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Gasteria, una delle piante grasse da tenere lontano dal sole diretto

La Gasteria è una pianta grassa appartenente alla famiglia delle Aloaceae molto simile in apparenza all’Aloe vera. Originaria del Sudafrica, è una succulenta molto diffusa anche in Italia, tra le piante da giardino e balcone, ma dà ottimi risultati anche in vaso.

È una delle piante ornamentali migliori per la casa, il balcone ed il giardino, grazie alle sue foglie lunghe e piatte, a volte maculate, a volte verdissime. Come molte altre piante grasse, è facile da coltivare, con poche attenzioni: in terra può raggiungere anche i 70 cm, mentre in vaso non supera i 30-35 cm.
Conosciamola meglio, quali sono le sue varietà e come prendersene cura.

Descrizione della gasteria

Pianta succulenta, appartenente alla famiglia botanica delle Aloeaceae, come l’aloe. Ha origini sudafricane e ce ne sono circa 20 diverse varietà, lievemente differenti l’una dall’altra.

Il nome deriva dal greco gastèr, che vuol dire ‘ventre’ per via della forma del fiore. E proprio per questa forma del fiore e delle foglie è chiamata con nomi buffi come Stomach Plant o ‘lingua di avvocato’.

  • Foglie: carnose, crescendo si dispongono a rosetta. Il colore può variare da una specie e l’altra, possono essere verdi, maculate, screziate da strisce chiare, con puntini verrucosi.
  • Fiori: semplici, senza ramificazioni, di colore verde chiaro o bianco-rosa
  • Radici: corte e robuste, permettono la coltivazione in vasi larghi ma non troppo grandi

Gasteria

Appare molto simile alla pianta dell’Aloe, ma il fiore è differente. Viene spesso incrociata con piante simili per creare ibridi come la pianta Haworthia.

Tutte le specie di gasteria

Tra le varietà più comuni e utilizzate in giardinaggio vi sono:

  • G. Acinacifolia: consigliata per la coltivazione nelle aree asciutte e ombreggiate. si adatta bene ai vasi ma nasce nei giardini rocciosi e nei terreni costieri. I fiori sono perfetti per gli insetti impollinatori.
  • G. Armstrongii: caratterizzata da foglie verde scuro arrotondate.
  • G. Batesiana: variegata, dalle foglie screziate di bianco, ruvide, tubercolate e fragili, lunghe dai 10 ai 30 cm. I fiori sono piuttosto grandi.
  • G. Bicolor: produce fiori bicolore rosa-rossastro e verdi, piccoli, lunghi circa 2 cm, penduli, tubolari.
  • G.Brevifolia: con foglie di colore verde scuro, lunghe circa 15 cm e strette.
  • G.Croucheri: una delle specie più grandi. Gli esemplari adulti sono molto simili all aloe. Ha foglie lanceolate, lisce, screziate e, generalmente, affusolate con la classica punta arrotondata. Si tratta di piante solitarie.
  • G. Ellaphieae: perfetta per la coltivazione in vaso. Ha foglie grigiastre, arcuate e ruvide. Non è una specie molto diffusa.
  • G.Nigricans: originaria della parte occidentale del Sudafrica è rustica e molto resistente. Non può vivere in esterno se le temperature scendono troppo.
  • G.Nitida: varietà armstrongii, varietà nana, a crescita lenta con foglie variegate, tuberculate, di colore crema, gialle con strisce verdi . Rimane bassa, le foglie si compongono a rosette di circa 10 centimetri di altezza. i suoi fiori hanno punte lunghe fino a 2,5 cm.
  • G. Pillansii: una varietà che presenta foglie di color verde scuro e maculate di bianco.

Le specie più comuni sono:

  • Gasteria carinata. Si distingue per le sue foglie lunghe, ruvide, strette, che tendono ad assottigliarsi in punta. Ha fiori rosa-arancio da circa 4 cm che spuntano all’inizio della primavera. La pianta deve essere posizionata a mezz’ombra o all’ombra: il sole diretto fa bruciare le foglie, che diventano marron scuro. Non teme invece le alte temperature ed il freddo, l’importante è che il terreno sia sempre ben asciutto. Meglio scegliere un terreno che dreni bene e che non trattenga l’acqua: un misto composto da sabbia grossolana e lettiera di foglie o un substrato commerciale per succulente. Annaffiate in primavera ed estate quando il terreno appare molto asciutto. Durante l’autunno e l’inverno basta annaffiare una volta al mese. Anche il concime non è fondamentale, ma si può aggiungere al terreno in autunno e in primavera un concime minerale per cactus. Soffre l’umidità e se eccessiva, può morire.

Gasteria

  • Gasteria glomerata. Alta circa 10 cm con foglie corte e leggermente ricurve, di colore grigio-verdi e carnose, rigide e ruvide al tatto, non va tenuta al sole diretto, perché le foglie potrebbero bruciarsi e diventare scure. In primavera produce piccoli fiori di colore arancione-rossastro con una punta verde. Il suo nome deriva dalla posizione dei fiori che sembrano raggruppati sul peduncolo lungo. Perfetta tra le piante da appartamento, si coltiva bene in vaso e non ha bisogno di contenitori troppo grandi.
  • Gasteria liliputana. Ha foglie verde scuro, chiazzate con macchie color crema, lunghe fino a 5 cm, rigide, con striature chiare e punta arrotondata. In natura questa pianta cresce all’ombra di alberi e cespugli e grazie alle sue foglie maculate si mimetizza perfettamente con l’ambiente circostante. Pianta perfetta per ambienti al chiuso, cresce sana anche in vaso, ma non va tenuta alla luce diretta del sole perché rischia di assumere colori bruni. Produce in primavera dei piccoli fiori bicolore, rossastro-rosa e verdi.
  • Gasteria Sigma. Si apre a rosetta e rimane di dimensioni ridotte. Le sue foglie sono lunghe circa 10 cm, carnose, rigide e appuntite. Di colore verde intenso e lucido con una piccola puntinatura ruvida e bianca. I margini delle foglie sono seghettati, questa pianta appare proprio come una piccola aloe.

Come coltivare la pianta di Gasteria

Questa pianta grassa si può coltivare sia in terra sia in vaso, non è una pianta difficile da coltivare seguendo alcune semplici ma importanti regole.

Come per tutte le succulente, si pensa che possano crescere da sole senza alcuna cura, ma in realtà bisogna non dimenticare alcune necessità, anche se sono piante facili da coltivare. In cambio durerà a lungo e fiorirà ogni anno.

  • Coltivazione in vaso: è facile da coltivare in vaso, basterà usare terriccio per cactus, già miscelato con sabbia, per aumentarne il potere drenante. Non ha un impianto radicale molto grande e di conseguenza necessita di rinvaso ogni 3-4 anni, nel periodo primaverile.
  • Coltivazione in giardino: cresce bene in terreni molto drenanti con un alto contenuto di minerali e in posizione di semi-ombra. In terra può raggiungere i 70 cm di altezza. In origine questa cresceva in terreni rocciosi e si riproduce molto facilmente.

Habitat della Gasteria

Il terreno ideale per garantire una buona crescita di tutte le specie di gasteria è un terreno poroso e ben drenato, composto di terra fibrosa e sabbia. Il substrato deve essere composto da sabbia e terriccio universale sempre ben drenato.

Gasteria

Va posizionata in un luogo luminoso, ma non sotto i raggi diretti del sole. Le foglie possono bruciarsi e cambiare colore, diventando più scure quasi marroni. Questo è il campanello d’allarme per segnalare che la pianta sta soffrendo. Pur essendo una pianta grassa, infatti, non tollera il sole diretto.

