizione a triangolo. Testa rivolta verso il basso e sguardo all’addome, palmi delle mani sempre a terra.
  16. mezzo piegamento Ardha Uttanasana: inspirando, raddrizzare la schiena, portate in avanti prima un piede e poi l’altro, oppure fate un salto avanti, per portarvi nella posizione del mezzo piegamento. Allungatevi in avanti, con mani sulle ginocchia e lo sguardo rivolto davanti, le spalle indietro.
  17. piegamento in avanti in piedi Uttanasana: espirando, abbassate il busto e appoggiate le mani con i palmi a terra, portandole accanto ai piedi.
  18. posizione della sedia Utkatasana: inspirando, alzare la schiena e tendersi verso l’alto, piegando contemporaneamente le ginocchia per ritornare nella posizione della sedia. Alzate le mani con le palme congiunte, e sguardo dritto.
  19. posizione della preghiera Prarthanasana: espirando raddrizzate le gambe e abbassate le mani sul petto, sempre con i palmi congiunti. Si conclude l’esercizio.

Consigli

Quelle che abbiamo visto sono le due forme classiche. Numerose sono poi le varianti che si possono sperimentare ed applicare, anche in base ai propri limiti fisici.

Indipendentemente dalla sequenza scelta, ecco una serie di utili consigli sempre validi.

  • Indossare vestiti comodi che non impediscano i movimenti
  • provare i vari movimenti singolarmente, soprattutto all’inizio. Poi unirli in maniera armonica solo quando si ha una buona padronanza dei singoli atti
  • concentrarsi sulla respirazione, è un elemento fondamentale per la buona riuscita dell’esercizio
  • muoversi con i propri ritmi
  • riuscire a trovare il rilassamento in ogni posizione

Saluto al Sole, quando farlo

Dato il suo significato, in teoria sarebbe bene eseguirlo la mattina rivolgendosi a est, dove nasce appunto il sole. In origine si consigliava di eseguirlo anche la sera .

In realtà, dal momento che permette di ottenere maggiore elasticità, è fattibile in qualsiasi momento della giornata. Anche più volte al giorno.

A seconda del momento prescelto, diversi saranno anche gli scopi:

  • la mattina risveglia la propria consapevolezza per portare nuova luce ed energia vitale
  • il pomeriggio è un ottimo energizzante naturale
  • la sera aiuta a rilassarsi

Quanto volte

Almeno una volta al giorno. Sono sufficienti 3-6 ripetizioni, tra i 5 e 15 minuti circa. L’ideale sarebbe praticarlo almeno 20-30 minuti al giorno o per 12 cicli.

saluto al sole

In estate, meglio esercitarsi all’aria aperta, per aumentare i benefici ed assorbire meglio l’energia vitale della luce.

Saluto al Sole: gli errori

E dopo avere visto tutto quello che bisogna fare, passiamo anche agli errori più comuni. Eccoli.

  • Non fare Shavasana, la posizione del cadavere: un rilassamento con cui si dovrebbe concludere la seduta.
  • Non rispettare i momenti di riposo che il corpo richiede: se per vari motivi non ci si trova nelle condizioni fisico-psichiche ottimali, non bisogna sforzarsi per eseguire tutte le posizioni. Evitare le posizioni che non si riescono ad assumere e piuttosto scegliere una posizione di riposo.
  • Agire per imitazione: non bisogna cercare di emulare il Maestro o gli altri allievi. Ognuno deve agire a seconda delle sue capacità e ascoltando con consapevolezza i messaggi che il corpo comunica
  • Trattenere il respiro: concentratevi per eseguire le posizioni nella maniera corretta, ma anche sul respiro, elemento importante della pratica.

Controindicazioni

In caso di problemi specifici a schiena e articolazioni, non forzate mai le posizioni. Meglio evitare in caso di pressione alta, diarrea e gravi problemi e/o lesioni spinali.

Vi sono poi delle condizioni particolari:

  • Ciclo mestruale: sconsigliato nei primi 3 giorni del ciclo, ma rimane comunque un fattore molto personale
  • Gravidanza: praticabile fino al 3-5 mese di gravidanza, ma con varianti facilitate e mantenendo sempre un ritmo lento e calmo

Per qualsiasi dubbio, chiedere al medico o all’insegnate di yoga.

