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La ricetta fai da te per un anticalcare naturale per la lavatrice: ecco se e come usarlo

Anticalcare naturale

Ecco alcune ricette casalinghe utili per fare un anticalcare naturale: il vostro portafoglio e l’ambiente ringrazieranno, ma, attenzione, verifichiamo innanzitutto i casi in cui può essere utile realizzarlo.

Un anticalcare naturale rappresenta una soluzione eco-friendly a un problema comune. Il problema del calcare nelle nostre abitazioni è infatti molto sentito perché le acque dell’acquedotto municipale, pur se costantemente controllate e sicure dal punto di vista strettamente microbiologico, spesso sono molto dure, hanno cioè un’alta presenza di carbonato di calcio (comunemente detto calcare).

Perché il calcare è un problema?

Il deposito di calcare comporta danni non da poco ai nostri costosi elettrodomestici, causandone con il tempo la rottura. Se siamo fortunati e viviamo in una zona in cui l’acqua è dolce, non si avvertirà l’esigenza ma se l’acqua che esce dai nostri rubinetti è dura e non siamo dotati di un decalcificatore collegato all’impianto idrico, il calcare arriva nella lavatrice e nei tubi di scarico.

I prodotti anticalcare servono? Quando?

Da un articolo di Altroconsumo (Prodotti anticalcare per lavatrice) e relativi test di laboratorio, appare evidente che i prodotti decalcificanti sono superflui se in lavatrice si usano detersivi chimici o bio di nuova generazione. Infatti i detersivi chimici ed ecologici per lavatrice in commercio oggi contengono già sostanze (dette complessanti) che impediscono la formazione di calcare (zeoliti, citrati, pocarbossilati, silici lamellari).

Di conseguenza l’utilizzo degli anticalcari appare del tutto superfluo. Aggiungere un prodotto anticalcare a un detersivo normalmente in commercio non serve, se non in casi di acqua estremamente dura.

I moderni detersivi già contengono ingredienti atti a ridurre la durezza dell’acqua.

Le regole base

Come ci dobbiamo allora comportare? I casi sono tre:

  • usare il detersivo in quantità adatta ad acqua medio dura o dura.
  • usare il prodotto anticalcare e diminuire la dose di detersivo, tarandola sulla quantità per acqua dolce.
  • non associare mai l’anticalcare con abbondanti quantità di detersivo

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anticalcare naturale

I consigli pratici per fare un anticalcare naturale fai da te per la lavatrice in caso di presenza di acqua dura: ecco come farlo ed eventualmente utilizzarlo

Anticalcare naturale per la lavatrice

Un’altra soluzione – nei casi in cui l’acqua è specialmente “dura” – potrebbe essere invece quella di utilizzare un anticalcare naturale fatto in casa. I prodotti naturali maggiormente usati nella produzione di un anticalcare sono il bicarbonato, il sale e l’aceto.

Preferibile ai tre è l’aceto, così come anche il limone.

  • Questi ultimi due prodotti, in quanto acidi, non andrebbero mai usati insieme ai detersivi, poiché questi sono basici.
  • L’utilizzo combinato annullerebbe vicendevolmente il loro effetto.
  • Andrebbero invece utilizzati all’ultimo risciacquo.

Il modo più semplice di decalcificare la lavatrice è lanciare un programma lungo con temperatura alta, 60°, versando nel cestello vuoto un litro di aceto.

Utilizzando una dose di aceto da 100 ml o anche meno nella vaschetta dell’ammorbidente, questo funziona sia come ammorbidente che come anticalcare.

Così facendo la funzione anticalcare avviene dopo il lavaggio, nella fase di risciacquo.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di utilizzare l’acido citrico.

  • Versando 100 ml di una soluzione di acido citrico al 15-20% nella vaschetta dell’ammorbidente, questa avrà funzione sia di ammorbidire i capi che di decalcificare l’acqua.
  • In alternativa si potrebbe ogni mese versare 1 litro di una soluzione al 15% direttamente nel cestello vuoto e avviare un programma ad alta temperatura, in questo modo avremmo un azione disincrostante per acque particolarmente dure.

Insomma, i modi per decalcificare la nostra lavatrice sono tanti e tutti molto ecologici.