La sua temperatura ideale è tra i 22° e i 27°, e non teme le gelate, l’importante è che il suo apparato radicale si trovi in terreno ben drenato e asciutto.

Quando annaffiare la Gasteria

Non ha bisogno di abbondante irrigazione:

  • in primavera ed estate annaffiare ogni volta che il terreno appare secco
  • in autunno e inverno si possono sospendere quasi totalmente le somministrazioni di acqua

Il fatto che non vada irrigata non vuol dire che possiamo abbandonarla all’incuria: va seguita e bisogna toccare la terra in ogni periodo dell’anno e quando questa è troppo secca offrire un po’ di acqua.

Fioritura della Gasteria

Si tratta di una varietà di piante grasse fiorite, con corolle che si schiudono all’inizio della primavera.

I fiori, che variano da specie a specie, sono solitamente piccoli e tubolari di vari colori, bianco, rosa, arancio o verdini. Resistono fino al caldo dell’estate, poi si seccheranno e cadranno da soli.

Può succedere che un anno manchi la fioritura o sia poco evidente: la pianta va coltivata per le foglie e non per la fioritura.

Concimazione e potatura della Gasteria

Prima della primavera e prima del riposo vegetativo, in autunno, si può provvedere all’uso di un concime leggero per cactus e piante grasse diluito nell’acqua di annaffiatura.

La pianta non deve essere potata: i fiori secchi cadono da sé, la crescita delle foglie è lenta e non necessita di potatura.

Gasteria

Moltiplicazione della Gasteria

La moltiplicazione di questa pianta si effettua per divisione dei cespi basali, talea e seme. Il rinvaso va sempre effettuato in piena primavera. Vediamole bene.

  • Moltiplicazione per divisione di cespi basali. La divisione di cespi basali si effettua utilizzando delle cesoie ben pulite e disinfettate: con queste si tagliano i polloni che crescono alla base della pianta madre facendo attenzione a non rovinare le radici. Si procede poi a impiantare nel terriccio universale facendo pressione con le mani e si annaffia per ammorbidire il terreno. La nuova pianta che crescerà si potrà rinvasare in primavera.
  • Moltiplicazione per talea di foglia. La moltiplicazione anche per talea di foglia può risultare un po’ difficile perché la foglia tende a seccarsi e marcire.
  • Moltiplicazione per seme. Utilizzata soprattutto nei casi di coltivazione in terra nel giardino: i semi vanno interrati nella terra setacciata mista a sabbia e mantenuta umida, arieggiata e ombreggiata all’inizio della primavera, quando la temperatura esterna è di circa 20°-22°.

Gasteria: cosa teme

Come succede per quasi tutte le piante grasse che fanno fiori, teme il marciume radicale causato da un eccesso di umidità del terreno. La pianta, infatti, non deve mai essere annaffiata in eccesso, e il suo terreno deve contenere materiale drenante.

Soffre anche l’attacco di alcuni animaletti come:

Se dovessero presentarsi questi animaletti delle piante si consiglia di pulire le foglie della pianta usando un batuffolo di cotone imbevuto di alcool o aceto.

Gasteria nel linguaggio dei fiori

Come per tante altre piante grasse, simboleggia la resistenza.

Altre piante grasse

Altre piante grasse e sempreverdi interessanti sia fiorite che semplicemente per decorare le aiuole:

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Albume, scopriamo le proprietà nutrizionali e gli utilizzi della chiara dl’uovo

L’albume è la parte chiara dell’uovo, ottimo per la nostra alimentazione. Vediamone insieme i valori nutrizionali, le sue proprietà e in che modo possiamo usarlo in cucina, ma non solo.

L’albume: cos’è

All’interno dell’uovo, l’albume è uno dei principali elementi insieme al tuorlo. Questi due ingredienti sono completamente distinti e separati, avendo specifiche peculiarità.

L’albume difatti è un liquido di colore trasparente che si dispone su tre strati: i due più esterni sono liquidi e vengono a contatto con il guscio. Lo strato interno e centrale, che al contrario tocca il tuorlo, è più vischioso.

Il compito degli albumi è quello di proteggere i tuorli dall’attacco dei batteri.

Albume

Si tratta di una sostanza viscosa, azotata, solubile in acqua, che coagula (cioè si rapprende) a temperatura
di circa 65°, così come il contatto con un acido o un alcool.

Valori nutrizionali

L’albume si compone per ben il 90% da acqua, mentre il 10% circa è costituito da proteine chiamate ovoalbuminenote per la ricchezza di aminoacidi essenziali. Pochissime sono invece le calorie, così come l’apporto di carboidrati e grassi.

Proprio per questo motivo viene considerato un ingrediente magro, adatto anche a chi sta seguendo una dieta ipocalorica o ha problemi di colesterolo alto.

Sono presenti, anche se in minima quantità, la vitamina A, la vitamina B6, l’acido folico, la vitamina B12 e la vitamina D.

Poi troviamo anche i sali minerali, tra cui rintracciamo magnesio, potassio, calcio, ferro e sodio. Infine abbiamo i glucidi, soprattutto il glucosio.

A cosa serve l’albume in cucina

In cucina gli albumi sono estremamente importanti:

  • Lievitante di un composto. Quando vengono sbattuti e incorporano aria, fanno gonfiare un composto. Formano infatti una schiuma stabile e voluminosa. Durante la sbattitura l’aria viene incorporata nelle molecole proteiche degli albumi, le proteine si srotolano e si allungano formando una rete elastica che intrappola le bolle d’aria. Possono arrivare ad un volume ben 8 maggiore di quello iniziale. Danno volume e struttura a soufflé, alle torte da forno e alle meringhe. Per ottenere massimo volume e stabilità, devono essere a temperatura ambiente. L’aggiunta di una sostanza acida (ad esempio, cremor tartaro, aceto o succo di limone) aiuta a rassodare e stabilizzare la mousse. Qualsiasi sostanza grassa, come tracce di tuorlo negli albumi, olio sui lati della ciotola o burro o panna sugli sbattitori, ne compromette la capacità di lievitazione. Hanno anche la capacità di catturare e intrappolare l’aria che si forma durante la cottura, favorendo la lievitazione di impasti per torte e salse come lo zabaione.
  • Emulsionante. L’emulsione è un processo in cui due liquidi incompatibili come l’olio e l’acqua si mescolano. Poiché questi due liquidi normalmente sono immiscibili per via dei diversi pesi specifici, è necessario aggiungere un emulsionante per trattenere le molecole di olio nell’acqua ed evitare che gli ingredienti si separino. La lecitina contenuta nell’albume è dunque l’agente emulsionante perché forma una sottile pellicola intorno alle minuscole goccioline d’olio, permettendo di rimanere sospese in un liquido acquoso. In sostanza: la ‘testa’ idrofoba della lecitina è incorporata nelle molecole dell’olio, mentre la sua ‘testa’ idrofila è incorporata nelle molecole d’acqua. Anche i dessert cremosi come il budino possono beneficiare di questa capacità emulsionante, che contribuisce a creare un impasto liscio, vellutato e omogeneo.
  • Addensante. Hanno la capacità di trattenere fino a quattro volte il loro peso in umidità, sono  quindi ideali per addensare salse, creme pasticcere o creme al limone. Le proteine coagulano e solidificano a temperature diverse rispetto ad altri ingredienti. Quindi permettono di addensare gli impasti, ma devono essere cotte delicatamente e riscaldate con attenzione per evitare la formazione di grumi nel composto. Gli albumi assumono la consistenza della gelatina a 60° e diventano sodi a circa 65°. I tuorli iniziano a rapprendersi a 62° e diventano completamente solidi a 70°. Le uova intere si assestano a circa 69°.
  • Legante. Hanno un’azione di legante grazie alle proteine presenti, che si solidificano, e creano una struttura che lega, appunto, tra loro gli ingredienti dell’impasto, conferendo compattezza e stabilità a polpettoni, sformati e tanti prodotti da forno.
  • Rivestimento e sigillatura. Se usate per rivestire un alimento con pangrattato, farina o altri ingredienti, permette di farli aderire bene alla superficie. Contribuiscono a donare lucidità alle superfici in cottura. Avendo qualità collanti, aiutano a far aderire due pezzi di pasta (ad esempio, per una decorazione su una crosta di torta) o di creare una superficie appiccicosa su cui si possono cospargere i semi (ad esempio, i semi di papavero sulla parte superiore del pane).
  • Colorazione e lucentezza. Le proteine diventano marroni se esposte al calore. Per conferire a biscotti, torte e pane una brillante tonalità dorata, si può spennellare con dell’albume (da solo o combinato con acqua, latte o panna) prima della cottura.

