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Come consumare meno benzina alla guida: il decalogo

Sapete come consumare meno benzina guidando la vostra auto e quindi emettendo meno CO2 nell’atmosfera oltre a risparmiare dei soldi? Vi diamo alcuni consigli pratici e indichiamo il potenziale risparmio dei comportamenti virtuosi alla guida.

In applicazione delle direttive europee in materia, ogni anno gli Stati membri dell’UE sono chiamati a redigere una guida sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2, tesa a fornire informazioni utili ai consumatori per un acquisto consapevole di autovetture nuove, con lo scopo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e al risparmio energetico.

Il settore dei trasporti è infatti uno dei principali responsabili dell’emissione in atmosfera di questi veleni all’origine del cambiamento climatico, un fenomeno che sta provocando danni notevoli (innalzamento del livello dei mari, ritiro dei ghiacciai, eventi meteorologici estremi ecc.) in tutto il Mondo.

Tuttavia, il nostro Paese continua a detenere uno dei tassi di motorizzazione più alti a livello mondiale, con 37,1 milioni di veicoli circolanti che percorrono circa 13.000 Km all’anno, il 26% in più della media europea. E solo in Italia, negli ultimi 25 anni l’auto resta il mezzo preferito (il suo utilizzo è pari al 75,4% del totale).

Nel complesso le emissioni di gas serra legate ai trasporti dipendono dalle prestazioni delle singole autovetture, da quanta strada percorrono e, non da ultimo, dallo stile di guida del conducente.

Come risparmiare benzina guidando

Ognuno di noi mentre è a bordo della proprio auto può fare molto per ridurre il consumo di carburante e di conseguenza l’inquinamento. In che modo? Semplicemente adottando una guida eco-compatibile, che contribuisce anche a ridurre i costi di viaggio e ad aumentare la sicurezza stradale.

Vediamo quali sono le principali regole dell’eco-driving, segnalate dall’edizione italiana 2014 della “Guida al risparmio di carburante e alle emissioni di anidride carbonica delle autovetture”.

Guidare tranquilli, senza accelerate e frenate brusche

Prima di tutto, è totalmente inutile far riscaldare il motore a veicolo fermo, né al regime minimo né elevato: il motore infatti si scalda più lentamente, aumentando consumi, emissioni ed usura.

come consumare meno benzina guida veloce
Per risparmiare carburante è importante guidare tranquilli, senza accelerate e frenate brusche

Accelerare gradualmente è sicuramente un modo per risparmiare carburante, così come passare al più presto alla marcia superiore: infatti ‘tirare’ le marce e ‘spingere’ il motore per ottenere accelerazioni brillanti comporta un sensibile aumento dei consumi, delle emissioni inquinanti e dell’usura del motore.

Anche mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme aiuta a limitare il consumo di carburante e di emissioni, dal momento che il consumo di carburante aumenta esponenzialmente all’aumentare della velocità.

Se guidate in modo attento e morbido, evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili, decelerate gradualmente rilasciando il pedale dell’acceleratore e tenendo la marcia innestata, ecco che l’emissione di CO2 sarà sicuramente più bassa. Anche i colpi di acceleratore quando si è fermi al semaforo o prima di spegnere il motore sono totalmente inutili e consumano. Spegnete il motore quando appena è possibile, in coda, al semaforo, in un parcheggio.

Controllate le gomme e la manutenzione

Una buona manutenzione della pressione delle gomme aiuta a risparmiare. Controllare la pressione quando gli pneumatici sono freddi, almeno una volta al mese e prima di lunghi percorsi aiuta a limitare il consumo di carburante; infatti la pressione troppo bassa aumenta significativamente i consumi di carburante perché diventa maggiore la resistenza al rotolamento. In tali condizioni, inoltre, lo pneumatico è soggetto a un’usura più rapida e al deterioramento delle prestazioni. Inoltre, delle variazioni delle dimensioni degli pneumatici possono alterare le prestazioni originali. Utilizzate pneumatici invernali solo nelle stagioni fredde, in quanto causano un incremento di consumo di carburante, oltre che del rumore di rotolamento.

Steso discorso vale il porta-sci o porta pacchi, vanno tolti dopo averli usati, e comunque, utilizzarli solo in caso di necessità, perché è meglio portare nel bagagliaio gli oggetti più grandi, aiutandosi con il sedile posteriore abbattuto; questo mantiene il veicolo, per quanto possibile, nel proprio stato originale e fa risparmiare benzina.

Non viaggiate con l’auto piena di bagagli, perché il veicolo ed il suo assetto influenzano fortemente i consumi e la stabilità del veicolo. Ricordare che è vietato superare la massa massima complessiva del veicolo che è indicata nel libretto di circolazione. 

come consumare meno benzina controllare pressione gomme
Controllate la pressione delle gomme e fate la giusta manutenzione

Non esagerate con l’aria condizionata

Anche questo ha un piccolo, ma alla lunga, tangibile impatto in termini di consumi. Se si viaggia a bassa velocità (sotto i 50 km/h) allora meglio aprire un pochino il finestrino. Non c’è bisogno di portare al massimo la differenza di temperatura con l’esterno.

Tenete i finestrini chiusi

Quando si viaggia ad alta velocità, ad esempio in autostrada, viaggiare con i finestrini aperti influisce negativamente sull’aerodinamica del veicolo e, conseguentemente, sui consumi di carburante.

Limitate l’uso dei dispositivi elettrici

Non tutti ci pensano, ma anche utilizzare i dispositivi elettrici solo quando servono limita il consumo, così anche il climatizzatore andrebbe acceso solo per reale necessità (magari scegliendo una vettura di colore chiaro e orientando bene le bocchette d’areazione). Il lunotto termico del veicolo, i proiettori supplementari, i tergicristalli, la ventola dell’impianto di riscaldamento, assorbono una notevole quantità di corrente, e aumentano il consumo di carburante.

 come consumare meno benzina bagagliaio pieno
Vi spieghiamo come consumare meno benzina guidando: non stipate l’auto di bagagli!

Quanto si può risparmiare guidando bene?

Anche l’Ente nazionale idrocarburi ha stilato dei calcoli sui possibili risparmi legati al migliore stile di guida. Per quanto riguarda la regolazione della temperatura, ad esempio, è stato verificato che un uso intelligente dell’aria condizionata – mantenendo una temperatura non troppo bassa o spegnendo il condizionatore prima di scendere – permette di consumare meno benzina in modo tangibile e risparmiare fino a 55 euro l’anno di benzina.

Mantenere una velocità costante senza tirare le marce può contribuire a risparmiare fino al 35% di carburante (con un’andatura di 110 Km/h potremmo risparmiare circa 110 euro/anno).

In città una guida tranquilla, senza pensare di guidare una supercar, evitando brusche accelerazioni e frenate e anticipando la dinamica del traffico e i rallentamenti gioveranno alle vostre tasche, perché si possono ridurre i consumi di almeno il 10%, con un risparmio superiore ai 90 euro l’anno.

Quando siete alla guida, evitando di riscaldare il motore risparmierete fino a due litri di carburante al mese per un valore di circa 60 euro l’anno, mentre inserire le marce più alte quando le condizioni lo consentono (ad esempio preferendo la quarta alla terza quando viaggiate a 40 Km/h) vi permetterà di guadagnare oltre 40 euro l’anno).

Se la pressione degli pneumatici è corretta, consumerete il 3% di carburante in meno, con una minore spesa di oltre 60 euro l’anno. Acquistando poi  degli pneumatici full-saver, che minimizzano il loro attrito con l’asfalto abbatterete i consumi fino al 3% in città e al 5% nei tragitti extra-urbani, risparmiando 80 euro l’anno.

