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Cockapoo o Spoodle: caratteristiche e consigli su questo cane che ricorda il Barboncino

cockapoo

Il Cockapoo, conosciuto anche come Spoodle, è una razza canina ibrida di origine statunitense. Essendo tale, non è classificata da nessuna associazione cinofila internazionale, dunque non presenta standard di razza definiti o fissati per il pedigree.

Si tratta di una razza canina molto vivace, di taglia medio-piccola, nata negli anni Cinquanta dall’incrocio ricercato tra uno Spaniel Tibetano, il Cocker Inglese e il Barboncino. Oggi, il Cockapoo è diffuso in molti paesi del Mondo, ma riscuote maggior successo in Australia, Nuova Zelanda e Svizzera, dove sono concentrati i principali allevamenti.

Il carattere socievole, mansueto ed estremamente incline al rapporto con gli esseri umani lo ha reso popolare sopratutto come cane da compagnia. Conosciamo meglio questo simpaticissimo amico peloso e scopriamo i tratti che meglio definiscono la sua personalità.

Cockapoo: aspetto caratteristico

Essendo una cane di taglia medio-piccola, il Cockapoo raggiunge mediamente un peso variabile trai  5 e i 9 kg, anche se non è così raro osservare esemplari più massicci e di dimensioni maggiori. Alcuni Cockapoo, infatti, possono arrivare a pesare fino a 30 kg.

Di conseguenza, prima di adottarne o comprarne uno, è molto importante informarsi bene sulle dimensioni reali che il cucciolo potrebbe assumere da adulto.

Coockapoo

Un tenero Cockapoo nella variante di pelo chiazzato e bianco

A seconda degli incroci e dei caratteri genetici dominanti, infatti, le taglie di questa razza in alcuni casi possono variare anche sensibilmente. L’altezza al garrese di solito non supera in genere i 35-38 cm, con una testa arrotondata, il muso abbastanza lungo e ben definito, occhi scuri e orecchie lunghe e cadenti.

La corporatura di questo cane è ben proporzionata, il petto sviluppato, le zampe dritte e agili.  Alcuni Cockapoo possono essere “mini”, come il Cocker Spaniel, altri molto più alti.

La caratteristica estetica che colpisce di più di questa razza canina è sicuramente il fitto mantello lievemente ondulato o arricciato, morbido e setoso che ricorda molto quello del Cocker.

Le colorazioni spaziano dal nero al beige, fino al dorato-castano, albicocca, fulvo, in tutte le sfumature possibili. Alcuni esemplari presentano macchie più scure su pancia, zampe e orecchie oppure sotto la coda.

Essendo il risultato di un incrocio con il Barboncino, la muta del Cockapoo è quasi nulla, rientra tra le razze di cani adatte anche alle persone allergiche al pelo canino. Nonostante questo, il fitto mantello richiede frequenti toelettature,  dunque potrebbe risultare impegnativo per chi ha ha disposizione poco tempo o spazi domestici ristretti.

Carattere del Cockapoo

Come detto, si tratta di un cane molto intelligente, dolce, socievole e facilmente addestrabile. Ama la compagnia degli esseri umani ai quali si affeziona molto facilmente, ed è docile e mansueto anche con altri cani e animali domestici.

Benché docile, è un cane molto energico, esuberante e giocherellone. Corre, salta e gioca quasi continuamente infatti ha bisogno di molto movimento e di una buona dose di attività fisica giornaliera.

Il suo maggior pregio, dal punto di vista caratteriale, è che cerca di andar d’accordo con tutti, bambini inclusi, ed è davvero raro vederlo arrabbiato, aggressivo o schivo al contatto. E’ un compagno fedele e ubbidiente che cerca di compiacere continuamente il suo padrone.

Cockapoo: educazione e cure

Se curato e nutrito nella maniera più corretta, questo cane si dimostra molto resistente e presenta una buona aspettativa di vita. In media 12-15 anni. Ha bisogno di essere spazzolato energicamente almeno due o tre volte a settimana per mantenere il pelo sano e lucente e come tutti gli animali domestici deve essere sottoposto a vaccinazioni e visite veterinarie periodiche.

Tra le cure igieniche che non si dovrebbero mai trascurare, troviamo:

  • Pulizia accurata delle orecchie con un tovagliolo morbido in modo da evitare infiammazioni e infezioni;
  • ispezioni e pulizia degli occhi;
  • detersione dei denti 3-4 volte a settimana;
  • tosature una volta all’anno;
  • pulizia e controllo degli artigli.

Molto importante è l’attenzione per l’alimentazione che deve essere sempre sana, equilibrata e prevedere una dieta specifica per mantenere il benessere di muscoli e ossa. Di certo la principale esigenza di questo cane è l’attività fisica, che deve essere quotidiana, e la compagnia. Se trascurato o isolato, tende a intristirsi e manifestare il suo disappunto mostrandosi “offeso”.

Per il resto, si adatta bene alla vita in appartamento sia per stazza che per abitudini: non è certo un cane rumoroso, sebbene energico e propenso al gioco. Tendenzialmente non richiede grandi spazi e, se bene educato fin da cucciolo, è obbediente e sa stare tranquillo e calmo al suo posto.

cockapoo

Cucciolo fulvo di Cockapoo

Cucciolo di Cockapoo

Sin dai primi mesi di vita, questi cani si dimostrano sensibili, giocosi e molto affettuosi. In effetti, ha sempre voglia di giocare, sia dentro che fuori casa, il ché implica una buona dose di pazienza ma anche un’educazione ferma e rigorosa per evitare eccessiva esuberanze comportamentali.

Ad ogni modo i Cockapoo si prestano fin da cuccioli ad essere facilmente addestrati e raramente combinano guai. Quando il cucciolo fa qualcosa di sbagliato sarebbe buona norma redarguirlo in maniera autoritaria, ma non violenta e allontanarsi per qualche istante lasciandogli il tempo di riflettere sull’accaduto.

Ad ogni modo, meglio evitare il rigore eccessivo e le punizioni: il carattere collaborativo e obbediente che caratterizza questa razza deve essere esaltato con delle tecniche di rinforzo positivo, premi e ricompense.

Cockapoo toy

Negli esemplari con caratteri genetici dominanti del Barboncino, le dimensioni possono essere davvero “mini”. In questo caso, infatti, l’aspetto del Cockapoo sarà molto simile a quello di una razza canina toy: ben proporzionato, pelo riccio e morbido, occhi leggermente a mandorla e sguardo da “furbetto”.

