Green News

[ssba]

Pedigree, tutto sulla carta d’identità degli nostri amici a quattrozampe

Il pedigree è un documento molto importante, ma di cui spesso non si conosce la reale funzione, anche a causa di una certa confusione. Vediamolo meglio per capire cosa deve contenere, a cosa serve, come ottenerlo ed i suoi costi.

Questo certificato genealogico è l’unico documento che attesta l’appartenenza di un cane a una specifica razza come Golden Retriver, Yorkshire Terrier, Border Collie, Levriero Afgano, Akita Inu, Carlino ecc.  Ne consegue che qualunque quattrozampe che ne sia sprovvisto, è ufficialmente considerato un meticcio a prescindere dal suo aspetto.

Acquistare un cane dotato di pedigree significa, inoltre, affidarsi a un allevamento serio, dove gli accoppiamenti dovrebbero essere effettuati in modo da prevenire la trasmissione di patologie tipiche di una razza e possibili problemi caratteriali.

Il costo del pedigree, inoltre, non è alto come molti credono, ma si aggira sulle poche decine di euro.

Cos’è il pedigree

Il pedigree o certificato genealogico è un documento che attesta la genealogia di un animale, in quanto presenta un elenco completo degli ascendenti paterni e materni, ovvero genitori, nonni, bisnonni e trisnonni.

In questo documento, oltre all’albero genealogico, sono riportati i i suoi dati anagrafici e morfologici, la razza e le informazioni relative al suo proprietario o allevatore, ed eventuali passaggi di proprietà.

Significato di pedigree e origine della parola

Il termine deriva dal francese “pied de grue” ovvero “zampa di gru” in quanto negli alberi genealogici i discendenti di un capostipite erano indicati con biforcazioni di linee rette che ricordavano la zampa di una gru.

Dapprima, fu introdotto nell’ambito degli allevamenti di cavalli da corsa inglesi, poi il suo utilizzo si diffuse per indicare la genealogia di altri animali domestici.

Oggi, il termine è principalmente associato ai cani, sebbene anche i gatti possano esserne dotati.

Pedigree cane in Italia

In Italia può essere esclusivamente rilasciato dall’ENCI, Ente Nazionale Cinofilia Italiana, un’associazione fondata nel lontano 1882 con lo scopo di valorizzare e catalogare le varie razze di cani e organizzare e promuovere eventi relativi agli sport cinofili.

Pedigree

L’ENCI a sua volta è affiliata alla FCI, Federazione Cinofila Internazionale, che raggruppa associazioni cinofile di oltre 88 paesi del mondo. L’associazione riconosce ben 339 razze canine, definite da standard.

Pedigree ROI

Il pedigree ROI (Registro Origini Italiano) è un documento molto importante ed è l’unico che garantisce l’appartenenza di un cane a una determinata razza.

In questo documento sono esplicitate molteplici informazioni che includono:

  • dati anagrafici e identificativi del cane: razza, nome, sesso, data di nascita e colore
  • dati dell’allevamento e del proprietario
  • numero del microchip
  • numero di iscrizione al Registro del libro genealogico
  • eventuale presenza di campioni nell’albero genealogico

In generale, gli allevatori con affisso ENCI, ovvero allevatori che abbiano determinati requisiti tra cui la sottoscrizione del Codice Etico dell’Allevatore di Cani, si impegnano a far riprodurre cani sani privi di malattie ereditarie tipiche di una razza e che non presentino problemi comportamentali.

Costo del pedigree

Spesso si crede, erroneamente, che il certificato genealogico abbia un costo notevole. Questo non è affatto vero.

Sul sito dell’ENCI sono riportati in maniera trasparente ed esaustiva tutti i costi relativi alla richiesta e ottenimento di un pedigree. Facendo un rapido calcolo il tutto ammonta a poche decine di euro.

Ne consegue, che bisogna diffidare da chiunque venda un cucciolo a un prezzo rincarato nel caso si richieda questo certificato. Gli allevatori seri lo considerano già incluso nel prezzo del cucciolo.

Pedigree online

Sul sito dell’ENCI è possibile consultare il Libro Genealogico dei cani dotati di pedigree, effettuando una ricerca per:

  • Codice
  • Nome del Cane
  • Numero di Microchip
  • Tatuaggio
  • Allevatore
  • Proprietario
  • Razza

Questo database viene aggiornato quotidianamente con tutti gli eventuali inserimenti di nuovi cani.

Pedigree

Pedigree ENCI come ottenerlo

La procedura per richiedere il pedigree ENCI è severa e implica il rispetto di scadenze precise.