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Tutto sul bracco ungherese, un cane dolcissimo da conoscere meglio

bracco ungherese

Il bracco ungherese o Magyar Vizsla è un abile cane da caccia, fedele al suo padrone e docile come pochi. Ne esistono due varietà, quella a pelo corto (più comune) e quella a pelo duro. Ecco la nostra guida per conoscerlo meglio.

Il Bracco ungherese è un cane da selvaggina a cui hanno affibbiato diversi nomignoli, da Vizsla, che significa vigile, a cane velcro, per il suo forte attaccamento al padrone. In inglese viene chiamato Hungarian Hound.

Oggi è per lo più presente in Ungheria, Inghilterra, Germania e Stati Uniti, mentre in Italia fatica a diffondersi.

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Bracco ungherese: da dove viene?

È molto difficile rintracciare le origini di questa razza. Si ipotizza che siano arrivati in Ungheria nel IX secolo, insieme alle tribù magiare, migrate dalle steppe dell’Asia. Presso queste popolazioni, il bracco veniva impiegato come cane da caccia.

Aveva conquistato la sua fama già nel corso del XVIII secolo, quando divenne il fedele compagno dei nobili aristocratici durante le battute di caccia. Poi nel corso delle due guerre mondiali conobbe un periodo di oscurità, rischiando l’estinzione.

Tra i suoi antenati vi sono il segugio di Pannonia, il bracco tedesco, il levriero arabo e il cane giallo turco. L’obiettivo delle varie selezioni era quello di ottenere una razza che riuscisse a cacciare nelle condizioni ambientali più disparate. Difatti è proprio questo l’aspetto che oggi caratterizza meglio il bracco ungherese.

I primi riconoscimenti arrivano nel 1936, con la FCI, a cui segue quello nel 1960 da parte dell’American Kennel Club. In Italia la sua diffusione si deve alla cinofila Jolanda Savoia.

bracco ungherese caratteristiche

Il bracco ungherese si distingue per la dolcezza

Bracco ungherese: aspetto fisico

Di questa razza esistono due specie: il bracco ungherese a pelo corto e quello a pelo duro, meno diffuso.

È un cane di taglia media, alto al garrese tra 58 e 64 cm. Il peso tende ad oscillare intorno ai 30kg. Il corpo è muscoloso ma ben affusolato, con un’andatura elegante.

Le zampe sono palmate, per cui è anche un abile nuotatore. Il pelo è color frumento dorato, così come gli occhi, di forma ovale, e il tartufo. Sono disponibili diverse sfumature e gradazioni, ma il colore nel complesso deve restare uniforme su tutto il corpo. Possono esserci anche delle minuscole macchie bianche sulla gola, il petto o le dita.

La coda è lunga e stretta, il muso lungo e a punta. La testa appare piuttosto larga, con la pelle ben aderente. Le labbra sono tese, le mascelle forti e muscolose, le orecchie pendenti.

LO CONOSCI? Il Bracco italiano

bracco ungherese aspetto

Il bracco ungherese è ben slanciato

Bracco ungherese carattere

Il bracco ungherese è un cane da ferma, sempre attento, disponibile al lavoro e sveglio. Riesce a cacciare in diversi contesti, dai boschi alla pianura e anche in acqua.  L’olfatto è molto sviluppato, così come sono note le sue abilità da riportatore.

Si distingue per la dolcezza e l’affetto che manifesta soprattutto nei confronti del suo padrone. Alcuni ritengono che questo attaccamento sia addirittura morboso, avendo continuamente bisogno del contatto fisico.

La sua predisposizione alla interazione lo ha reso uno dei cani adatti alla pet therapy. Non a caso, è anche un grande compagno di giochi per i più piccoli.

Si lascia educare con molta facilità, mostrando una dedizione unica nei confronti del suo capobranco sin da cucciolo. Oggi alcuni padroni lo allevano in appartamento, ma chiuderlo tra le pareti di casa, lasciandolo uscire poche ore al giorno, rischia di farlo soffrire.

Questo cane non ha perso la sua indole da cacciatore, ha bisogno di muoversi, di scovare le sue prede, di stare a contatto con la natura. Quando tutto questo gli viene privato, inizia a diventare insofferente.

Bracco ungherese abbaia o no?