Albume

A cosa serve l’albume

Vanta numerose proprietà per la bellezza e la salute di pelle e capelli, legate per lo più alle sue caratteristiche proteiche. Vediamone alcune:

  • Migliora il tono muscolare: grazie alla proteina albumina, fa parte dell’alimentazione dello sportivo e del body builder che lo consuma anche sotto forma di barrette, per rinforzare i muscoli.
  • Antibatterico per i capelli grassi: grazie alla vitamina B, migliora la lucentezza e la forza della chioma, evitando lo spiacevole effetto dei capelli unti. Potete versare l’albume sbattuto direttamente sui capelli e lasciare agire per mezzora. Si raccomanda l’uso solo sui capelli grassi.
  • Funge da antinfiammatorio: le proteine chiamate ovomucoidi vanno a ridurre l’infiammazione a carico dei muscoli, come nel caso delle distorsioni.

Cosa cucinare con l’albume

Proprio come i tuorli, anche gli albumi sono presenti in tantissime ricette e ci si può davvero sfiziare nel consumarli sia nelle preparazioni dolci che in quelle salate.

Grazie all’azione montante e legante sia nei piatti salati che dolci, possono essere usati in tantissime maniere.

Ci sono diverse preparazioni di pasticceria che prevedono l’utilizzo dei soli albumi: le meringhe, così come le famose lingue di gatto, il torrone, ed anche i marshmallow.

Si possono poi preparare delle mousse, dei semifreddi, e la ghiaccia reale per decorare torte e biscotti.

Tra i piatti salati, chi l’ha detto che non si possa realizzare un’omelette light usando solo gli albumi? Lo stesso discorso vale per le crêpes.

Sul tema uova, poi, ecco altre ricette:

Quanto pesa un albume

Per orientarsi con le ricette, sappiate che l’albume di un uovo medio pesa circa 30-32 ml e ne occorrono circa 33 per fare 1 l.

Come mangiare l’albume d’uovo

Il bianco d’uovo fa male se viene consumato crudo, al contrario di quanto avviene per i tuorli. Il rischio di salmonella è legato difatti proprio agli albumi non cotti o poco cotti.

Allo stesso modo bisogna temere l’avidina, una sostanza che, se cruda, può impedire l’assorbimento della vitamina H.

Quindi le chiare vanno sempre liofilizzate, cotte o pastorizzate, di modo da eliminare ogni traccia di batterio pericoloso per la nostra salute. Inoltre l’albume crudo non è facilmente digeribile quindi meglio evitare.

Cosa significa albume pastorizzato

Per garantire una più lunga durata di conservazione e una maggiore sicurezza contro i germi, la chiara d’uovo viene pastorizzata ad una temperatura tra i 68° e i 74°, senza che avvenga la sua coagulazione.

Questo processo consente:

  • una maggiore durata di conservazione, fino a 8-10 settimane.
  • preserva nel contempo le qualità nutrizionali delle uova fresche.
  • distrugge i germi, anche quelli più resistenti al calore (per esempio il virus dell’influenza aviaria può essere distrutto solo a temperature superiori ai 70°).
  • preserva anche le proprietà funzionali, ossia quelle leganti, emulsionanti, coloranti, aromatizzanti e anticristallizzanti.

Come conservare l’albume

Se separato dall’uovo fresco, va usato entro 1 giorno e tenuto in frigorifero in un contenitore chiuso.

Esistono però in commercio diverse versioni, che permettono di allungarne i tempi di conservazione.

  • Liquido pastorizzato. Spesso si trova in bottiglia o tetrapack ed è il più usato. Conserva le caratteristiche funzionali delle uova in guscio. Dura dai 7 a 28 giorni in frigo e va utilizzato entro 48 ore dall’apertura.
  • Liquido congelato. Gli viene aggiunto del sale e zucchero per la conservazione. Può durare fino a 2 anni nel freezer. Per usarlo deve prima essere scongelato.
  • In polvere. Un procedimento di essiccazione mediante nebulizzazione lo riduce in oilvere. Perde alcune qualità funzionali ma può durare fino a 24 mesi a temperatura ambiente.
  • Concentrato. Si aggiunge sale e zucchero per la conservazione. Quando si usa necessita di aggiungervi dell’acqua e si conserva fino a  1 anno a temperatura ambiente.

Come separare l’albume dal tuorlo

Ci sono vari metodi. Ecco i principali.

  • Rompendo a metà il guscio e poi versando lentamente la parte chiara in un recipiente e facendo scivolare il tuorlo nell’altra metà del guscio.
  • Servendosi di un colino a maglie larghe, in cui rimarrà il tuorlo, la parte chiara scenderà nel contenitore.
  • Usando una bottiglia dell’acqua dalla bocca grande che va prima schiacciata per spingere fuori l’aria e poi risucchiando il tuorlo dell’uovo rotto in una terrina.
  • Ci sono poi piccoli contenitori in silicone che separano i due componenti, spingendo fuori il tuorlo e trattenendo il bianco.

albume

Come utilizzare l’albume in modo alternativo

Ecco tutti gli utilizzi alternativi alla cucina del bianco d’uovo:

  • Antinfiammatorio. Si spalma direttamente sulla zona interessata un impacco composto da farina e albume. Si avvolge con la pellicola e si lascia in posa tutta la notte. Dovrebbe diventare duro nel corso delle ore, proprio in funzione della sua efficacia.
  • Addensante. L’albume può essere usato in cucina per addensare una preparazione, sia nei dolci (pensate alla panna cotta) che nei salati (nel ripieno della pasta fresca ad esempio).
  • Lievito. Sempre in cucina si può utilizzare la chiara montata a neve al posto del lievito. Durante la cottura farà ‘montare’ la preparazione rendendola soffice, leggera e spumosa. Tutti conoscono il soufflé, ma sanno anche quanto sia difficile mantenerlo alto anche dopo averlo tolto dal forno. Nei dolci e nelle preparazioni da forno in generale, le chiare montate a neve favoriscono l’aumento di volume durante la cottura.
  • Concime. Ecco una ricetta di fertilizzante naturale molto sorprendente. Tutto ciò che serve è 1 albume d’uovo e dell’acqua. Mescolate energicamente la chiara con 125 ml d’acqua e continuate a mescolarli nel recipiente per 5 giorni. Quindi aggiungete 1 l d’acqua, mescolate ancora e annaffiate. Le vostre piante apprezzeranno molto questo semplice fertilizzante naturale.
  • Colla. Forse non tutti sanno che il bianco d’uovo è anche una colla impermeabile e resistente all’umidità, che può essere stesa con il pennello su carta e cartone. Un tempo era perfino utilizzato per apporre le etichette sulle bottiglie. Se si mescola con la polvere di calce, si ottiene una colla ad alta tenuta, perfetta per attaccare gli oggetti rotti.
  • Impermeabilizzante della carta. Ha anche la capacità di impermeabilizzare la carta, basterà passarne più mani. Una variante è quella di mescolare parti uguali di chiara e acqua e passare il ferro caldo sulle superfici da incollare.
  • Bellezza della pelle. Per risolvere i piccoli problemi della cute, grazie all’elevato apporto proteico, fornisce aiuto alla pelle, purificandola, attenuando le rughe e combattendo attivamente le macchie. Ecco allora due ricette facili da riproporre a casa.
  • Purificante per il viso. Ecco una ricetta per sfruttarne l’azione purificante. Dividete l’albume dal tuorlo e sbattete l’albume con una forchetta. Munitevi di un pennellino e di un pezzettino di carta igienica. Stendete la carta igienica su naso, fronte e mento e spalmateci sopra l’albume con il pennellino. Lasciate agire per mezzora e poi togliete con delicatezza la carta. Risciacquate con cura il viso e passate una buona crema idratante. Vedrete che la pelle sarà asciutta e depurata, utile per chi ha il problema dei punti neri e della pelle grassa e oleosa.