Il cane ideale per chi cerca un amico a quattro zampe con il quale condividere un piccolo spazio, facile da accudire e sopratutto solare, affettuoso e di grande compagnia. A dire il vero, tenderà a stare perennemente accanto al proprio padrone, al punto che trovare un attimo di privacy potrebbe risultare davvero impossibile! Attenzione al freddo: nei mesi invernali meglio munirsi di cappottino per le uscite quotidiane.

Allevamenti di Cockapoo

In Italia, esistono alcuni allevatori di Cockapoo sopratutto in Toscana e in Veneto. Attenzione al mercato parallelo dei Cockappo via web: meglio affidarsi ad un rivenditore autorizzato, serio e certificato piuttosto che incorrere in una truffa o incoraggiare il commercio illegale di animali e cuccioli.

Cockapoo prezzo

Il prezzo di un cucciolo non è paragonabile a quello di un Barboncino (che può arrivare anche a 1500) perché non esiste uno standard di razza definito. Il prezzo medio di un cucciolo di Cockapoo, infatti, oscilla tra i 300 e i 700 euro.

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Tante informazioni sulla feta, il formaggio della classica insalata greca, che può essere usato anche in tante altre ricette

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La feta è il tradizionale formaggio stagionato greco fatto con latte di capra e di pecora, che ha ricevuto la denominazione DOP dall’Unione Europea. La sua naturale bontà e la versatilità in cucina hanno reso popolare questo prodotto caseario in tutto il mondo, specie sulle tavole di coloro che amano i sapori intensi e decisi.

Al palato, infatti, la feta si presenta come un formaggio dal gusto sapido, semiduro e compatto. Non a caso, in greco vuol dire ‘fetta’ e viene prodotto in pani rettangolari e commercializzato a fette più piccole.

Altre caratteristiche inconfondibili sono il colore bianco e l’assenza di crosta. È un prodotto a denominazione di origine protetta da oltre 10 anni, e per questo devono essere preparata secondo un rigoroso metodo tradizionale.

Ma scopriamo le proprietà, i benefici e le ricette che esaltano il gusto della feta cercando di capire in che quantità è bene inserirla nella nostra dieta.

feta greca

La feta è favolosa semplice e al naturale, magari con le vostre erbe aromatiche preferite e un filo d’olio evo

Feta greca formaggio: ricetta e procedimento tradizionale

Assieme allo yogurt greco e allo tzatziki, è senza dubbio uno dei prodotti più rappresentativi della tradizione gastronomica ellenica. La ricetta originale prevede l’uso di latte di capra e pecora in queste proporzioni: 20% caprino, 80% ovino.

Dalla loro coagulazione questo formaggio acquisisce la sua inconfondibile consistenza.

Ottenuta la prima cagliata, il prodotto viene trasferito in stampi rettangolari dove trascorrerà il tempo necessario allo spurgo dei liquidi e del siero in eccesso. Subito dopo i panetti vengono salati sulla superficie e trasferiti in recipienti di legno.

Da qui, inizia una lenta lavorazione e stagionatura, che prevede anche l’uso di una sorta di salamoia irrorata sopra il formaggio.  Questa miscela preserva il formaggio dalla formazione di muffe o batteri e favorisce il processo di stagionatura senza bisogno di aggiungere conservanti chimici.

La stagionatura prosegue in più fasi di maturazione. La prima fase dura 15 giorni, mentre la seconda 30. Trascorso questo periodo, il formaggio acquisirà la sua tipica consistenza semidura, ma friabile e il sapore deciso e intenso che molti amano gustare da solo, nella famosa insalata greca, o in altre preparazioni.

Feta: proprietà e valori nutrizionali

Come tutti i formaggi stagionati e semi-stagionati, anche la feta presenta un indice calorico e lipidico piuttosto elevato. 100 gr di prodotto equivalgono, infatti, a circa 260 calorie. I grassi, per lo più saturi, sono presenti in quantità pari a 21 gr, mentre sono 14 gr le proteine e 42 i carboidrati.

Vien da sé che la feta debba essere consumata con moderazione, soprattutto da coloro che seguono una dieta dimagrante o devono controllare i livelli di colesterolo nel sangue.

C’è da considerare anche l’alto contenuto di sale, visto che in 100 gr di feta sono presenti 1.116 mg di sodio che corrispondono alla metà della quantità di riferimento raccomandata dai nutrizionisti per ogni individuo adulto.

Sempre secondo gli esperti e il modello alimentare proposto dalla dieta mediterranea, dunque, non bisognerebbe consumare più di 50 gr di feta per massimo 4 pasti alla settimana. Queste porzioni sono sufficienti a garantire la quota proteica e lipidica del nostro fabbisogno giornaliero.

Le proteine della feta, inoltre, sono altamente digeribili. Questo perché la lavorazione del formaggio comporta l’idrolisi parziale delle caseine, e questo fa sì che siano in larga parte solubili.

Si tratta, inoltre, di un apporto proteico nobile dal punto di vista biologico, in quanto ricco di aminoacidi essenziali. Tutto ciò, ne fa un alimento ideale ed equilibrato all’interno della dieta, purchè si introduca rispettando le quantità consigliate.

feta

Nelle insalate, la feta consente di preparare piatti completi ed equilibrati

Feta e dieta

Come abbiamo visto, la feta è un ingrediente assolutamente consigliato e naturale che può essere inserito con moderazione nella nostra dieta. La sua sapidità non è consigliata a chi soffre di pressione alta, ma in tutti gli altri casi rappresenta un vantaggio in cucina, perché permette di aggiungere altro sodio nella preparazione di molte ricette.

Se, ad esempio, vogliamo preparare un’insalata con rucola, pomodorini e carote, potremmo introdurre 30-50 grammi di feta a scaglie evitando di salare ulteriormente il piatto. Stessa cosa se la utilizziamo per preparazioni più complesse come frittate, involtini, panini farciti o torte salate.

Essendo una buona fonte di proteine e sali minerali, generalmente una porzione da 50 gr accompagnata da verdure 2-3 volte a settimana può sicuramente essere ammessa in una dieta sana e bilanciata.

Feta o mozzarella?

Si tratta di una domanda che in molti si pongono. Al di là dei gusti personali e dei diversi impieghi a cui questi formaggi si prestano, la prima cosa da considerare è l’aspetto nutrizionale. Quindi è lecito chiedersi chi, tra questi due alimenti, presenti i valori nutrizionali migliori.

Senza entrare troppo nel dettaglio, ciò che si può tenere presente è che la mozzarella apporta una quota calorica e lipidica leggermente più bassa (250 kcal e 19,5 gr di grassi saturi ogni 100 grammi di prodotto).

Tuttavia, il latte vaccino è prodotto per la maggior parte in allevamenti intensivi dove gli animali non sono nutriti con foraggi e mangimi che possiamo definire naturali.