Questa razza non abbaia quasi mai, in linea con la sua indole tranquilla e socievole, e lo fa solo in caso di necessità. Quando abbaia, il consiglio che va per la maggiore è distrarlo e trovargli altro da fare. Se, invece, griderete penserà che state abbaiando insieme a lui!

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Bracco ungherese: dieta

Le buone regole da seguire nell’alimentazione di questa razza di cani sono relativamente semplici e non esistono prescrizioni particolari. Il bracco ungherese ha bisogno di una dieta sana, regolare e bilanciata, possibilmente col cibo della migliore qualità possibile: la lucentezza del suo mantello ringrazierà.

SCOPRI: Alimentazione del cane, regole e principi da conoscere

bracco ungherese

Bracco ungherese: cure e prezzo

Generalmente questo cane ha una vita media abbastanza lunga. Tra le patologie più diffuse vi sono la polimiosite, la displasia dell’anca e malattie della vista. Per l’alimentazione sono necessari pasti da almeno 400-500 grammi, ben bilanciati.

Il prezzo di un cucciolo si aggira sui 600 euro. In Italia vi sono ancora pochi allevamenti, al contrario dell’Inghilterra dove viene particolarmente apprezzato.

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Cause, rimedi e intervento per la sindrome del tunnel carpale, un disturbo sempre più frequente

tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è un fastidioso disturbo caratterizzato da formicolio e dolore alle mani. Vediamo chi ne soffre e come intervenire.

Tunnel carpale cos’è

La sindrome del tunnel carpale è una patologia contraddistinta da sensazioni dolore, formicolio e torpore di mani e dita. Questa malattia nervosa periferica è molto diffusa soprattutto tra le donne tra i 45 e 60 anni e in alcune categorie lavorative. Ne sono infatti più facilmente afflitti gli addetti a settori di impiego che coinvolgono l’uso delle mani, solitamente entrambe, in modo meccanico e ripetitivo.

Anche l’utilizzo del computer per molte ore al giorno è tra le attività potenzialmente responsabili di questo disturbo.

Tunnel carpale: anatomia

Questa struttura è un vero e proprio tunnel presente all’interno del polso, in cui lati e fondo sono costituiti dal carpo, le ossa del polso. In questo stretto passaggio ad arco passano nove tendini ed un nervo, detto mediano.

Quest’ultimo ha una funzione sia sensitiva, poiché garantisce le capacità tattili del palmo della mano, ma anche motoria. Permette infatti di muovere le dita, in particolare pollice, indice, medio e una parte dell’anulare.

Quando questo importante nervo subisce una compressione allora si verificano i sintomi tipici di questa sindrome. La ragione anatomica per cui le donne sono più a rischio risiede nella maggiore ristrettezza di questa struttura, così più facilmente soggetta ad infiammazioni.

tunnel carpale

Tunnel carpale: alcune attività lavorative e un uso prolungato del pc sono potenzialmente responsabili di questa sindrome.

Tunnel carpale: i sintomi alla spalla

Insieme ai classici sintomi di dolore e intorpidimento, si possono avvertire anche sensazioni dolorose che dal braccio si propagano verso la spalla. Può accadere che i fastidi si presentino soprattutto durante la notte, anche sotto forma di crampi, interrompendo il riposo. Anche nella presa di oggetti di piccole dimensioni si possono riscontrare difficoltà e problemi.

Tunnel carpale: quale cura

Una diagnosi precoce di questa sindrome può permettere di intervenire con un trattamento non chirurgico nell’ottica di una terapia conservativa. In alcuni casi, infatti, il progressivo peggioramento della sintomatologia può essere interrotto o limitato con la sospensione di attività o lavori in grado di provocarla. Anche l’utilizzo di tutori, indossati durante la notte, può aiutare a ridurre l’irritazione del nervo mediano.

L’assunzione di farmaci (in particolare antinfiammatori), inoltre, potrebbe essere consigliata dal medico per attenuare i sintomi dolorosi più intensi. Questo tipo di trattamento è solitamente indicato quando i sintomi non sono particolarmente gravi e la sindrome persiste da un tempo piuttosto breve.

Tunnel carpale esercizi

Alcuni esercizi permettono di alleviare i sintomi dolorosi che si irradiano dal polso fino all’avambraccio. Per ridurre l’irritazione a carico del nervo mediano si può stringere e rilassare una pallina antistress in spugna per almeno 10 volte di seguito. Si possono anche effettuare degli esercizi di allungamento ponendo i palmi delle mani uno contro l’altro davanti al petto.