Stesso discorso vale per l’olio. Al momento del cambio, spendete un po’ di più per far vostri i lubrificanti fuel economy, durano il doppio e permettono di risparmiare fino al 4% di carburante, pari a oltre 50 euro l’anno.

bocchette come consumare meno benzina
Tra i trucchi per consumare meno benzina anche il tenere spento il condizionatore se non ce n’è davvero bisogno e chiusi i finestrini.

Se evitate i carichi superflui in auto (un peso di soli 20 Kg aumenta i consumi di carburante dello 0,5%) e non utilizzate gli accessori che penalizzano l’aerodinamica della vettura, potete arrivare a diminuire i consumi di circa il 10% a viaggio. In entrambi i casi risparmierete oltre 10 euro l’anno.

Un altro consiglio su come consumare meno benzina riguardava l’aria condizionata: ricordatevi che tenerla al massimo vi può far arrivare a consumare fino al 25% in più di carburante a viaggio, non abusatene!

Scegliete il tipo di veicolo adatto

Infine, per consumare meno benzina, concedeteci due considerazioni non banali. Al momento dell’acquisto di una nuova vettura preferite un modello a GPL o a metano o, ancora meglio, ibrido o elettrico, al posto di uno a benzina. Oppure ancora, prendete in considerazione uno scooter elettrico quando i vostri spostamenti sono di tipo urbano.

E poi, soprattutto, utilizzate l’automobile solo quando è strettamente necessario o non vi siano alternative: una bella passeggiata o pedalata gioverà alla vostra salute e rinfrancherà il vostro spirito!

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L’ossido di zinco: la sostanza che lenisce e placa le infiammazioni della pelle

L’ossido di zinco è un componente noto nell’industria farmaceutica. Le neo-mamme lo conoscono bene in quanto è l’ingrediente principale delle paste protettive utilizzate al cambio di pannolino. Dotato di molte proprietà, il suo utilizzo non si limita al cambio dei neonati. Scopriamo tutti i suoi benefici e quando può tornare utile utilizzarlo.

Ossido di zinco: cos’è

Si tratta di un composto chimico ottenuto dallo zinco. Si presenta come una polvere bianca molto fine, che si scioglie soltanto in sostanze acide o basiche, non in acqua. È particolarmente noto per il suo potere lenitivo.

È infatti quasi sempre presente nelle creme specifiche per neonati e bambini. Ma è presente anche nei cosmetici e nelle creme solari, poiché ha anche la capacità di proteggere dai raggi del sole e da altri agenti atmosferici.

Nell’INCI di creme, pomate, paste e unguenti dal potere lenitivo e protettivo è segnalato come Zinc Oxide.

L’European Cosmetic Ingredient Database (Cosing) definisce l’ossido di zinco come un colorante cosmetico, un agente di protezione della pelle, un assorbitore e filtro di raggi UV ed è noto per le sue proprietà antibatteriche e opacizzanti.

A cosa serve l’ossido di zinco

Dal potere lenitivo e protettivo, contrasta in maniera molto efficace arrossamenti, irritazioni ed eritemi, causati sia dal contatto con materiali irritanti, sia da una eccessiva e non corretta esposizione al sole. Un esempio classico è il pannolino dei neonati, ma anche degli anziani.

ossido di zinco

Il costante contatto tra la pelle delicata ed il tessuto del pannolino spesso provoca forti irritazioni dell’epidermide. Per questo, ad ogni cambio può essere molto utile l’applicazione di una crema arricchita di zinco, in quanto va a creare una barriera cutanea che la protegge, mantenendola integra a lungo.

Grazie alla sua azione antiossidante, favorisce inoltre la rigenerazione della pelle e dei tessuti. In tal senso, si rivela quindi molto utile nel caso di lesioni da una dermatite o di un eritema solare.

Possiede inoltre azione antisettica, astringente ed antinfiammatoria. Per tali proprietà, si rivela essere un prodotto assai utile per il trattamento di acne e brufoli, nonché per la cura di problemi dermatologici quali dermatiti, eczema e psoriasi.

Da aprile 2016 ne è autorizzato l’utilizzo nelle creme solari. In effetti, forma una pellicola protettiva sulla superficie della pelle, agendo come filtro dei raggi UV.

Nei prodotti di makeup è usato come pigmento bianco e come base coprente: soprattutto nei fondotinta, nei fard e nell’ombretto in polvere, e nei rossetti.

Proprietà dell’ossido di zinco

La principale proprietà per cui è conosciuto è la sua capacità di lenire le infiammazioni e irritazioni della pelle. Inoltre, aiuta a rimarginare le ferite, favorendo la guarigione dell’epidermide, e previene la comparsa di arrossamenti o problemi cutanei.

Svolge anche un’azione antisettica, ovvero è in grado di evitare la proliferazione batterica o di altri microrganismi.

Non da ultimo, le sono riconosciute proprietà astringenti ed antinfiammatorie.

Riassumendo, questo ingrediente è:

  • lenitivo
  • antinfiammatorio
  • antisettico
  • astringente
  • favorisce la guarigione di piccole e grandi ferite
  • previene la comparsa di arrossamenti e irritazioni

Crema all’ossido di zinco

La pomata o crema arricchita da questo ingrediente è la forma più comune per l’utilizzo di questa sostanza dalle importanti proprietà.

Si spalma direttamente sulla parte interessata. Nel caso di piaghe e ferite aperte, si consiglia di coprire con una garza sterile.

Si tratta di una crema molto coprente che lascia tracce leggermente untuose e bianche sui vestiti, di conseguenza è sempre meglio attendere prima di vestirsi oppure è consigliato coprirlo con un garza spessa.

Unguento all’ossido di zinco

Gli unguenti allo zinco possono essere applicati direttamente sulle ferite, anche in caso di ustione.

Nel caso di una scottatura, agisce immediatamente contrastando dolore e bruciore. Allevia inoltre il rossore cutaneo, prevenendo la desquamazione e la formazione di vesciche. È ideale per l’eritema da sole con vescicole aperte.

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Ossido di zinco in polvere: come si usa

Sotto forma di polvere si usa per i bendaggi. I primi vennero utilizzati a fine ‘800 dal dermatologo Paul Gerson Unna. Tali bendaggi consistono nell’applicazione di apposite garze impregnate di polvere e sono particolarmente indicati in caso di ulcere, tagli e ferite.

Se in farmacia è facile trovare creme a base di ossido di zinco, quando si parla di bende, la ricerca diventa più difficile.

Prima dell’uso, è sempre fortemente consigliato il consulto del medico, soprattutto in caso di ulcere venose, tromboflebite e insufficienza venosa cronica.

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Quando mettere l’ossido di zinco

Date le proprietà appena esposte, è particolarmente indicato nelle seguenti situazioni:

Messo sulle labbra in estate o in alta montagna, aiuta a prevenire l’insorgere dell’herpes da stress solare.

Ossido di zinco per brufoli

Considerando le sue proprietà astringenti, le creme contenenti questa sostanza sono indicate per il trattamento di acne e brufoli.

ossido di zinco

Disinfiamma la cute e lenisce eventuale prurito ed arrossamento sul viso, specie se in associazione con l’acido salicilico, un esfoliante naturale usato per contrastare i brufoli e la produzione eccessiva di sebo.

Ossido di zinco per traumi

L’ossido di zinco in polvere su traumi e ferite aperte pulite è utile per contrastare l’infiammazione e mantenere la ferita umida e pulita, facilitandone la guarigione.

Dopo la sua applicazione, procedere con il bendaggio del trauma con una fasciatura di garze.

Inoltre, è curativo per la pelle nei vari strati. Raggiunge anche i tessuti più profondi, dona immediato sollievo, favorisce la cicatrizzazione, ed aiuta a raggiungere una rapida guarigione.