Capra e la pecora, invece, sono molto più ribelli e difficili da allevare intensivamente. Di solito brucano l’erba nei campi e sono lasciati liberi di pascolare, conducendo una vita più sana e meno stressata.

Feta: colesterolo

Come anticipato, si tratta di un formaggio stagionato ad alto contenuto di grassi saturi. Da tenere in considerazione anche la quota di colesterolo, visto che corrisponde a 89 mq ogni 100 gr di prodotto.

Si consideri che ogni individuo adulto e in buona salute dovrebbe assumere circa 300 mg di colesterolo al giorno attraverso l’alimentazione, purché questa sia abbinata ad uno stile di vita sano e ad una regolare attività fisica.

Feta: calorie

Il fatto che sia un alimento altamente calorico (264 kcal ogni 100 grammi) non deve scoraggiarne necessariamente il consumo. Sicuramente non potremo consumarne quantità significative ogni giorno, ma introdotta in maniera ponderata nell’alimentazione è senza dubbio un alimento sano ed equilibrato, assolutamente privo di conservanti e dall’alto valore biologico.

Feta: lattosio

Quando si parla di feta, molti pensano che essendo privo di latte vaccino sia anche senza lattosio. In realtà il latte di capra e di pecora – benché alternative naturali al latte vaccino – con cui si prepara presentano una quantità di lattosio del tutto simile al latte vaccino.

Dunque, non può essere consumato da chi soffre di intolleranze a questo zucchero del latte che è classificato nella famiglia dei carboidrati. Se volete approfondire l’argomento, date un’occhiata alla nostra guida dedicata all’intolleranza al lattosio.

Feta: benefici

Ottima fonte di proteine, sali minerali e vitamine, è un formaggio che ha il vantaggio di essere prodotto secondo un metodo che non prevede l’aggiunta di conservanti e additivi.

Se vi state chiedendo quali siano i principali benefici di questo alimento, noi ve ne presentiamo 7 che meritano sicuramente la vostra attenzione:

  1. L’alta concentrazione di vitamina B12 fa della feta un alleato naturale per contrastare l’anemia
  2. Il contenuto di probiotici della feta è notevole, dunque consente di preservare la salute dell’intestino e migliorare il benessere di tutto l’organismo
  3. Studi scientifici hanno dimostrato che il calcio, abbinato alla vitamina D, aiuta a prevenire l’insorgenza di alcune forme di cancro. La feta, inoltre, è ricca della proteina alfa-lattoalbumina che si lega al calcio e allo zinco promuovendo un’azione antibatterica e antitumorale
  4. Essendo ricca di vitamina B2, questo formaggio è un rimedio naturale per il mal di testa e l’emicrania
  5. Un altro vantaggio della riboflavina (vitamina B2) è che protegge la salute degli occhi e previene patologie degenerative come la cataratta, il galucoma e altre sindromi da invecchiamento
  6.  Grande fonte di calcio: come molti formaggio, dunque, anche la feta fa bene alle ossa
  7. Un’altra proteina preziosa della feta è la istidina che migliora e rinforza il sistema immunitario una volta combinatasi con la vitamina B6
feta

Provate a preparare una torta salata con feta. Sentirete che gusto e che cremosità!

Volete ispirarvi per delle ricette a base di feta e stupire tutti? Ecco qui:

Feta: ricette

Anche se dà il suo meglio al naturale, è un ingrediente eccezionale della cucina Mediterranea. I suoi possibili impieghi culinari sono davvero vasti, e tra preparazioni più o meno elaborate sia dolci che salate, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Noi ve la proponiamo in 3 modalità di cottura diverse ma estremamente semplici da realizzare, che siamo certi vi lasceranno con l’acquolina in bocca. Provatele tutte!

Feta alla piastra

Per farla, vi serve solo il formaggio e qualche erbetta:

  • 200 gr di feta
  • erbette aromatiche o spezie a piacere
  • 2 fette di pane tipo Toscano

Preparazione. Mettete il formaggio in un contenitore e profumatelo con le vostre erbette o spezie tritate preferite, ad esempio timo, maggiorana e salvia. Unite anche l’olio e lasciate marinare per mezz’ora, rivoltandolo un paio di volte.

Nel frattempo scaldate la piastra e tostate il pane. Una volta sgocciolata, avvolgete il formaggio in un foglio di alluminio e ponetelo sulla piastra ben calda, esercitando una lieve pressione con una paletta da cucina. Fate grigliare per 4 minuti per lato e trasferite nel piatto scartocciando dal suo involucro. Da gustare calda.

Feta al forno

Ecco un favoloso antipasto che si prepara in pochi minuti al forno. Ingredienti per 4 persone:

  • 200 gr di feta
  • 4 pomodorini
  • 1 spicchio d’aglio
  • origano fresco
  • maggiorana fresca

Preparazione. Lavate, spezzettate e condite i pomodorini con aglio, olio e sale. Profumate il tutto con le erbe aromatiche tritate e lasciate riposare per qualche minuto in una ciotola. Adagiate i pomodorini su una teglia da forno con il formaggio, cospargete con una manciata del trito d’erbe. Irrorate con 2 cucchiai di olio d’oliva e un po’ di pepe. Cuocete in forno a 180° per circa 45 minuti. Dovrà formarsi una crosticina sulla superficie del formaggio e i pomodori dovranno abbrustolirsi. Se preferite, accompagnate con crostini o pane tostato.

Feta in padella

Soli 5 minuti di cottura e questa ricetta vi consentirà di preparare la feta in una variante davvero sfiziosa. Ingredienti:

  • feta
  • 4 pomodori ramati
  • 1 manciata di olive nere
  • basilico fresco

Preparazione. Lavate e tagliate grossolanamente i pomodori in cubetti. In una padella antiaderente mettete un filo d’olio e saltate i pomodori per pochi minuti. Aggiungete la feta e fate in modo di coprirla con gli altri ingredienti in modo che soffrigga assorbendone il sapore. Dopo 2-3 minuti, spegnete il fuoco e pepate a piacere. Servitela ben calda con un ciuffo di basilico fresco.

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Ecco come preparare la marmellata di mele cotogne e come impiegarla in altre ricette dolci e salate

marmellata di mele cotogne

La marmellata di mele cotogne è una delle conserve più versatili, buone e salutari che si possa preparare in casa. Farla è davvero semplice, perché questi frutti sono ricchissimi di pectina, un addensante naturale che durante la cottura della frutta dona cremosità e densità a marmellata e confettura.

La mela cotogna, infatti, non occorrerà bollire le mele o aggiungere altri ingredienti se non zucchero e succo di limone per non alterarne il colore. Vi basterà cuocerle direttamente in pentola a fuoco molto basso per ottenere una marmellata davvero perfetta.