Questo iter può inoltre variare in base al fatto che si richieda un certificato genealogico per un cucciolo i cui genitori sono già dotati di questo documento o per un cane adulto.

Pedigree di un cucciolo

Il pedigree di un cucciolo, i cui genitori sono soggetti registrati, deve essere richiesto entro 25 giorni dalla sua nascita. Si fa tramite una dichiarazione di avvenuta monta e nascita scaricabile dal sito stesso dell’ENCI.

Su questo documento devono essere indicati i dati della madre, del padre e il numero di cuccioli nati divisi in maschi e femmine. In caso vi siano dei cuccioli morti, va inserito anche questo dato.

Se la presentazione di questa domanda avviene dopo 25 giorni dal parto sarà necessario pagare una maggiorazione.

Come ottenere il pedigree per cane adulto

In alcuni casi, e solo per un ristretto numero di razze canine, è possibile richiedere l’iscrizione di un cane adulto di cui non si conosce la genealogia al Registro Supplementare Riconosciuti, tenuto sempre dall’ENCI.

L’iscrizione è riservata a cani che presentano caratteristiche tipiche di una razza e a cani iscritti a un libro genealogico straniero riconosciuto dall’ENCI.

Pedigree

Cane senza pedigree

Secondo la legge italiana, Decreto Legislativo n. 529 del 30 dicembre 1992, è vietata la vendita di cani di razza senza l’attestazione di un pedigree.

Ne consegue che tutti i cani venduti senza documento genealogico, anche se ne presentano la morfologia tipica, non possono essere considerati di razza, ma sono a tutti gli effetti dei meticci.

Questi cani non possono, quindi, partecipare a manifestazioni ufficiali ENCI. Nel caso si accoppino con un soggetto con pedigree, i cuccioli non possono essere iscritti nel libro genealogico in maniera automatica.

Pedigree del gatto

Il gatti, proprio come i cani, possono ottenere un certificato genealogico, a patto di appartenere a una razza riconosciuta.

Pedigree

In Italia, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha riconosciuto l’ANFI, Associazione Nazionale Felina Italiana, come ente preposto al rilascio di questo documento.

Il pedigree del gatto contiene tutte le informazioni circa la genealogia dell’animale (4 o più generazioni) e tutti i suoi dati anagrafici e morfologici.

Powered by WPeMatico

Salnitro o nitrato di potassio: da propellente a concime per i campi e non solo

Il salnitro è il nitrato di potassio, ovvero un sale di potassio. Appare come una polvere bianca che si forma in maniera naturale in luoghi umidi e privi di aria. A causa dell’umidità di risalita, si può formare nei muri e viene chiamata muffa bianca, da eliminare perché insalubre. Il nitrato di potassio è utilizzato come fertilizzante con ottimi vantaggi per le colture, come additivo alimentare e per realizzare la polvere da sparo.

Salnitro: descrizione

Il salnitro è il nitrato di potassio, in chimica KNo3, un solido cristallino incolore a temperatura ambiente solubile in acqua.

Il salnitro prolifera sotto forma di efflorescenze superficiali in luoghi umidi e appare come una polvere bianca. L’odore e simile a quello della muffa.

Utilizzi nel passato

Il salnitro fu conosciuto fin dalla più remota antichità, chiamato natrium in latino, nitron in greco e neter in ebraico che significa effervescente.

  • I Romani lo usavano come detergente
  • I Cinesi lo utilizzavano in miscele pirotecniche perché può facilmente deflagrare con il carbone.
  • Il salnitro era un ingrediente dello storico ‘fuoco greco’ che li aiutò in tante battaglie in quanto appariva come una magia.

Fino alla seconda metà del XIX secolo il salnitro veniva recuperato in depositi naturali soprattutto in India e America del sud. In passato , quando la polvere da sparo era l’unico esplosivo disponibile, sorsero diverse nitrerie artificiali dove veniva preparato mescolando ceneri, terra e materiale organico (come ad esempio la paglia e il letame).

Salnitro, muffa bianca 

Il salnitro è comunemente conosciuto muffa bianca. Vediamo perché si forma e come eliminarla dalle pareti e dal pavimento con rimedi naturali.

Muffa bianca: le cause

La muffa bianca è un’efflorescenza composta da sale di potassio incolore che si deposita sui muri umidi e poco ventilati anche nelle abitazioni.

Si forma a causa di un collegamento tra infiltrazioni e che è contenuto nell’acqua.

