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Impianto fotovoltaico: quali benefici per l’ambiente

Negli ultimi anni si è puntato all’estrazione di energia da fonti rinnovabili che, a differenza di quelle esauribili nel tempo come il petrolio o il gas naturale, non necessitano di tempi lunghi di formazione per poterne usufruire e hanno un impatto sull’ambiente nettamente inferiore, consentendo di salvaguardare le risorse naturali per le generazioni future. L’obiettivo…

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Autunno in tavola con tre fantastiche ricette di involtini vegetariani

Eccovi 3 proposte di gustose ricette di involtini vegetariani facili da fare e da provare in autunno ed inverno.

Vi stuzzicano gli involtini vegetariani? L’autunno e l’inverno sono le stagioni perfette per trascorre in cucina qualche ora in più, sperimentando nuovi piatti e stuzzichini con ottime verdure di stagione che possono rappresentare una valida alternativa alla carne.

Zucca, zucchine, verze, peperoni e melenzane sono solo alcuni degli ortaggi che in questi mesi colorano i banchi dei mercati.

Se cercate qualche ricetta vegetariana sfiziosa a cui inspirarvi, potreste iniziare da quelle che vi proponiamo di seguito per preparare degli involtini vegetariani con le vostre verdure di stagione preferite.

Eccoli in 3 varianti da provare subito:

Involtini vegetariani con cavolo – verza e zucca

Cominciamo dagli involtini con cavolo-verza e zucca.

Questi deliziosi fagottini si preparano con i seguenti ingredienti:

  • 5 foglie di cavoli-verza
  •  700 grammi di zucca mantovana tagliata a spicchi
  • 30 grammi di parmigiano reggiano
  • sale, pepe e rosmarino, olio extravergine d’oliva.
Ricette di involtini vegetariani con cavolo - verza e zucca
Ricette di involtini vegetariani con cavolo – verza e zucca: molto buoni e facili da fare

Una volta chiariti gli ingredienti, ecco la preparazione passo passo. Preparare gli involtini di cavolo e zucca è davvero semplice:

  • dovete scottare per un minuto le foglie di cavoli-verza in acqua bollente e cuocere al forno le fette di zucca con un filo d’olio e rosmarino.
  • Una volta pronte, frullate le fette di zucca nel mixer fino ad ottenere un composto che insaporirete con parmigiano reggiano, sale e pepe.
  • Questo composto cremoso sarà il ripieno dei vostri fagottini che andrete a chiudere con le foglie di cavolo precedentemente scottate.
  • Riponete gli involtini in una pirofila, spennellate con un o’ di margarina vegetale e fate gratinare al forno a 220° per 5-10 minuti.

Sempre a base di verza, eccovi anche la ricetta degli involtini di verza e ceci.

Involtini vegetariani di melanzane alla “parmigiana”

Proseguiamo ora con gli involtini alla ‘parmigiana’.

Una delle ricette con melanzane più facili e saporite. Niente uova o grassi animali aggiunti per un piatto perfetto come antipasto o secondo.

Questi involtini di melanzane si preparano in pochi minuti, eccovi subito gli ingredienti:

  • 2 melanzane di tipo ‘seta’,
  • pangrattato,
  • parmigiano e sale q.b,
  • 2 pomodori,
  • qualche foglia di basilico,
  • pinoli, uva passa,
  • 1 cipolla rosolata,
  • olio extravergine d’oliva.

Eccovi ora la ricetta passo passo:

  • Tagliate le melanzane a fette sottili e grigliatele.
  • Nel frattempo preparate il ripieno con il pomodoro tagliato a pezzetti, i pinoli, il formaggio, un po’ di basilico, l’uva passa, il pangrattato e la cipolla.
  • Aggiustate di sale e lavorate per pochi minuti l’impasto a mano, stemperando, se necessario, con un filo d’olio.
  • Preparate gli involtini con un cucchiaio di impasto per ogni fetta di melanzana arrotolata su se stessa e riponeteli in una pirofila che lascerete in forno a 180° per circa 10 minuti.

Rotolini saporiti di zucchine, menta e tofu

E per chiudere ecco questi buoni e semplici rotolini vegetariani!

