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Come vive la foca, grande mammifero marino a rischio di estinzione

La foca è un mammifero noto per lo più per il suo aspetto buffo che vive prevalentemente in acqua, ma che spesso ritroviamo anche sulla terraferma. E’ un animale simile per certi versi a otarie e trichechi, è carnivoro e si ciba dei pesci che caccia.

Purtroppo oggi le foche sono tra i grandi mammiferi a rischio di estinzione: vivono in tutte le aree costiere europee da quelle a clima rigido nella Scandinavia a quelle più miti in Italia e Spagna e Portogallo.

Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche di questo animale, di cosa si nutre e come si riproduce e capiamo quali sono le cause della sua progressiva estinzione.

La foca, mammifero marino

La foca appartiene alla famiglia dei Phocidae, mammiferi carnivori marini dei Pinnipedi, che gli studiosi pensano sia imparentata con orsi e lontre.

Descrizione fisica

Il suo corpo è allungato e uniforme adatto all’ambiente marino per muoversi con facilità in acqua.

Le zampe anteriori sono corte e palmate mentre quelle posteriori formano un’unica pinna, perfetta per vivere e nuotare in acqua, assicurando una efficace spinta aerodinamica.

Il mantello è denso e corto molto utile all’animale per proteggerlo dal freddo intenso, dalla pioggia e dal gelo, ma non è sufficiente per garantire un’adeguata protezione termica nelle fredde acque dei mari del nord. Per questo l’animale presenta uno strato molto spesso di grasso sottocutaneo per proteggerlo quando è sott’acqua che, addirittura, può rappresentare un quarto del suo peso corporeo.

La foca resiste anche fuori dall’acqua, ma sulla terra non cammina, di fatto scivola lentamente sulle rocce aiutandosi con la pancia.

Ma vediamo alcune caratteristiche fisiche davvero singolari. Le foche infatti:

  • non hanno orecchie esterne, ma un ottimo udito
  • hanno dei baffi detti “vibrisse” che, come per i gatti, garantiscono all’animale stabilità ed equilibrio nei movimenti e consentono loro di captare la presenza di pesci dentro l’acqua.
  • hanno narici che si chiudono durante il nuoto

Comportamento

Le foche non formano colonie grandi con molte unità: addirittura alcune foche restano a vivere da sole con il partner, come una coppia. Sono infatti prevalentemente monogami.

Sanno nuotare anche per lunghe distanze e di immergersi in profondità – fino a 600 metri – per cacciare.

Non migrano e preferiscono retare entro i 20 km dalle coste delle baie, sia con rocce sia con sabbia.

Dove vivono

Le foche vivono lungo le coste dei mari ghiacciati, freddi e temperati, ma esistono alcune specie anche nei mari caldi come il Mediterraneo o nei laghi come il mar Caspio o il lago Bajkal. Oggi sono animali a rischio di estinzione.

Alimentazione

Le foche sono carnivore e si cibano di

  • branzini,
  • acciughe,
  • merluzzi,
  • aringhe,
  • sgombri,
  • granchi e gamberi
  • molluschi e calamari
  • cefalopodi che vivono sul fondo del mare.

Grazie allo strato di grasso che copre il loro corpo, possono immergersi ad altissime profondità per trovare cibo. A volte cacciano anche piccoli animali come i pinguini.

Sono abili cacciatori, anche a grandi profondità, dove c’è un’oscurità totale, grazie alla loro vista e ai loro baffi che sono molto sensibili. Ma non solo pur non avendo orecchio esterno godono anche di un ottimo udito.

Quando sono a caccia le foche afferrano la loro preda con i denti, grandi e appuntiti e la mangiano anche intera.

Le foche non si idratano bevendo l’acqua, ma ricevono i liquidi dall’alimentazione.

Preda o predatore

  • Le foche se si trovano fuori dall’acqua hanno come predatore l’orso polare
  • Se si trovano nell’acqua possono essere preda di orche e squali bianchi.

Gli esemplari più grandi non hanno di fatto predatori, se non l’essere umano.
Si conta che circa mezzo milione di foche, soprattutto cuccioli dal pelo bianco, vengono uccise ogni anno per alimentare il commercio di pelle di foca.

Riproduzione

Durante la fase dell’accoppiamento, i maschi si impegnano in dispute così violente che spesso provoca nell’animale uno stress fisico molto importante: ne consegue che i maschi hanno una aspettativa di vita media inferiore alle femmine, che invece vivono anche 10 anni.

Alcune specie sono monogame, altre no.

Dopo l’accoppiamento la femmina ha un periodo di gestazione di 10 mesi e poi nasce un solo cucciolo.

La mamma foca accudisce e protegge i suoi piccoli, portando loro da mangiare  e proteggendoli in maniera anche aggressiva.

Allevamento dei cuccioli

Finché il cucciolo non ha un peso adeguata la mamma è totalmente devota e nessuno può avvicinarsi al piccolo.

L’allattamento dura 30 giorni  e il latte contiene una proteina molto nutriente che li fa crescere di 25 kg in 30 giorni. Appena il piccolo è autosufficiente, viene abbandonato.

Nel polo nord, i cuccioli a volte finiscono per essere catturati dagli orsi polari.

foca
La foca è un nuotatore provetto, capace di immergersi a grandi profondità

Specie di foche

Esistono varie tipologie di foche, le principali sono: attualmente ci sono 19 specie di foche.

Le più note e diffuse sono le seguenti:

  • La foca grigia che vive nelle acque del Nord Atlantico e la colonia con più esemplari si trova a Sable Island, in Canada. È un animale molto grande: i maschi, che hanno la pelliccia scura, possono pesare fino a 300 chili e misurare tre metri. Le femmine sono molto più piccole e con un corpo più leggero.
  • La foca del Bajkal chiamata anche nerpa, è l’unica specie di foca che vive in acque dolci, più precisamente nel lago Baikal, in Siberia, ed è un’animale longevo. Può infatti arrivare a 55 anni di vita. La pelle è bianca o nera con macchie grigie. Trascorre molto tempo tra le rocce circondate dall’acqua e può resistere 70 minuti senza respirare in superficie.
  • La foca di Weddell che vive in Antartide. Le femmine di questa specie sono più grandi dei maschi e grazie alla concentrazione di mioglobina nel sangue, riescono ad immergersi fino a 600 metri e trascorrere un’ora sott’acqua senza bisogno di respirare.
  • La foca monaca mediterranea, una delle specie più rare ed è in serio pericolo di estinzione. Sono di colore scuro con macchie su tutto il corpo, che consentono loro di identificarsi l’una con l’altra.
  • La foca Comune abita invece l’intera linea costiera dei mari temperati e freddi nell’emisfero settentrionale è di color marrone, grigio o cannella, possiede delle narici ricurve. I cuccioli nascono già come ottimi nuotatori.