In pratica l’unione tra questi tre elementi formano il nitrato di potassio:

  • le infiltrazioni d’acqua trasportata dai capillari risalente dal basso, che spesso è carica di ammoniaca e batteri
  • il carbonato di potassio contenuto nelle mura stesse
  • l’ossigeno dell’aria

Umidità di risalita

La principale causa del formarsi di questo deposito di nitrati sui muri è la umidità di risalita. Come si forma l’umidità di risalita? L’acqua viene trasportata dalle risalite capillari su per i muri ed è carica di ammoniaca e di batteri che entrando a contatto con il carbonato di potassio delle murature e con l’ossigeno dell’aria, forma appunto il nitrato di potassio, ovvero il salnitro.

I depositi di salnitro sulle pareti si manifestano sotto forma di efflorescenze e di cristalli bianchi anche chiamata muffa bianca.

Dove si forma la muffa bianca

La formazione di muffa bianca o salnitro non interessa solo vecchie case di campagna o abitazioni in aree particolarmente umide, ma può formarsi anche su case di nuova costruzione e in città perché è causata dalle infiltrazioni nel terreno.

Di base la muffa bianca è un deposito di sali minerali che attecchisce sui muri umidi e mal ventilati ed è una minaccia per la salubrità dell’abitazione e quindi bisogna provvedere alla sua rimozione definitiva.

Come rimuovere il salnitro dalle pareti 

Come rimuovere la muffa bianca dalle pareti? Raschiarla via dal muro non è un rimedio duraturo e non risolve il problema.

Per rimuovere in via definitiva o comunque prolungata nel tempo il formarsi del salnitro nelle pareti serve andare all’origine, capire la causa scatenante; il tipo di umidità che è l’origine del problema: solo eliminando la risalita dell’umidità si potrà eliminare la formazione di salnitro.

Si consiglia sempre di rivolgersi a ditte specializzate che potranno individuare la causa scatenante del problema e riuscire a eliminarlo all’origine: se si riesca infatti a bloccare la risalita dell’acqua e umidità basterà poi far asciugare i muri in modo adeguato e poi provvedere a stendere un intonaco adatto a combattere la formazione di muffa e salnitro.

salnitro o nitrato di potassio
La formula chimica è KNO3

Salnitro: i rimedi fai da te

Per eliminare ogni traccia di salnitro in maniera casalinga si consiglia di utilizzare una soluzione al 5% di acqua e acido muriatico. Si tratta di una soluzione estetica e temporanea, come già detto per risolvere definitivamente il problema bisogna bloccare le cause dell’umidità.

Vediamo come applicare questa soluzione per eliminare la muffa bianca.

  • Indossare guanti e occhiali protettivi
  • Stendere con un panno o un pennello la soluzione sulla zona interessata
  • Fare asciugare per 6/7 ore
  • Risciacquare con acqua pulita e lasciare ad asciugare
  • Passare un paio di mani di pittura antimuffa

Prodotti antisale

Si consiglia di stendere – durante la fase di pittura delle pareti – prodotti antisale che hanno facoltà di rendere inattivi tutti i residui presenti all’interno dei muri frenando la formazione di sale di potassio da parti di batteri e ammoniaca.

Sul mercato esistono tantissimi prodotti anti salnitro: sono prodotti che offrono caratteristiche risananti quindi, oltre a prevenire il formarsi del sale di potassio e a prevenire la successiva formazione di ulteriore muffa bianca, agiscono anche come impermeabilizzante.

Salnitro usi in agricoltura 

Il nitrato di potassio viene utilizzato in agricoltura come concime: è tra i concimi più costosi ma anche più efficaci. Ne basta molto poco per ottenere ottimi risultati.

Il nitrato di potassio è una sostanza solubile in acqua: per questa sua proprietà viene utilizzato con facilità nelle moderne tecniche di fertirrigazione, una pratica molto comune nell’agricoltura moderna e molto conveniente dal punto di vista sia dell’efficienza sia della riduzione dell’impiego di mano d’opera.

Il nitrato di potassio viene considerato un ottimo concime perché apporta alle piante due elementi fondamentali alla loro crescita:

Viene utilizzato nelle quantità di 1g/l di soluzione liquida: ne basta pochissimo.

In agricoltura viene sfruttato per ottimizzare la nutrizione in colture in difficoltà a causa di stress metabolici o a causa di situazioni limite causate da climi estremamente rigidi o terreni calcarei e inadatti.

salnitro o nitrato di potassio
Salnitro o nitrato di potassio in agricoltura

Vantaggi per le colture

Viene spesso consigliato come fertilizzante per migliorare:

  • le coltivazioni di pomodori con consistenza scarsa;
  • i frutti piccoli e di bassa qualità;
  • le colture di cereali con gambi deboli, granelle piccole e di scarsa resa;
  • per accentuare la colorazione di frutti e vegetali.