Saluto al Sole per anziani

Questo esercizio è fattibile da chiunque, a qualsiasi età. Dopo i 50 anni o in seguito ad un infortunio, è possibile avere qualche limitazione dovuta a rigidità e scarsa elasticità.

Ma non dovete rinunciare, anzi. Basta eseguire la sequenza in maniera progressiva, senza sforzarsi né esagerare.

Alcune posizioni potrebbero essere impossibili da eseguire, per questo è  bene chiedere all’insegnante che saprà di certo consigliare delle varianti adatte.
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Dall’olio di ricino al massaggio palpebrale, tutti i metodi per rinforzare le ciglia

Gli occhi sono lo specchio dell’anima. E avere delle belle ciglia lunghe e folte non possono far altro che enfatizzare il nostro sguardo! Purtroppo, però, non è così per tutti… Ci sono inoltre anche periodi particolari o comportamenti sbagliati che portano ad un indebolimento delle ciglia. Ma non c’è bisogno di disperare. Esistono infatti tanti rimedi per rinforzare le ciglia. Vediamoli insieme.

Rinforzare le ciglia, le cause dell’indebolimento

Può capitare, prima o poi, che ciglia forti, folte e robuste, a un tratto comincino ad apparire più sottili e rade. I motivi sono vari:

  • stropicciarsi spesso gli occhi indebolisce e talvolta può arrivare addirittura a spezzare le ciglia
  • non struccarsi la sera: è una cattivissima abitudine non solo per gli occhi ma anche la salute della pelle
  • utilizzare spesso alcuni tipi di mascara, specialmente waterproof, riduce l’idratazione delle ciglia
  • usare cosmetici di scarsa qualità o scaduti
  • seguire un’alimentazione sbilanciata e povera di importanti sostanze
  • età: con l’avanzare degli anni si assiste alla riduzione della crescita di peli e capelli su tutto il corpo

A cosa servono le ciglia

Ciglia lunghe e folte sono segno di sensualità e carisma, donano infatti uno sguardo magnetico e profondo. Ma non è solo una questione di bellezza.

Le ciglia non sono state messe lì, sull’orlo palpebrale, “a caso”. Svolgono infatti importanti funzioni per la salute dell’occhio, proteggendolo da polvere e impurità.

Ecco perchè è importante prendersene cura ed evitare comportamenti sbagliati, in modo da averle sempre belle, sane e forti.

Rinforzare le ciglia con olio di ricino

L’olio di ricino, costituito da trigliceridi e acidi grassi, possiede proprietà simili alla cheratina, sostanza che riveste la pelle, i capelli e le unghie. Ha pertanto proprietà ristrutturanti e rinforzanti.

Nel caso specifico delle ciglia, le idrata e le rende più luminose, aumentandone, al tempo stesso, forza e volume.

Se ne applica una piccola quantità la sera, dopo l’importantissimo rito della struccatura, e lo si lascia agire tutta la notte. Per applicarlo, usare lo scovolino pulito di un vecchio mascara o un cotton fioc.

Già dopo una settimana, si potranno vedere i primi risultati: ciglia spesse e corpose, lucide e meno fragili.

rinforzare le ciglia con l'olio di ricino
L’olio di ricino è uno dei principali sistemi naturali per rinforzare le ciglia.

Rinforzare le ciglia con olio d’oliva

L’olio di oliva è un’ottima soluzione per rinforzare le ciglia, nutrirle, idratarle e renderle folte e belle lunghe. Usarlo è molto semplice. La sera, dopo essersi struccate, basta passarne qualche goccia sulle ciglia aiutandosi con il pennellino pulito di mascara, con un cotton fioc o anche semplicemente con le dita. Partire dall’attaccatura e arrivare sulla punta, insistendo un po’ di più sulla parte centrale per rendere le ciglia ancora più curve.

La mattina seguente, risciacquare con acqua e un detergente delicato.

I risultati cominceranno a vedersi già dopo un paio di mesi.

Altri oli naturali per rinforzare le ciglia

Dopo aver visto i classici ‘must’ per la salute delle ciglia, passiamo ad altri oli vegetali che possono aiutare a rinforzare le ciglia.

Olio di jojoba

Ricco di ceramide, un acido grasso essenziale che nutre in profondità, l’olio di jojoba stimola la crescita delle ciglia e ne riduce l’eccessiva caduta. La modalità di applicazione è la stessa da usare con l’olio d’oliva: stendere su tutta la lunghezza con un cotton fioc o un applicatore per mascara ogni sera prima di andare a dormire.