albume

  • Contro le macchie del sole. Il potere sbiancante della chiara può essere sfruttato per regolare un altro problema che affligge tante persone, quello delle macchie solari. Mescolate 1 albume con 1 cucchiaio di miele e unite 2 cucchiai di succo di limone. Amalgamate il tutto per ottenere un composto omogeneo. Stendete sulla pelle del viso asciutta e ben detersa e attendete 15 minuti. Sciacquate bene e noterete un effetto esfoliante.

Alcune curiosità sull’albume

Ed infine, ecco alcune curiosità sulle chiare, che forse non conoscevate.

Perché monta a neve

La chiara d’uovo è una miscela di acqua al 90% e di proteine al 10%, di cui la metà è costituita da ovoalbumina, che è fondamentalmente un tensioattivo. Queste proteine possono essere viste come dei ‘gomitoli’.

Nello sbattere il bianco d’uovo vengono introdotte bolle d’aria. In realtà, l’introduzione di aria nella parte acquosa non causa di per sé la formazione di schiuma. Sono invece le proteine che, quando le uova vengono sbattute, si ‘srotolano’ e circondano le bolle d’aria, trattenendole nella parte acquosa e impedendone la fuoriuscita.

Continuando a sbattere sempre più proteine si srotolano (cioè si denaturano) ed i filamenti srotolati di proteine cominciano a legarsi tra loro: inizia quindi la coagulazione. La battitura prolungata introduce nuove bolle mentre quelle già presenti si dividono in bolle sempre più piccole.

A questo punto le proteine formano un reticolo irregolare che imprigiona l’acqua e quest’ultima imprigiona le bollicine di aria.

Se si sbatte troppo la schiuma si ‘smonta’. Vuol dire che la coagulazione è eccessiva, cioè il reticolo è troppo fitto e le bolle d’aria troppo piccole. In questo caso le proteine non riescono a restare in soluzione e l’acqua viene drenata fuori dal reticolo, senza più riuscire a rientrarci.

Battendo l’albume di 1 uovo medio si ottengono circa 250 ml di mousse.

Piccoli trucchi per montare a neve ferma che troviamo nelle ricette sono di solito l’aggiunta di una piccola quantità di sale o succo di limone o aceto.

La sostanza acida facilita l’aumento di volume e rende più stabile il composto. Dal punto di vista chimico, sono gli ioni d’idrogeno contenuti nell’acido a rompere i deboli legami intramolecolari che favoriscono lo srotolamento delle proteine e quindi ne facilitano la coagulazione intorno alle bolle d’aria. Questo impedisce di arrivare alla fase acquosa in cui le bolle scoppiano e il liquido si separa dalla schiuma.

Il sale agisce in modo simile, velocizzando la coagulazione, ma non aiuta a stabilizzare la mousse.

albume

Perché diventa bianco

La chiara diventa bianca in cottura per via dell’albumina, una sostanza proteica in essa contenuta, che coagula con il calore, se superiore ad un certo valore (65°) e se viene a contatto con una sostanza acida o dell’alcool.

Nello specifico, le proteine galleggiano nella parte acquosa. L’aumento della temperatura le porta a “rompersi”: ovevro le denatura. Le proteine, una volta denaturate, incontrandosi si legano tra di loro, formando un reticolo che intrappola le molecole d’acqua.

Durante la coagulazione l’albume diventa bianco, cambia consistenza e sapore. Si dice che si rapprende.

Altre informazioni

Ecco altre informazioni sulle uova ed i cibi ricchi di proteine

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I fiori eleganti della Lewisia Cotyledon

La Lewisia Cotyledon rientra nella categoria di piante succulente, ma produce bei fiori eleganti e decorativi. Questo genere di piante vanta una ventina di specie di cui la Cotyledon è la più diffusa. Essendo una pianta grassa, non necessita di troppe cure, è resistente e richiede poca acqua. Si tiene bene in vaso facendo attenzione affinché la terra sia sempre asciutta e ben drenati, mai troppo umida. La pianta originaria della California è una pianta grassa e perenne, utilizzata come pianta ornamentale da tenere nei balconi di casa: in tarda primavera si ricopre di fiori color pastello, mentre in inverno perde le foglie e va in riposo vegetativo per poi tornare più verde e rigogliosa in primavera.

Ecco i consigli per coltivare la Lewisia.

Lewisia Cotyledon: descrizione della pianta

Pianta grassa, appartenente alla famiglia delle Portulacaceae, di origine californiana. La Lewisia è la specie coltivata a scopo unicamente ornamentale che vanta diverse specie, alcune più rare e coltivate solo negli orti botanici.

Si tratta di una pianta di piccole dimensioni che ha un apparato radicale non troppo esteso e vive bene anche in vaso. Produce dei bei fiori dall’aspetto elegante, nei colori pastello, rosa, giallo, arancio simili a margherite dai grossi petali. La variante “White Splendor” produce fiori bianchi.

Le sue radici carnose tendono a ramificarsi per attecchire alle rocce e ai muretti. I frutti sono capsule che contengono numerosi piccoli semi.

Origini

Il nome della pianta trae origini dal ricercatore ed esploratore che agli inizi dell’Ottocento la trovò, dopo aver attraversato l’America da ovest a est, e la catalogò come nuova specie botanica. Presso gli indiani d’America era invece nota con il nome di Siskiyou.

Tutte le specie di Lewisia

La Lewisia include una ventina di specie di piante perenni tipiche della zona della California, alcune anche del Messico, dove vivono sulle pareti rocciose esposte a nord. Eccone alcune:

  • Brachycalyx: è una perenne nana originaria della California, Arizona, Utah, e della bassa California, si trova nei prati. Ha foglie verdi e carnose, lunghe fino a 8 cm. I suoi fiori sono bianchi o rosati
  • Columbiana: pianta perenne che ha origini in Canada e nell’Oregon, vive in ambienti rocciosi di montagna. Le foglie raccolte in rosette sono compatte color verde scuro e lunghe fino a 10 cm. I fiori di colore rosa magenta.
  • Cotyledon: la più diffusa, è una perenne nana nativa degli ambienti rocciosi subalpini dell’Oregon e della California settentrionale. Pianta sempreverde dalle foglie carnose, lunghe fino a 14 cm. I suoi fiori sono rosa, ma anche bianchi, gialli, crema, albicocca.
  • Longipetala: è una specie rara caratteristica della Sierra Nevada che vive in habitat subalpini rocciosi dove si conservano chiazze di neve tutto l’anno. Dotata di radici carnose e foglie carnose, lunghe da 3 a 6 cm. I fiori hanno petali bianco puro o rosati.
  • Rediviva: diffusa in Nord America occidentale dove vive in prati, boscaglie aperte e radure di bassa e media montagna. A differenza delle altre le sue foglie sono caduche. I fiori sono solitari di colore bianco, rosa o lavanda. Le sue radici, amarissime, venivano consumate dai nativi del posto, previa cottura.
Lewisia Cotyledon
Una pianta che cresce anche in ambienti difficili.