Questi involtini a base di tofu e zucchine si preparano con questi ingredienti:

  •  3 zucchine di grandi dimensioni tagliate a fette
  • 300 grammi di tofu
  • qualche foglia di menta,
  • 2 pomodori da insalata maturi,
  • olio, sale e pepe q.b.
Ricette di involtini vegetariani:zucchine, menta e tofu
Ricette di involtini vegetariani: Rotolini saporiti di zucchine, menta e tofu

Eccovi la preparazione in dettaglio:

  • grigliate le fette di zucchine tagliate abbastanza spesse e preparate il ripieno lavorando il tofu con l’olio, il sale e un pizzico di pepe.
  • Aggiungete, infine, il pomodoro tagliato a dadini.
  • Riponete una piccola quantità di ripieno su un fetta di zucchina, profumate con una foglia di menta e arrotolate su se stessa ogni fetta in modo da creare dei rotolini dal cuore cremoso.
  • Infornate 180 gradi per pochi minuti e servite tiepidi.

Altre ricette suggerite

Se le nostre ricette di involtini vegetariani vi sono piaciute, eccovi altre ricette vegetariane simili da provare subito:

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Intolleranze alimentari: cosa sono, come riconoscerle e come conviverci

Mal di testa, gonfiore addominale, orticaria… Ne soffri spesso? Forse il problema è a tavola. Potrebbe infatti trattarsi di intolleranze alimentari. Significa che il nostro intestino non riesce ad assimilare bene determinati alimenti.

Ma vediamo più nello specifico cosa sono le intolleranze alimentari, quali sintomi provocano e quali sono le più comuni.

Intolleranze alimentari: cosa sono

Sono reazioni avverse al cibo e dipendono da una difficoltà dell’organismo a metabolizzare un dato alimento o un suo componente.

Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari.

Intolleranze alimentari enzimatiche

Sono determinate dall’incapacità, per difetti congeniti, di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo. Le più frequenti sono quella al lattosio, sostanza contenuta nel latte, al grano e il favismo.

Intolleranze alimentari farmacologiche

Si manifestano in soggetti che hanno una reattività particolare a determinate molecole presenti in alcuni cibi. Il caso più diffuso è quello provocato dalla reazione ad alcuni additivi aggiunti negli alimenti.

Le principali sostanze che possono provocare intolleranze farmacologiche sono:

  • istamina (pesci della famiglia degli scombridi, alcuni formaggi, vini rossi, estratto di lievito birra)
  • tiramina (Camembert e Cheddar, estratto di lievito, vini rossi, aringhe marinate, salse derivate dalla soia)
  • feniletilamina (vino rosso e cioccolato)
  • caffeina
  • capsicina (peperoncino)
  • miristicina (noce moscata)
  • alcol etilico

Gli additivi alimentari che danno più frequentemente reazioni sono:

  • antiossidanti (vino, birra, succhi di frutta, formaggi, frutta secca, salse, crostacei)
  • conservanti (molte bevande, formaggi, marmellate, salse, tonno in scatola, prodotti da forno preconfezionati, carni salate, stagionate, essiccate, in scatola)
  • esaltatori di sapidità (carni in scatola, alimenti preconfezionati, dadi per brodo, piatti tipici della cucina orientale)
  • dolcificanti (caramelle, gomme da masticare, gelati, creme, budini, formaggi molli, condimenti commerciali)

Intolleranze alimentari e allergie: differenze

La differenza sostanziale sta nel fatto che per le intolleranze la reazione è strettamente dipendente dalla quantità assunta dell’alimento non tollerato.

Per le allergie, invece, indipendentemente dalla quantità, il sistema immunitario riconosce una certa sostanza come potenzialmente pericolosa. La reazione in questo secondo caso è mediata dagli anticorpi IgE che inducono effetti, anche gravi, e che possono mettere a rischio la vita del soggetto.

Intolleranze alimentari: sintomi

La sintomatologia associata alle intolleranze alimentari è piuttosto variabile. Sono infatti riscontrabili vari disturbi ricorrenti e persistenti. Esaminiamoli nel dettaglio suddividendoli per tipologia.