Controindicazioni

Il nitrato di potassio è considerato come un vero e proprio fertilizzante miracoloso perché apporta due molecole importantissime e spesso carenti in alcuni terreni,  ma ha alcuni dei difetti

  • Il salnitro è più valido qualitativamente quanto più è elevata la purezza: i costi possono arrivare ad essere molto alti perché variano all’aumentare della purezza.
  • Utilizzato negli impianti di fertirrigazione, le molecole di potassio non riescono a penetrare a fondo nel terreno e per una maggiore e migliore diffusione è necessario agire in un secondo momento attraverso trapianti manuali nel terreno stesso o per via fogliare diretta, da associare all’irrigazione automatica.

La sua estrema solubilità ne rende semplice l’impiego sia a livello industriale sia peri piccoli coltivatori sia per un uso nell’orto di casa. Usare il salnitro in soluzione acquosa è un trattamento facile da usare e sicuro, purché si rispettino le dosi indicate sulle confezioni: un eccesso di sali di potassio può portare sicuramente alla perdita delle colture.

E’ pericoloso se ingerito?

La quantità di nitrato di potassio disciolto nell’acqua per l’irrigazione è già molto poco e l’assorbimento è davvero minimo e si concentra nella buccia esterna. E’ quindi sufficiente lavare bene la frutta e la verdura prima del consumo anche perchè il nitrato essendo un sale tende a ricristallizzarsi una volta evaporata l’acqua.

Salnitro come additivo alimentare 

Il nitrato di potassio ha anche un ampio uso come additivo alimentare: il nome del nitrato di potassio utilizzato a livello alimentare è E252. Il salnitro è infatti uno dei conservanti più utilizzati dall’industria alimentare, però attenzione: è un additivo alimentare che può essere molto dannoso per la nostra salute.

E’ cancerogeno?

I nitriti e i nitrati vengono infatti sfruttati soprattutto come conservanti per carni e insaccati. Se però entrano a contatto con il calore derivante dalla lavorazione delle carni  possono subire alterazioni chimiche che permettono il rilascio di sostanze cancerogene.

Il suo utilizzo come fertilizzante non comporta rischi per la salute, mentre la sua assunzione diretta è tra le maggiori cause di diffusione di tumori dello stomaco e dell’esofago.

Salnitro e polvere da sparo 

Si usava il salnitro prima del 1890 come propellente per le armi da fuoco. Nei secoli precedenti, usavano questa polvere in pirotecnica per le cariche di lancio e di scoppio.

Nell’XI secolo fu poi inventata la polvere pirica che è composta da salnitro, carbone vegetale e zolfo: la polvere nera è un tipo di polvere da sparo che brucia in maniera progressiva alla velocità di circa 200 km/h,. Questa scoperta ha avuto una ripercussione mondiale.

La composizione della polvere nera è la seguente:

  • nitrato di potassio nella proporzione del 74,65%
  • carbone di legno nella proporzione del 13,50%
  • zolfo nella proporzione dell’11,85%

Salnitro dove si compra

Il salnitro da utilizzare per la conservazione dei cibi bisogna si acquista in farmacia, il costo è di 1 euro ogni etto e viene venduto in formula sfusa.

Il salnitro per l’irrigazione si acquista presso i rivenditori specializzati o nei consorzi agrari. Costa circa 8 euro al chilo.

Powered by WPeMatico

Guscio d’uovo: una fonte naturale di calcio per organismo e per la terra

Il guscio d’uovo è un’ottima fonte di calcio, contiene elevate dosi di cheratina, proteina molto importante per la salute di pelle e unghie. Inoltre rappresenta un rimedio naturale utilissimo, previene l’osteoporosi, stimola il midollo osseo, regola i livelli di colesterolo e la pressione sanguigna, rafforza le ossa e molto altro! Viene utilizzato per tante cose nel nostro quotidiano, come fertilizzante, per il bucato, come disintossicante nell’alimentazione dei cani… Prima di buttarlo via, scopriamo i tanti modi per riutilizzarlo.

Guscio d’uovo: cosa è

È sbagliato pensare al guscio d’uovo semplicemente come spazzatura, perché in realtà può essere una risorsa nella quotidianità, sia per il nostro organismo,che per tanti utilizzi in casa e nell’orto.