L’ossido di zinco per macchie della pelle

La sua azione opacizzante e coprente permette di nascondere le piccole imperfezioni cutanee e utilizzato in estate protegge la pelle dalle macchie solari.

L’ossido di zinco per dermatite

Questo minerale ha notevoli proprietà lenitive e calmanti sulla pelle affetta da eritema da scottatura, da eritemi da irritazione e dermatiti di vario genere.

Essendo un antinfiammatorio, è anche ideale per combattere la dermatite da pannolino nei bambini.

ossido di zinco

L’ossido di zinco fa male?

Non presenta particolari controindicazioni ed è un prodotto ben tollerato da tutti, bambini compresi.

Ovviamente, non sono da escludere eccezioni, soprattutto in quelle persone che manifestano una ipersensibilità alla sostanza. In questi casi è necessario scegliere rimedi alternativi, sempre su consiglio di un esperto.

Dove si compra

I prodotti a base di questo ossido si trovano molto facilmente in farmacia, in erboristeria, ma anche nei negozi per bambini o in quelli che vendono cosmetici.

Si può trovare anche nei supermercati più grandi e ben forniti, dove è presente un reparto dedicato ad alimenti e prodotti dedicati ai più piccoli. Ed ovviamente anche online.

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Sorgo: valori nutrizionali e modi di utilizzarlo in cucina

Considerato il quarto cereale per importanza mondiale dopo grano, riso e mais, il sorgo (Sorghum) è un alimento privo di glutine, leggero e facilmente digeribile, ideale per la dieta moderna.

Originario dell’Africa occidentale, dove è coltivato per fini alimentari da tempo immemorabile, il sorgo è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle graminacee, particolarmente resistente alla siccità.

Dall’Africa questa coltura è stata diffusa in tutto il mondo, in Asia e in Europa in tempi antichi, in America e in Australia più di recente. Oggi rappresenta il quarto (o quinto secondo altri studi) cereale per importanza economica a livello globale.

Sorgo: specie e destinazioni

In base alle destinazioni, le varie specie possono esser distinte in quelle:

  • da granella (destinate all’alimentazione umana soprattutto nei Paesi in via di sviluppo)
  • da foraggio (per le esigenze zootecniche)
  • zuccherine (piante molto alte e dal culmo grosso, ottime per la produzione di foraggio e utilizzate anche per l’estrazione dello zucchero, impiegato per la preparazione di sciroppi o per l’industria dell’alcol)
  • da scope o saggina (piante con asse principale del pannicolo molto corto, su cui sono inserite ramificazioni lunghissime ed elastiche, ideali per la fabbricazione di scope o spazzole)

Tutte le varietà di sorgo presentano un sistema radicale fibroso e robusto abbastanza simile a quello del mais, ma più espanso in larghezza e profondità. Si tratta di un culmo eretto, nodoso e facilmente accestito alto da uno a cinque metri, foglie strette e lanceolate, e un’infiorescenza costituita da una pannocchia eretta o pendula, compatta o spargola e a fiori ermafroditi.

Coltivazione del sorgo: il terreno

Il sorgo si adatta bene a terreni argillosi pesanti e tollera acidità ed elevata salinità. Rispetto al mais richiede più calore (temperature del terreno di 14° C per una buona germinazione) ma meno acqua, tanto da esser stata definita “pianta cammello” per la sua notevole capacità di resistenza alle carenze idriche.

Non teme infatti tali stress in virtù delle radici profonde ed espanse, del protoplasma che resistente alle alte temperature senza subire danni, nonché della capacità di entrare in stasi vegetativa per rallentare le funzioni vitali nei periodi segnati da bassa disponibilità di acqua. In presenza di terreni profondi e a buona capacità di ritenzione idrica, bastano 120-150 mm di pioggia nei mesi da giugno ad agosto per assicurare rese soddisfacenti.

Varietà del sorgo

La coltivazione intensiva del sorgo fa ricorso anche a varietà ibride, che presentano capacità produttive più alte e maggiore uniformità e vigore. È preferibile coltivare i tipi precoci, poiché quelli medio-tardivi o tardivi rischiano di non riuscire a far maturare la granella.

Per favorire le operazioni di trebbiatura tutti gli ibridi da granella sono di taglia nana (1,3-1,5 metri di altezza) e presentano una buona eserzione del panicolo, cioè una buona distanza tra la base del panicolo e lo stacco dell’ultima foglia. Negli ambienti con una certa piovosità estiva i risultati migliori si ottengono con gli ibridi a ciclo medio-precoce delle classi di precocità 300-400, che entrano in stasi vegetativa una volta finite le risorse idriche per restarvi fino alle prime precipitazioni.

Il sorgo ibrido

Il sorgo ibrido è diffuso principalmente nell’Italia centro-settentrionale ed è apprezzato anche per i suoi usi zootecnici. Sana, priva di micotossine, a buona frattura farinosa e a maggior degradabilità dell’amido, questa granella è infatti particolarmente indicata per la nutrizione del bestiame da allevamento. La ricerca e il miglioramento genetico hanno inoltre permesso  la costituzione di ibridi a basso o nullo tenore in tannini, che se presenti in quantità rilevanti diminuiscono la digeribilità dell’alimento, compromettendone anche il valore nutritivo.

Per quanto riguarda il posto nell’avvicendamento, di norma il sorgo da granella è una pianta da rinnovo che segue o precede un cereale vernino e non si presta a esser fatta in seconda coltura. La preparazione del terreno deve essere molto accurata e comprende lavorazioni profonde e tempestive, da eseguirsi prima dell’inizio della stagione piovosa.

Cura e coltivazione della pianta di sorgo

Vediamo ora quali sono gli aspetti importanti inerenti alla coltivazione di questa pianta.

Innaffiamento

In generale si deve mirare a favorire l’approfondimento radicale e a costituire nel terreno le più abbondanti risorse idriche. Nei terreni argillosi il terreno deve esser lavorato precocemente in autunno-inverno, con erpicature ed estirpature molto energiche che lo rendano ben livellato e amminutato per il momento della semina.

Semina

Quest’ultima avviene nei mesi di aprile-metà maggio e, con gli ibridi medio-precoci che sono i più coltivati, si esegue a file distanti 0,4-0,5 metri con un quantitativo che varia dagli 11-18 Kg/Ha per le seminatrici di precisione, ai 18-25 per quelle meccaniche. La profondità ideale è di 20-30 massimo 40 mm.

In tema di irrigazione è necessario un limitato sussidio irriguo di soccorso quando la coltura passa la fase più critica, dalla botticella alla maturazione lattea. Apporti dell’ordine di 150-200 mm di acqua consentono di raggiungere produzioni di  circa 8 t/Ha di granella secca.

Raccolta

La raccolta si esegue con le mietitrebbiatrici da frumento, regolando l’altezza di taglio per cercare di raccogliere solo i panicoli. Per quanto riguarda le rese, in condizioni favorevoli di terreno con estati piovose si possono raggiungere le 8-9 t/Ha, ma anche produzioni di 6 t/ha devono considerarsi buone.

Essendo una coltura asciutta la concimazione si limita a quella minerale, mentre il controllo delle erbe infestanti può esser fatto proficuamente con la sarchiatura meccanica. Tra le avversità crittogamiche nelle zone di maggiore produzione citiamo i marciumi delle plantule, quelli dello stelo e il mosaico nanizzante, mentre i più acerrimi nemici parassiti sono gli insetti terricoli, gli afidi e due ditteri (cecidomia, aterigona), senza dimenticare il pericolo di predazione dei raccolti da parte degli uccelli, specialmente passeracei.

Ricordiamo che la specie più diffusa in Italia è il Sorghum volgare, coltivato prevalentemente nelle zone collinari del centro del Paese (Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Marche).