Sintomi organici

  • Afte
  • Artrite
  • Asma
  • Cefalea
  • Colite
  • Diarrea
  • Gonfiore addominale
  • Dolori muscolari
  • Dimagrimento o aumento di peso eccessivi e improvvisi
  • Gas intestinali
  • Flatulenza
  • Sindrome dell’intestino irritabile
  • Digestione difficile o prolungata
  • Nausea e vomito
  • Sinusite
  • Stipsi

Sintomi epidermici

Sintomi psicosomatici

Intolleranze alimentari: come scoprirle

È una diagnosi per esclusione. Il metodo di indagine utilizzato per accertare eventuali intolleranze alimentari consiste nell’individuare l’alimento sospetto, eliminarlo dalla dieta per 2-3 settimane e poi reintrodurlo per altre 2-3 settimane.

Se durante il periodo di astinenza dell’alimento incriminato i sintomi scompaiono e si ripresentano nel momento della sua reintroduzione nella dieta, si tratta di una reazione avversa al cibo.

A questo punto si può fare un ulteriore indagine mediante test diagnostici per verificare se è coinvolto o meno il sistema immunitario. In quest’ultimo caso ci si troverebbe di fronte ad una vera e propria allergia. In caso contrario il disturbo è dovuto a una più semplice intolleranza.

Test

Quello appena descritto è l’unico metodo valido e scientificamente riconosciuto.

Esistono dei “test alternativi” che però sono privi di attendibilità scientifica e non è stata dimostrata alcuna efficacia clinica.

Inutili e dannosi sono:

  • il test citotossico o test di Bryan
  • il test di provocazione e neutralizzazione sublinguale ed intradermico
  • la Kinesiologia applicata
  • il test del riflesso cardio-auricolare
  • il Pulse test
  • il test elettrotermico
  • il Vega test
  • il Sarmtest
  • il Biostrenght test e varianti,
  • la Biorisonanza
  • l’analisi del capello
  • il Natrix o Fit 184 Test
  • l’iridologia
  • il dosaggio delle IgG sieriche

Una eventuale dieta di eliminazione, basata sui risultati dei suddetti test, potrebbe arrecare, soprattutto in età infantile ed adolescenziale, gravi conseguenze carenziali.

Intolleranze alimentari: le più comuni

Vediamo ora quali sono gli alimenti che più comunemente provocano intolleranze alimentari.

Grano

Essere intolleranti al grano (o frumento) non vuol dire soffrire di celiachia.

I sintomi più comuni sono: gonfiore addominale, disturbi gastrici, difficoltà digestive. Talvolta eruzioni cutanee, improvvise variazioni di peso, ritenzione. I cibi a cui stare attenti sono: pane e prodotti da forno, corn flakes, pizza, panature, dolci, birra, whisky e gin.

Lattosio e latticini

L’intolleranza al lattosio si manifesta quando l’intestino non riesce ad assorbire questo zucchero complesso che si trova nel latte. Questo disturbo provoca dolori addominali, gonfiore, meteorismo e colite.

Gli alimenti da evitare sono: latte vaccino, di capra o di pecora e di bufala. Latticini freschi, gelati, panna e tutti i dolci (biscotti, creme e salse contenenti latte).

intolleranze alimentari
Quella al lattosio è una delle intolleranze più comuni.

Lieviti

Spesso i lieviti di birra (o di pane) vengono mal assorbiti dall’intestino che tende a gonfiarsi, a non metabolizzare i principi nutritivi e ad evacuare in modo irregolare.

Da evitare in questo caso pane, pasta da pane, pizza, brioches, pasticcini, torte, birra, sidro, ma anche formaggi fermentati, panna acida, salsa di soia, funghi e integratori a base di lievito.

Uova

L’intolleranza alle uova può essere scatenata dall’albume o dal tuorlo o anche dall’uovo intero.

I sintomi che devono insospettire: crampi, gonfiori, disturbi digestivi, spesso accompagnati da eczemi, dermatiti, afte, acne e – talvolta – anche disturbi respiratori.

Eliminare dunque tutti i cibi preparati con le uova: maionese, pasta all’uovo, ravioli, prodotti precotti o piatti pronti che contengono impanature, torte, gelati, budini, creme industriali.

Frutta secca e soia

Noci, nocciole, arachidi & C possono rilasciare a livello intestinale sostanze che col tempo irritano la mucosa digestiva, provocando fenomeni di malassorbimento e la secrezione di istamina.

Oltre a rinunciare a mandorle, anacardi e semi oleosi in genere, vanno evitati anche tutti i prodotti industriali che contengono gli oli estratti da questi cibi. La soia, ad esempio, è presente in molti alimenti come gelati e yogurt di soia, tofu, hamburger vegetariani e cioccolata.