Le uova sono un alimento prezioso, ricche di proteine e altri nutrienti, ma anche il guscio non è da buttare. Infatti è composto da circa il 90% di calcio, elemento importantissimo per le nostre ossa.

Colore del guscio dell’

Mettiamo subito in chiaro che il colore del guscio dipende dalla razza della gallina che lo ha prodotto ed ha un valore puramente estetico, senza nessuna implicazione sulle caratteristiche nutrizionali e organolettiche dell’uovo. E non dipende neppure dall’alimentazione della gallina. Al massimo può influire sul colore del tuorlo.

A seconda della razza quindi avremo uova di diversi colori. Le più comuni sono:

  • La gallina padovana, la più diffusa in Italia, fa uova rosa o marrone chiaro.
  • La gallina livornese fa uova bianche.
  • La gallina Olive Egger fa le uova verde-oliva.
  • La gallina Araucana fa uova azzurro-verdi.
  • La gallina Marans fa uova rosso-arancio.

La curiosità è che negli Stati Uniti si preferiscono le uova bianche.

Guscio d’uovo: cosa contiene

Un guscio d’uovo è composto da carbonato di calcio. Un guscio di dimensioni medie contiene circa 750-800 mg di calcio. E rappresenta circa il 10% del peso dell’uovo.

È inoltre poroso, così da permettere la penetrazione dell’ossigeno e la fuoriuscita dell’anidride carbonica e dell’umidità.

Contiene inoltre, in misura minore zinco, fosforo, manganese, ferro e cromo.

Cos’è il carbonato di calcio

Si tratta di un sale inorganico capace di neutralizzare gli acidi gastrici. Viene infatti utilizzato spesso come antiacido e somministrato a chi soffre di bruciori di stomaco o altri problemi gastrici.

Inoltre, è un ottimo integratore per chi soffre di ipocalcemia, carenza di calcio.

Come prepararne una polvere 

I gusci delle uovo sono composti per il 95% da carbonato di calcio: partendo dal riuso dei gusci si può preparare un composto molto utile per assumere carbonato di calcio.

Per preparare la soluzione a casa bisogna prima di tutto utilizzare delle uova fresche. Si lasciano i gusci a bollire in abbondante acqua per 10 minuti. Va poi eliminata la membrana interna.

I gusci così sterilizzati vanno schiacciati fino a ridurli in polvere finissima. La polvere potrà essere conservata in un contenitore a chiusura ermetica e lasciata al riparo da luce e fonti di umidità.

Questa polvere può essere somministrata agli animali, se consigliato dal veterinario, ma può essere anche utilizzato dagli esseri umani, in particolare è consigliato per le donne come integratore, soprattutto quando entrano in menopausa e insorgono problemi di osteoporosi.

Come assumerlo 

Per assumere gusci d’uovo consigliamo dopo averli tritati molto finemente, una polvere appunto, di scioglierli in un piatto come zuppe, salse, creme per non sentirne il sapore o la consistenza. Va ricordato che comunque è insapore e inodore.

Guscio d’uovo

Si consiglia di scioglierlo nel succo di limone se la sensazione di ‘sabbia’ da troppo fastidio: si realizza così il citrato di calcio più gradevole da ingerire e un vero toccasana per il nostro organismo.

Come sterilizzare i gusci

Prima di utilizzare i gusci delle uova, qualsiasi si il suo riuso, si consiglia di lavarli accuratamente.

Potete lavare bene il guscio vuoto con acqua calda e aceto, risciacquate e poi fate bollire il tutto in acqua per almeno 10 minuti.

Sterilizzate i gusci: è fondamentale se volete assumerli o farli ingerire ai nostri animali di casa. Solo così eliminate possibili batteri e ridurrete il rischio di contrarre infezioni, come la salmonellosi.

Gusci d’uovo e medicina naturale

La medicina naturale consiglia di consumare fra 1,5 e 3 gr di guscio d’uovo macinato al giorno. Non solo fornisce una notevole dose di calcio, ma è un ottimo integratore alimentare, e fa bene alla salute.

Per ridurre l’osteoporosi

Studi clinici hanno confermato che la polvere riduce il dolore e ha effetti positivi sul tessuto osseo e sulla cartilagine.

Soprattutto sulle donne con osteoporosi senile in post menopausa, si è rivelata adatta alla prevenzione e al trattamento dell’osteoporosi.

Per curare la gastrite

La polvere di gusci è un ottimo rimedio per chi soffre di gastrite, perché fonte di carbonato di calcio.

Basterà mescolare ¼ di un cucchiaino di guscio d’uovo con 2 cucchiaiate di succo di limone e aggiungere 100 ml di latte caldo.