Mantenendole unite, le mani si abbassano verso l’addome per favorire lo stiramento lasciandole in questa posizione per per circa 30 secondi. È possibile, infine, effettuare semplici esercizi ponendo dei piccoli elastici sulle dita ed estendendoli per favorire l’attivazione dei tendini flessori.

Tunnel carpale rimedi naturali

Anche alcuni particolari alimenti, antinfiammatori naturali, possono favorire un miglioramento delle condizioni dolorose di chi soffre di questo disturbo.

Tra i cibi utili per ridurre le situazioni infiammatorie troviamo lo zenzero e la curcuma, facili da inserire nella dieta quotidiana e soprattutto in grado di apportare un’ampia gamma di benefici alla nostra salute.

tunnel carpale spezie

Tunnel carpale: zenzero e curcuma sono dei validi antinfiammatori naturali.

Anche aglio e cipolla, diffusamente utilizzati nelle nostre ricette, si rivela validi alleati per il benessere. Inoltre, assumere cibi contenenti omega 3 e sostanze antiossidanti aiuta a ridurre gli stati infiammatori all’origine di questo problema.

Evitare le cattive abitudini che possono aver predisposto la comparsa dei sintomi è un ottimo rimedio naturale per risolvere il disturbo o prevenirlo. Data la frequente associazione con lavori d’ufficio e uso del pc, è possibile adottare delle utili precauzioni. Ad esempio, fare delle pause e adottare una corretta posizione delle mani sulla tastiera e sul mouse permette di ridurre il rischio di infiammazioni del nervo mediano.

L’intervento tunnel carpale

Quando altre terapie di tipo medico e fisico non sortiscono gli effetti sperati, può essere necessario procedere con l’intervento chirurgico. Anche la persistenza e gravità dei sintomi spesso spinge verso questo tipo di trattamento. Si tratta generalmente di un intervento di breve durata (10 minuti circa) in anestesia locale direttamente sul palmo della mano.

Inoltre, essendo un ricovero ambulatoriale o day-hospital, si può far ritorno a casa poche ore dopo l’operazione. Alcuni interventi chirurgici di questo tipo vengono effettuati con metodo endoscopico praticando un taglio inferiore agli usuali 2 cm.

Tunnel carpale post operatorio

Il decorso post-operatorio può comportare senso di gonfiore, rigidità e dolore alla mano operata, da tenere leggermente sollevata riducendone i movimenti. Le complicazioni non sono frequenti ma possono riguardare il rischio di recidiva o eventuali infezioni della ferita chirurgica.

Il recupero completo della motilità della mano e delle dita può richiedere un tempo variabile, anche diverse settimane o addirittura mesi.

Ciò dipenderà da diversi fattori, tra cui l’attenzione del paziente nel seguire le indicazioni mediche e l’attività lavorativa praticata.

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I rimedi naturali per l’eritema solare: dalle sostanze ricche di amido all’aloe vera, dalla malva e alla camomilla

eritema solare

Eritema solare: insieme alle scottature, caratterizzate da rossore e bruciore, l’eritema è, tra chi ama esporsi al sole, uno dei problemi estivi maggiormente diffusi. Per questo è bene prepararsi un kit di rimedi naturali per l’eritema solare e altri imprevisti estivi.

Eritema solare: cos’è e come si manifesta

L’eritema solare si manifesta con rossore a chiazze della pelle, bruciore, prurito e fastidio che può diventare dolore, con la formazione anche di bolle e vesciche fino ad arrivare, in casi particolarmente seri, all’insorgere della febbre.

Maggiormente predisposte a questo problema sono le persone con carnagione chiara, inoltre facilita il manifestarsi dell’eritema, il fatto di esporsi al sole durante le ore più calde della giornata.

Quando la temperatura è più alta, il calore svolge un effetto vasodilatatore, quindi affluisce una maggiore quantità di sangue alle superficie dell’epidermide, facilitando scottature localizzate accompagnate da prurito più o meno intenso e fastidioso.

Alcune malattie che presentano sfoghi sulla pelle:

Eritema solare: rimedi naturali e prevenzione

Vediamo con quali metodi naturali possiamo affrontare il problema.