Sorgo proprietà

Cereale in chicchi dal sapore delicato e dalla struttura dolce e corposa, il sorgo contiene pochi grassi ed è privo di glutine. Facilmente digeribile e ipocalorico, al momento del consumo lascia un senso di sazietà e leggerezza.

Può essere consumato integrale o decorticato per la preparazione di zuppe, minestre, contorni, insalate fredde, fiocchi e porridge, mentre con la sua farina si possono produrre pane, piadine, focacce, polenta, biscotti,  dolci e altri prodotti da forno.

Ottimo anche in abbinamento ad altri cereali, dalla sua fermentazione si può ottenere anche un tipo di malto dolcificante.

sorgo il quarto cereale
Sorgo, un cereale importante da scoprire

Ricco in vitamine del gruppo B e antiossidanti (validi a combattere i radicali liberi, a rallentare l’invecchiamento biologico e a ridurre il rischio di insorgenza di malattie cardio-vascolari, diabete e tumori)-

È fonte di minerali (fosforo, magnesio, ferro  ecc.) ed è adatto all’alimentazione delle persone che soffrono di celiachia o intolleranze. Alcune cultivar a endosperma giallo contengono beta-carotene, pronto ad esser trasformato in vitamina A dall’organismo umano.

SCOPRI ANCHE: farine senza glutine, quali sono?

Valori nutrizionali del sorgo

Questi sono i valori medi per 100 g di sorgo bianco decorticato:

  • energia 1.485 kJ, 351 kcal (più basse di quelle di grano e mais)
  • grassi 2,0 g (di cui acidi grassi saturi 0,3 g)
  • carboidrati 69,7 g (di cui zuccheri 1,4 g)
  • fibre 5,2 g
  • proteine 10,9 g
  • sale 0,067 g
  • fosforo 251 mg (36% valore nutritivo di riferimento)
  • magnesio 108,5 mg (29%),
  • ferro 3,49 mg (25%)

Ricette con il sorgo

Prima di tutto un’avvertenza importante. Per preparare il sorgo bianco decorticato bisogna metterlo in ammollo per due ore circa, scolarlo e lessarlo in acqua leggermente salata per 20-30 minuti. Se si utilizza la pentola a pressione ne sono sufficienti solo dieci.

Molto versatile, si può servire sia freddo che caldo in abbinamento a cereali, verdure e ad altri ingredienti.

Anche la farina, priva di glutine, può essere utilizzata pura o mescolata con altre. Vediamo ora una ricetta di insalata di sorgo, un piatto economico, pratico e veloce, dall’ottimo sapore.

Ingredienti:

  • 100 gr di sorgo
  • 1 surimi di gamberi
  • 1 carota
  • 70 gr di mais
  • 3 pomodori
  • 6 foglioline di basilico

Preparazione. Mettete a bagno il sorgo per circa 2 ore. Poi, sciacquatelo e cuocetelo in acqua bollente e salata per 15 minuti. Se non mettete il sorgo a bagno dovrete prolungare la cottura per 40/45 minuti.

Tagliate i pomodorini in quarti. Lavate la carota ed eliminate le estremità, pelatela e tagliatela in cubetti. Tagliate i surimi in rondelle. Private il mais dall’acqua di conservazione. Unite i pomodorini, la carota, il surimi e il mais in una ciotola capiente, aggiungete il sorgo oramai freddo e condite con olio, sale e basilico. Lasciate riposare l’insalata di sorgo con polpa di granchio per qualche ora, servite fresca.

Ricetta dell’insalata di sorgo al profumo marino

Ingredienti:

Procedimento. Lessate per circa 25 minuti del sorgo bianco decorticato con una manciata di alghe wakame, oppure qualche pezzetto di akga kombu.

A parte stufate con olio di oliva: cubetti di melanzana, zucchina e cipolla rossa e insaporire con sale alle erbe; le verdure devono restare croccanti. A fine cottura aggiungete dei ceci lessati e lasciar insaporire. A fine cottura del sorgo, togliete le alghe, immergete in acqua fredda, scolare e tagliuzzare.

Condite con succo di limone e olio. Aggiungete il sorgo scolato alle verdure, aggiustare di sale e a freddo condire con succo di limone. Disponete il sorgo e le verdure nel piatto di portata, accompagnato con un’insalatina di alghe e ceci. Guarnite con fettine di limone che andranno spremute sull’insalata di alghe e ceci.

Prodotti a base di sorgo

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Alghe azzurre: la forma di vita più antica, che apporta numerosi benefici

Le alghe azzurre rappresentano una delle forme di vita più antiche in assoluto. Risalgono a più di 3 miliardi di anni fa e, con grande probabilità, si sono conquistate il primato di essere i primissimi colonizzatori della Terra, in grado di produrre il proprio nutrimento grazie alla fotosintesi. Ricche di importanti proprietà, alcune specie sono coltivate a scopo curativo e fitoterapico.

Cosa sono le alghe azzurre

Sono batteri unicellulari procarioti ed autotrofi aventi origini antichissime. Risalgono infatti a oltre 3 miliardi di anni fa.

Sono state ritrovate sotto forma di resti fossili in Canada, Africa meridionale e Australia. Le alghe verdi-azzurre sono sono state i primi produttori di ossigeno del Pianeta e stanno all’origine sia della catena biologica che della catena alimentare.

Ne esistono circa 2.000 specie. Tra queste, troviamo le più note microalghe Spirulina, Klamath e Clorella. Le alghe azzurre sono edibili, e in quanto tali sono considerate una delle fonti alimentari più concentrate che si conoscano. Forniscono un ottimo apporto energetico e nutrizionale.

Alghe azzurre, nomi

Comunemente sono note come cianobatteri. Scientificamente, si parla di Cyanobacteria, Cianofita, Mixoficee, Schizoficee o Cianoficee.

Perché si chiamano alghe azzurre?

Perché azzurre lo sono per davvero, nel senso letterale del termine. Questi organismi assumono infatti la caratteristica colorazione azzurro-verde per la presenza della ficocianina, un pigmento verdognolo o bluastro che riesce a coprire il colore verde brillante della clorofilla alla perfezione.

Caratteristiche

Nelle alghe azzurre troviamo anche le alloficocianine e le ficoeretrine: le prime sono le responsabili delle sfumature azzurre, mentre le seconde contribuiscono ad una sfumatura che vita verso il rosso. Tra i pigmenti, ricordiamo anche zeaxantina, β-carotene, mixoxantofilla ed echinone.

Oltre al loro particolare colore, le alghe azzurre sono munite di granuli di cianoficina, un composto di sostanze di riserva caratterizzato da asparagina ed arginina: aminoacidi presenti in uguali quantità. Tali batteri sono dotati inoltre di speciali cellule, i cosiddetti eterocisti, utili per fissare l’azoto atmosferico e per convertire l’azoto elementare in ammoniaca.

Dove vivono le alghe azzurre?

Vivono in ambienti molto diversi: dalle regioni polari o dalle vette innevate alle calde acque termali. Una loro caratteristica ben specifica è quella di vivere spesso all’interno di altri organismi: dai più semplici, come amebe, funghi, altre alghe e protozoi, alle piante superiori.

Riescono dunque a vivere in condizioni di vita estreme. Attraverso la sporulazione, si trasformano in spore. Quando vivono in simbiosi con i funghi, danno origine ai licheni.

Alghe azzurre

Perché le alghe azzurre sono azzurre?

Le alghe azzurre, o che presentano sfumature verdi-azzurrognole, vengono chiamate volgarmente “azzurre” proprio per il loro colore, che viene loro conferito grazie a un pigmento chiamato ficocianina, il quale è in grado di nascondere il colore verde della clorofilla.

Nei cianobatteri, oltre al predetto pigmento, troviamo anche le alloficocianine.

Come si riproducono?