Bere a stomaco vuoto questa preparazione 2 volte al giorno – al mattino e prima di andare a dormire – risolverà i problemi di acidità causati dalla gastrite.

Per disintossicare l’organismo

Per disintossicare l’organismo si possono bere 2 bicchieri al giorno di acqua in cui aver messo per 7 giorni la farina di 5 gusci d’uovo.

Mangiare il guscio d’uovo: vantaggi

I vantaggi di integrare la dieta con un guscio d’uovo sono diversi. Dipende dalle quantità e dal tipo di problema.

Mezzo guscio può apportare una quantità di calcio sufficiente a soddisfare il fabbisogno quotidiano di una persona adulta, che è di 100 mg al giorno. E questo riduce i rischi di osteoporosi.

Inoltre cura la gastrite e disintossica.

Mangiare il guscio d’uovo: controindicazioni

Bisogna fare attenzione che la polvere sia molto fine, per non irritare l’apparato digerente e la gola.

Inoltre bisogna stare attenti a disinfettare i gusci prima di polverizzarli, perché possono portare batteri, anche pericolosi, come la salmonella.

Infine, prima di aggiungere la polvere di guscio al cibo o consumarla sciolta in acqua, è consigliabile consultare il proprio medico, soprattutto se si soffre di particolari patologie.

Il guscio d’uovo per concimare 

Prima di buttarli via, ricordatevi che i gusci delle uova sono un ottimo concime per il giardino o anche per le piante in vaso.

guscio d'uovo

Basterà metterli nel terriccio sia del vaso che in piena terra, nel giardino o nell’orto. Il guscio può benissimo sostituire i fertilizzanti chimici.

Come preparare un fertilizzante naturale

Schiacciate i gusci grossolanamente e mescolateli al terriccio. Quindi posizionateli sotto le piantine.

Apportano il calcio, rinforzando il fusto, prevengono la formazione del marciume apicale e creano una barriera tagliente per lumache e chiocciole.

Sono consigliati

  • come concime nelle rose che necessitano di molto calcio.
  • per coltivare il pomodoro ed i peperoni prevenendo il marciume e le macchie scure
  • per eliminare i parassiti in giardino

Guscio d’uovo per la bellezza della pelle 

Questa polvere così ricca di proprietà nutritive è utile anche per la pelle:

  • Riduce le rughe. Versate nelle vaschette per fare i cubetti di ghiaccio la polvere di gusci e aggiungete dell’acqua. Quindi strofinate sul viso la pappetta ottenuta per ridurre le rughe e fare un leggero peeling.
  • Nutre la pelle. Preparate una maschera nutriente composta di polvere di gusci d’uovo e albume, schiacciando il tutto in un mortaio. La crema va tenuta sul viso per 15 minuti. Poi risciacquate.
  • Riduce irritazioni cutanee. Mettete un guscio in una ciotola con aceto di mele. Lasciate a riposo per 2 giorni. Strofinate la miscela, che nel frattempo sarà diventata una purea, direttamente sulla zona dove sono presenti le irritazioni per ridurre il prurito.
  • Cicatrizza le ferite. La membrana che riveste l’interno del guscio , aiuta la cicatrizzazione di ferite e graffi sulla pelle, essendo ricchissima di collagene. Va applicata direttamente sulla pelle e lasciata in posa per qualche minuto.

Guscio d’uovo per gli animali 

È un ottimo integratore anche per gli animali e per le piante. In particolare, nei cani ne è consigliata l’assunzione in caso di diarrea.

Si potranno sminuzzare e aggiungere ai croccantini e serviranno a sistemare l’intestino del vostro amico. La diarrea e il malessere scompariranno in un giorno.

Il riciclo del guscio d’uovo 

Sono tanti gli alternativi usi che possiamo fare dei gusci di uovo, anziché buttarli semplicemente nell’immondizia.