Come si coltiva la Lewisia Cotyledon

Questa pianta grassa in quanto tale non necessita di una grande pratica di giardinaggio, è una pianta resistente che va curata poco. Si acquista di norma la piantina dal vivaio già sistemata a dimora e poi si seguono alcuni semplici consigli affinché cresca bene e faccia tanti fiori. In condizioni ottimali, una pianta arriva a produrre anche più di 50 fiorellini.

Habitat

Il suo habitat naturale è rappresentato dal clima e dall’aria tipica della montagna della California, paese di origine. Preferisce dunque un clima fresco, ma soleggiato. Ama essere posizionata all’aperto, perfetta se tenuta in terrazza, e in caso di caldo eccessivo entra in riposo vegetativo e tende a non fiorire.

Terreno

Tutte le specie di Lewisia prediligono un terreno roccioso.  Quindi se si sceglie di tenere la pianta in vaso si consiglia di optare per un terreno composto da terriccio per piante da fiori insieme a sassolini e argilla espansa che funga da drenante. La ghiaia può essere spolverata anche in superficie, in modo da ricreare l’habitat delle montagne rocciose.

Il terreno migliore ha un pH che si aggira attorno a 6,8-7.

Per queste piante è molto nocivo il ristagno idrico quindi in caso di abbondanti piogge si consiglia di non irrigare il terreno oppure tenere il vaso al riparo.

Lewisia Cotyledon
I fiori possono essere di diversi colori.

Esposizione e clima

Può essere coltivata sia al sud che al nord, perché è capace di adattarsi sia al clima mite delle aree costiere sia nelle zone collinari.

Predilige posizione di mezz’ombra non sotto il sole diretto: tenete presente che l’eccessivo caldo o l’eccessiva pioggia non fanno bene alla pianta che potrebbe soffrire e non fiorire.
La sua coltivazione come pianta da vaso permette di spostarla e ripararla di caso di troppo sole o troppi temporali.

Con riguardo alle temperature, si può dire che la Lewisia non teme eventuali gelate perché durante l’inverno la pianta si trova in riposo vegetativo.

Lewisia Cotyledon
Si tratta di una pianta sorprendentemente resistente.

Quando annaffiare

Una corretta irrigazione va eseguita durante i mesi di attività vegetativa cioè tra la primavera e l’autunno. In questo periodo si consiglia di annaffiare la Lewisia con regolarità, ogni volta che il terriccio appare secco. In genere si tratta di una volta ogni due settimane

In autunno e in inverno non è necessario annaffiarla, perché la pianta va a riposo vegetativo, anzi è bene controllare bene che la terra non sia troppo umida a causa dei temporali. Il riposo inizia con la caduta dei fiori.

Concimazione

Durante la sua fioritura, dalla tarda primavera a tutta l’estate, si consiglia di utilizzare un fertilizzante per piante da fiori. Si consiglia l’uso di un concime organico granulare a lenta cessione che contenga le sostanze chimiche fondamentali quali: fosforo, azoto e potassio. Si può dare il concime a inizio primavera e inizio estate.

Appena cadono i fiori non è più necessario concimare il terreno perché la pianta entra in riposo vegetativo.

Come avviene la moltiplicazione

La Lewisia cotyledon si riproduce:

  • per seme, in un terreno umido e soffice
  • per talea, nel mese di giugno staccando dalla pianta i germogli laterali, con cesoie perfettamente disinfettate

Molto spesso la Lewisia si acquista dal vivaista già messa a dimora, in vaso.

  • Se si esegue la moltiplicazione per talea, prelevando un rametto da una pianta adulta all’inizio dell’estate, la pianta che si riprodurrà sarà perfettamente identica alla prima.
  • Nel caso di semina possono formarsi tante varianti di una stessa specie.

Messa a dimora

Appena la piantina è abbastanza grande, è consigliabile di mettere a dimora la pianta in un vaso più grande.
Ogni rinvaso successivo va effettuato in primavera.

Lewisia Cotyledon

Lewisia Cotyledon: cosa teme

La Lewisia è una pianta molto resistente alle differenti situazioni climatiche. Ciò che fa ammalare la pianta è prima di tutto un eccesso di acqua in un terreno non drenato. Il marciume radicale può causare la morte di questa pianta.

Teme poco l’attacco dei parassiti ma, durante i mesi primaverili, può venire attaccata da lumache o limacce che si nutrono delle sue succulente foglie.

Soffre infine nei casi di gelate improvvise, notturne, primaverili. Sarebbe il caso di tenerla a riparo in caso di stagione fredda durante la fioritura.

In inverno invece non soffre le basse temperature perché perde completamente le foglie ed i fiori ed entra in riposo vegetativo fino alla primavera.

Lewisia Cotyledon nel linguaggio dei fiori

Ogni specie di Lewisia esprime il significato di forza e resistenza alle avversità, come spesso accade per le piante grasse.

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Basta coi cattivi odori del lavandino: ecco la guida pratica che fa per voi

Succede spesso – soprattutto quando fa molto caldo e nelle giornate più umide – che dal lavandino provengano cattivi odori, quasi nauseanti. In commercio ci sono molti prodotti specifici ma, nella maggior parte dei casi, si tratta di sostanze chimiche. Decisamente meglio optare per soluzioni casalinghe, economiche e soprattutto a minimo impatto ambientale.

Ecco una breve guida con alcuni consigli utili su come eliminare i cattivi odori dal lavandino in maniera ecologica.

Cattivi odori lavandino: cause

La causa principale di questo fastidiosissimo problema siamo noi. Sì, perché il forte odore che viene emanato dagli scarichi è il risultato di cattive abitudini che, inconsapevolmente, mettiamo in pratica ogni giorno.

Vediamo di seguito quali sono.

Residui di cibo

La causa principale del problema. È importante pulire bene piatti e tegami prima di metterli a mollo nel lavabo ed utilizzare un filtro.

Detersivi

Il costante uso di saponi e detersivi libera delle sostanze chimiche che aderiscono alle tubature sotto forma di grasso, che con l’andar del tempo sprigiona il fastidioso olezzo.

La soluzione: scegliere prodotti di buona qualità o, meglio ancora, eco-sostenibili.

Acqua stagnante

In alcune zone delle tubature l’acqua ristagna favorendo la proliferazione di muffa e batteri. La periodica pulizia profonda può arginare il problema.

Tubature vecchie

Sono l’ambiente ideale per la proliferazione di lieviti e batteri.

Giunti dei tubi

Muffa e umidità, con il passare del tempo, deteriorano i giunti delle tubature. Il silicone, così rovinato, emana un odore sgradevole.

cattivi odori lavandino
Un lavandino senza odori sarà apprezzato anche dai nostri amici pelosi.

Cattivi odori lavandino: rimedi naturali

In commercio si trovano tantissimi prodotti che promettono di risolvere il problema. Ma si tratta, quasi sempre, di prodotti chimici che, risolveranno anche il problema nell’immediato ma a prezzo di pesanti conseguenze sulla salute e sull’ambiente.

Esistono invece altrettante soluzioni eco-friendly.

Eccole nel dettaglio.

Bicarbonato e sale grosso

Versare nello scarico una pentola di acqua bollente dove avrete sciolto 5 cucchiai di sale grosso ed altrettanti di bicarbonato di sodio. Scompaiono odori e batteri.