Intolleranze alimentari: le cause

Le cause delle intolleranze alimentari non sono del tutto note. Le ipotesi variano da una predisposizione genetica e familiare, a infezioni intestinali, fino a problemi durante lo svezzamento.

L’esperienza insegna che le intolleranze alimentari scaturiscono dall’eccessivo consumo di cibi che piacciono così tanto da mangiarne in gran quantità e soprattutto molto spesso. Il primo e semplice rimedio da attuare è quello di evitare di mangiare gli stessi cibi tutti i giorni, facendo attenzione soprattutto a quelli che piacciono di più.

Ricordiamo la regola sempre valida dell’importanza di seguire una dieta sana, varia e ben bilanciata. Qualsiasi alimento, consumato spesso e in dosi massicce, può risultare intollerato, soprattutto dopo un periodo di stress o una malattia, situazioni debilitanti che affaticano sia l’intestino che le difese immunitarie.

Intolleranze alimentari: come prevenirle

Non è possibile prevenirle. Una volta appurato l’alimento che arreca maggior disturbo all’organismo è bene abolirlo totalmente dalla dieta oppure consumarlo moderatamente.

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Tutto sulla pasta integrale: proprietà, benefici, valori nutrizionali e qualche ricetta

La pasta integrale è ormai entrata a pieno titolo nell’alimentazione di molte persone. È buona e sana, grazie all’alto contenuto di fibre e sostanze nutrienti.

Ma quali sono le sue caratteristiche e i reali benefici? Scopriamoli insieme in questo articolo.

Pasta integrale: come si ottiene

La pasta di semola integrale di grano duro si ottiene attraverso un impasto di semola integrale di grano duro e acqua. L’aggettivo “integrale” indica che la semola usata non è soggetta al processo di raffinazione che invece si esegue per ottenere la farina bianca (tipo 0 e 00). Nella farina integrale, i chicchi vengono macinati così come natura crea, insieme al loro rivestimento esterno.

Tutte le componenti del chicco (crusca, endosperma e germe), che contengono nutrienti importanti per l’organismo, sono quindi conservate.

Valori nutrizionali della pasta integrale

100 g di pasta integrale forniscono 324 Kcal così composti:

  • 66,2 g di carboidrati
  • 13,4 g di proteine
  • 2,5 g di lipidi
  • 11,5 g di fibra alimentare

Una porzione di 80 grammi di pasta integrale apporta:

  • il 24% delle fibre che vanno assunte al giorno secondo le dosi giornaliere consigliate (RDA)
  • il 39% del ferro
  • il 38% del fosforo
  • il 22% dello zinco

Pasta integrale vs pasta bianca

Come sopra spiegato, la principale differenza tra le due tipologie di pasta sta nel processo di lavorazione.
Le calorie sono più o meno le stesse (353 calorie per la pasta bianca contro le 324 di quella integrale), tuttavia la pasta integrale è considerata più salutare rispetto alla pasta bianca per il minor contenuto di lipidi e per la notevole presenza di fibre e carboidrati complessi.

La pasta integrale, infine, ha un maggior apporto di proteine vegetali, molto importanti per lo svolgimento di determinate funzioni nell’organismo.

Riassumendo, i vantaggi della pasta integrale rispetto a quella bianca sono:

  • è un alimento completo perché contiene tutte le parti del chicco
  • contiene vitamine e minerali
  • è ricca di fibre (che aiutano il transito intestinale)
  • ha un maggior apporto proteico
  • tende a saziare di più
  • è meno calorica
  • ha un indice glicemico più basso
  • riduce l’assorbimento di grassi e colesterolo

Che sapore ha la pasta integrale

Per le sue proprietà organolettiche la pasta integrale ha un sapore molto diverso dalla pasta bianca. Ben deciso, intenso e persistente, “sa di grano e di bosco”. All’inizio, per qualcuno può essere difficile abituarsi a questo nuovo gusto.

La pasta integrale fa dimagrire?