Una particolare attenzione va posta all’alimentazione, sia nei giorni o nelle settimane antecedenti all’esposizione al sole, sia quando l’eritema è insorto.

I cibi da prediligere sono quelli ricchi di sostanze antiossidanti, di vitamina C, vitamina A, come:

  •  pomodori, carote, peperoni, arance, cavoli, spinaci, noci, nocciole, mandorle, olio di oliva, lievito di birra, tanto per citarne alcuni.

Le sostanze ricche di amido

Uno dei rimedi naturali più noti per combattere l’eritema consiste nell’applicare sulle zone interessate delle fettine sottili di patata cruda sbucciata:

  •  l’amido che è contenuto nella patata aiuta i vasi sanguigni a restringersi, in questo modo la sensazione di dolore e l’infiammazione si attenueranno gradualmente.

In alternativa alle patate, si possono utilizzare altre sostanze ricche di amido:

  • ad esempio si applica della mollica di pane precedentemente inumidita nell’acqua
  • oppure delle fettine di banana o delle fettine di mela sbucciata.
eritema solare

Eritema solare: ecco alcuni rimedi del tutto naturali che vi consigliamo

Camomilla

Un altro metodo naturale semplice consiste nell’applicare degli impacchi a base di camomilla:

  •  si prepara un’abbondante camomilla, la si lascia raffreddare.
  • si prendono delle garze e le si imbevono nella camomilla stendendole, quindi, sulle zone arrossate e dolenti.
  • La camomilla lenisce l’infiammazione e il fastidio.

Erbe medicinali

Un’erba molto utile in caso di eritemi, ustioni e bruciature è la piantaggine:

  • si può utilizzare applicando direttamente sulle parti interessate le foglie, dopo averle fatte bollire in acqua e averle fatte raffreddare.
  • oppure ancora, applicando impacchi freddi dopo aver preparato un infuso con le foglie.

Secondo le stesse modalità si possono fare i pacchi a base di malva:

  • E’ un’erba tradizionalmente antinfiammatoria, quindi molto utile per lenire le irritazioni dell’epidermide.
  • Gli effetti benefici saranno ancor più evidenti se utilizza la malva anche per una tisana da bere nel corso della giornata.

Anche la sostanza gelatinosa contenuta nelle foglie dell’aloe vera è rinfrescante, lenitiva, antinfiammatoria e cicatrizzante:

  • Se si possiede questa pianta se ne taglia una foglia, la si incide e, premendo, si fa uscire il gel naturale da applicare sulla zona infiammata (ecco anche come ricavare il gel di aloe vera da soli in casa).
  • In alternativa, se non possedete la pianta, anche un prodotto industriale a base di gel di aloe vera può essere di aiuto in casi come questo.

Altri rimedi naturali per l’eritema solare

E’ possibile arginare gli effetti dell’eritema anche quando si fa il bagno:

  • in questo caso si può sciogliere nell’acqua della vasca dell’amido per alimenti che si acquista facilmente anche al supermercato
  • oppure si aggiunge all’acqua del bagno della camomilla
  • oppure, degli oli essenziali, sia singolarmente che mescolati tra di loro. Ad esempio lavanda, menta, camomilla, eucalipto che sono rinfrescanti e alleviano l’infiammazione.

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A cosa serve il carbone vegetale attivo: un ausilio per i problemi dell’apparato digerente, ma non solo

carbone vegetale

Il carbone vegetale attivo è un derivato dalla combustione del legname che aiuta a combattere i disturbi digestivi come reflusso, dolori addominali e diarrea. Risulta essere di aiuto anche in caso d’ingestione di veleno o sostanze chimiche.

Il carbone vegetale attivo, noto anche come carbone attivato o vegetale, consiste in una polvere nera naturale ottenuta dal legname appartenente a tre specie differenti (pioppo, salice, betulla) che viene sottoposto prima ad una combustione in ambiente privo di ossigeno e poi attivato per conferirgli la tipica porosità e quindi la capacità di ‘assorbire’. Si tratta quindi di una ‘spugna rigida’ porosa, fragile e leggera.

Carbone vegetale attivo a cosa serve

La sua porosità è in grado di intrappolare gas e altre sostanze in modo da evitarne l’assorbimento o l’accumulo nell’apparato digerente. Viene quindi usato per affievolire una serie di disturbi legati all’apparato digerente, come meglio vedremo di seguito.