Aceto e sale grosso

Far bollire 2 litri di acqua, aggiungerci dell’aceto e alcuni cucchiai di sale grosso. Versare il composto nello scarico poco alla volta, ad un’ora di distanza da una dose all’altra.

SPECIALE: Guida agli utilizzi alternativi dell’aceto in casa

Olio essenziale di lavanda

Sistemare un batuffolo di cotone nel foro del lavandino e bagnarlo con qualche goccia di olio essenziale di lavanda, efficace antibatterico naturale.

Limone

Spremere due limoni e versare il succo nello scarico. Lasciare in posa per un paio di ore evitando di aprire il rubinetto. Il limone è un buon sanificante naturale.

Bicarbonato di sodio e aceto bianco

Far bollire mezzo litro d’acqua e aggiungere 1 bicchiere di aceto bianco. Mentre il composto bolle, aggiungere 100 gr di bicarbonato di sodio nella tubatura. Versare quindi il liquido bollente nel lavandino. Tappare lo scarico e fare agire tutta la notte. Ripetere una volta a settimana.

cattivi odori lavandino
Il bicarbonato di sodio è un alleato importante per le pulizie di casa.

Sale grosso

Si prepara un composto con sale grosso, chiodi di garofano, foglie di malva e un cucchiaino di bicarbonato. Si versa nello scarico e si lascia agire per circa 40 minuti dopo di che si lascia scorrere acqua calda. L’operazione è da ripetere più volte fino a quando lo scarico è libero.

Cattivi odori lavandino. Come prevenirli

Prevenire è meglio che curare. Sarà anche vecchio, ma questo adagio vale sempre, anche in questo caso.

Ecco quindi un elenco di accortezze da mettere in pratica per prevenire – o quantomeno – ritardare l’insorgere del problema.

  • pulire il lavello dopo ogni utilizzo ed evitare assolutamente di lasciare residui di cibo sul filtro durante la notte
  • utilizzare un filtro che trattenga qualsiasi residuo e lasci passare solo i liquidi
  • spruzzare una soluzione di acqua e oli essenziali alla menta
  • mantenere in buone condizioni i giunti dei tubi
  • pulire e liberare i tubi almeno una volta al mese

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Tutto sulla mammillaria, la pianta grassa che fiorisce due volte

La mammillaria è una pianta grassa molto nota e apprezzata come pianta ornamentale grazie alle belle e varie fioriture che offre. Una pianta della stessa famiglia dei cactus, originaria del Messico che vanta quasi 200 specie e vive sia in ambienti desertici sia nelle praterie. Oggi è diffusa come pianta da balcone, da giardino e anche da vaso: vediamo in questa guida come coltivarla al meglio affinché possa regalare abbondanti fioriture.

Mammillaria: descrizione

Questa pianta grassa appartiene alla famiglia delle Cactacee e vanta circa 200 specie differenti.
Il nome deriva dal greco mamilla – mammella in riferimento alla forma dei tubercoli più o meno grandi presenti in ogni specie.

Si tratta di una pianta di origini antiche. arriva dalle aree calde messicane e i nativi americani usavano il latte che si produce nelle foglie grasse come cura per le malattie dell’orecchio.

Oggi la pianta grassa mammillaria viene usata e apprezzata come pianta ornamentale in virtù delle fioriture colorate che regala, anche due volte all’anno.

E’ una pianta rustica molto resistente agli sbalzi di temperatura, tipici delle zone desertiche, a alla siccità prolungata grazie alla capacità di immagazzinare acqua di conservarla per i momenti di bisogno.

La pianta

Conta molte varietà nella categoria di mammillari: ognuna ha caratteristiche differenti ad esempio alcune presentano il fusto a forma

  • cilindrica
  • globose
  • ramificata
  • a cespuglio
  • con o senza le spine

Anche i tubercoli sono vari

  • lanuginosi
  • completamente lisci
  • con fioritura composta da piccoli fiori
  • con ampie e affascinanti fioriture

Ogni specie di mammillaria è diversa dall’altra. La pianta però non raggiunge mai grandi dimensioni.

La fioritura

La fioritura di questa pianta è una caratteristica che la rende molto apprezzata come pianta da ornamento. La mammillaria fiorisce fin dal primo anno di vita: sono fiori piccoli o grandi, bianchi, rosa, giallo… L’anno dopo la fioritura della pianta, si sviluppa il frutto che è caratterizzato quasi sempre da un colore rosso e da una forma allungata.

Questa famiglia di piante ha la particolarità di poter fiorire due volte l’anno. Per stimolare una doppia fioritura (a primavera e a ottobre) si consiglia di non annaffiarla per tutto il periodo invernale.

Quanto vive una Mammillaria?

La mammillaria è un cactus che vive in genere 3-4 anni

Le specie più diffuse di mammillaria

Abbiamo detto che questo cactus vanta quasi 200 specie. Ecco le più diffuse specie di mammillaria:

  • Bocasana: è una pianta lanuginosa, di piccole dimensioni e di forma tonda. I suoi fiori sono rosa e spuntano dalla cresta dei bulbi pelosi.
Mammillaria bocasana
I delicati fiori rosa della Mammillaria bocasana
  • Carretii: specie che si differenzia da altre varietà perché il suo fusto è singolo e globoso. Di colore verde scuro è provvisto di piccole spine ed una spina uncinata più grande, posta al centro. I suoi fiori sono di colore giallo, i frutti di colore verde a forma di bacche.
  • Hahniana: questa specie può raggiungere i 40 centimetri, ha un fusto tondeggiante di colore verde chiaro che durante l’inverno cambia colore e diventa molto scuro quasi bruno. La pianta è completamente ricoperta di spine.
Mammillaria hahniana
Varietà molto apprezzata è quella della Mammillaria hahniana.
  • Longiflora: la specie più conosciuta di mammillaria. Ha forma tondeggiante e ricoperta di spine. Fiorisce con fiori belli rosa e grandi. Questa specie cresce rapidamente.
mammillaria
L’inconfondibile aspetto della Mammillaria longiflora
  • Polythele: è una pianta senza spine che presenta in superficie il caratteristico piumaggio. Produce molti fiori di un colore rosa intenso.
  • Schiedeana: è una piccola pianta a cuscini coperto di spine morbide, i suoi fiori sono piccoli e bianchi. Produce anche piccoli frutti di un bel rosso intenso.
  • Spinosissima: è una specie molto particolare composta da una unica spina centrale. Fiorisce con bei fiori rosa intenso che restano a lungo sulla pianta. È coperta di spine.
  • Zeilmanniana: è una pianta che cresce molto rapidamente, produce dei fiori dal colore rosa intenso a volte bianchi.

Come si coltiva la mammillaria

Essendo una pianta grassa non è difficile da coltivare e necessita di poche cure, poca acqua e nessuna potatura.

Terreno e temperature

Il suo ambiente naturale e caldo e secco ha bisogno di molto soprattutto le prive di lanugine o di spine. Vanno dunque posizionate in zone luminose. Non teme particolarmente il clima freddo, a volte anche sotto lo zero, ma la temperatura ideale va dai 6 gradi ai 25 gradi. Se coltivata in vaso e tenuta in ambienti chiusi si consiglia di tenere la stanza ben ventilata.

Il terreno deve essere ben drenato, come succede per altre piante succulente. Aggiungere alla terra sabbia, ghiaia o pomice per migliorare l’azione drenante.

  • Alcune specie di mammillaria hanno bisogno di un terreno calcareo, soprattutto quelle a stelo più chiaro.
  • Le varianti con le spine invece hanno bisogno di un terreno più sabbioso.