  • Nel caffè. Serve per ridurre l’amarezza del caffè. È un’usanza impiegata da secoli.
  • Utensili da cucina. Servono per pulire e affilare le lame degli elelettrodomestici da cucina. Fate andare ad esempio il frullatore con dentro la polvere e un po’ d’acqua.
  • Sbiancante per vestiti. Per lavare e rendere più pulito il bucato si possono inserire i gusci in lavatrice, posti dentro il sacchetto di cotone. Le macchie vanno via più in fretta.
  • Otturazioni del lavandino. Servono anche a prevenire le otturazioni del lavandino: i gusci messi nella piletta impediscono ai residui di cibo di infiltrarsi nei tubi. Usati nello scarico evitano al grasso di ostruire e di incrostare le tubature.
  • Decorazioni e decoupage. I gusci vengono usati come materia prima per molti lavoretti di decoupage. Basterà bucare l’uovo per svuotarlo del contenuto e poi igienizzare il guscio e utilizzarlo per i lavoretti. Ad esempio. Avete delle uova sode? Sbucciatelo con attenzione lasciando la base intatta e riempitela con la cera, inserite uno stoppino e realizzate così delle candele.
  • Per le unghie. La polvere ottenuta dai gusci può essere aggiunta allo smalto così quando verranno tinte le unghie agirà sulla cheratina dell’unghia rinforzandola. È un ottimo rimedio naturale per chi ha le unghie fragili.
  • Sacchetti bio. Recenti studi hanno dimostrano che si possono creare imballaggi biodegradabili ma resistenti e flessibili, aggiungendo piccole parti di guscio delle uova ad alcune eco plastiche già esistenti.

Dove buttare il guscio d’uovo 

Nel caso in cui non avete bisogno di riciclare o riutilizzare questo portentoso alimento e dovete buttar via il guscio delle uova utilizzate ricordate che vanno buttati nel contenitore dell’umido/organico. I gusci si decompongono facilmente e anzi possono trasformarsi in ottimo materiale da compost.

Powered by WPeMatico

Guida pratica al germogliatore: uno dei sistemi più semplici e sorprendenti di autoproduzione alimentare

È davvero necessario il germogliatore, ossia quel contenitore in plastica o terracotta, dove riponiamo i semi da fare germogliare? Vediamo un caso pratico che ci darà la risposta a questa domanda e che ci introdurrà a questa interessante attività di autoproduzione alimentare.

Usare il germogliatore per coltivare i germogli in casa è semplice, divertente e… salutare!

Possiamo coltivare germogli di trifoglio, di soia, di rucola, fagioli azuki, germogli di fagioli mungo, erba medica e tanto altro ancora: è un fai-da-te che non richiede perizia alcuna, non ruba spazio e poi i germogli sono tutti alimenti estremamente pregiati dal punto di vista nutritivo, avendo un notevole contenuto vitaminico e di sali minerali.

Altra cosa, i semi costano davvero poco, per cui è anche un modo economico di fare il pieno di salutari vitamine. Ma davvero conviene usare il germogliatore?

Germogliatore, si o no?

Rispondiamo a questa domanda innanzitutto. E’ davvero necessario il germogliatore, ossia quel contenitore in plastica o terracotta, dove riponiamo i semi da fare germogliare? Per quella che è le mia esperienza, il germogliatore è utile per ottimizzare gli spazi, la resa in termini di germogli e semplificare il procedimento complessivo. Ma non è indispensabile.

In rete troverete anche altri procedimenti di germogliazione casalinga, come il metodo dei vasetti o il piatto con garza, ma personalmente, specie per chi è alle prime armi e non ha troppo tempo, ritengo che il germogliatore non sia una cattiva idea.

L’altra cosa di cui abbiamo bisogno naturalmente sono i semi da germogliare: rigorosamente bio, costano anche davvero poco. Una volta muniti di germogli (nel nostro caso, oggi documentiamo l’ultima germogliata di trifoglio), possiamo cominciare la nostra avventura.

Dopo avere tenuto in ammollo i germogli per una notte, la mattina successiva li disponiamo sul germogliatore, che deve essere situato in un luogo luminoso, ma non esposto direttamente ai raggi del sole. Un mobile o un davanzale andranno benissimo: in quest’ultimo caso, fate però attenzione a non avere un calorifero sotto 😉

SCOPRI ANCHE: Come fare lo yogurt in casa: autoproduzione alimentare

Una nostra esperienza con il germogliatore

Vediamo un esempio di autoproduzione casalinga coi germogli di trifoglio.

1. Giorno della posa: i germogli di trifoglio non hanno bisogno di tantissima acqua: basterà mantenerli umidi. Nel mio caso, qualche spruzzata di acqua con uno spruzzino la sera del primo giorno è più che sufficiente. Attenzione a non mettere troppa acqua durante la germogliazione, c’è sempre il rischio di ammuffire i germogli.

germogliatore
Come faranno questi chicchi a germogliare in appena 4/5 giorni? Eppure…

2. Il secondo giorno, vedrete più chiaramente che i semi si sono spaccati e stanno cominciando a germogliare. Aumentate leggermente le dosi di acqua (circa una tazzina di caffè la mattina e una la sera) e scolate l’acqua che si accumula nella vaschetta inferiore: non buttatela via, è ricca di sali minerali e di vitamine, potete sempre usarla per innaffiare le piante.

germogliatore
Secondo giorno: ecco che pian pianino comincia a vedersi qualcosa

3. Il terzo giorno il colore dominante comincia a diventare il verde: i germogli di trifoglio sembrano crescere a vista d’occhio. Noterete come i germogli sul ripiano superiore – più esposti alla luce – crescono più in fretta.