La ricetta tradizionale, infatti, non prevede altre aggiunte, ma ciò non toglie che possiate sbizzarrirvi in versioni più elaborate o sfiziose. Si può aggiungere una stecca di cannella per rendere la marmellata ancora più profumata.

Chi lo preferisce, può provare l’abbinata con altri frutti, come uva kiwi e perfino osare con qualche goccia di essenza di senape per ottenere la famosa mostarda mantovana di mele cotogne.

Cotognata: ricetta

Come non citare la più famosa cotognata, la perfetta via di mezzo tra confettura e gelatina. Si prepara con:

  • 700 gr di zucchero
  • 1 kg di mele cotogne pulite e sbucciate
  • 1 limone

Preparazione. Fate bollire per almeno 40 minuti a fiamma bassa le mele pulite e sbucciate con lo zucchero ed il limone tagliato a spicchi con la scorza. Filtrate con una garza. Trasferite il tutto in uno stampo e lasciate raffreddare in frigorifero. Potete consumarla a cubetti proprio come una gelatina.

marmellata di mele cotogne

La mela cotogna è un frutto autunnale delizioso da trasformare in marmellate, confetture, mostarde e gelatine

Marmellata di mele cotogne: come farla (ricetta tradizionale)

Perfetta sul pane, a colazione o a merenda, la marmellata di mele cotogne è una golosità naturale, che non dovrebbe mai mancare nelle nostre dispense.

Questo frutto, così aspro e difficile da addentare da crudo, regala grandi soddisfazioni in cottura e si presta a tantissime preparazioni. Inoltre, come avremo modo di vedere, presenta molteplici proprietà benefiche, ancora più nobili della mela comune o della mela annurca.

La ricetta tradizionale che vi proponiamo non differisce molto da una classica marmellata, ed è anche la base della cotognata che, come detto, deve essere trasferita in stampini da freezer e lasciata raffreddare perché diventi simile alla gelatina. Vediamo, dunque, ingredienti e istruzioni per la preparazione di questa delizia di frutta.

La quantità di zucchero è davvero limitata e non occorre aggiungere addensanti industriali o pectina perché è già presente in grande quantità nella buccia della mela. A vostra discrezione, potrete aumentare la dose di zucchero per ottenere una marmellata più dolce.

Per realizzare una quantità di marmellata di mele cotogne pari a porzioni  vi occorrerà:

  • 1 kg di mele cotogne mature e biologiche
  • 300-500 gr di zucchero semolato o di canna
  • il succo di 1 limone
  • 200 ml di acqua

Preparazione: 

Questi frutti presentano generalmente una sottilissima peluria che avvolge sia la buccia che le altre parti della pianta.

  • L’ideale, quindi, è lavarli  accuratamente un giorno prima sotto l’acqua fredda le mele e conservarle in un luogo fresco, asciutto e buio.
  • Successivamente, tagliate le mele a pezzetti senza sbucciarle ma eliminando solo i semi e il picciolo. Trasferitele in una ciotola abbastanza capiente e unitele allo zucchero e al succo di limone. Mescolate con cura e coprite con un po’ di pellicola lasciando macerare per una notte.
  • La mattina successiva, noterete la presenza di uno sciroppo giallognolo nella ciotola. Trasferitelo assieme al resto in una pentola alta e capiente e mettete a cuocere a fuoco dolce per circa 35 minuti. Ricordate di mescolare di tanto in tanto con un mestolo di legno stando bene attenti che la frutta non aderisca al fondo della pentola.
  • Una volta cotta la frutta, la vostra marmellata sarà pronta. La consistenza che otterrete dipenderà da come avrete spezzettato le mele. Chi lo preferisce potrà ottenere una marmellata di mele cotogne più solida, con pezzi di frutta leggermente più duri.
  • Al contrario, per una consistenza ancora più cremosa, si potrà frullare per qualche secondo la marmellata fredda nel mixer trasferirla in vasetti di vetro precedentemente sterilizzati e a chiusura ermetica.

Lasciati al buio in un luogo asciutto, si conserva si conservano perfettamente per circa 3 mesi. E se non sapete come sterilizzare alla perfezione i vasetti per le vostre conserve fatte in casa, non perdetevi la nostra guida!

marmellata di mele cotogne

I formaggi sapidi e stagionati si sposano perfettamente con la dolcezza naturale della marmellata di mele cotogne

Marmellata di mele cotogne: come usarla

Questa golosa ricetta è anche la base per dar vita a tantissime preparazioni. La classica cotognata è una versione più solida e gelatinosa della marmellata.

Per farla, anziché riporla nei vasetti di vetro, dovrete semplicemente trasferire la confettura in stampini da freezer e riporli per un paio di giorni in frigo. In alternativa potete utilizzare degli stampini in silicone oliati, ma vanno benissimo anche gli stampi per fare i cubetti di ghiaccio. Una volta prelevata dagli stampini, la cotognata è pronta per essere gustata.

Essendo un’addensante naturale, questa marmellata può diventare l’ingrediente perfetto per dare più solidità e consistenza agli impasti di dolci senza burro.

Oppure può essere la farcitura di crostate, dolci e torte dal sapore genuino e tradizionale. Uno dei dolci più golosi è la torta sbrisolona di mandorle e mele o il classico crumble di mele che può essere impreziosito proprio con l’aggiunta di questa confettura.

Non solo dolci, però. La marmellata di mele cotogne crea abbinamenti perfetti anche con pietanze salate come formaggi, carni bianche ed è perfetta per preparare bruschette agro-dolci. Provatela con caprini, pollo, tacchino o sul pane tostato e sentirete che bontà!

Marmellata di mele cotogne: proprietà

Prima di analizzare le virtù benefiche di questo frutto, soffermiamoci sui valori nutrizionali da cui queste proprietà dipendono. La marmellata di mele cotogne è ricca di fibre e povera di zuccheri, sopratutto se opterete per la ricetta con 300 grammi di zucchero.

Assicura un buon apporto di carboidrati (semplici), ha poche calorie (60 kcal per 50 gr) e non ha grassi o colesterolo. Vien da sé, che può essere consumata con moderazione anche da coloro che seguono una dieta o devono prestare attenzione ai livelli di colesterolo e zuccheri nel sangue.

Il merito è sopratutto della pectina, quella fibra alimentare solubile così concentrata nella buccia della mela cotogna che ha proprietà addensanti, stabilizzanti e gelatinizzanti. Grazie alle sue caratteristiche, la pectina aiuta a controllare i livelli di colesterolo e di glicemia ed è quindi un grande alleato nella prevenzione di molte patologie cardiovascolari. Inoltre, ha un effetto regolarizzante sull’intestino e ne facilità la motilità.