Quando annaffiare

  • Durante l’estate si consiglia di annaffiare regolarmente questa pianta grassa, una volta a settimana, soprattutto se le temperature sono alte e piove poco. Vanno annaffiate da marzo a fine settembre per accompagnare il loro periodo vegetativo
  • In inverno invece la mammillaria non ha bisogno di ricevere e il terreno deve essere asciutto, soprattutto le specie con spine uncinate.

Comunque, questa pianta grassa va annaffiata solo se il terreno appare secco e asciutto. Fare attenzione all’uso eccessivo di acqua che potrebbe creare dei dannosi ristagni che portano alla marcitura della pianta e delle sue radici.

Concimazione

Il concime adatto alla mammillaria è un concime per piante grasse e cactus a base di fosforo, potassio ed azoto con piccole percentuali di ferro, magnesio e zinco. La pianta va concimata una volta all’anno all’inizio della primavera.

Quando potare

Come per tante altre specie succulente, la potatura non è necessaria. Di norma le parti secche cadono da sole. All’occorrenza si può provvedere a tagliare le parti secche o malate con una lama ben affilata e igienizzata per non trasmettere malattie alla pianta.

Riproduzione

La moltiplicazione avviene attraverso il seme, che viene sparpagliato su un terreno adeguatamente ricco di sabbia e sufficientemente umido. La semina va eseguita a marzo con una temperatura di circa 20 gradi.

Alcune varietà consentono la riproduzione attraverso i polloni, ovvero delle ramificazioni dirette che si formano sul tronco della pianta. Qualora si scelga la riproduzione per pollone, occorre tagliarlo con una lama affilata e sterilizzata e lasciare asciugare per una settimana prima di mettere nel vaso la pianta.

Messa a dimora

Dopo la semina, si consiglia di coprire il vaso con un telo di plastica per mantenere una temperatura alta. Il vaso va posizionato in luogo ombroso. Quando le piantine iniziano a uscire, bucare la plastica e provvedere al travaso in un vaso definitivo.

Ricordare che le sue radici crescono rapidamente quindi usare un vaso abbastanza largo. Il periodo giusto per rinvasare è a febbraio quando le temperature iniziano a salire.

Una volta messa a dimora annaffiare ma non effettuare la concimazione finché la pianta non si è ambientata nella nuova dimora.

mammillaria
Si tratta di una pianta molto resistente agli sbalzi di temperatura, tipici delle zone desertiche.

Mammillaria: cosa teme

La mammillaria attira alcuni insetti come

  • la cocciniglia
  • il ragnetto rosso.

Per eliminarli utilizzare un batuffolo di cotone imbevuto di alcool o aceto.

La pianta soffre anche per mancanza di sole: in questo caso perde colore e la fioritura tarda a venire. La soluzione è semplice basta posizionarla in zona luminosa.

Soffre anche l’eccessiva irrigazione: non bisogna dare molta acqua alla mammillaria perché finirebbe con marcire. La soluzione e rispettare il suo bisogno di acqua.

Dove acquistare la pianta di mammillaria

Si acquista in molti vivai e negozi di fiori. È una pianta che si trova facilmente ma attenzione all’inganno: alcune di queste piante vengono vendute con tanti fiori bene in vista, ma in realtà sono incollati!

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Ricetta delle meringhe

Le meringhe sono un must della pasticceria tradizionale. Apparentemente semplici da preparare ma con dei trucchetti pratici da tenere presente per un risultato ottimale. Scopriamoli insieme in questa guida pratica.

Come si fanno le meringhe in casa

Più semplici a dirsi che a farsi. Le meringhe rappresentano una preparazione-base della nostra tradizione dolciaria, ma, a dispetto dei pochi ingredienti che occorrono per realizzarle, il risultato non è affatto scontato.

Per chi non le conoscesse, si tratta di quell’irresistibile spuma candida fatta di zucchero e albume importata dalla Francia secoli fa.

Realizzarle a regola d’arte è un compito più complicato di quel che potrebbe sembrare, ma con gli accorgimenti giusti, un po’ di allenamento e qualche consiglio pratico, sarete in grado di superare anche questa prova.

Il trucco vero e proprio è la cottura in forno fatta con modalità precise in cui l’albume si asciuga lentamente a bassa temperatura e poi riposa per consolidarsi, ma non seccarsi all’interno, restando friabile e croccante all’esterno.

Al di là delle sue origini e delle tante varianti in cui possono essere preparate, sono una golosità molto versatile. Dolci, friabili e belle da vedere, impreziosiscono qualsiasi dolce e decorazione. Sono ottime per arricchire i dolci al cucchiaio e possono essere sbriciolate nel caffè, negli affogati o nella cioccolata calda.

Meringhe francesi, meringhe italiane e meringhe svizzere

Sono una preparazione dolciaria diffusa in tutto il mondo che l’arte pasticciera francese ha reso celebre in tutto il mondo. Pensate ai macarons, ad esempio o a torte come la Pavlova, uno scrigno di meringa che contiene frutta e panna montata!

La creazione della classica meringa all’italiana si differenzia dalla variante francese per la modalità in cui vengono cotti gli albumi: assieme ad uno sciroppo di zucchero. Il risultato è una meringa più vellutata, morbida che si può cuocere ancora in forno e passare al cannello per caramellarla.

Si aggiunge alle mousse, come farcia di torte, che potrete far brunire pochi minuti sotto al grill e nei semifreddi. Se per esempio provate questa classica ricetta della torta con meringa al limone, noterete la differenza con quella francese.

Ricetta delle meringhe

In realtà ci sarebbe anche la meringa svizzera, cotta bagno-maria. Riassumendo:

  • Meringa francese: albumi montati a neve con zucchero semolato. Si usa per fare decori di torte, per gli spumoni al forno, per le torte con base di meringa. È il più semplice da realizzare.
  • Meringa italiana: albumi montati a neve con sciroppo di zucchero cotto. Si può caramellare con una fiamma diretta o con la griglia del forno. Si usa per le crostate al limone, ma anche per la preparazione di alcune creme, come la crema al burro, le mousse e i soufflé. È la più difficile da realizzare a causa dello zucchero cotto.
  • Meringa svizzera: albumi montati a neve con lo zucchero cotti in acqua calda. È meno leggera della meringa francese, ma anche meno friabile. Si usa soprattutto per decorare torte e dessert.

Meringhe: la ricetta infallibile

Come da nostra abitudine, la ricetta che vi proponiamo è quella più vicina alla tradizione tramandata dalle nostre nonne. Gli ingredienti che vi occorreranno per realizzarle sono pochi e molto semplici da reperire. Eccoli qui:

  • 100 gr di albume (corrispondente a circa 3 uova)
  • 125 gr di zucchero a velo
  • 75 gr di zucchero semolato
  • 1 bustina di vanillina opzionale

Quelle che vi abbiamo proposto sono le dosi necessarie a preparare circa 20 meringhe. Guardando questo elenco la prima cosa a cui occorre fare molta attenzione sono gli albumi.

Perché possano essere montati come si deve, bisogna che siano usate uova a temperatura ambiente. Toglietele dal frigo almeno 8 ore prima dal frigo, separatele dai tuorli (che conserverete in frigo) e non abbiate paura che vadano a male: le meringhe sono cotte! Temperatura e umidità, in effetti, sono fattori decisivi sia in fase di preparazione che di cottura.

Prima di cimentarvi nella preparazione di questo dolce, siate certi di avere del tempo libero a vostra disposizione. Le meringhe richiedono molto tempo e pazienza (30 minuti per la preparazione, 120 per la cottura) e la fretta non vi sarà certo d’aiuto.