In senso stretto no. Abbiamo visto infatti che il suo apporto calorico è molto simile a quello fornito dalla pasta bianca. Rimane comunque un alimento molto utile per chi cerca di tenere sotto controllo il proprio peso in quanto:

  • le fibre donano un maggior senso di sazietà e quindi permettono di ridurre le porzioni
  • la presenza delle fibre rallenta l’assimilazione dei carboidrati, con conseguente riduzione dell’accumulo di grassi

Proprietà

Nella pasta integrale sono presenti tutte le componenti del chicco di grano, fatto che la rende un alimento ricco di sostanze nutritive, perfetto per un’alimentazione sana e bilanciata.

Ma quali sono tutti i suoi vantaggi? Vediamoli nello specifico.

  • Ha un contenuto proteico leggermente superiore a quello della pasta tradizionale (+12%)
  • È leggermente meno calorica rispetto alla pasta tradizionale (ciò non deve essere preso come pretesto per consumarne di più!)
  • Ha un notevole contenuto di vitamine idrosolubili (soprattutto del gruppo B ed E) e sali minerali (potassio e magnesio soprattutto)
  • È ricca di fibre alimentari (fino a 5 volte in più rispetto alla pasta tradizionale), favorendo così la regolarità intestinale
  • Contiene carboidrati complessi
  • Ha un buon contenuto di proteine e amminoacidi, fondamentali per la crescita e la riparazione dei tessuti e delle strutture dell’organismo
  • Dà un maggior senso di sazietà
  • Rallenta l’assorbimento dei carboidrati, aiutando così a prevenire l’accumulo di adipe, stipsi, colesterolo e fame nervosa
  • Ha un indice glicemico basso: sazia a lungo e può essere consumata anche dai diabetici
  • È ricca di antiossidanti ed enzimi, che hanno un influsso molto positivo sull’intestino e sono utilissimi per la prevenzione delle malattie cardiovascolari

Benefici

I motivi per cui è meglio consumare pasta integrale piuttosto che bianca possono essere così riassunti:

  • migliora il benessere intestinale
  • evita picchi glicemici
  • si ha meno fame nel corso della giornata
  • si tiene sotto controllo il peso
  • ha un effetto protettivo nei confronti di diabete tipo 2, malattie cardiache e cancro al colon-retto

Pasta integrale e glutine

Spesso ci si domanda se i celiaci possono consumare o meno la pasta integrale. Dipende. La risposta varia infatti in base al tipo di cereali di cui la pasta è composta. Se si tratta di cereali che contengono glutine (come semola, farro e avena), la pasta, anche se integrale, non può essere mangiata dai celiaci, se invece la pasta è fatta con farine prive di glutine (come quella di mais o di miglio) eco che allora può tranquillamente essere consumata da chi è intollerante al glutine.

Per sicurezza, leggere sempre l’etichetta del prodotto e controllare la presenza di una spiga sbarrata o della dicitura “senza glutine”.

Controindicazioni

Pur essendo un alimento sano e ricco di ottime proprietà nutrizionali, la pasta integrale non è adatta per tutti. In particolare, la dovrebbero evitare le persone con intestino delicato che soffrono, per esempio, della sindrome del colon irritabile, in questo caso potrebbe essere utile provare le varianti semi integrali.

In generale, è bene non esagerare poichè un consumo eccessivo di fibra insolubile può creare fermentazione intestinale.

Prezzo

La pasta integrale ha un costo leggermente maggiore rispetto a quella bianca. Tutto poi è direttamente proporzionale alle diverse marche produttrici e alle diverse tipologie di pasta integrale: in primis c’è quella biologica, dove la lavorazione è sempre naturale e, infine, tra le altre varietà, c’è anche la pasta integrale senza glutine.

Pasta integrale: come riconoscerla

Per evitare gli inganni, guardate sempre gli ingredienti: se c’è scritto crusca o cruschello, lasciate stare.

Date un’occhiata anche ai valori nutrizionali: per 100 g di prodotto, le fibre devono essere almeno 8 g. In generale, fidatevi delle marche che vi raccontano i luoghi di coltivazione e le fasi di produzione.

pasta integrale
L’importanza di un prodotto genuino

Ricette con pasta integrale

Saporita e nutriente, ruvida ma delicata, dal colore scuro e leggermente puntinato, della pasta integrale si parla soprattutto per i suoi principi nutrizionali, ma il suo sapore deciso e caratteristico apre le porte del gusto a nuovi abbinamenti. Non avendo un sapore neutro, occorre scegliere condimenti che non vadano a coprire il sapore proprio della pasta, ma che invece la esaltino in maniera armoniosa.