Trattandosi di procarioti, le alghe azzurre si riproducono attraverso il meccanismo asessuato per scissione. I fattori principali che favoriscono la replicazione delle alghe azzurre sono le alte temperature e l’alcalinità delle acque. Tuttavia, è comunque possibile trovare queste alghe anche da varie altre parti che non presentano tali specifiche caratteristiche.

Le alghe azzurre sono organismi acquatici ubiquitari, ovvero che sono in grado di vivere sia nelle acque termali o fredde, dolci o salate.

Cosa hanno prodotto per prime le alghe azzurre?

Si ritiene che siano state i primi organismi ad aver prodotto l’ossigeno atmosferico, come scarto della fotosintesi ossigenica. Questi organismi danno luogo a vere e proprie piattaforme carbonatiche sia in ambiente marino che lacustre.

A cosa servono le alghe azzurre?

Tutte le varietà di alghe azzurre sono in grado di produrre cianotossine, tossine utili alle stesse alghe come difesa dalle altre alghe unicellulari, protozoi o microorganismi potenzialmente pericolosi.

In quanto edibili, le alghe azzurre rappresentano un’ottima fonte alimentare ricca di proteine, ferro e vitamine del gruppo B.

Proprietà e benefici delle alghe azzurre

Ambito curativo e fitoterapico

Alcune specie di cianobatteri, come ad esempio Arthrospira platensis e Arthrospira maxima Kütz, vengono coltivare a scopo curativo e fitoterapico. Una volta fatte crescere, colte e liofilizzate, costituiscono una buona base per la preparazione di integratori alimentari, poiché sono ricche di proteine. La Arthrospira platensis, in particolare, è ricca di sali minerali, vitamine ed acido gamma-linolenico, oltre che di vitamina B12.

Inserita in alcuni integratori, questa specie vanta proprietà antiossidanti, immunostimolanti ed antitumorali.

Tra le altre vitamine presenti, ricordiamo:

Ambito estetico e cosmetico

Date le peculiarità dei loro principi attivi, le alghe azzurre sono spesso utilizzate anche nella formulazione di prodotti cosmetici e di cura estetica.

In particolare, vengono impiegate per la talassoterapia e l’algoterapia.

Per quanto concerne il campo cosmetico, la ricchezza in sali minerali (fra cui lo iodio ad alte concentrazioni), le rende capaci di attivare i meccanismi fisiologici negli strati profondi dei tessuti, favorendo quindi il drenaggio, la tonificazione ed il rassodamento. In tal senso, le alghe azzurre si rivelano pertanto particolarmente utili per combattere la cellulite, la ritenzione idrica e il rilassamento cutaneo.

alghe azzurre
Sono numerosi, per esempio, i benefici della clorella.

Alghe azzurre e tiroide

In generale, le alghe sono controindicate per i soggetti sensibili allo iodio e per coloro che soffrono di ipertiroidismo. Lo stesso vale quindi anche per le alghe azzurre. In tali soggetti, nei quali il metabolismo basale è già piuttosto veloce rispetto alla media, verrebbe ulteriormente accelerato proprio dallo iodio.

Controindicazioni

Come già detto, le alghe azzurre – e le alghe in genere – sono controindicate ai soggetti sensibili allo iodio e che soffrono di ipertiroidismo.

Le alghe sono inoltre sconsigliate anche a chi deve seguire regimi alimentari iposodici piuttosto rigidi.

Per quanto riguarda l’eventuale interazione con determinati farmaci, potrebbero interferire con gli immunosoppressori, in quanto potrebbero aumentare il funzionamento del sistema immunitario, riducendo così l’efficacia dei loro principi attivi.

Nulla è stato accertato in termini di sicurezza circa la loro assunzione in gravidanza e allattamento.

Infine, sono sconsigliate anche in caso di malattie autoimmuni e di fenilchetonuria.

Contaminazioni

Come tutte le alghe, anche quelle azzurre possono essere soggette alla possibile contaminazione da parte di microcistine o metalli pesanti e sostanze tossiche. Purtroppo, si tratta di un problema che interessa la gran parte delle falde acquifere del Pianeta.

Eventuali contaminazioni potrebbero causare danni epatici, male allo stomaco, nausea, vomito, sete, debolezza, accelerazione del battito cardiaco e shock. Nei casi più gravi, si può addirittura arrivare ad esiti fatali.

Altri approfondimenti in tema

Ecco altri approfondimenti sul tema delle alghe varie:

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Tutto sui probiotici, per scoprirne le virtù, quali cibi ne contengono di più e quali sono le quantità corrette per avere apportare importanti benefici sulla salute

Facili da assumere attraverso alcuni alimenti e integratori, i probiotici sono microrganismi viventi utili per il benessere intestinale e tali da favorire la nostra salute. Aiutano, infatti, la flora intestinale a mantenersi in equilibrio, sostengono il sistema immunitario e producono vitamine importanti. Scopriamo quali sono, dove trovarli e i loro benefici.

Cosa sono i probiotici

Come dice il loro nome, derivano dal termine ‘probios’ cioè a favore della vita. Si tratta di microrganismi viventi e attivi. Sono di tipo batterico ma non sono patogeni, ovvero nocivi per la nostra salute o portatori di altri agenti pericolosi.

Sono presenti naturalmente nell’organismo e in alcuni alimenti, sebbene in forma non vitale. Nell’uomo vivono in armonia con la flora intestinale, della bocca e vaginale. I probiotici, invece, hanno la caratteristica di essere vitali, cioè sono capaci di passare la barriera intestinale e riprodursi in questo ambiente acido.

Sono utili per rafforzare questi eco-sistemi, favorendo la buona salute dell’intestino e contrastando disturbi di lieve entità come mal di pancia e metorismo.

Anche se contenuti in alcuni specifici cibi, per svolgere un’effettiva azione benefica devono essere in numero sufficiente. Per questo vengono aggiunti agli alimenti o ingeriti sotto forma di integratori. Se somministrati nelle corrette quantità, sono infatti in grado di apportare benefici a chi li ospita, ma devono affrontare indenni la digestione per rimanere vivi e attivi nell’intestino.

Oltre alle persone adulte, anche i bambini possono beneficiare dell’uso di questi preziosi elementi, purché assunti all’interno di una corretta dieta alimentare. Perfino animali domestici, come cani e gatti, possono ricevere vantaggi per la salute dall’assunzione di integratori e prodotti a base di questi microrganismi.

Tra questi utili microrganismi vitali includiamo:

    • batteri dell’acido lattico detti anche fermenti lattici . Hanno tre differenti ceppi: lattobacilli, bifidobatteri e eubacteria
    • alcuni lieviti come i saccaromiceti

Che differenza c’è tra i fermenti lattici e probiotici

Come si è visto prima, in realtà i fermenti lattici non sono altro che una categoria di probiotici caratterizzati però dall’essere batteri vivi ma non vitali.

I fermenti si trovano naturalmente in vari alimenti dove è presente l’acido lattico, ma hanno la caratteristica di non essere in grado di riprodursi nell’intestino. Sono importanti per il suo equilibrio e possono essere introdotti attraverso una dieta ricca di lattici fermentati come yogurt e formaggi.

Integratori alimentari a base di fermenti lattici

Oltre agli alimenti, alcuni possono essere assunti sotto forma di integratori alimentari. I più noti sono il lievito di birra ed i fermenti lattici che si trovano nello yogurt. Ma si trovano anche degli integratori farmaceutici ed erboristici sotto forma di capsule, compresse o anche bustine in polvere (consigliati in caso di disturbi intestinali).

Questi integratori alimentari si trovano nelle farmacie e nei negozi di alimenti naturali. Sono efficaci perché sono avvolti in una protezione resistente agli acidi e si sciolgono solo una volta nello stomaco (capsula enterica), per un effetto più mirato e concentrato.