Come si fanno gli spumoni: il procedimento

Montate le chiare a neve poco e poi aggiungete lo zucchero semolato. Un accorgimento utile per la montatura a neve consiste nell’eliminare qualsiasi traccia di rosso d’uovo o grasso. La ciotola dai bordi alti deve essere perfettamente pulita e asciutta e in alluminio. Questi residui, infatti, renderebbero vano ogni sforzo.

Ricetta delle meringhe

Montate ora alla massima potenza per 10 minuti esatti, aumentando la velocità via via da moderata a massima. Gli albumi devono raggiungere una consistenza quasi collosa, color bianco e molto lucida. Deve formare una specie di ‘ciuffo’ se si solleva con una spatola. Ora aggiungete lo zucchero a velo setacciato, molto lentamente e mescolando con una spatola. Potete unirlo alla vanillina setacciata e aggiungerli assieme nelle stesse modalità descritte.

Con un sac-à-poche con bocchetta a stella o piatta e potete comporre le meringhe direttamente su di una teglia foderata di carta forno o un tappetino in silicone da forno. Stringete bene la parte finale della tasca da pasticciere per schiacciarne il contenuto. Se usate il beccuccio liscio, potete contare fino a 5 per avere delle meringhe di forma perfetta, con il ciuffetto centrale, ma potete anche aggiungere un nuovo ciuffo sopra contando fino a 3. Oppure usate il beccuccio a stella o a zig zag. Ma ricordate di distanziarle bene sulla placca.

Qui potete acquistare gli strumenti per le meringhe:

Potete sbizzarrirvi con la forma e le dimensioni, non usate delle bocchette troppo piccole comunque. E ricordate di non far trascorrere troppo tempo per questa operazione altrimenti le chiare e lo zucchero montati a neve potrebbero perdere consistenza.

La cottura delle meringhe

  • Le vostre meringhe dovranno cuocere per circa 20 minuti a 100° in forno statico già caldo, assolutamente non ventilato.
  • Abbassate a 85° e cuocete per un’altra ora e mezza.
  • Cuocete in questo modo per 1 ora a 85° a forno semi-aperto

Il trucco della fase di cottura finale consiste nel tenere leggermente aperto il portello del forno per far sì che asciughino completamente durante la cottura. In questo modo scongiurerete il rischio che si formi umidità. Mettete dunque un mestolo di legno nello sportello del forno così da lasciarlo aperto, ma di poco.

Spegnete e lasciate riposare 6 ore o meglio ancora tutta la notte.

Ricetta delle meringhe

Come si fa a capire quando le meringhe sono cotte

Questi dolci friabili devono asciugare in forno più che cuocere propriamente. Per un risultato ancora più apprezzabile potete provare a cuocerle per 5 ore abbassando la temperatura del forno a 60°.

E, ultimata la cottura, spegnere il forno e farle raffreddare le meringhe tutta la notte ore, lasciandole all’interno del forno a porta chiusa. Se decidete per la cottura più lunga, preparatele la sera prima e lasciatele asciugare in forno per tutta la notte successiva.

Ricordate che più le meringhe sono grandi, più avranno bisogno di rimanere in forno a cuocere. La temperatura, inoltre, non deve mai superare i 100°. A temperature più alte si scurirebbero e perderebbero la loro inconfondibile friabilità.

Ricetta meringhe veloci

Le meringhe non si possono fare velocemente, a meno che non abbiate il Bimby, che riscalda la caraffa mentre monta le chiare e le rende più facili e veloci da far asciugare poi nel forno.

L’unico trucco per realizzare i vostre dolcetti velocemente è usare il bianco d’uovo secco in polvere, come fanno i pasticcieri. Questo permetterà di non sbagliare la cottura e limitarsi a 1 sola ora in forno.

Ricetta meringhe Bimby

  • 90 ml di albumi a temperatura ambiente
  • 90 g di zucchero semolato
  • 90 gr di zucchero a velo

Preparazione. Mettete nella caraffa del Bimby gli albumi. Inserite la frusta e regolate la temperatura a 37°. Chiudete con il coperchio apposito e non apritelo più durante la fase di sbattitura.
Programmate velocità 3 per 5 minuti e dopo il primo minuto aggiungete 1 cucchiaio alla volta lo zucchero semolato. Quando il composto è ben fermo e avete finito di aggiungere lo zucchero, programmate la velocità 1 per 1 minuto e aggiungete lo zucchero a velo setacciato. Meglio se è fatto con tritando il semolato sempre con il vostro Bimby perché non contenga amido come quello comprato.

Foderate la teglia con un carta da forno e, con l’aiuto di una sacca da pasticcere, formare le meringhe, distanziandole bene. Potete usare diverse bocchette per farle a zig-zag, a palline, a ciuffetti.

Cuocete in forno statico preriscaldato a 90° per 1,5-2 ore. Lasciate raffreddare bene le vostre meringhe per almeno 6 ore, meglio tutta la notte.

Ricetta delle meringhe italiane

Si prepara così:

  • 100 ml di albumi
  • 30 ml di acqua
  • 50 g di zucchero semolato

Preparazione. Versate lo zucchero in un pentolino dal fondo spesso e poi piano lo l’acqua al centro.
Portare a ebollizione a fiamma media controllando con un termometro da cucina. Lo sciroppo deve bollire ma non caramellare e raggiungere al massimo i 110° (la miscela continua a cuocere sul fuoco).

Intanto cominciate a battere i bianchi in una ciotola di alluminio alla massima velocità.

Una volta raggiunti i 118° togliete dal fuoco e versate lo sciroppo facendolo colare lungo una parete della caraffa, e non direttamente sugli albumi, a filo. Continuate per tutto il tempo a sbatterli a bassa velocità, fino al loro completo raffreddamento. La ciotola e gli albumi montati devono essere tiepidi. Gli albumi lisci, lucidi e collosi.

Ricordate che l temperatura dello sciroppo deve essere 118° e non sperare mai i 121°. Gli albumi già semi-montati. Se sono già montati il composto risulterà granuloso, altrimenti, se troppo poco montati, la meringa ricadrà su se stessa quando aggiungete lo sciroppo.

Mettere in una sacca da pasticcere e decorare la torta o il dessert che volete poi far imbrunire sotto il grill un paio di minuti  a 230° o la mousse da mangiare cruda.

Come conservare le meringhe

Possono essere conservate in contenitori  vetro a chiusura ermetica o, meglio ancora, in scatole di latta. In frigo si conservano ottimamente per circa una settimana, ma all’occorrenza possono essere trasferite anche in freezer.

Che zucchero usare per le meringhe

Lo zucchero dona struttura all’albume. Si consiglia di usare sia lo zucchero semolato, che comunque si scioglie parzialmente nell’albume durante la sbattitura, che quello a velo, nella fase finale post-sbattitura.

Quest’ultimo comunque contiene amido e aiuta ad asciugare lo spumone in cottura.

L’ideale è che il peso dell’albume sia la metà del peso dello zucchero totale, ma potete anche diminuire un poco le quantità.

Ricetta delle meringhe

Meringhe: la ricetta con zucchero semolato

Noi consigliamo entrambi, perchè lo zucchero semolato resta un poco granuloso e dà una bella sensazione alla meringa quando si mangia.

Per un effetto più vellutato preferite solo zucchero in polvere, che potete fare da voi se lo volete senza amido, mettendo nel mixer lo zucchero semolato e tritandolo finchè si riduce in polvere.

Come usare le meringhe

Possono trasformarsi anche in un dolce-salva-avanzi. Chiunque si cimenti nella preparazione di una frolla, ad esempio, troverà utile impiegare gli albumi in questo modo. Sono ottime al naturale, ma anche per decorare dessert, semifreddi, torte e crostate. E voi? Come le preferite?

Provate anche queste ricette dolci al cucchiaio e torte classiche con ingredienti adatti ai vegetariani e vegani:

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