La foca monaca

Questa in un certo senso è la specie che più ci interessa da vicino: ne sopravvivono in natura meno di 700 esemplari. In Italia abbiamo qualche esemplare.

Descrizione fisica

Le caratteristiche somatiche della foca monaca sono analoghe a quelle delle altre Phocidae.

  • La pelliccia è di colore nero nel maschio o marrone o grigio scuro nella femmina. Ha uno strato adiposo che la protegge dal freddo in acqua.
  • La testa è piccola e leggermente appiattita.
  • Il muso provvisto di alcuni baffi lunghi e robusti, detti vibrisse
  • Le orecchie esterne prive di padiglione auricolare.
  • Gli arti anteriori sono trasformati in pinne, mentre quelli posteriori costituiscono un’unica pinna posteriore.

L’animale arriva ad essere lungo 240 cm e può pesare fino a 300 kg e le femmine sono un po’ più piccole dei maschi.

foca monaca mediterranea

Comportamento

La vita della foca monaca vive vicino al mare su coste rocciose o spiagge isolate. Ha movimenti lenti e impacciati sulla terraferma, ma è un abile nuotatore.

Per cercare cibo si spostano anche di alcune decine di chilometri al giorno con immersioni continue: sono state registrate immersioni fino a 90 metri di profondità. La foca monaca vive dai 20 ai 30 anni.

Si nutre di molluschi patelle, pesci vari come dentici e orate, crostacei, murene.

Dove vive

La foca monaca abitava in tutta l’area del  Mediterraneo, del Mar Nero, nelle coste atlantiche di Spagna e Portogallo, il Marocco, la Mauritania, Madera e le Isole Canarie; foche erano segnalate spesso anche nella costa sud della Francia.

Nel corso del 1900 la zona dove avvistare foche monache si è fortemente ridotto e oggi ne troviamo alcune unità in Grecia, in Croazia, In Turchia e in Italia. In particolare sono state avvistate a Piombino, a Lecce, nel Conero e in Sardegna.

Recentemente la foca monaca è tornata a farsi vedere anche nelle acque dell’isola di Marettimo, isole Egadi.

Foca e rischio estinzione

La foca è il mammifero più cacciato al mondo: le stime parlano di 500.000 esemplari all’anno uccisi.

Le foche vengono uccise per il grasso, per la pelle utilizzata dall’industria conciaria.

La caccia alle foche è una pratica consentita nel periodo che va dal 15 novembre al 15 maggio, periodo in cui si trovano molti cuccioli: i cacciatori prediligono infatti cacciare i piccoli perché:

  • risultano più facili da prendere
  • più facili da scuoiare
  • la pelle è più morbida,
  • il pelo è bianco.

Alcune ricerche hanno dimostrato che il 42% delle foche uccise vengono scuoiate vive e il 40% vengono colpite e pugnalate più volte. Una pratica molto violenta che molte associazioni e organizzazioni ambientaliste e animaliste combattono con impegno.

Alcune specie sono oggi a rischio: la foca monaca con circa 600/700 animali ancora in vita a causa dell’avanzare degli insediamenti umani, e la foca della Groenlandia minacciata dai cambiamenti climatici e dalla caccia dell’uomo, che uccide i cuccioli anche per la pregiata pelliccia.

Curiosità sulla foca

  • Non hanno le orecchie ma ci sentono bene: infatti anziché le orecchie esterne sono provviste, ai lati della testa, di due piccoli fori, ottimi per recepire ogni tipo di rumore esterno. Hanno infatti un udito sviluppatissimo che gli permette di captare ogni rumore anche a notevole distanza.
  • Durante l’immersione in acqua chiudono le narici
  • Sono animali molto intelligenti che hanno sviluppato un proprio linguaggio fatto di richiami con i quali questi animali comunicano. Sono richiami utilizzati durante le lotte per la protezione del territorio e anche sott’acqua per attirare le femmine durante l’accoppiamento.

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Tisana depurativa, per disintossicare l’organismo in modo naturale

La tisana depurativa aiuta l’organismo ad eliminare le tossine che si sono accumulate nel tempo soprattutto attraverso l’alimentazione. In particolare, la tisana depurativa agisce su fegato e reni, gli organi adibiti alla disintossicazione dell’organismo.

Scopriamo insieme i vari tipi di tisana tra cui scegliere.

Tisane depurativa, cos’è e a cosa serve

Si tratta di una bevanda a base di acqua cui vengono aggiunti ingredienti noti per le loro proprietà drenanti e purificanti.

Aiuta a disintossicarsi dalle tossine, a ripulire il fegato e a liberare tutto l’organismo dalle scorie accumulate a causa di vari fattori quali stress, cattiva alimentazione, abitudini errate, cambi di stagione o post convalescenza.

Senza dimenticare fumo e inquinamento.

Come qualsiasi alimento depurativo, anche la tisana depurativa favorisce sgonfiamento e drenaggio.

È una tisana funzionale. Se assunta con regolarità, regala al corpo purezza ed armonia.

Tisana depurativa, benefici

I benefici sono molteplici. È il rimedio più semplice e genuino per liberare il corpo dai liquidi in eccesso e dalle tossine che mettono in difficoltà la regolare funzionalità dei nostri organi.
Contribuisce inoltre a salvaguardare la salute di fegato e reni.

Come preparare una tisana depurativa

La preparazione di per sè è molto semplice. Uno o due cucchiaini dell’ingrediente prescelto (o mix di più ingredienti), di solito in forma essiccata, per ogni tazza di acqua calda. Lasciare in infusione per almeno 10 minuti, filtrare e sorseggiare calda o a temperatura ambiente.
Si consiglia di non aggiungere zucchero o altri tipi di dolcificante.