I probiotici naturali

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) li definisce dei microrganismi viventi che, se ingeriti in quantità sufficiente, esercitano effetti positivi sulla salute, al di là degli effetti nutrizionali tradizionali.

Si tratta dunque di microrganismi naturali che risultano compatibili con quelli presenti nell’intestino dell’uomo.

La parola proviene dal greco ‘pro’ e ‘bios’ che significa ‘a favore della vita’: quindi il significato è ‘benéfici per la vita’.

Probiotici e prebiotici: differenze

I prebiotici non sono dei microrganismi viventi e vengono considerati una sorta di nutrimento utile per i probiotici.

Si tratta di sostanze non digeribili, zuccheri fermentabili naturalmente presenti in vari alimenti, che non si scompongono durante la digestione. I prebiotici agiscono come una sorta di fertilizzante. Infatti stimolano la crescita di colonie di batteri ‘buoni’, utili allo sviluppo della microflora probiotica.

Si trovano in diversi cibi, come miele, farina di frumento, germe di grano, banane, aglio, cipolla, fagioli neri.

A cosa servono i prebiotici e probiotici

In caso di disbiosi, cioè l’alterazione qualitativa e funzionale del microbiota dell’intestino, all’origine di molte malattie come le malattie infiammatorie croniche, il diabete, l’obesità, la depressione, si può riparare questo squilibrio: basta  ‘ricolonizzare’ il microbiota con batteri buoni.

È possibile, sia ingerendo dei probiotici, sia promuovendo la crescita di questi batteri buoni alimentandoli con dei prebiotici.

L’assunzione dei prebiotici è dunque importante, ma non è ancora chiara al loro un’efficacia sulle funzionalità intestinali, in caso di allergie e di alcuni tumori intestinali.

Sono inoltre controindicati in caso di colon irritabile, radioterapia del tratto gastrointestinale e intolleranza al lattosio.

Quando prendere un probiotico

Devono essere assunti nella quantità e nell’intervallo di tempo indicati dal medico.

È inoltre importante assumerli a stomaco vuoto, per evitare che i succhi gastrici ne intacchino l’integrità. Perché siano efficaci devono arrivare vivi e in gran numero nell’intestino.

In generale, si consiglia di prendere 1 miliardo di batteri al giorno per circa 3-4 settimane. Per questo motivo risulta difficile introdurli nell’organismo attraverso la dieta quotidiana e si deve far ricorso a degli integratori specifici.

Un’altra importante indicazione è di non assumerli con bevande calde, che potrebbero ucciderli.

Come scegliere i probiotici più adatti

La flora intestinale è diversa da persona a persona. Si forma con la prima poppata, tramite l’interazione tra prebiotici e anticorpi materni.

Pertanto, per andare sul sicuro, meglio optare per prodotti che contengano ceppi differenti. Inoltre, l’acidità dei succhi gastrici dello stomaco ne uccide una gran parte.Per questo l’assunzione richiede che siano :

  • presenti sotto forma di cellule viventi e attive
  • stabili e vitali per tutta la durata di conservazione
  • ingeriti in grandi quantità, così che una parte sopravviva alla digestione
  • ingeriti a stomaco vuoto, per non essere distrutti dai succhi gastrici

Ci sono diversi ceppi utili per la salute dell’uomo. Bisogna tenere conto del tipo di flora batterica presente fisiologicamente nell’intestino e poi scegliere quelli simili e con composizione batterica adatta.

I probiotici migliori

Secondo alcuni studi, differenti ceppi hanno effetti specifici sui vari disturbi.

  • Lactobacillus rhamnosus: previene la diarrea legata agli antibiotici
  • Bifidobacterium longum, Lactobacillus helveticus, Lactococcus lactis e Streptococcus thermophilus: previene la sindrome dell’intestino irritabile e la stitichezza
  • Lactobacillus gasseri: rafforza la barriera intestinale
  • Lactobacillus plantarum: previene la candidosi vulvo-vaginale

probiotici naturali

La flora batterica, chiamata anche microbiota, varia enormemente in quantità e qualità lungo il tratto digestivo. Ed è costituita da milioni di batteri. Nel solo intestino tenue e nel colon ci sono colonie di oltre 100.000 miliardi di batteri, con 700 specie identificate fino ad oggi, che pesano di 1 fino a 5 kg, a seconda dell’individuo. Più si scende verso il colon, più la flora è densa e anaerobica (sopravvive in assenza di ossigeno).

Questi batteri, presenti naturalmente, fanno bene alla salute, perché partecipano alle funzioni digestive, oltre che metaboliche, neurologiche e immunitarie.

Ecco alcuni dei più utilizzati e che hanno maggiore efficacia:

  • ceppi dei bifidobatteri: Bifidobacterium bifidum, Bifidobacterium longum, Bifidobacterium infantis
  • ceppi degli streptococchi: Streptococcus lactis, Streptococcus faecium
  • ceppi dei lattobacilli: Lactobacillus bifidus, Lactobacillus bulgaricus, Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus thermophilus, Lactobacillus casei, Lactobacillus reuteri, Lactobacillus rhamnosus, Lactobacillus plantarum…
    Tra i lieviti: Saccharomyces cerevisiae, Saccharomyces boulardii

Come scegliere i probiotici: i criteri di selezione

Bisogna scegliere quelli di buona qualità, che abbiano veramente effetti benefici per l’organismo. Devono pertanto essere presenti determinate caratteristiche. Vediamole.

  • Ceppo identificato. È essenziale scegliere un probiotico il cui ceppo (o ceppi) sia stato studiato ed i cui effetti siano stati dimostrati da studi e ricerche.
  • Resistenza gastrica testata. Una volta ingerito deve superare un ambiente ostile, resistere all’acidità dello stomaco, agli enzimi digestivi, ai succhi biliari. Se i batteri non resistono a queste condizioni, non raggiungeranno vivi l’intestino tenue e il colon e non saranno in grado di esercitare i loro effetti benefici.
  • Rintracciabilità. La rintracciabilità è stabilita secondo processi standardizzati per assicurare la sicurezza del consumatore, garantiscono la registrazione del prodotto o la reattività del produttore in caso di evento. Preferite le aziende che rispettano le buone pratiche di produzione dell’industria farmaceutica, che hanno una lunga esperienza nella manipolazione di prodotti ‘vivi’ e che sono regolarmente ispezionate dalle autorità competenti.
  • Quantità. Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, la quantità minima sufficiente per ottenere una
    temporanea colonizzazione dell’intestino è di almeno 10 miliardi cellule
    vive al giorno. e questa è la quantità raccomandata per il consumo giornaliero per ceppo.
  • Stabilità. Questo parametro garantisce la vitalità del probiotico nell’ambiente circostante (temperatura/umidità) nel tempo, in condizioni normali di stoccaggio. Questa stabilità si basa sulle caratteristiche del ceppo, sulla scelta degli ingredienti utilizzati nella sua composizione e sull’imballaggio protettivo contro l’aria e l’umidità, preferite bustine o capsule in blister.
  • Adesione alla mucosa intestinale. Rappresenta la capacità di legarsi alle cellule dell’intestino. Se l’adesione è soddisfacente, il tempo in cui i ceppi sono presenti nell’intestino aumenta. Una buona adesione ottimizza l’interazione tra i batteri del microbiota e i relativi sistemi (in particolare il sistema immunitario).

A cosa servono i probiotici

Ingerire dei batteri per rimanere in salute e aumentare la propria immunità non è una idea folle. Ci aveva già pensato Metchnikoff, premio Nobel per la medicina all’inizio del XX secolo. Ma è stato ripreso con la crescente consapevolezza del ruolo giocato dal microbiota intestinale nel meccanismo di molte patologie.