Ci basterà invertire la posizione dei vari ripiani per mantenerli alla pari nella crescita.
Altra cosa, se germogliate nei mesi caldi, potrà capitare di vedere degli insetti aggirarsi “minacciosamente” attorno ai vostri germogli. Potrete proteggere i germogli con una garzetta che allontanerà gli insetti, ma che non ne impedirà la crescita.

germogliatore
Terzo giorno: il giorno della – chiamiamola così – fioritura. Occhio a non bagnarli troppo, ma… come bevono!

4. Il quarto giorno i germogli vi sembreranno quasi pronti, ma pazientate ancora un attimo, raramente sono pronti già al quarto giorno.

germogliatore
Il quarto giorno è una pioggia di verde… ancora un pochino e sono pronti

5. Il quinto giorno i nostri germogli di trifoglio sono pronti: si consumano crudi, in modo da potere beneficiare di tutte le loro proprietà nutritive. Su insalate, ma anche su una bruschetta, una fetta di pane imburrata, in una minestra o anche tranquillamente da soli, leggermente conditi come una comune insalata.

germogliatore
Quinto giorno: sono praticamente pronti… ma aspettiamo ancora qualche ora.

Una cosa importante da ricordare

Un accorgimento fondamentale: non lasciateli nel germogliatore dopo il quinto giorno, anche se cresceranno ancora.

Di fatto una crescita eccessiva comporterà una perdita di sostanze nutritive e li renderà poco commestibili.

germogliatore
Alla sera del quinto giorno i germogli sono pronti da lavare e mettere in tavola prima che sia troppo tardi!

Questi i semi usati:

Come conservare i germogli?

I germogli si possono conservare altri 4/5 giorni dopo la raccolta in frigorifero (ma non congelare), anche perché – a differenza della verdura che comincia a perdere proprietà nutritive dopo la raccolta – i germogli mantengono intatte le loro proprietà anche fuori dal germogliatore.

Buona germogliazione a tutti!

E scriveteci le vostre avventure di autoproduzione con i germogliatori, ma soprattutto non scoraggiatevi per gli eventuali insuccessi iniziali! Imparare è facile e dopo qualche tentativo vi stupirete di quanto è facile germogliare in casa.

SCOPRI ANCHE: Come fare il pane in casa: alimentazione autoproduttiva

Germogliatore e semi: dove acquistarli online

Se siete interessati ai germogliatori e ai relativi kit di semi, vi indichiamo alcune proposte online che potrete farvi recapitare comodamente a casa, sia su Amazon che su Macrolibrarsi.

Ecco qui le offerte molto interessanti che troviamo su questo e-shop nostrano:

Germogliatore Geo in Plastica
Germogliatore Geo in Plastica
Il metodo più veloce e semplice per coltivare i germogli in casa
€ 24.5
Sacchetto Germogliatore - Sprout Bag
€ 9.9
Freshlife Germogliatore Automatico
€ 125.01

 

Powered by WPeMatico

Risparmiare energia elettrica in casa con dei semplici accorgimenti

A costo di dire un’ovvietà, non possiamo che iniziare il nostro discorso dicendo che la strada maestra per risparmiare energia elettrica in casa consiste nel confrontare con un po’ di pazienza le tante offerte luce disponibili su qualche noto comparatore di tariffe disponibili online. Ma su un blog come il nostro dedicato all’ambiente e alla…

Continua a leggere questo articolo qui.

Powered by WPeMatico

Come risparmiare energia con l’uso del condizionatore

Il caldo è proprio difficile da sopportare sia in casa che nei luoghi di lavoro. Ecco perché in molti scelgono di installare un condizionatore che possa provvedere al raffrescamento dell’aria, quando le temperature sono particolarmente elevate. L’uso del condizionatore può creare davvero un ottimo comfort abitativo. Tuttavia a volte un uso non regolato può portare…

Continua a leggere questo articolo qui.

Powered by WPeMatico

Load More

Privacy Preference Center

Close your account?

Your account will be closed and all data will be permanently deleted and cannot be recovered. Are you sure?