La cosa fondamentale è conoscere i rimedi naturali e le piante officinali utili per ottenere un effetto detox sul nostro organismo.

I principali ingredienti che vengono usati per preparare una tisana depurativa sono il carciofo, il tarassaco, le bacche di rosa canina, l’ortica, la betulla, i semi di finocchio, la liquirizia, la menta, la radice di bardana, il cardo mariano, la salvia, l’anice e l’achillea.

Molto utile sapere anche in quali momenti è più opportuno assumere una tisana depurativa e in quali quantità.

Quando assumere la tisana depurativa

“Pulire” l’organismo periodicamente è altamente consigliato per mantenere un buono stato di salute generale.

In special modo si può approfittare per fare questo trattamento detox in periodi particolari come i cambi di stagione e quelli in cui si prevede qualche eccesso alimentare (esempio dopo le festività).

Il momento ideale per bere una tisana depurativa è al mattino a digiuno per un ciclo di 20 giorni.
Per ottenere anche l’effetto drenante è meglio berne almeno un litro nel corso del giorno.

Evitare l’assunzione dopo le ore 17:00 per non avere interferenze con il sonno.

Tisana depurativa: calda o fredda?

In linea generale, tutte le tisane potrebbero essere bevute anche fredde (specie in estate). Nel caso specifico vi sconsigliamo quest’ultima opzione in quanto l’effetto depurativo è maggiore con le bevande calde o a temperatura ambiente.

La tisana depurativa funziona?

L’efficacia di questa bevanda dipende dai principi delle piante officinali e degli ingredienti con cui viene preparata. Sulla base delle proprie esigenze, è bene preparare l’infuso con gli ingredienti che meglio rispondono alle proprie problematiche per essere sicuri di un risultato soddisfacente.

Dove comprare tisana depurativa

Gli scaffali dei supermercati abbondano ormai di comodi prodotti in filtri già pronti, di tutte le marche, di tutti i gusti, da bere sia calde che fredde.

Per esigenze ben specifiche è meglio preparare in casa l’infuso.

In questo caso suggeriamo di acquistare le erbe e gli ingredienti necessari in erboristeria dove personale competente saprà consigliarvi al meglio. In alternativa vanno benissimo i negozi di prodotti biologici e di integratori alimentari.

Ovviamente anche online è possibile trovare un’ampia gamma di prodotti tra cui scegliere e comprare con un comodo click.

Tisana depurativa, ingredienti

Una buona tisana depurativa, per essere considerata davvero efficace, deve contenere almeno una pianta di queste categorie:

  • di piante depurative
  • o di piante purificatrici del fegato
  • oppure ancora di piante con proprietà antiossidanti

Piante depurative

Le piante depurative per antonomasia sono:

  • Bardana, favorisce la diuresi e purifica il sangue
  • Cicoria, stimola l’attività di pancreas e fegato
  • Ortica, depura e libera la pelle dalle tossine
  • Salsapariglia, ottima contro la ritenzione idrica
  • Ribes nero, stimola la diuresi ed elimina gli acidi urici in eccesso
  • Lamponi, le loro foglie sono un antinfiammatorio naturale
  • Acetosella, diuretica, rinfrescante e ricca di vitamina C
  • Viola tricolor, ricca di antiossidanti

Piante che purificano il fegato

Le piante amiche del fegato e delle vie biliari sono:

  • Tarassaco, antinfiammatorio e disintossicante specifico per il fegato
  • Carciofo, grazie alla cinarina, è il principale protettore del fegato
  • Curcuma, antiossidante e depurativa, protegge le vie biliari
  • Fillanto stimola il lavoro del fegato e contrasta la formazione di calcoli renali
  • Boldo, protegge il fegato e fluidifica la bile
  • Fumaria, dà una mano all’intestino ad assorbire i nutrienti e a eliminare le sostanze dannose

Piante dalle proprietà antiossidanti

Le piante famose per le loro proprietà antiossidanti sono:

Tisana depurativa, ricette a seconda del bisogno

Oltre al sapore, che è un fattore puramente personale, è bene scegliere la tisana depurativa che meglio risponde alle proprie problematiche.

Vediamo le principali.

Tisana depurativa generica

Per il benessere generale dell’organismo, la miscela più adatta è costituita da cardo mariano, bardana, tarassaco e finocchio. Tutte piante che, oltre a disintossicare il corpo, aiutano il benessere dell’intestino. Il sapore è leggermente amaro con note fresche e speziate dei semi di finocchio.

tisane depurative tarassaco
Il tarassaco vanta proprietà antinfiammatorie e disintossicanti specifiche per il fegato

Tisana depurativa diuretica

Fondamentali carciofo e finocchio, i cui effetti possono essere potenziati aggiungendo malva (diuretica ed emolliente), menta (antibatterica) e tarassaco, potente diuretico naturale.

Tisana depurativa autunnale

Curcuma, tarassaco, malva e meliloto sono il mix ideale per affrontare l’inverno in salute e con una buona carica di energia.

Tisana depurativa pre-dieta

Prima di cominciare una dieta dimagrante può essere utile sgonfiarsi.
Una tisana depurativa a base di bardana, tarassaco, gramigna, menta e liquirizia depura reni, stomaco e fegato.

Tisana depurativa reni e intestino

Zenzero e limone. Due semplici ingredienti dalla forte azione depurativa e diuretica. Questa tisana aiuta a sgonfiare la pancia, a drenare i liquidi in eccesso e a depurare i reni e l’intestino.

Tisana depurativa reni

I reni sono il filtro del nostro organismo. È di fondamentale importanza tenerli ben puliti e in salute. Gli ingredienti per questa tisana sono gramigna, ortica e betulla.

Tisana depurativa fegato

Semi di cardo mariano, foglie di salvia, radice di tarassaco e foglie di carciofo svolgono una buona azione detossicante sul fegato.

Tisana depurativa intestino

Carciofo e curcuma sono gli ingredienti base di questa tisana il cui gusto amaro può essere affievolito dall’aggiunta di menta, liquirizia, limone e rosmarino.

Tisana depurativa milza

Tarassaco, equiseto e ortica sono ottimi per disintossicare gli organi interni come la milza.