Oltre alla pectina, da segnalare anche l’alta presenza di acido malico contenuto nella polpa del frutto che ne fa un cibo antinfiammatorio naturale. Completa la lunga lista dei benefici connessi a questa marmellata, il notevole apporto in sali minerali (ferro, potassio e magnesio) e vitamine (A, B, C e PP).

Marmellata di mela cotogna e kiwi

Kiwi e mele cotogne rappresentano un’abbinata molto gradita al palato. Il mix perfetto che combina la dolcezza naturale della mela con l’acidità del kiwi. La consistenza che si ottiene è particolarmente morbida e delicata, cremosa al punto giusto per essere spalmata.

Per realizzarla utilizzate:

  • 1 kg di mele
  • 500 gr di kiwi
  • 300 gr di zucchero semolato o di canna,
  • succo di 1 limone 
  • 1 stecca di cannella (opzionale)

Preparazione:

  • Lavate le mele e tagliate le mele a pezzi, eliminando solo semi e picciolo.
  • Mettetele in una terrina con lo zucchero ed il succo di limone e la cannella.
  • Mescolate e fate macerare per una notte.
  • Cuocete a fiamma bassa per 35 minuti, mescolando ogni tanto.
marmellata di mele cotogne

Colte a maturazione completa, le mele cotogne sono perfette per diventare l’ingrediente segreto delle nostre ricette dolci

Marmellata di mela cotogna e uva

Se vi piace sperimentare nuove ricette in cucina, una delle varianti che potreste decidere di provare è la marmellata di mele cotogne con uva.

  • 1 kg di mele
  • 400 gr di zucchero
  • 600 gr di succo d’uva
  • il succo di 1 limone

Preparazione:

  • Lavate e tagliate le mele privandole del torsolo, ma non della buccia. Fatele riposare per una notte in frigo assieme allo zucchero, il succo d’uva e di limone.
  • Per preparare il succo, dovrete utilizzare un estrattore o passare i chicchi d’uva in uno schiacciapatate e filtrarlo con un colino a maglie fini.
  • Il giorno dopo, portate a ebollizione e lasciate cuocere per almeno 40 minuti finché diventa gelatinoso, mescolando perché non si attacchi.

E per chi non volesse preparare la sua marmellata, eccole già fatte:

Marmellata di mele cotogne senza zucchero

Chi deve o vuole escludere quasi categoricamente lo zucchero dalla propria alimentazione, troverà nella mela cotogna un valido alleato e potrà utilizzare questo incredibile frutto per godersi tutto il piacere della marmellata fatta in casa.

Lo zucchero, infatti, può essere sostituito con la stevia, un dolcificante di origine naturale facilmente reperibile al supermercato o su internet. Ne bastano 50 gr ogni kg di frutta.

Le preparazioni a base di stevia, compresa la marmellata di mele cotogne, possono essere consumate anche dai diabetici perché, osservano gli esperti, la stevia non ha effetti significativi sui livelli di glicemia nel sangue. Se volete, potete comunque fare marmellata senza zucchero.

A proposito di conserve e marmellate fatte in casa:

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Pulire l’oro: consigli e rimedi pratici per far splendere oggetti e gioielli preziosi

come pulire l'oro

L’oro è un metallo prezioso non troppo duro. Per pulire l’oro è importante prendere degli accorgimenti perché si potrebbe graffiare e danneggiare: vediamo quali sono in questa guida.

Pulire l’oro: come fare?

In oro si fanno i gioielli e alcuni oggetti preziosi: per mantenerli sempre belli e lucidi si consiglia di effettuare una pulizia periodica e di non fare passare troppo tempo senza un accurata pulizia. La pulizia consente infatti all’oro di non ossidarsi.

Perché l’oro si ossida 

Va detto che l’oro è un metallo nobile e non si ossida facilmente. Però anche l’oro viene a contatto con aria, ossigeno e umidità e può ossidarsi diventando più scuro.

Ci sono altre abitudini che determinano l’ossidazione dell’oro in particolare per quanto riguarda i gioielli in oro indossati abitualmente, come ad esempio l’uso di:

  • profumi
  • creme
  • saponi e detersivi aggressivi.

Queste normali abitudini quotidiane rendono i gioielli in oro meno lucidi e li rendono più opachi.

Come pulire l’oro con rimedi naturali 

Quando i gioielli o gli oggetti in oro diventano opachi, scuri, sporchi bisogna pulirli:  sono tanti i rimedi fati da te con materie prime naturali facilmente reperibili.

Come pulire l’oro con il detersivo 

Versare il detersivo dei piatti in una bacinella con acqua appena tiepida e mescolare. Per ottenere ottimi risultati si consiglia l’uso di acqua gasata.

  • mettere i gioielli in ammollo nella soluzione e lasciarli per una ventina di minuti in modo da sciogliere la sporcizia
  • intanto con uno spazzolino a setole morbide spazzolare delicatamente nelle fessure dell’oggetto in oro.

Attenzione: assicurarsi che le setole siano morbide altrimenti si rischia di graffiare l’oro.

  • risciacquare con acqua tiepida
  • asciugare con un panno morbido o lasciare ad asciugare su un asciugamano

Come pulire l’oro con il bicarbonato 

  • versare in una bacinella acqua, bicarbonato di sodio e detersivo per i piatti.
  • immergere gli oggetti d’oro e lasciare in immersione per 10 minuti
  • strofinare con uno spazzolino a setole morbide con delicatezza per pulire ogni fessura annerita
  • sciacquare con acqua tiepida
  • asciugare con un panno morbido o lasciare ad asciugare appoggiato sull’asciugamano.

Attenzione: si sconsiglia l’uso di panni in carta che lascerebbero tracce nelle fessure del gioiello

Pulire l’oro con l’ammoniaca 

L’ammoniaca va usata con cautela e gli oggetti in oro vanno puliti  solo per pulizie profonde ogni tanto, essendo comunque un prodotto chimico corrosivo.

Come procedere:

  • ogni litro di acqua immergere massimo 20 cl di ammoniaca e mescolare
  • mettere a bagno i gioielli nella soluzione per massimo un minuto
  • quindi scolare con un colino e lavarli nel lavandino sotto l’acqua corrente (ricordarsi di chiudere bene il tappo)
  • asciugare gli oggetti con un panno morbido

Attenzione: mai usare l’ammoniaca su gioielli in oro che contengono anche perle, pietre preziose o platino.