Oggi è ormai chiaro che questi batteri, definiti come ‘buoni’, sono necessari per il buon funzionamento intestinale e non solo. Se assunti in modo naturale, attraverso l’alimentazione, si rivelano dei validi alleati per la salute di tutto il corpo.

Ma è nell’intestino che il ruolo dei probiotici è fondamentale. La sua buona salute dipende dall’equilibrio tra batteri ‘buoni’ e ‘cattivi’.

E quando i ‘cattivi’ sono in eccesso, possono esserci vari problemi: infezioni ripetute, cattiva digestione, allergie. Il consumo di probiotici è un buon modo per ripristinare quest’equilibrio.

In concreto, rafforzano temporaneamente la flora intestinale in modo da ripristinare l’equilibrio tra batteri buoni e batteri cattivi, permettendo ai primi di prendere il sopravvento sui secondi.

La produzione di acido lattico aiuta infatti a mantenere un pH acido, che limita lo sviluppo dei funghi e favorisce la digestione e l’assimilazione dei nutrienti.

Diversi studi hanno evidenziato che sono in grado di apportare sollievo a chi soffre di disturbi gastrointestinali più o meno gravi: dalla diarrea del viaggiatore alla sindrome del colon irritabile.

Effetti specifici sono stati riscontrati anche su numerosi stati infiammatori, sul sistema urogenitale, sulle malattie atopiche e sulla pressione sanguigna. E poiché alcuni ceppi sono in grado di convertire il lattosio in acido lattico, sono anche in grado di facilitare la digestione nei soggetti intolleranti.

Questi bacilli agiscono a livello della prevenzione delle infezioni, tramite il sostegno al sistema immunitario. Validi alleati nei casi di malassorbimento, stress e stipsi, sembrano anche essere utili nella gestione del peso per pazienti obesi.

Ulteriori pubblicazioni ne hanno sottolineato l’importanza anche durante la gravidanza e l’allattamento, per la riduzione e la prevenzione di allergie e atopie del feto e il miglioramento della digestione. I probiotici sono inoltre in grado di ridurre il colesterolo, e prevenire la formazione del cancro del colon negli adulti.

In generale:

  • favoriscono la digestione
  • regolano il transito intestinale
  • diminuiscono la diarrea
  • migliorano la sindrome del colon irritabile
  • aumentano l’immunità, aiutando a superare le infezioni
  • promuovono la sintesi delle vitamine B e K
  • prevengono le recidive di infezioni vaginali da lieviti come la Candida
  • combattono l’infezione da Helicobacter pylori, un batterio responsabile dell’ulcera
  • si ritiene che abbiano un ruolo in alcune malattie neuropsichiatriche come l’ansia, la depressione e i disturbi bipolari

Probiotici per la pelle

La pelle è colonizzata da batteri. Quando i cattivi proliferano (a causa dell’età, della scarsa igiene, dei trattamenti antibiotici), possono sbilanciare il suo microbiota e causare infiammazioni (arrossamenti, irritazioni, secchezza) e patologie come l’acne o l’eczema.

I probiotici hanno anche un’azione anti-invecchiamento, rafforzando la barriera cutanea.

Probiotici per perdere peso

Contribuiscono al dimagrimento.

Alcuni studi hanno dimostrato che il microbiota di una persona in sovrappeso è diverso da quello di una magra. L’equilibrio della flora batterica intestinale è quindi un vantaggio per chi vuole perder peso.

Il ceppo che farebbe dimagrire è il Lactobacillus gasseri. Avrebbe un effetto positivo sulla circonferenza della vita e sull’indice di massa corporea.

Infine, l’azione benefica sullo stress calmerebbe la voglia di dolci e limiterebbe gli spuntini.

Probiotici in gravidanza

Poiché aiutano la digestione e combattono i problemi di stitichezza e diarrea, due disturbi comuni durante la gravidanza, costituiscono un valido aiuto durante l’attesa.

Inoltre, secondo uno studio neozelandese pubblicato nel marzo 2017 sul British Journal of Nutrition, il consumo del ceppo Lactobacillus rhamnosus HN001 aiuterebbe a regolare i livelli di zucchero nel sangue nelle donne in gravidanza, riducendo così il rischio di sviluppare il diabete gestazionale.

Sono completamente sicuri per lo sviluppo del feto.

Probiotici per i bambini

Anche i più piccoli possono beneficiare di questi batteri vitali per le infezioni intestinali e per risolvere alcune dermatiti, grazie sia tramite l’alimentazione che gli integratori, assicurandogli una buona salute della flora intestinale.

Ovviamente, il loro uso è utile sono se inserito all’interno di uno stile alimentare vario ed equilibrato e sotto controllo medico.

Probiotici per i neonati

Posizioni controverse, invece, sono quelle relative a neonati, soprattutto per trattare le coliche gassose. Sembrano efficaci contro le infezioni intestinali tipiche dell’età del nido.

Per dosi, ceppi e modalità di somministrazione, meglio comunque affidarsi al consiglio di esperti nel campo, come i pediatri.

Probiotici per rafforzare il sistema immunitario

Hanno molteplici applicazioni anche per le difese immunitarie. Aiutano a regolare e rafforzare ii sistema immunitario, a combattere le infezioni, a modulare le risposte immunitarie inadeguate dell’organismo, come le allergie.

Sono, quindi, consigliati in caso di raffreddore ricorrente, se si soffre di eczema o di acne. In Giappone, infatti, i ricercatori ne hanno sottolineato il ruolo nel trattamento e nella prevenzione delle allergie alimentari infantili che provocano un eczema atopico.

Gli antibiotici disturbano la flora intestinale. I probiotici aiutano a riequilibrarla e permettono all’organismo di eliminare i germi responsabili delle malattie, stimolando al tempo stesso la crescita dei germi utili.

Probiotici contro i problemi intestinali

Numerosi studi hanno convalidato la loro azione benefica sul benessere dell’intestino. Contribuiscono alla digestione e migliorano il transito e la flora intestinale. Presentano dunque dei vantaggi per chi soffre di gonfiori intestinali, diarrea e digestione lenta.

I ricercatori sospettano che molte malattie siano legate a squilibri microbici.

Si sta testando l’efficacia nella lotta contro il Clostridium difficile, un batterio che causa diarrea e altre malattie intestinali più gravi, come la colite e morbo di Crohn.

Il Saccharomyces boulardii e il Saccharomyces boulardii, più efficace nei bambini, hanno benefici effetti sulla diarrea da farmaci e infettiva, insieme al Lactobacillus rhamnosus GG. Affinché possano svolgere un’azione curativa, vanno assunti per un periodo di almeno 3-4 settimane, nelle quantità di circa 1 miliardo al giorno. Gli effetti benefici sono però temporanei, ovvero terminano con la sospensione dell’assunzione.

Probiotici in caso di stitichezza

Rafforzano la flora intestinale e la aiutano nel suo lavoro di digestione del cibo e di regolazione del transito intestinale.

Alcuni ceppi sono più efficaci: è il caso di Bifidobacterium animalis, Lactobacillus delbrueckii bulgaricus e Streptococcus salivarius thermophilus.

Dove si trovano i probiotici

Sono contenuti naturalmente nei cibi fermentati, ma anche in alcune verdure e legumi e negli integratori.

Probiotici naturali nel cibo fermentato

Essendo batteri e lieviti, sono presenti in particolare nel cibo fermentato, come alcuni formaggi, lo yogurt, il kefir e il kombucha (come lactobacilli e bifido-batteri), oltre a certi condimenti e pesce fermentati, ma anche nelle bevande alcoliche come la birra, i crauti, e le verdure fermentate.

Si trovano poi nel lievito di birra e nel pane a lievitazione naturale e, naturalmente nella pasta madre.