Ecco qualche idea per portare in tavola un buon piatto di pasta integrale bilanciato ma goloso.

  • Spaghetti integrali con gamberi e zucchine, la ricetta ideale per un pasto estivo fresco e raffinato
  • Tortiglioni integrali con crema di peperoni: un primo piatto dai sapori decisi che gioca con le consistenze
  • Fusilli integrali con pesto di zucca e lattuga, un piatto dai colori autunnali, nutriente ma leggero
  • Rigatoni integrali ai formaggi, un grande classico per le domeniche invernali

Altri approfondimenti sulla pasta

E qualche ricetta con la pasta

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Tutto sul dittamo, l’erba “infiammabile” utilizzata in fitoterapia

Oggi parliamo del dittamo, una pianta officinale conosciuta già nella Grecia antica molto utilizzata in fitoterapia ma anche per aromatizzare liquori e profumare prodotti di bellezza.

Dittamo: cos’è

Il dittamo (Dictamnus albus) è un pianta perenne spontanea e aromatica appartenente alla famiglia delle Rutaceae.

Viene chiamato anche frassinella, perché la forma delle sue foglie ricorda da vicino quella del frassino, e limonella poiché le sue foglie, se sfregate, emanano un intenso profumo molto simile a quello agrumato del limone.

La sua principale caratteristica, nota fin dall’antichità, è quella di incendiarsi se posto vicino ad una fiamma. Ciò avviene a causa della infiammabilità degli olii essenziali contenuti nei suoi fiori.

Caratteristiche

Si tratta di un piccolo arbusto, latifoglie e caducifoglie, alto 30(60)-100(120) cm, fortemente aromatico e che fiorisce normalmente tra maggio e giugno.

Vediamo più nello specifico le varie parti:

  • radice: carnosa di colore bianco
  • fusti: eretti, generalmente semplici, lignificati alla base, e in alto muniti di numerosi peli semplici e di peli ghiandolosi neri
  • foglie: spiralate; quelle superiori presentano 3-5 paia di grandi segmenti ovali, lunghi 2-6 cm, di color verde-scuro, coriacei e cosparsi di punti traslucidi e dentellati al margine
  • fiori: sono composti da 5 petali bianco-rosei, venati di porpora, attenuati alla base. Lunghi fino a 3 cm, hanno numerose ghiandole nere. $ petali sono rivolti verso l’alto e uno verso il basso
  • frutto: un coccario ghiandoloso di circa 1 cm, formato da 5 carpelli cuspidati che, a maturità, si dividono a stella
fiori
I fiori possono assumere tonalità che vanno dal bianco al rosa

Habitat

La specie è presente in Europa, nelle zone temperate dell’Asia, in Siberia e in Caucaso.

In Italia è abbastanza rara: la si trova nei boschi assolati e aridi, a quota collinare, dove di solito prosperano querce e castagni. Vegeta tra radure e cespugli o ai margini dei sentieri.

Etimologia

Il nome deriva dal greco ‘diktamnos‘, parola composta da ‘Dikte‘ (nome di un monte sull’isola di Creta) e ‘thamnos‘, arbusto.

Dittamo: coltivazione

Oltre a crescere in maniera spontanea, il dittamo viene anche coltivato come erba aromatica e rimedio erboristico per via del suo aroma e delle sue virtù fitoterapiche.
Ecco quali sono le condizioni più favorevoli per farlo crescere bene.

Terreno

Predilige terreni gessosi, argillosi e aridi, meglio se ben drenati.

Esposizione

Ama le zone a pieno sole, ma cresce anche a mezz’ombra. Non teme il freddo e resiste bene al caldo. Può crescere sino ai 1500-2000 m di altitudine.

Irrigazione

Non necessita di grandi quantità d’acqua, può essere sufficiente l’acqua piovana. Nei mesi più secchi meglio annaffiarlo qualche volta di più.

Concimazione

Non necessaria. Per dare maggior vigore alla pianta si può somministrare un fertilizzante a lenta cessione, una volta al mese, in primavera ed estate.

Moltiplicazione

Si propaga tramite semina a febbraio, in semenzaio protetto, o nel mese di aprile in piena terra.

Raccolta

La raccolta delle foglie si effettua durante la fioritura, per poi essere utilizzate fresche o secche. L’essiccazione deve avvenire in luogo buio e ventilato.