Le sue proprietà depuranti sono conosciute fin dall’antichità, tanto che serviva per render potabile l’acqua. Nell’800 era utilizzato in ambito tessile per decolorare e rimuovere gli odori dall’acqua trattata.

Vediamo ora quali sono le sue principali proprietà e benefici.

Le proprietà ed i benefici del carbone vegetale attivo

E’ particolarmente indicato in caso di disturbi legati all’apparato digerente. Nei casi di fermentazione dovuti a problemi di digestione, di diarrea acuta da farmaci, tossine e anche da germi, per ridurre il meteorismo, la pancia gonfia e l’aerofagia e per contrastare sintomi legati a gastrite, dolori addominali, reflusso ed acidità di stomaco.

Qualora si presenti il problema di una diarrea particolarmente forte e persistente, il carbone vegetale attivo può aiutare a limitarne gli effetti ed i disturbi relativi, soprattutto nei casi in cui la diarrea derivi da patologie come la sindrome del colon irritabile.

Grazie alle sue capacità assorbenti sia di gas che di sostanze solide, il carbone vegetale è adatto anche per contrastare l’alitosi. Oltre a trattenere i gas intestinali, infatti, esso trattiene anche una parte di batteri che li producono svolgendo una parziale azione disinfettante. Risulta essere di aiuto anche anche nel caso di ipocolesterolemia.

Carbone vegetale attivo contro avvelenamenti da funghi

La sua capacità di ridurre l’assorbimento sistemico di sostanze ingerite rende il carbone vegetale un utile rimedio naturale anche per trattare alcuni casi di avvelenamenti orali acuti, dovuti all’ingestione di farmaci, sostanze tossiche o velenose, ma non oltre le due ore dall’assunzione.

Un impiego classico, non a caso, è quello in caso di avvelenamento da funghi, somministrando il carbone vegetale e a ruota un purgante.

Chiaramente, questo non è un caso per il fai da te! In caso di sospetto avvelenamento, la cosa da fare è correre al pronto soccorso più vicino o ricevere assistenza medica nel modo più rapido possibile.

Scoprite cos'è il carbone vegetale attivo e come si usa

Scoprite cos’è il carbone vegetale attivo e come si usa

Come si usa il carbone vegetale attivo

Il carbone vegetale attivato (si tratta di 80-90% di carbonio) è utilizzato come integratore sotto forma di polvere da ingerire, ma è venduto anche sotto forma di compresse e capsule.

Alcuni studi hanno evidenziato che prendere 8 gr di carbone attivo 3 volte al giorno per un mese porta ad una riduzione del 25% del colesterolo totale e del 40% dell’LDL, e all’aumento dell’8% dell’HDL.

Il carbone attivo è efficace anche sulla pelle in caso di punture di insetti e di ragni. Si può fare un impacco a base di carbone attivo alternandolo ad uno di bicarbonato di sodio per far guarire il morso senza lasciare cicatrici.

Un’uso estetico del carbone vegetale è lo sbiancamento dei denti; basterà lavarsi i denti per 2 minuti, con uno spazzolino intinto nella polvere di carbone. Coprite il lavandino perché lo smalto potrebbe macchiarsi. Fate dei piccoli circoli senza strofinare troppo, sputate e risciacquate bene, perché i denti all’inizio sarano molto neri! Avrete denti incredibilmente puliti.

Carbone vegetale: effetti collaterali e controindicazioni

L’assunzione del carbone vegetale deve avvenire lontano dai pasti e non in concomitanza con l’ingestione di altri farmaci (soprattutto in caso di cure antibiotiche) per non contrastarne l’assorbimento e per un massimo di 6-7 giorni. Assolutamente sconsigliato è l’utilizzo in gravidanza perché potrebbe assorbire anche nutrienti utili per la formazione del feto.

E’ da rilevare, infine, come possa avere anche avere un effetto lassativo.

Carbone vegetale: prodotti e prezzi

Online puoi trovare diversi prodotti, tra cui questi:

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Lingua bianca? Ecco quali sono le cause più frequenti e i rimedi naturali consigliati

lingua bianca

Lingua bianca? Ecco le cause e i rimedi naturali per gestire questo piccolo problema che riguarda tante persone. Importante, però, diagnosticare preventivamente sotto supervisione medica le cause di questo disturbo.