La fermentazione, infatti, rende l’ambiente più acido, limitando la proliferazione batterica, responsabile della putrefazione. Per questo veniva utilizzata per conservare gli alimenti.

Probiotici naturali

In breve, si tratta di una strategia utilizzata dai microrganismi (alcuni batteri, ma anche i lieviti) per rimuovere l’energia dallo zucchero in assenza di ossigeno. Scompongono il cibo e, così facendo, rilasciano proteine benefiche per la salute, la cui concentrazione viene decuplicata da questa semplice trasformazione. Può essere di due tipi:

  • fermentazione alcolica, che trasforma gli zuccheri in alcol e anidride carbonica attraverso l’azione del lievito. È quella dei cereali e della frutta, e viene utilizzata per produrre una varietà di bevande alcoliche e per far lievitare il pane.
  • fermentazione lattica che trasforma gli zuccheri in acido lattico attraverso l’azione di batteri. Viene utilizzata nella produzione di yogurt, formaggi, salumi e verdure.

È la fermentazione lattica a produrre probiotici. Lo yogurt, ad esempio, contiene milioni di batteri che possono rimanere in vita per un mese intero. È un prodotto ‘vivo’, ricco di enzimi e probiotici.

Probiotici negli alimenti

Sono però presenti in altri alimenti. In alcune verdure come carote, barbabietole, ravanelli, peperoni, e nella frutta, nei semi oleosi, e nei cibi ricchi di fibre alimentari.

In particolare, nei derivati della soia, come il tempeh e il miso, ma anche nelle olive. Insomma, si trovano in molti cibi consumati quotidianamente.

Probiotici naturali in cucina

Chi ha esperienza nella preparazione casalinga dello yogurt, del kefir (a base di acqua o a base di latte) e del kombucha sa già dove trovare questi organismi vivi.

Quali sono i formaggi probiotici

Sono particolarmente ricchi di batteri ‘buoni’ per via dei fermenti lattici e muffe che si creano dal loro metabolismo, che risultano avere un effetto positivo sulla flora batterica, poichè sono prodotti con latte intero pastorizzato e fermenti lattici, caglio e spore di penicilli:

  • formaggi fermentati a pasta molle di tipo erborinato, cioè quelli come il Gorgonrzola, il Roquefort
  • formaggi a pasta molle con la crosta come il Camembert, il Brie.

Probiotici naturali: il kefir

Il kefir, una combinazione di lieviti e batteri, ha la proprietà di far fermentare cibi e bevande. Ci sono due famiglie principali:

  • Il kefir di latte. La fermentazione è simile a quella che trasforma il latte in formaggio o il succo di mela in sidro. Durante la preparazione del kefir, i microrganismi presenti nei grani coagulano la caseina del latte e lo fanno fermentare, agendo sul lattosio (uno zucchero del latte), che viene trasformato in acido lattico, sull’alcol (meno dell’1%) e l’anidride carbonica (che rende la bevanda frizzante). Non è molto diverso dallo yogurt, fatto con altri tipi di batteri.
  • Il kefir di succo di frutta. Si tratta dello stesso processo di fermentazione che trasforma l’acqua e la frutta macerata in una bevanda frizzante con poco zucchero.

Questa bevanda fermentata è ricca di vitamine, minerali e oligoelementi, e naturalmente i probiotici.

I suoi benefici si riscontrano sulla flora intestinale, sul transito intestinale e sul sistema biliare (la cistifellea aiuta la digestione).

Probiotici naturali

Rafforzerebbe anche il sistema immunitario. Più in generale, avrebbe effetti benefici sulla pelle, proteggerebbe contro varie allergie e problemi respiratori come l’asma.

Nel kefir quantità ed efficacia, legata alla diversità dei ceppi batterici, sarebbero superiori a molti alimenti che ne sono già ricchi (yogurt, crauti, birra).

Probiotici senza lattosio

Per chi preferisci evitare il lattosio, esistono anche quelli ricavati da fonti vegetali.

  • crauti, ricavati a partire dal cavolo fermentato.
  • miso, ottenuto da un lungo processo di fermentazione della soia, con l’aggiunta di sale marino e cereali, rappresenta un condimento molto diffuso nella tradizione culinaria nipponica.
  • natto poco diffuso fuori dal Giappone, è ricavato dalla fermentazione dei fagioli di soia, ha un odore ed un sapore particolarmente intenso.
  • tè kombucha, particolare mix di tè verde o nero unito ad una coltura di lieviti o batteri.
  • kimchi, preparato a partire dalla fermentazione del cavolo cinese o di altri ortaggi, oggi considerato un nuovo superfood.

Alimenti probiotici al supermercato

Sono naturalmente presenti in alcuni alimenti, ma per avere le quantità giuste per essere efficaci devono essere integrati.

Numerosi prodotti alimentari sono arricchiti da questi microrganismi nella loro forma attiva. E sono disponibili anche integratori al supermercato. In genere sono sotto forma di fiale pronte da bere, gocce e compresse e bustine da sciogliere in un bicchiere d’acqua.

Probiotici in erboristeria

Si possono trovare nelle erboristerie e online degli integratori da assumere oralmente.

Probiotici in farmacia

Si possono trovare soprattutto in farmacia, ma possono essere acquistati senza ricetta medica sia in fialette di vetro monodose che in bottigliette.

Sarebbe sempre opportuno avere un’indicazione da parte del medico circa la durata e la quantità di batteri da assumere, oltre che il ceppo più adatto al proprio disturbo. Perché si potrebbero avere degli effetti collaterali impropri a causa di un uso scorretto, di un ceppo non adatto, o di un sovradosaggio.

Effetti indesiderati dei probiotici

All’inizio del trattamento può causare disturbi intestinali come gonfiore e flatulenze. In questo caso, è consigliabile iniziare con piccole dosi, prima di aumentarle gradualmente.

Si consiglia di assumere gli integratori alimentari per un ciclo di 1 mese, da ripetere più volte all’anno a seconda delle necessità.

Allo stesso tempo, è opportuno avere una dieta diversificata e uno stile di vita sano per fornire sostanze che li nutrono e ne promuovano lo sviluppo.

Controindicazioni dei probiotici

Poiché ogni individuo ha il proprio microbiota, con i propri ceppi di batteri, è fondamentale individuare il proprio, altrimenti non funziona.

È importante ricordare che i loro benefici effetti possono essere drasticamente compromessi, se non annullati, da stress e cattiva alimentazione, ma anche infezioni, cattiva digestione e una cura antibiotica.

Gli integratori di questo tipo possono avere effetti collaterali gravi su chiunque abbia un microbiota già compromesso, come coloro a rischio di pancreatite acuta severa o pazienti immuno-deficienti.

Probiotici naturali per cani

Anche l’alimentazione degli animali domestici può essere arricchita al fine di assicurare i maggiori effetti benefici sulla salute dei nostri amici a quattro zampe. Esistono prodotti specifici da acquistare per favorire la tutela della flora intestinale del proprio cane.

Anche nei cani è preferibile somministrare queste sostanze a stomaco vuoto. In ogni caso, se sono presenti condizioni particolari o patologiche, è sempre preferibile rivolgersi al veterinario che saprà dare le migliori indicazioni in merito ed eliminare qualsiasi tipo di dubbio.

Probiotici naturali per gatti

Bioregolatori naturali della funzionalità intestinale sono previsti anche per i gatti. Alcuni particolari integratori e specifici tipi di cibi complementari possono rivelarsi utili per contrastare alcune problematiche feline tipiche dell’apparato digerente.

Ad esempio, è il caso dell’accumulo di bolo di pelo nello stomaco o nell’intestino che può, a lungo andare, arrecare disturbi in gatti che vivono sempre all’interno delle mura domestiche.

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