Tisana depurativa pelle

Bardana, viola tricolor, betulla, calendula, lapacho, finocchio, sono gli ingredienti che favoriscono la depurazione dell’organismo e il benessere della pelle. Molto indicata nei casi di pelle grassa e affetta da acne.

Tisana depurativa cellulite

Betulla e finocchio sono il mix perfetto per contrastare il problema che affligge un po’ tutte le donne. In questo caso, l’azione specifica della tisana è più che altro drenante.

Tisana depurativa gravidanza

In gravidanza la tisana depurativa può essere un aiuto prezioso per risolvere alcune problematiche tipiche di questo periodo della vita di una donna come, per esempio, la stitichezza.

Le tisane depurative che possono dare sollievo ad alcuni problemi durante la dolce attesa sono quelle a base di:

  • finocchio per aiutare la digestione
  • zenzero per alleviare le nausee
  • salvia per lenire i problemi di stomaco

Assolutamente da evitare quelle a base di:

Consigliamo caldamente di consultare, sempre e comunque, il proprio ginecologo se si vogliono assumere tisane e altri rimedi naturali.

tisane depurative malva
La malva ha proprietà diuretiche ed emollienti

Controindicazioni

Come qualsiasi alimento, anche la tisana depurativa può presentare controindicazioni che sono tuttavia legate ad un’eccessiva assunzione o a intolleranze e allergie a specifiche erbe. Per questo è sempre preferibile informarsi bene sulla composizione della miscela e consultare il proprio medico curante.

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Latte vaccino: proprietà, caratteristiche e cose da sapere

Un affascinante viaggio tra aspetti nutrizionali, utilizzi e proprietà di uno degli alimenti più consumati al mondo: il latte vaccino.

In questo articolo faremo una panoramica sul latte vaccino. Il latte è uno degli alimenti che da tempo immemore sta alla base dell’alimentazione umana, ed è un prodotto che viene comunemente consumato sia tal quale, ovvero come latte liquido, sia trasformato dall’industria casearia, sia usato come ingrediente da altri tipi di industrie come quella dolciaria.

Il latte alimentare è il prodotto ottenuto dalla mungitura regolare, ininterrotta e completa di animali in buono stato di salute e nutrizione” (R.D. 9/5/29 n. 994 e successive modifiche). Rientra nella definizione legale di latte alimentare, cioè quello destinato all’alimentazione umana, anche il latte vaccino, più comunemente indicato come “latte” senza specificare la specie animale che per la vacca non è obbligatorio.

Sebbene il latte si possa ottenere anche dalla mungitura di altri animali come pecore, capre od asine, il latte vaccino è il più conveniente da produrre, e anche il più abbondante viste le dimensioni dell’animale e una selezione, oltre che una tecnologia di mungitura, costantemente migliorate nel corso degli anni.

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Il latte vaccino: caratteristiche nutrizionali

Le caratteristiche nutrizionali del latte vaccino sono la sua composizione in termini di sostanze nutritive. Sebbene ogni vacca abbia una composizione del latte diversa, il latte proveniente da tutte le vacche viene mescolato, ottenendo così una composizione media che si aggira intorno a questi valori:

  • acqua costituisce l’87,5% del latte vaccino
  • proteine, tra cui la più rappresentativa è la caseina, rappresentano il 3,5%
  • lipidi mediamente sono il 3,5%, anche se in base al loro contenuto varia la denominazione del latte, come vedremo tra poco
  • zuccheri, in particolare il lattosio, costituiscono circa il 5% del contenuto
  • sali minerali costituiscono il rimanente 1% circa e sono prevalentemente calcio

Il contenuto in lipidi può variare, e in base alla sua percentuale abbiamo il latte intero tra il 2% e il 4% di grassi o il latte di alta qualità (oltre il 4%) così come esce dalla mammella della mucca. Le scremature (parzialmente scremato, scremato) sono tecniche industriali che vengono applicate dopo la mungitura per ridurre il tenore dei grassi.

Sai come… fare in casa lo yogurt?

Il latte vaccino: utilizzi

Il latte può essere destinato a vari ambiti, che vanno ben oltre il normale latte fresco in bottiglia. In particolare si può avere:

  • consumo crudo, senza alcun tipo di condizionamento al calore
  • pastorizzazione e imbottigliamento, per una maggiore conservazione
  • scrematura, mediante centrifugazione o affioramento, che va a rimuovere il grasso con cui verranno prodotti alcuni sottoprodotti come il burro e la panna
  • caseificazione, mediante utilizzo del caglio per far precipitare le caseine disciolte nel liquido e quindi eventualmente alla stagionatura per la creazione del formaggio
  • fermentazione per la produzione di yogurt 
  • usi cosmetici, che può essere sia auto-produzione che industriali, perché il grasso e gli zuccheri del latte nutrono la pelle

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Purtroppo da questo punto di vista ci sono cattive notizie per la nostra economia: il latte straniero è sempre più diffuso nel nostro paese e toglie spazio al latte italiano, a causa di politiche che col passare degli anni hanno screditato uno dei nostri comparti di eccellenza.


Il latte può provocare Intolleranza e allergia e va quindi sostituito con latte vegetale

Intolleranza e allergia al latte vaccino

Parlando delle caratteristiche nutrizionali, abbiamo parlato anche di lattosio, lo zucchero più importante del latte. Il lattosio viene sintetizzato direttamente dalla mammella della vacca, che prende i componenti dal sangue, ed ha funzione energetica.

Il lattosio è altresì presente anche nel latte materno, e tutti i bambini sono in grado di digerirlo grazie ad un enzima, la lattasi, che è in grado di scinderlo. Questo enzima divide in due parti la molecola di lattosio, che è un disaccaride, ovvero uno zucchero formato da due unità (è graficamente un po’ come il numero 8).

Le due unità sono il glucosio e il galattosio, che il nostro intestino è in grado di assorbire, mentre il lattosio da solo non può essere assorbito e deve essere quindi prima scisso in due parti dall’enzima.

In alcune persone, però, con l’adolescenza, questo enzima smette di essere prodotto: se manca, il lattosio non viene scisso e arriva nell’intestino crasso dove viene utilizzato come zucchero alimentare dai batteri (che sono in grado di digerirlo) e questo porta alla loro proliferazione e alla fermentazione dello zucchero, che crea irritazione e dolore intestinale, oltre che diarrea: si chiama intolleranza al lattosio.