Olio di mandorle

Grazie all’elevato contenuto di vitamine A, B ed E, l’olio di mandorle svolge un potere antiossidante che protegge le ciglia dagli effetti negativi del sole e delle tossine.

Inoltre, i suoi acidi grassi, nutrono le ciglia favorendone una crescita sana.

Anche questo va lasciato agire tutta la notte.

Rosa mosqueta

Nota per le proprietà curative e idratanti, rinforza le ciglia e ne evita la caduta.

Ne bastano poche gocce da applicare la sera prima di coricarsi.

Olio di cocco

I suoi acidi grassi, unitamente agli antiossidanti e ai minerali essenziali, sono l’ideale per rinforzare le ciglia e aumentarne il volume.

L’olio di cocco va benissimo anche come struccante.

Rinforzare le ciglia con aloe vera

Ecco un altro prodotto utilissimo per rinforzare le ciglia. L’aloe vera, 100% puro e privo di oli essenziali o profumazioni aggiunte, è adatto per occhi particolarmente sensibili che si irritano facilmente. Va applicato insieme da un altro olio veicolo (olio di mandorle dolci, olio di cocco…) nella proporzione ¾ di gel di aloe e ¼ di olio leggero a scelta.

Rivestire le ciglia con la miscela e, solo sulle punte, una goccia dell’olio prescelto.

Lasciare agire tutta la notte e sciacquare via la mattina dopo.

Rinforzare le ciglia con la vaselina

Anche la vaselina vanta ottimi risultati per quanto riguarda la cura e la bellezza delle ciglia. Si applica la sera, tamponandola delicatamente alla base delle ciglia, la si lascia agire tutta la notte e il mattino dopo si risciacqua via.

Rinforzare le ciglia con l’albume d’uovo

L’uovo è un altro rimedio naturale, semplice da usare e anche economico. L’uovo contiene infatti un alto contenuto di proteine e soprattutto la biotina e le vitamine del gruppo B, fondamentali per la crescita e la salute di unghie, ciglia e capelli.

In questo caso, occorre preparare una maschera con l’albume di un uovo sbattuto insieme a un cucchiaino di olio di ricino. Applicare sulle ciglia aiutandosi con un cotton fioc e lasciare in posa 15 minuti circa. Quindi risciacquare.

Questo trattamento andrebbe effettuato 3 volte la settimana per almeno un paio di mesi.

Rinforzare le ciglia con l’alimentazione

“Siamo quello che mangiamo”. Non è solo un modo di dire. Tutto ciò che portiamo in tavola si riflette sul nostro organismo, nel bene e nel male.

Per rinforzare le ciglia, occorre prediligere alimenti contenenti zinco, magnesio e vitamine (in particolare A, B, C ed E).

Alimenti tipo che non devono mai mancare sono, ad esempio, pesce, mandorle e broccoli.

Massaggio per rinforzare le ciglia

ll massaggio localizzato delle palpebre è particolarmente utile in quanto aiuta ad allungare e infoltire le ciglia. Incrementando il flusso sanguigno verso i follicoli piliferi delle ciglia, ne previene inoltre la caduta o la rottura.

Si può approfittare dell’applicazione di uno dei prodotti sopra indicati per effettuare il massaggio: basta eseguire movimenti delicati e circolari per almeno 5 minuti.

Ripetere 2 volte al giorno per un paio di mesi.

Rinforzare le ciglia dopo extension

Dopo i capelli, è arrivata la moda delle extension alle ciglia. Si tratta però di una moda da cui sarebbe bene stare alla larga!

A trattamento appena eseguito, in effetti le ciglia possono anche apparire più belle, più lunghe e più folte. In realtà, però, questo effetto non è destinato a durare in eterno. L’amara sorpresa del danno fatto, si ha al momento della rimozione delle ciglia finte. Quelle naturali, saranno infatti rovinate per il trattamento a cui sono state sottoposte. Si presenteranno molto deboli e fragili a causa dell’adesivo che le ha disidratate, e non è escluso il rischio rottura o caduta.

Se proprio non siete riuscite a resistere alla curiosità e vi siete sottoposte a questo trattamento, al momento della rimozione delle extension, correte subito ai ripari eseguendo alla lettera uno dei metodi che vi abbiamo elencato sopra, per dare una mano alle vostre ciglia eccessivamente stressate.