Pulire l’oro con il dentifricio

Un altro modo per pulire gli oggetti d’oro è con il dentifricio, seguendo questi passaggi:

  • mescolare acqua e dentifricio fino a creare una crema fluida
  • strofinare con uno spazzolino setole morbide
  • sciacquare con acqua tiepida

FOCUS: Scopri gli altri usi alternativi del dentifricio

Pulire l’oro molto sporco: con acqua bollente 

Per pulire oggetti in oro molto sporchi un trattamento bollente è un’ottima soluzione. Ecco come procedere:

  • far bollire l’acqua in una casseruola
  • versare l’acqua bollente in un recipiente e immergervi l’oro che deve essere completamente ricoperto di acqua.
  • lasciare in ammollo finché l’acqua non si raffredda
  • se l’acqua diventa sporca vuol dire che sta funzionando!
  • togliere gli oggetti d’oro
  • asciugare con un panno morbido o lasciare ad asciugare all’aria

L’oro molto sporco può essere pulito con facilità con acqua bollente, ma attenzione perché pietre come coralli o perle verrebbero danneggiati e potrebbero perdere la lucidità. L’unica pietra a non essere intaccata è il diamante.

Inoltre, se negli oggetti in oro sono incastonati preziosi, l’acqua calda potrebbe staccarli sciogliendo la colla.

Come pulire l’oro rosa 

L’oro rosa si ottiene mescolando oro con rame o argento: per la pulizia di oggetti in oro rosa utilizzare una spugnetta imbevuta di acqua e ammoniaca.

Come pulire l’oro bianco

L’oro bianco è una lega che mescola l’oro con altri metalli nobili come il platino, l’argento o il palladio: l’usura può causare un evidente ingiallimento degli oggetti o gioielli in oro bianco.

Per pulire oggetti in oro bianco si consiglia di rivolgersi al gioielliere che userà prodotti idonei a renderli lucidi.

Come lucidare l’oro antico 

Per pulire l’oro antico, più rosso di quello in usi nei giorni d’oggi, si consiglia un bagno di alcool e detersivo per i piatti, come segue:

  • riempire una pentola d acqua e immergere gli oggetti che si vuole pulire
  • mettere la pentola sul fuoco
  • portare ad ebollizione e spegnere il fuoco
  • aggiungere nell’acqua del detersivo per i piatti al limone o all’aceto
  • lasciare in immersione l’oro per un’oretta
  • sciacquare bene con acqua corrente
  • asciugare con un panno morbido
  • preparare un batuffolo di ovatta con alcool denaturato
  • strofinare bene gli oggetti e i gioielli in oro antico: ritroveranno lucentezza

Come pulire gioielli in oro e pietre 

Per pulire gioielli in oro con pietre incastonate bisogna avere una particolare attenzione

  • evitare acqua calda che scioglierebbe la colla
  • evitare di lasciarli in immersione
  • questi gioielli vanno puliti con un panno umido e saponato. Vanno poi risciacquati con acqua e asciugati delicatamente tamponando con un panno di cotone, senza pelucchi.

Per togliere ogni umidità residua lasciare a scolare su un telo di corone tutta la notte.

Come lucidare le fedi d’oro 

Le fedi del matrimonio per tradizione devono essere in oro puro: 18kt, 14kt o almeno 9kt . Possono essere in oro giallo, bianco o rosa.

Portandole sempre, le fedi necessitano di pulizia frequente: oltre ai rimedi per pulirla a casa si consiglia e ogni due anni di effettuare una lucidatura dal gioielliere. Così saranno perfette per tutta la vita!

pulire l'oro

Anelli e fedi in oro necessitano di pulizia più frequente se vengono portati sempre

Come pulire oggetti placcati d’oro 

Gli oggetti placcati in oro sono chiamati in oro vermeil e sono a base argento sterling con un rivestimento in lamina sottilissima di oro 10 carati dallo spessore di 1 micron circa.

Gli oggetti laccati in oro non si ossidano, però rischiano di graffiarsi e di perdere o rovinare la laccatura.

Per pulirli si possono usare gli stessi rimedi a base di bicarbonato o detersivo utilizzati per l’oro, ma bisogna ma bisogna spazzolare con delicatezza per non rovinare la laccatura

Si consiglia se l’oggetto è già graffiato di rivolgersi a un orafo artigiano che in casi estremi potrà provvedere al ri-placcaggio del gioiello.

Prodotti per pulire l’oro in commercio 

Esistono vari prodotti e detergenti per pulire l’oro, ad esempio:

  • Sidol oro
  • pulitore di oro Wenko
  • Duraglit oro e argento
  • dispositivo di pulizia ad ultrasuoni
  • In commercio vendono dei panni appositi per la pulizia dell’oro sia bianco sia giallo. Vanno strofinati direttamente sul gioiello, su cui poi occorre passare un panno di cotone pulito.

Guide correlate

La nostra guida su come pulire l’oro vi è risultata utile? In tal caso, vi riportiamo di seguito anche le nostre altre guide per pulire tutti gli altri metalli – e non solo – con metodi interamente naturali:

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Pulire l’acciaio: cappa, cucina e attrezzi della casa tornano lucidi e puliti con rimedi naturali

pulire l'acciaio

L’acciaio è uno dei materiali più comuni nelle nostre case e nelle cucine di tutti noi: soprattutto l’arredamento moderno prevede cappe in acciaio inox, piani lavoro e anche elettrodomestici in acciaio lucido.

Pulire l’acciaio: come fare? 

L’acciaio della cucina in particolare si sporca e si rovina facilmente e, se non curate e lavate facendo attenzione, possono anche ossidarsi e graffiarsi. Per mantenere lucido e brillante l’acciaio bisogna seguire alcuni semplici consigli.

Cos’è l’acciaio, prima di tutto

L’acciaio è una lega di ferro e carbonio viene impiegata in vari ambiti ma soprattutto per l’interior design perché è bello, igienico, funzionale e resistente: dal piano cottura alle pentole, dal lavello ad alcuni complementi d’arredo.

L’acciaio è un materiale molto resistente, ma con il tempo può rovinarsi, graffiarsi o ossidarsi perdendo così la sua lucidità iniziale.

Qual è la differenza tra acciaio ed acciaio Inox? L’acciaio, come detto, è una lega ottenuta dalla combinazione di un metallo, il ferro ed un elemento non metallo, il carbonio mentre l’acciaio inossidabile (Inox) è una variante ottenuta “aggiungendo” nella lega del cromo ed ha la caratteristica di ossidarsi in modo molto minore.

Come mantenere nuovo l’acciaio 

Per mantenere l’acciaio sempre brillante e bello è importante non lasciarlo sporco troppo a lungo, soprattutto se a contatto con alimenti acidi come pomodoro, coca cola, vino, sale.

Pulire quindi i piani in acciaio con giusta frequenza: si consiglia la pulizia dell’acciaio con detergenti neutri e con panni morbidi. In caso di sporco ostinato, usare prodotti specifici, ma mai usare pagliette o spugne abrasive.

pulire l'acciaio

L’acciaio è sempre più presente nelle nostre cucine: non solo cappe in acciaio inox, ma anche piani lavoro o addirittura elettrodomestici in acciaio lucido.