Scopri: Non solo latte, ecco dove si trova la vitamina D

Chi è intollerante significa che, semplicemente, non può digerirlo, e non può digerire il latte così come tutti i prodotti derivati, come i formaggi; ad oggi esistono delle alternative, che sono i “prodotti senza lattosio” e sono predigeriti: nel latte viene messo un enzima sintetico che digerisce il lattosio e rimangono glucosio e galattosio; la parte che dovrebbe svolgere il nostro organismo viene fatta industrialmente.

Come verificare l’eventuale intolleranza

Una cosa importante: non siamo tutti intolleranti. L’intolleranza è una condizione che deve essere verificata da un medico tramite appositi test e gli esiti sono due: o siamo intolleranti o non lo siamo. Le convinzioni personali non servono a nulla: se ce lo ha detto il medico, siamo intolleranti. Se non ce lo ha detto lui, e siamo in dubbio, dobbiamo andarci per essere sicuri. E se ci ha detto che non lo siamo… non lo siamo!

Se, quindi, il medico ci dice che non siamo intolleranti, è inutile autoconvincerci di esserlo: non lo siamo, e il latte normale si può bere. Non diamo adito all’industria che ci vorrebbe tutti intolleranti così compriamo i prodotti senza lattosio che sono più costosi e loro guadagnano di più.

L’allergia, infine, è una cosa diversa: è più rara ma più pericolosa dell’intolleranza, l’allergia al latte è in realtà legata alle proteine del latte, ed è una reazione immunitaria esagerata del nostro organismo che ha conseguenze anche molto gravi. Ma visto che si rivolge alle proteine, un allergico al latte deve evitare il latte in tutte le sue forme: nel latte senza lattosio le proteine ci sono, ed è pericoloso quanto quello con il lattosio. Facciamo attenzione!

latte vaccino
Una cosa importante: non siamo tutti intolleranti, quindi non privatevi del latte vaccino, molto più nutritivo del latte vegetale

Latte vaccino vs latte vegetale

Infine, esiste il latte vegetale, bevuto da chi segue una dieta vegetariana o vegana, e da chi è intollerante al lattosio. Chiariamo però che, come stabilito recentemente dall’UE, il latte vegetale non si può chiamare latte.

È un altro prodotto, spesso più grasso e con proteine (tranne il caso della soia) di minor qualità nutrizionale rispetto al latte vaccino, e questo può portare a carenze nutrizionali specialmente nei bambini (i pediatri ci sono apposta, invece di fare le terapie fai da te proviamo a parlarci…).

Esistono diversi tipi di latte vegetale: c’è il latte di soia, di nocciola, di mandorla, che sono prodotti buoni, benefici, utili e tutto ma non sono il latte vaccino, non hanno proteine di origine animale che sono più digeribili rispetto a quelle vegetali e non hanno il calcio, e non hanno lo stesso sapore del latte di mucca. È l’industria ad aggiungerci tante belle sostanze per darci l’impressione di bere un qualcosa di simile.

Alcuni miti da sfatare sul latte vaccino

Il latte vaccino si beve, noi uomini, dalla notte dei tempi e fin dai giorni in cui l’uomo è passato da cacciatore e raccoglitore ad allevatore e agricoltore. Questo alimento, insieme con uova, legumi e cereali, ha contribuito in modo consistente a favorire lo sviluppo della società umana.


Esistono vari tipi di latte vegetale: latte di soia, di nocciola, di mandorle, di riso… Sono tutti buoni ma non hanno proteine di origine animale più digeribili rispetto a quelle vegetali, non hanno il calcio e hanno un sapore diverso.

Non da ultimo, sfatiamo un luogo comune che vuole “il latte vaccino destinato solo ai vitelli” e vede quindi l’uomo come sfruttatore delle risorse naturali perché se ne ciba: questa è una storia che non regge. Vediamo perché.

Prima di tutto, una mucca fa 35-40 litri di latte al giorno e un vitello, che 35 chili li pesa, ha bisogno di 3,5 litri al giorno all’incirca per cui non lo berrà mai tutto; secondo, i vitelli non muoiono di fame, ricevono la loro parte di latte (altrimenti, non so se lo sapevate, pare che se i vitelli non mangiano muoiano…); terzo, è stata proprio l’UE qualche anno fa a fare una legge per cui i vitelli non si potevano alimentare a solo latte (in genere era uso alimentarli a solo latte) perché devono mangiare anche il fieno per un corretto sviluppo corporeo.

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Disidratazione: quali sono i primi sintomi e come evitare il peggio

Quando si parla di disidratazione, significa che l’organismo umano ha perso più liquidi di quelli che ha assunto.

Il nostro corpo è composto in gran parte di acqua:

  • il 50% del peso corporeo negli anziani,
  • il 60% negli adulti,
  • l’80% nei bambini.

E’ quindi importante mantenerlo sempre ben idratato e per fare questo bisogna reintegrare sempre i liquidi che durante la giornata il corpo perde, tramite urina, sudore e respirazione. Senza apporto di liquidi, l’organismo va incontro a complicanze di natura mortale.

Disidratazione: cosa significa

Con la parola disidratazione si intende la carenza di acqua nell’organismo. I liquidi infatti vengono dispersi dal corpo durante le normali attività quotidiane tramite la sudorazione, l’urina  e la respirazione e vengono reintegrati tramite l’alimentazione.

  • In condizioni fisiologiche basali e a temperatura ambiente normale le perdite di liquidi del nostro organismo  sono inferiori ad 1 ml/min.
  • Quando si accelera l’attività fisica o aumenta la temperatura esterna si può arrivare a perdere con la sudorazione fino a 15-25 ml/min.

In questi casi diventa dunque necessario assumere più acqua che possa andare subito a colmare la perdita idrica.

La disidratazione diventa importante quando la perdita di liquidi supera il 5-6% del peso corporeo.