Malattie e parassiti

Teme l’attacco degli afidi, facilmente contrastabili con antiparassitari naturali.

dittamo

Dittamo: proprietà

Già nell’antichità, il dittamo veniva usato per curare “lo stomaco, le ulcere gastriche, problemi alla milza, reumatismi e anche infertilità”. Ancora oggi gli sono riconosciute alcune importanti proprietà. Nel pieno rispetto della legislazione europea, il dittamo è riconosciuto come medicina tradizionale e ne è permesso l’utilizzo come erba aromatica.

Ecco le sue proprietà:

  • diuretico
  • digestivo
  • espettorante
  • stimolante
  • febbrifugo
  • antispasmodico
  • antielminitico
  • astrigente
  • calmante
  • antifungino
  • antibatterico

Con un’elevata quantità di antiossidanti, stimola l’appetito nei convalescenti, favorisce la digestione e migliora la diuresi. Contrasta inoltre le infezioni di funghi e batteri.

Dittamo: utilizzi

Per le sue proprietà, viene impiegato contro gli spasmi ed i crampi di stomaco, l’anoressia, la clorosi, la dismenorrea spastica, la scrofola, la stomatite.

Per uso esterno è considerato uno stimolante della circolazione periferica.

Sotto forma di infuso è utile per curare il raffreddore, le infezioni della bocca e dei denti, i problemi di digestione, le menorree, il diabete, l’obesità, i problemi renali ed epatici.

È applicato anche come cataplasma per i dolori di testa, i reumatismi e sulle piaghe.

Da secoli i monaci lo utilizzano per la preparazione di liquori e digestivi. In commercio si trova soprattutto in forma di tisana, dalle proprietà digestive e tonificanti.

Altri utilizzi

Le essenze di dittamo vengono utilizzate anche per aromatizzare liquori (Vermut e Martini Dry) e profumi.

Per i suoi bellissimi e profumati fiori viene spesso coltivato anche come pianta ornamentale.

Esoterismo

Nell’antichità veniva usato come incenso divinatorio e per vedere gli spiriti.

Dittamo: uso in cucina

A causa della sua profumazione troppo intensa, il dittamo non ha riscosso grande successo nel mondo gastronomico e della cucina in generale. Può comunque essere usato per insaporire piatti dal sapore neutro come la besciamella o le patate. Il suo sapore particolare si sposa bene con la selvaggina e, inaspettatamente, lega molto bene con i dolci.

Si utilizzano le foglie e le infiorescenze.

Controindicazioni

Nessuna in particolare, ad eccezione di ipersensibilità nei confronti della sostanza da parte del singolo. Gli studiosi hanno inoltre sottolineato che è bene usarne modiche quantità, soprattutto in caso di gravidanza o nel caso di bambini.

Curiosità sul dittamo

In tempi antichi era considerato simbolo d’amore e di passione. I giovani si arrampicavano sui dirupi scoscesi e sulle gole di Creta per raccoglierlo e donarlo alle ragazze amate.

La grande quantità di oli essenziali emessa dalle ghiandole oleose del dittamo satura l’atmosfera delle calde sere d’estate e prende facilmente fuoco a contatto di una fiammella. Per questo i suoi nomi inglesi e francesi sono, rispettivamente “burning bush” e “buisson ardent”.

Il dittamo di Creta selvatico è classificato come “raro” ed è protetto dalla legge europea affinché non si estingua. Attualmente, la sua coltivazione in Grecia si concentra su Embaros e sui villaggi circostanti, a sud di Heraklion.

Dittamo e Harry Potter

Nel romanzo fantasy “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”, compare il termine dittany, per indicare una sostanza in grado di rimarginare le cicatrici se applicata con sufficiente rapidità dopo un taglio.

Altri approfondimenti

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Arrow root o fecola di maranta, un amido senza glutine per la cucina macrobiotica, vegana e non solo…

Arrow root è il termine con cui si indica un amido alimentare ottenuto a partire da piante di origine tropicale. Noto anche come fecola di maranta, questo amido è gluten-free e si contraddistingue per un ridotto indice glicemico. Adatto anche a bambini piccoli e donne in gravidanza, possiede interessanti proprietà tende ad essere diffusamente usato in modo versatile nella preparazione delle pietanze in cucina ma non solo.