Come pulire l’acciaio con i metodi naturali 

Oltre ai prodotti in commercio, è possibile utilizzare tanti rimedi naturali, di facile preparazione, per pulire l’acciaio quotidianamente senza rischiare di rovinarlo.

Il succo di limone essendo molto acido riesce a pulire e lucidare l’acciaio. Efficace per rimuovere tracce di acqua e calcare dai rubinetti, ecco come usarlo:

  • diluire del succo di limone in acqua (usare puro se sono presenti molte macchie di calcare)
  • immergere una spugna morbida nella soluzione e pulire con olio di gomito la superficie in acciaio
  • passare alla fine un panno morbido per togliere eventuali aloni

Il limone si può anche strofinare direttamente sulla parte interessata e poi ripulire con un panno morbido umido.

L’aceto resta un prodotto sempre utile in casa per le pulizie di tutti i giorni, per lucidare, igienizzare e pulire. Per preparare anche un prodotto fai da te a base di aceto bianco:

  • mettere in uno spruzzino contenente acqua 4 cucciai di aceto
  • spruzzare la miscela direttamente sulla parte da pulire
  • passare alla fine un panno morbido per togliere eventuali aloni

L’aceto può essere usato senza diluirlo nell’acqua: ad esempio per la pulizia di stoviglie e posate si può usare al naturale per avere un’azione igienizzante. Per modificare l’odore dell’aceto, spesso non gradito, aggiungere alla miscela bucce di agrumi o succo di limone.

Pulire l’acciaio con il bicarbonato 

Per pulire oggetti in acciaio, soprattutto attrezzi da cucina o pentole in acciaio incrostate, si consiglia l’uso di una crema al bicarbonato, che si prepara così:

  • unire acqua tiepida, bicarbonato, detersivo per i piatti
  • intingere una spugna non abrasiva e pulire le superfici in acciaio da smacchiare
  • la crema di bicarbonato e l’acqua tiepida contribuiranno a disciogliere eventuali incrostazioni.
  • sciacquare bene e poi passare un panno in microfibra per renderli lucenti

Pulire l’acciaio con la cenere 

L’utilizzo della cenere per pulire l’acciaio è proprio un rimedio della nonna e del suo camino!! E’ un prodotto naturale e non inquinante che veniva chiamato “lisciva”. Ecco come preparare lo sgrassante a base di cenere, che servirà anche per pulire l’argento.

  • mettere a bollire in una vecchia pentola 100 grammi di cenere di legna con mezzo litro d’acqua a fiamma bassa
  • mescolare di tanto in tanto e spegnere dopo 1 ora abbondante
  • la pasta che si forma si può usare per rimuovere incrostazioni e segni di bruciatura

Pulire il piano cottura in acciaio 

Per pulire e lucidare l’acciaio satinato di cui si compone la superficie del piano cottura si deve.

  • prima eliminare i residui degli alimenti con un detersivo neutro e spugnetta bagnata in microfibra pulendo con movimento circolare,
  • poi risciacquare
  • passare aceto con un panno morbido per lucidare e igienizzare il piano di cottura.

Pulire la cappa in acciaio 

Mantenere la cappa lucida e pulita è importante: è li che vanno a finire tutti gli odori e i fumi lasciando sporco e grasso.

Si consiglia l’uso della crema cosi’ composta:

  • mescolare bicarbonato di sodio, detersivo liquido e acqua tiepida e produrre una crema che si può passare sulla cappa con una spugna umida
  • terminare la pulizia passando un panno morbido con qualche goccia di limone per rendere la cappa lucida, come nuova.
pulire l'acciaio

L’acciaio inox è sempre più utilizzato nelle moderne cucine: ma è un materiale la cui pulizia va effettuata con cura

Pulire l’acciaio dalla ruggine 

Questo è un discorso in parte diverso. La ruggine è causata dall’ossidazione del ferro a causa di contatto prolungato con l’acqua: ogni metallo contenente ferro è sottoposto alla formazione di ruggine.

Le superfici in acciaio che si trovano in esterno rischiano più facilmente di arrugginirsi con il tempo: per proteggerle, si consiglia di passare la cera d’api fatta sciogliere a bagnomaria.

Come pulire i coltelli arrugginiti

Gli oggetti in acciaio di uso domestico che più facilmente si arrugginiscono sono i coltelli da cucina, perché si graffiano e le abrasioni diventano perfette per accogliere la ruggine.

Per pulire i coltelli e oggetti in acciaio da ruggine e renderli come nuovi, si consiglia di usare una pasta composta da sale e limone:

  • la crema di sale e limone va passata sull’oggetto in acciaio arrugginito e va lasciato ad agire per mezzora
  • dopo mezz’ora rimuovere la crema con una spugna umida
  • per terminare la pulizia lucidare la superficie con un panno morbido

Lucidare acciaio arrugginito 

Per lucidare l’acciaio arrugginito si può usare la cipolla:

  • tagliare una cipolla a metà
  • cospargerla di zucchero
  • usarla come fosse una spugna

E’ un rimedio molto efficace nonostante il cattivo odore!

Come pulire l’acciaio satinato

In caso di ossidazioni di elementi in acciaio satinato, come lavelli o pianali della cucina, vi consigliamo di utilizzare una semplice miscela:

  • Mettete in un recipiente parti uguali di succo di limone ed acqua ossigenata, mescolandoli insieme.

Come pulire un piano in acciaio graffiato 

Sicuramente il piano da lavoro di una cucina tende a graffiarsi più di ogni altra superficie in acciaio.
Per pulire l’acciaio graffiato e cercare di rimediare al danno si possono provare alcuni metodi pratici:

  • applicare sul piano cottura dell’olio da cucina e strofinarlo con un tovagliolo di carta
  • poi lucidare con un panno morbido

Un altro sistema per togliere i piccoli graffi sul piano cottura in acciaio è quello di passare della pasta abrasiva, la stessa che usa il carrozziere.

  • strofinare la parte graffiata con la pasta abrasiva usando un grosso batuffolo di cotone idrofilo
  • far asciugare e lucidare con un panno morbido e pulito

Nel caso di graffi profondi, bisognerà affidarsi ad un tecnico specializzato che opererà con dischetti abrasivi per superfici in alluminio.