Tipi di disidratazione

Vi sono vari stadi più o meno pericolosi di disidratazione:

  • ipertonica che si caratterizza per l’aumento dei livelli plasmatici di sodio e iper-osmolarità. Questo stato di disidratazione è dovuto all’eccessiva sudorazione
  • isotonica che di solito è causata da vomito e diarrea prolungati
  • ipotonica di norma è la conseguenza dell’abuso di diuretici o di una reidratazione con acque povere di sodio

Le cause

Le cause della disidratazione possono essere diverse

  • dieta alimentare iperproteica
  • dissenteria e vomito prolungati
  • eccessiva sudorazione
  • diabete mellito e insipido
  • assunzione di diuretici e lassativi
  • assunzione eccessiva di sale

e altre cause come

  • ustioni
  • polipnea
  • piaghe da decubito

Disidratazione: i primi sintomi

Il primo sintomo della disidratazione è ovviamente la sete cui segue una minzione sempre meno frequente, le urine sempre più scure, secchezza delle fauci e della lingua. Viene infine coinvolta anche la capacità motoria e cognitiva. Nel dettaglio vediamo quali sono i primi segnali della disidratazione:

  • sete che però a volte può non essere presente come nel caso della disidratazione degli anziani
  • diminuzione della diuresi e urine scure
  • secchezza di pelle e labbra
  • aumento della temperatura corporea
  • crampi muscolari
  • aumento della frequenza cardiaca
  • debolezza generale
  • infossamento dei bulbi oculari
  • compromissione del sensorio
  • mancanza di lacrime nel pianto
  • mani e piedi freddi

Cosa fare in caso di disidratazione

Se si avvertono i primi sintomi di disidratazione è importante reintegrare subito i liquidi mancanti. Prima di tutto bevendo acqua.

  • Se si tratta invece di patologia derivante da prolungati episodi di diarrea o vomito reintegrare subito con liquidi con aggiunta di sali minerali. In farmacia si trovano diversi integratori salini e minerali.
  • Nei casi più gravi la disidratazione viene trattata in ospedale con l’ infusione glucoidrosalina per flecoclisi.

Quali sono i rischi da disidratazione

La disidratazione è una patologia che se immediatamente riconosciuta si recupera subito, ma che puà diventare grave per la vita se sottovalutata o in alcuni casi come ad esempio nei casi di disidratazione neonatale o negli anziani.

Diventa pericolosa per diversi motivi, in particolare perché:

  • un corpo disidratato la sudorazione non avviene più e la mancata sudorazione causa un notevole surriscaldamento dell’organismo con ripercussioni negative sul centro termoregolatorio ipotalamico
  • in un organismo disidratato si riduce la volemia e il sangue circola meno bene nei vasi: ne segue che il cuore si affatica e può dunque verificarsi un collasso cardiocircolatorio.

Come prevenire la disidratazione

Sicuramente per ridurre il rischio di disidratazione ci sono alcune semplici regole da tenere a mente:

  • bere, non basandosi soltanto sulla sensazione di sete che ci allerta ma bere acqua durante la giornata perché il corpo comunque ne ha bisogno. In estate soprattutto bere fino a 2 litri al giorno.
  • se si svolge una intensa attività fisica bere bevande isotoniche
  • seguire una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura
  • non esagerare con l’esposizione solare soprattutto in estate
  • essere cauti nelle pratiche termali o sauna
  • ridurre l’uso di alcool, caffè e bibite gassate
  • vestirsi in maniera adeguata senza coprirsi eccessivamente

Soggetti a rischio

Quali sono i soggetti più a rischio di disidratazione?

  • i bambini perché il loro copro è formato per l’80% da acqua e bisogna reintegrarla e perché spesso soffrono di gastroenteriti che tendono a causare una grande perdita di liquidi
  • gli anziani perché lo stimolo della sete si attenua con l’età e sono poi presenti altre patologie che possono aumentarne il rischio come il diabete
  • lo sportivo poiché durante l’attività fisica perde molti liquidi con la sudorazione

Disidratazione e alimentazione

Per prevenire la disidratazione il consiglio migliore è di mangiare bene. In particolare serve una dieta ricca di alimenti che apportano naturalmente acqua.
Sono particolarmente consigliati cibi:

  • ricchi d’acqua
  • contenenti potassio e con buon apporto di sodio
  • con vitamina C e B6
  • poveri di frutto-oligosaccaridi
  • poveri di carboidrati- osmotici non riassorbibili a livello dei reni
  • senza caffeina e alcool

Cosa mangiare

Il cibo è fondamentale nel ridurre il rischio di poca idratazione dell’organismo. Buona parte dei cibi che ingeriamo sono composti da liquidi.

Si consiglia di assumere:

  • dai 50 ai 300 grammi di frutta e verdura al giorno per garantire l’apporto di acqua e potassio. Si dunque a minestroni, verdura cotta e cruda, spremute, centrifugati e frullati, ma anche te e tisane.
  • latte e yogurt

Cosa NON mangiare

Per evitare il rischio da disidratazione si consiglia di non consumare in eccesso cibi poco idratati come

  • formaggi stagionati
  • carni e pesce cotti
  • sughi
  • salumi e insaccati
  • grissini e crackers
  • marmellate e frutta candita

ed evitare un uso prolungato di prodotti diuretici ed evitare il consumo di prodotti a base di

  • alcool
  • caffè
disidratazione
Specialmente gli sportivi devono fare attenzione a questi aspetti

Cosa bere

La bevanda perfetta per ridurre il rischio di disidratazione deve essere:

  • di facile assorbimento senza causare problemi gastrointestinali
  • non tropo fredda
  • isotonica e non iper-osmolare
  • deve contenere una minima quantità di carboidrati mai superiore al 10%.

In caso di sintomi iniziali si consiglia di sorseggiare bevande appositamente formulate.

Come preparare una bevanda reidratante

Ingredienti

  • 1 litro di acqua
  • 5 cucchiai di zucchero
  • 1 gr di sale
  • 100 ml di spremuta di arancia

Preparazione: Miscelare gli ingredienti  e servire fresco ma non troppo mai sotto i 5 gradi.

Disidratazione dei bambini

La disidratazione dei bambini di solito è causata da

  • vomito e diarrea con eccessiva perdita di liquidi
  • assunzione di una quantità insufficiente di liquidi

Per i bambini e soprattutto neonati, la disidratazione è un rischio per la vita.

Ai primi sintomi di sete, ipoattività, labbra e bocca secche e riduzione dell’urina contattare subito il medico.

Il trattamento per la cura della disidratazione infantile prevede la somministrazione orale o, in casi gravi, in vena (per via endovenosa) di liquidi ed elettroliti.