Siero per rinforzare le ciglia

Oltre ai rimedi naturali, esistono anche in commercio i sieri per rinforzare le ciglia. Quelli più efficaci contengono ingredienti naturali e biologici.

In genere a base di aloe vera e oli essenziali (argan, di cocco, ricino, jojoba…), le formule vengono spesso integrate con vitamine A, B ed E. Alcuni prodotti prevedono anche la presenza di peptidi e amminoacidi.

Di solito va applicato la sera, prima di andare a letto. Seguire sempre comunque le istruzioni riportate nel foglietto illustrativo.

Si consiglia di scegliere un siero sicuro e di chiedere consiglio al medico o ad un dermatologo in caso di occhi sensibili o in presenza di allergie.

Rinforzare le ciglia: cosa non fare

Prevenire è meglio curare, si sa… Ecco allora qualche accorgimento da tener presente in via precauzionale per evitare di indebolire troppo le ciglia.

  • Limitare l’uso del piegaciglia solo per occasioni particolari
  • Usare con limitazione anche il mascara waterproof
  • Struccarsi sempre tutte le sere
  • Usare cosmetici di qualità e possibilmente naturali
  • Fare attenzione alla data di scadenza di mascara & C
  • Cercare di non stropicciarsi gli occhi troppo spesso
  • Evitare tecniche stressanti per le ciglia come le extension per le ciglia

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Come riconoscere l’intolleranza al lievito e cosa fare per evitarla

L’intolleranza al lievito è un tipo di intolleranza piuttosto particolare: se nel caso della stragrande maggioranza delle intolleranze, queste si sviluppano quando un alimento non viene digerito o metabolizzato in modo corretto, nel caso dell’intolleranza al lievito, si pensa invece che si tratti invece di un problema legato ad una lievitazione non corretta degli alimenti.

Intolleranza al lievito: sintomi

Gonfiore, stitichezza, diarrea, bruciore di stomaco: sono solo alcuni dei sintomi relativi all’intolleranza al lievito. Alcune persone infatti, hanno anche lamentato mal di testa e difficoltà nella respirazione. Ma bisogna prestare attenzione: solo alcuni test diagnostici possono aiutare a capirne le cause.

In alcuni casi, a provocarli sono alcuni farmaci, primi fra tutti gli antibiotici, i corticosteroidi e le terapie ormonali, come la pillola anticoncezionale o la terapia sostitutiva orale.

Si parla infatti di intolleranza in presenza di una sostanza (l’istamina) o della sua assenza (l’enzima che permette di digerire il lattosio), ma nel caso dell’intolleranza al lievito, si tratta di un’infiammazione del microbiota intestinale.

Tra i sintomi, sono presenti anche dolori articolari, spossatezza, candidosi, eczemi, ritenzione idrica e dolori addominali. Si potrebbe dunque trattare di squilibri del sistema immunitario, di malattie autoimmuni; patologie fungine, disturbi dell’alvo, carenze nutritive di vitamine e minerali e tumori del colon-retto. Pertanto, è bene indagare.

Intolleranza al lievito: test

Si consiglia un test specifico in grado di escludere l’allergia al grano o anche a sostanze spesso presenti nei panificati, come ad esempio l’alfa-amilasi o al glutine, che presenta sintomi molto simili.

Se il problema non è stato chiarito, in caso di intolleranza ai lieviti, o per meglio dire, di “infiammazione al cibo”, il prossimo passo da effettuare è seguire una dieta a eliminazione, che verrà prescritta dal proprio medico.

Per cercare di risalire alla causa dell’irritazione, verrà sospesa l’assunzione di determinati alimenti, in un periodo di circa 1/2 mesi. I suddetti alimenti verranno poi reintrodotti uno per volta.

FOCUS: Lattosio e intolleranza: quello che c’è da sapere

Intolleranza al lievito: di birra

È il classico lievito che si trova nei prodotti da forno, ma anche in commercio, sia in forma di panetti che in granuli. È l’ingrediente che causa i maggiori problemi a chi è intollerante al lievito, dato che è causa di gonfiore e pesantezza.

I lieviti, in generale, sono un gruppo di funghi formati da un unico tipo di cellula. Quello del lievito di birra è il Saccharomyces cerevisiae, impiegato, oltre che nel pane, nei sui sottoprodotti e nella birra, anche per la produzione di vino.