Cosa NON fare per pulire l’acciaio 

  • Non utilizzare prodotti aggressivi come candeggina, acido muriatico o detergenti contenenti cloruri o abrasivi perché possono graffiare e danneggiare in modo irreversibile l’acciaio
  • Evitare le spugne abrasive o pagliette metalliche, perché graffiano le superfici. Dove si formano i graffi è più facile il formarsi della ruggine
  • Non appoggiare sui piani in acciaio pentole calde, perché possono danneggiare irrimediabilmente la finitura del piano.

Prodotti in commercio per pulire l’acciaio

Molti i prodotti che si possono acquistare per provvedere alla pulizia degli oggetti e della cucina in acciaio. Per la pulizia quotidiana della cucina, ci sono detersivi spray in vendita anche al supermercato.

Per lucidare oggetti in acciaio si può usare una crema come:

  • pasta Franke
  • Metalux della Marbec
  • Care protect

Tutti prodotti facilmente reperibili online:

Se il danno è profondo rivolgersi a un professionista che utilizzerà prodotti professionali e dischetti abrasivi.

Altre guide per la pulizia di casa

Se i nostri consigli su come pulire l’acciaio vi sono risultati utili, vi segnaliamo anche le nostre altre guide per pulire tutti gli altri metalli – e non solo – con metodi interamente naturali:

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Il fungo Chaga (Inonotus Obliquus): utile contro tumori, virus, infiammazioni e diabete

chaga

Il Chaga, è un fungo dalle proprietà incredibili, quasi quanto la sua storia. La scoperta degli effetti e delle proprietà benefiche di questo fungo per la salute umana, risalgono agli anni Cinquanta, in Russia, grazie al medico sovietico Igor Maslennikov che per prima ne indagò le proprietà terapeutiche.

Da quel momento, la sperimentazione sugli esseri umani proseguì incessante, sopratutto per dare un fondamento scientifico alle presunte proprietà anti-cancro del Chaga ipotizzate da Maslennikov. Furono studiati circa 1.000 pazienti affetti da cancro a diversi stadi e trattati con una terapia combinata che includeva anche l’estratto di Chaga.

In molti casi, il trattamento si è rivelato utile a migliorare il benessere psicofisico del paziente e a rallentare la diffusione del processo canceroso. 

Conosciamo meglio questo fungo e indaghiamone più da vicino le caratteristiche e gli usi.

fungo chaga betulla

Fungo Chaga

Il Chaga, il cui nome botanico è Inonotus obliquus, è un fungo che allo stato selvatico cresce sulla corteccia della betulla. E’ tipico delle alte latitudini come quelle del Nord America, della Siberia, del Nord Europa e dell’Asia. In natura, si presenta con un aspetto e forma irregolari, di colore scuro, quasi bruciato.  Talvolta compare anche sul tronco di faggi, ontani, querce e pioppi.

In tempi non sospetti, siberiani e canadesi lo utilizzavano già come elisir di lunga vita, forza e per la cura di vari tipi di tumori.

Questo fungo medicinale è diventato popolare in Occidente con la pubblicazione del libro autobiografico scritto alla fine degli anni Sessanta dal premio Nobel, Alexander Solzhenitsyn. Nel suo scritto intitolato “Padiglione Cancro”, Solzhenitsyn narra la sua guarigione dal cancro grazie al decotto di Chaga.

SCOPRI: Guida alla raccolta dei funghi

Chaga: proprietà

Conosciuto dai siberiani come “il Dono di Dio”, il fungo Chaga è un fungo medicinale dalle innumerevoli proprietà benefiche.

Le sue capacità terapeutiche sono documentate anche nell’antico manuale di medicina cinese che ha più di 2300 anni di storia alle spalle. Numerosi studi scientifici  ne hanno dimostrato gli effetti benefici per la salute. Tra i suoi componenti ai quali sono collegate le principali attività benefiche, troviamo un’alta concentrazione di fenoli, melanina, vitamina D, acido betulinico, ergosterolo, polisaccaridi, triterpenoidi.

L’acido betulinico, in particolare, è un principio attivo naturale eccezionale contro il cancro. Aiuta a preservare le cellule sane eliminando solo cancerogene e agisce su queste ultime in maniera “selettiva” contrastandone la diffusione.

Il suo estratto è alla base di molti trattamenti di chemioterapia, utile anche per ridurre gli effetti collaterali del trattamento chemioterapico e per riattivare il sistema immunitario. Sono in corso diversi studi volti appunto a individuare il modo di massimizzarne i benefici.

Chiaramente, non è da intendersi come un surrogato rispetto alle terapie tradizionali.

fungo chaga

Fungo Chaga: usi terapeutici

Nella medicina tradizionale il fungo Chaga è stato usato per il trattamento di:

  • malattie cardiache
  • diabete
  • malattie del fegato
  • parassiti
  • vermi intestinali
  • mal di stomaco
  • alcuni tipi di cancro

Questo fungo è impiegato per il trattamento dei dolori articolari, per lenire gli stati di stress e affaticamento psico-fisico e contrastare l’invecchiamento cellulare.

Grazie alle sue proprietà anti-infiammatorie, è consigliato anche per la cura del Morbo di Crohn e in caso di colite ulcerosa.

Fungo Chaga: come assumerlo

Il fungo Chaga è facilmente acquistabile on-line e nelle erboristerie. Nelle soluzioni fitoterapiche più diffuse è reperibile sotto forma di integratori, capsule e in polvere biologica.

L’assunzione media, in genere, prevede 1 cucchiaino di polvere al giorno da solo o sciolto in tè o frullati. Il fungo, infatti, è completamente solubile in acqua quindi viene assorbito dall’organismo in modo rapido e ottimale.

Ricordate: è indispensabile, prima di iniziare qualsiasi trattamento a base di questo fungo, chiedere il parere del proprio medico di base.

Chaga: controindicazioni

Il fungo Chaga è uno di quei prodotti naturali adatti a tutti poiché non contiene alcuna sostanza nociva per l’uomo. I suoi componenti, inoltre, non si accumulano negli organi e nei tessuti, quindi difficilmente danno vita ad effetti collaterali o alterazioni nel lungo periodo.

Tuttavia ci sono alcune controindicazioni che devono essere assolutamente segnalate. Il Chaga, infatti, non deve essere assunto dai bambini di età inferiore ai 7 anni e in caso di:

  • gravidanza
  • disfunzione epatica
  • ipersensibilità
  • dissenteria
  • disfunzioni intestinali.

I possibili effetti collaterali legati al suo utilizzo in queste situazioni sono:

  • Reazioni cutanee allergiche
  • Disturbi dell’apparato digerente
  • Diarrea
  • Nausea
  • Ansia
  • Insonnia
  • Eccitabilità del sistema nervoso

Se durante l’assunzione prolungata si dovessero presentare uno o più sintomi di questa tipologia, è bene sospendere immediatamente il trattamento e contattare il proprio medico di fiducia.

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