Lingua bianca, solo un fenomeno passeggero o sintomo di problemi più seri? In questa guida vedremo le cause più frequenti e rimedi naturali per un fenomeno che spesso risulta essere solo passeggero: andiamo a scoprire cosa si nasconde dietro questo problema e come affrontarlo con semplici ed economici rimedi naturali.

Lingua bianca cause

In molti casi la lingua bianca dipende semplicemente da un accumulo di microrganismi e batteri che formano la classica patina sul dorso della lingua. Generalmente questo accade al mattino, quando ci alziamo e può interessare sia adulti che bambini. In altre situazioni le cause della lingua bianca possono essere legate a diversi fattori: assunzione di bevande alcoliche, fumo, scarsa igiene orale, lingua irritata, un’alimentazione povera di fibre.

La patina bianca sulla lingua può essere anche sintomo di fenomeni più gravi quali un’infiammazione a livello delle papille gustative, il consumo di antibiotici, una candidosi, il mughetto dei neonati. Anche lo stress, un’influenza, il reflusso gastroesofageo o il cambio di stagione possono contribuire alla lingua bianca, in associazione ad alitosi.

Fate attenzione se notate delle piccole vescicole sulla lingua, in quel caso potrebbe trattarsi di scarlattina. Se sono presenti anche delle striature bianche un’altra ipotesi è che si tratti di lichen planus, una forma di dermatite della mucosa orale.

In ogni caso è sempre necessario affidarsi al parere di un medico esperto e fare una visita approfondita.

Focus: Gengivite: rimedi naturali per le gengive infiammate

Lingua bianca rimedi naturali

Una volta individuata la causa, sarà semplice anche ricorrere al rimedio naturale più specifico.

Fermenti lattici e nettalingua

Un primo modo per eliminare la lingua bianca è assumere dei fermenti lattici e utilizzare il nettalingua, uno strumento che aiuta a rimuovere fisicamente la patina, impedendo che le tossine accumulate si diffondano nel resto della bocca.

Aloe vera

L’aloe è una pianta utilizzata spesso per tenere a bada le infiammazioni. Provate a fare dei risciacqui unendo un cucchiaio di succo di aloe vera in un bicchiere d’acqua. Ideale al mattino appena svegli per combattere la patina bianca sulla lingua, ma anche l’alitosi.

lingua bianca cause e cure naturali

Lingua bianca cause e rimedi: il succo di aloe vera riduce le tossine

Bicarbonato di sodio

Potete fare dei risciacqui con 2/3 cucchiai di bicarbonato mescolati nell’acqua oppure potete cospargerne un po’ sullo spazzolino e con questo strofinare delicatamente sulla lingua.

Aglio

L’aglio è un potente antifungino, spazza via qualsiasi fungo del nostro corpo, come ad esempio la Candida albicans, principale responsabile della lingua bianca. Mangiatene uno spicchio. Di certo il partner vi starà alla larga per un po’, ma in compenso avrete fatto il pieno di antimicotici.

Sale

Spesso il sale è sottovalutato, ma potete fare dei risciacqui almeno 2 volte al giorno con dell’acqua tiepida, in cui avrete sciolto 1 cucchiaio di sale. In alternativa provate a versarne un po’ direttamente sulla lingua e strofinate con lo spazzolino. Vedrete che manderà via ogni traccia di patina, come se fosse un raschietto naturale.

lingua bianca cause e rimedi natuali

Lingua bianca cause e rimedi: il sale è un antibatterico

Curcuma

Questa spezia in polvere può essere utilizzata per creare una sorta di scrub. Unitela a qualche goccia di limone e mescolate fino ad ottenere una sorta di pasta, che lascerete sulla lingua per qualche minuto, prima di risciacquarla.

La curcuma e il limone sono degli antibatterici naturali, quindi terranno a bada tossine e microrganismi pericolosi della mucosa orale.

Oil pulling

Si tratta in realtà un’antica pratica ayurvedica che consiste nell’utilizzare un cucchiaio di olio di cocco o di sesamo strofinando su tutti i denti e sulla lingua almeno per 15 minuti. Questa operazione andrebbe fatta prima di lavarsi i denti, appena svegli, di modo da eliminare tutti i batteri.

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