Intolleranza al lievito: di birra come sostituirlo

Lo si può sostituire col lievito madre, poiché, nonostante siano entrambi naturali, quest’ultimo è composto da batteri del genere Lactobacillus. Questi sono in grado di avviare la fermentazione e produrre acidi che consentono una maggior crescita e dunque digeribilità del prodotto che lo contiene.

Intolleranza al lievito: madre

Detto anche pasta madre, è un impasto di farina e acqua acidificato da un complesso di lieviti e batteri organici.

All’inizio della dieta a eliminazione, anche i prodotti da forno contenenti il lievito madre verranno esclusi. In sostituzione veranno proposti: cracker, grissini, muesli, cereali senza glutine, gallette, piadine, tortillas.

Intolleranza al lievito: fa ingrassare

È stato stabilito che un malassorbimento dei cibi, specie se legato alla fermentazione degli zuccheri, può portare ad una maggior tendenza a ingrassare, anche nel caso in cui si curasse l’alimentazione, incluso il porzionamento.

Questo perché un’intolleranza agli zuccheri può condurre a insulino-resistenza, che impedirebbe alle cellule un corretto e completo utilizzo del glucosio che quindi, porterebbe all’aumento di peso.

Intolleranza al lievito: cosa non mangiare

Per evitare i sintomi, è necessario preferire prodotti a lievitazione naturale, più leggera, mentre si sconsiglia di eliminare del tutto i panificati nel lungo periodo, in quanto potrebbero portare ad un’alimentazione poco equilibrata.

Ma la cosiddetta intolleranza ai lieviti non interessa solo i prodotti da forno, bensì anche i formaggi, il vino e tanti altri prodotti che vengono sottoposti a lievitazione o fermentazione, come ad esempio, la kombucha. E attenzione anche alla frutta, che può fermentare.

Durante la disintossicazione, vengono eliminati i formaggi e i salumi; ovviamente l’aceto, ma anche maionese e senape, che lo contengono. E poi oltre agli alimenti in scatola e acidificati come salamoie e conserve, verranno evitati: il brodo granulare, la carne e il salmone affumicati, alimenti a base di soia, i funghi, i tartufi.

SPECIALE: Intolleranze alimentari: cosa sono, come riconoscerle e come conviverci

Intolleranza al lievito: cosa mangiare a colazione

Sarà necessario non utilizzare miele, yogurt e kefir, la frutta secca e quella fresca come uva, susine, fichi, datteri, prugne e albicocche, che fermentano naturalmente. Al mattino, si potrà fare affidamento solo su prodotti non lievitati, come ad esempio le fette biscottate vuote, dato che sono vietate anche le margarine.

Sono da evitare anche il tè nero ed il karkadè, ma anche caffè e bibite zuccherate. Si può però consumare cereali come mais, avena, miglio, grano saraceno, riso, amaranto e quinoa, con semi oleosi, frutta fresca e un po’ di latte. I risultati del wash-out si potrebbero presentare già entro i primi tre giorni.

intolleranza al lievito
Un disturbo meno raro di quello che si pensa.

Intolleranza al lievito: come sostituirlo

Il miglior modo per combattere le intolleranze sta nel cercare di seguire un’alimentazione corretta ed equilibrata, scegliendo di non indulgere in alimenti che possano appesantire l’intestino, come gli stagionati ed affumicati.

Meglio prediligere le cotture al vapore e alla griglia e non esagerare con salse e condimenti. Ma anche mantenere gli orari, i pasti e le quantità sempre stabili, oltre a praticare attività fisica e a mantenere l’organismo idratato.

Potrebbe essere utile anche assumere, in contemporanea, dei fermenti lattici, che rinforzano il sistema immunitario. Ma anche l’Echinacea, che agisce sulla flora batterica.

L’intolleranza al lievito non esiste?

Spesso si sente pronunciare questa frase: oggi si preferisce infatti parlare di “infiammazione da profilo alimentare”.

Nel caso dei lieviti, la sintomatologia provoca un’alterazione del microbiota, generando un disturbo chiamato disbiosi intestinale, che causa problemi di malassorbimento del cibo con conseguente infiammazione della mucosa, fino ad intaccare il sistema immunitario.

Ma se i sintomi dovessero persistere, anche nonostante gli accorgimenti alimentari, è molto probabile che ci si trovi davanti alla sindrome del colon irritabile.

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