Sintomi nei neonati

I neonati disidratati hanno bisogno di cure mediche immediate. I primi sintomi sono:

  • affossamento del punto morbido in cima alla testa
  • occhi scavati
  • mancanza di lacrime
  • bocca secca
  • poca urina
  • riduzione dell’attività e dell’attenzione

La disidratazione grave rende i bambini letargici e a volte si può sviluppare una colorazione bluastra della pelle – cianosi – e un aumento della respirazione. Nei casi più gravi, il bambino può presentare convulsioni o coma. Attenzione ai primi sintomi contattare il pediatra.

Il medico dinnanzi ai sintomi di disidratazione infantile farà eseguire gli esami del sangue e delle urine per determinare i livelli di elettroliti presenti nell’organismo, il grado di disidratazione e la quantità necessaria di liquidi da reintegrare.

Come si cura

La patologia viene trattata nei bambini con l’assunzione di liquidi contenenti elettroliti, come sodio e cloruro: i liquidi vengono assunti per via orale mediante piccoli sorsi frequenti, circa ogni 10 minuti. Nei casi più gravi vengono trasferiti in ospedale per ricevere liquidi per via endovenosa.

Disidratazione negli anziani

Il fenomeno della disidratazione interessa il  20-30% degli anziani soprattutto se sono presenti altre patologie. Gli anziani sono più predisposti alla disidratazione a causa di altre alterazioni fisiologiche connesse all’ invecchiamento.

Ad esempio gli anziani hanno:

  • una minore sensazione di sete – soprattutto i pazienti di Alzheimer
  • una minore funzione renale
  • la mancanza di controllo volontario della minzione
  • ipertensione e costipazione
  • disordini intestinali come diarrea e di vomito

I primi sintomi negli anziani sono:

  • bocca, gli orli e la lingua diventano asciutti
  • occhi incavati
  • urina scura
  • affaticamento ed emicrania
  • respirazione rapida e tachicardia

Gli anziani con disidratazione hanno mancanza di attenzione e di concentrazione e sviluppano anche più ferite da pressione.

Rischi

L’idratazione adeguata negli anziani è importante per il buon funzionamento renale. L’idratazione insufficiente può anche causare una costipazione severa.

Le conseguenze di disidratazione in anziani dipendono dalla sua gravita ma può portare alla morte. E’ urgente comunicare al medico i primi segnali di questa patologia e il paziente va reidratato in ospedale per endovena.

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Erba Luigia, erba aromatica dal gradevole odore di limone

L’Erba Luigia anche chiamata Lippia o cedrina è una pianta aromatica apprezzata sia per le proprietà fitoterapeutiche che la indicano come ottima tisana rilassate e digestiva, sia per le proprietà curative.

Utilizzata in infuso di foglie o olio essenziale, vanta diverse proprietà: insetticida, antisettico, anti-spasmodico, digestiva, febbrifugo, epatico, sedativo, stomachico e tonico.

Grazie al gradevole sapore di limone è ottima nella realizzazione di liquori alle erbe e grappe. Usata anche in cucina per insaporire freschi piatti primaverili.

Erba Luigia: descrizione

L’erba luigia – il cui nome botanico è Aloysia citriodora – è una pianta arbustiva della famiglia delle Verbenacee.  La parola citrodora deriva dal latino e significa dal profumo di limone.
Si tratta di un arbusto perenne che nei climi favorevoli può raggiungere l’altezza di tre metri con un fusto legnoso.

Si chiama così In onore di Maria Luisa di Parma, moglie di Carlo IV di Spagna, vissuta tra il 1751 e il 1819. In quell’epoca sembra che la pianta venisse usata come profumo per corpo e per ambiente.

Ancora oggi l’erba citriodora viene ampiamente utilizzata per realizzare miscele profumate. In passato si pensava che bastassero poche gocce di olio essenziale di cedrina  da cospargere sulla mano della persona amata per creare un incantesimo d’amore.

erba luigia

Origini dell’erba luigia

La pianta è originaria dell’America del Sud dove cresce allo stato selvatico in Perù, Cile e Argentina. Nel XVII secolo furono i Conquistadores spagnoli a portarla in Europa.

Erba Luigia: la pianta

L’Aloysia citriodora è una pianta arbustiva, perenne da fusto legnoso, che può superare  i 2 metri di altezza.

  • Le foglie sono lanceolate di colore verde chiaro e molto profumate. L’odore è simile a quello della melissa e della citronella
  • fiori sono piccoli, bianco-violetti e compaiono alla fine dell’estate

Coltivazione dell‘erba luigia

Può essere piantata in terra solo nelle regioni a clima mite, mentre nei climi freddi è consigliabile sistemarla in vasi e portarla in luogo chiuso durante l’inverno.

La riproduzione avviene in luglio per talea: dai rami e dal fusto si prelevano rametti di 8 cm che si piantano in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali.

La pianta cedrina ha bisogno di sole e di essere riparata da vento e correnti.

Quando annaffiare l‘erba luigia

La terra deve essere ben drenata e sabbiosa, l’erba predilige terreni umidi. Annaffiate spesso durante l’estate in modo che il terreno non sia mai totalmente asciutto. Se le punte delle foglie appassiscono, significa che la pianta soffre la siccità.

Attenzione però a mantenere il terreno sempre ben drenato ,in modo che non ci siano ristagni d’acqua che possano provocare l’ingiallimento delle foglie.

Concimazione e potature dell‘erba luigia

La concimazione della pianta cedrina con fertilizzante completo va effettuata tra aprile e agosto.

Non sono necessarie potature, salvo eliminare le parti secche o danneggiate.

erba luigia

Erba Luigia: proprietà terapeutiche

È sempre stata apprezzata per il suo odore gradevole, ma ha diverse proprietà curative e tanti effetti benefici. In particolare si può dire che è in grado di:

  • stimolare l’appetito
  • aiutare la digestione
  • eliminare i gas intestinali
  • svolgere azione antispasmodica e sedativa generale.

Per l’utilizzo in fitoterapia si usano le foglie fatte essiccare o fresche e l’olio essenziale.

Foglie essiccate

Le foglie e le sommità fiorite raccolte in tarda primavera e all’inizio della stagione autunnale vengono fatte essiccare in luoghi bui e areati e poi conservate in sacchettini di tela.