Arrowroot in italiano

La traduzione italiana di arrowroot è letteralmente ‘radice delle frecce’. Si riferisce alla fecola ottenuta soprattutto dalla Maranta arundinaceae, pianta perenne originaria della foresta equatoriale del Brasile e della Guyana, nota come maranta.

I rizomi da cui viene estratta la fecola di maranta contengono anche un succo acre, eliminato durante la fase di estrazione. Questa linfa era però considerata un utile antidoto contro il veleno delle frecce dagli indiani del Messico. Da ciò deriva il particolare nome attribuito a questa polvere, che ha molte ed interessanti proprietà.

Polvere di arrowroot

Si presenta sotto forma di una polvere di colore bianco, del tutto inodore ed insapore, molto utilizzata soprattutto nelle ricette della cucina macrobiotica.

Grazie al suo potere addensante, è utilizzato come ingrediente per dare corpo a numerose pietanze, soprattutto nella dieta vegana.

Arrowroot

A differenza della farina e al pari della maizena, la polvere di maranta è adatta anche a chi è affetto da celiachia, poichè non contiene glutine. Può essere pertanto usato come sostituto privo di glutine della farina di frumento.

In più, questa polvere può essere adoperata anche per scopi diversi da quelli alimentari. Infatti, grazie alle sue proprietà assorbenti, è un valido sostituto del talco per bambini. Si può, inoltre, utilizzare anche come shampoo secco e come ingrediente di un deodorante naturale fai da te.

Le proprietà dell’arrowroot

Le principali proprietà attribuite a questo amido alimentare sono quelle addensanti e gelificanti. Ciò lo rende un ingrediente vegetale versatile e adatto per la preparazione di numerose pietanze, come zuppe, sughi, creme e budini.

Oltre ad essere di facile digeribilità, questa polvere addensante e assorbente presenta anche un ridotto indice glicemico a confronto di altri tipi di amidi alimentari.

arrowroot

Inoltre, grazie alla sua azione emolliente, favorisce il transito e aiuta in caso di costipazione intestinale perchè regola la peristalsi.

Si rivela, pertanto, ideale per chi soffre di problemi gastrointestinali. Adatto anche a neonati e donne in gravidanza.

Inoltre, è un interessante fonte di acido folico e di sali minerali, tra cui in particolare potassio, manganese, zinco, ferro e fosforo e vitamine.

L’indice glicemico dell’arrowroot

Il suo indice glicemico si rivela lievemente più contenuto rispetto a quello di altri amidi, come la maizena o l’amido di mais.

Ricette con l’arrowroot

L’impiego della fecola di maranta nella preparazione delle pietanze non incide sul gusto dei piatti, perchè insapore e inodore.

Per utilizzarlo al meglio è possibile seguire un procedimento del tutto simile a quello adoperato con la maizena.

Si diluisce la polvere all’interno di un liquido, scaldandolo leggermente fino a quando non si addensa. Può essere sufficiente utilizzare anche soltanto dell’acqua tiepida, poichè richiede una temperatura inferiore a quella di altri amidi per riuscire a disciogliersi nel liquido.

arrowroot

Una volta ottenuta la consistenza desiderata del composto di solo arrowroot e liquido in cui è disciolto, si lascia riposare per farlo raffreddare.

Ecco alcuni consigli per il suo impiego:

  • aumenta l’effetto addensante in presenza di uova o purea di frutta all’interno della ricetta da preparare
  • come addensante per piatti salati come le zuppe ed i sughi
  • come addensante per le ricette dolci come crostate, biscotti, torte e budini
  • rende più stabili le creme che richiedono una fase di congelamento rispetto ad altri tipi di amido
  • ottimizza la friabilità nei dolci utilizzato in dose del 10% insieme alla farina di frumento

Arrowroot: dove si compra

Questo amido alimentare non è facilmente reperibile sugli scaffali dei supermercati. Si trova con maggiore facilità on line.

In alternativa, in grandi città è possibile cercare questa particolare fecola presso negozi specializzati in alimentazione naturale, cibi etnici e macrobiotica, e nelle erboristerie più fornite.

Arrowroot: il prezzo

Nei negozi di prodotti biologici si trova anche con il nome di farina o fecola di maranta, ed il costo di 250 gr può aggirarsi intorno agli 8-9 euro.

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