Con le foglie essiccate si possono preparare infusi dalle proprietà antipiretiche. Un infuso caldo è in grado di abbassare la febbre e di curare raffreddori e infiammazioni del tratto respiratorio.

La tisana funge da antispasmodico naturale, aiuta la digestione e sprigiona la sua azione lenitiva e calmante. Inoltre, contiene un elevato numero di flavonoidi e ha proprietà eupeptiche e stomachiche.

Si possono poi creare impacchi che posizionati sugli occhi aiutano a combatterne il rossore o il gonfiore causato da stress quotidiano e smog cittadino

Essiccate le foglie sono anche utilizzate nei pot-pourri e per la confezione di sacchetti antitarme.

Foglie fresche di erba luigia

Le foglie di erba Luigia possono essere utilizzate anche fresche, ad esempio per preparare un bagno ristoratore o per creare una soluzione tonica naturale per la pelle del viso.

Le foglie appena raccolte si possono utilizzare per sedare il dolore causato dal mal di denti.

Basterà raccogliere le foglie, lavare le foglie, asciugarle, pestarle in una tazza e coprirle con acqua bollente. Lasciate in infusione per 5 minuti coperte con un panno. Trascorso questo tempo, strizzatele, mettete in un panno di tela o garza sterile e fate applicazioni esterne nella zona interessata dal mal di denti.

Potete trovare le foglie essiccate in drogherie, erboristerie e online, oltre a prodotti a base di erba cedrina, come liquori e miscele per infuso e i semi per coltivarla:

Attenzione un uso intenso e prolungato può provocare gastrite.

Olio essenziale di erba luigia

L’olio essenziale viene invece particolarmente usato nell’industria cosmetica per realizzare saponi, dentifrici, profumi e prodotti di bellezza di vario tipo.

È molto efficace perchè possiede proprietà stimolanti per l’epidermide e analgesiche, utili soprattutto per combattere i dolori reumatici.

Un impacco sulla pelle è efficace anche per chi soffre di acne giovanile, e per curare pomfi e cisti. Aiuta a ridurre i gonfiori ed è utile anche come tonico dei capelli.

Lo trovate in erboristeria e anche online:

Attenzione essendo un olio fotosensibilizzante, se ne sconsiglia l’uso prima di esporsi al sole. Può inoltre irritare la pelle sensibile.

Cedrina in aromaterapia

In aromaterapia l’olio essenziale di cedrina viene utilizzato per l’ottimo effetto rilassante e antistress sulla mente, attenua gli spasmi allo stomaco, i crampi, l’indigestione e la flatulenza.

Sembra poi avere effetto positivo sul fegato, in particolare nei casi di abuso di alcol e di danni al fegato ad essi correlati.

Allevia la congestione bronchiale ed è un valido aiuto nel trattare l’insonnia nervosa e calma le palpitazioni cardiache da stress.

L’erba cedrina emana un fresco odore simile alla citronella che la rende ottima come antizanzare.

Erba Luigia: uso in cucina

Questa pianta arbustiva ha delle foglie che emanano un gradevole profumo di limoncino.

Usate come erba aromatica in cucina, con moderazione, conferiscono un gradevole sapore di limone a piatti di carne e pesce.  Alle carni di maiale e alla selvaggina toglie una punta di asprezza.

Si usano anche nelle insalate, macedonie, gelati e gelatine, marmellate e torte.

Le foglie possono anche essere tritate ed usate per insaporire zuppe, minestre, frittate, ripieni, salse ed infine utilizzata per preparare un liquore digestivo.

Verdure miste di primavera

Ingredienti per un ottimo piatto unico o un contorno primaverile.

  • 300 ml di brodo vegetale
  • 2 patate
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 200 gr di piselli
  • alcune foglie di mentuccia e basilico
  • una manciata di foglie di erba luigia

Preparazione. Tagliate tutte le verdure tranne i piselli e fate rosolare in padella assieme a tutti gli aromi per 5 minuti. A parte sbollentate i piselli con il brodo vegetale e un pizzico di pepe. Quando i piselli saranno teneri, uniteli nella padella alle verdure e terminate la cottura. Servite appena tiepido.

Pesto aromatico all’erba luigia

Ingredienti per un pesto dal fresco aroma di limone per condire gnocchetti e pasta fresca.

  • 20 gr di erba luigia
  • 50 ml di olio extra-vergine
  • 30 gr di pinoli sgusciati
  • 2 cucchiai acqua ghiacciata

Preparazione. Procuratevi delle foglie giovani. Lavate e asciugate bene. Frullate pinoli, erba Luigia, sale e olio, unendo anche l’acqua fredda per ottenere la giusta consistenza. Inoltre usate acqua ghiacciata così che il pesto non si ossidi e rimanga bello chiaro.

La crema ottenuta va conservata in vasetto di vetro e ricoperto con olio per qualche giorno.

Liquore di erba luigia

Il liquore è un digestivo piacevole dal fresco aroma di limone.

Per prepararelo servono le foglie raccolte in estate. La sua preparazione è simile a quella di altri digestivi naturali come il limoncello. Il grado alcolico si aggira intorno ai 30°, il colore appare verdino ed è ottimo se gustato freddo a fine pranzo.

Vediamo come si prepara. Ingredienti:

  • 80 foglie circa di erba luigia
  • 500 ml di alcool puro a 96°
  • 500 ml di acqua minerale
  • 500 gr. di zucchero

Preparazione. Riscaldate in un pentolino l’acqua e lo zucchero, finché questo non si scioglie completamente. Lasciate poi a raffreddare, intanto lavate bene le foglie di cedrina e asciugate con cura meticolosa, una ad una. Mettere le foglie sul fondo di un contenitore con chiusura ermetica ed aggiungete tutto l’alcool e lo sciroppo che nel frattempo si è raffreddato.

Fate riposare per 40 giorni in un luogo fresco e ben areato ricordandosi di agitare il barattolo 1-2 volte al giorno. Passati 40 giorni filtrare con un colino a maglie strette e imbottigliare. Il liquore all’erba Luigia è pronto. Consumate ben freddo dopo pranzo come digestivo.

Una volta filtrato e imbottigliato, potete conservarlo in frigorifero o in freezer, così da servirlo ben freddo

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