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L’aconito è una pianta velenosa dai bellissimi fiori blu, usata in omeopatia per curare ipertensione e ansia grave

aconito

Conosciuto fin dall’antichità per la sua elevata velenosità, l’aconito è una pianta alpina che si contraddistingue per i suoi bei fiori blu a spiga. Con le dovute accortezze può essere anche coltivato in giardino per scopi ornamentali e in omeopatia può essere usato per la cura di ipertensione e ansia.

L’aconito è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Ranucolaceae. Diffusa nelle aree montane delle Alpi, è una della pianta più tossiche tra le specie botaniche presenti in Italia.

Fin dall’antichità è noto il suo elevato grado di tossicità che la rendeva uno strumento utile per avvelenare e uccidere i nemici.

La bellezza dei suoi fiori la rende una pianta adatta per la coltivazione all’interno di giardini. Per evitare possibili rischi, tuttavia, è bene conoscere i potenziali effetti velenosi della pianta. Inoltre, è meglio evitare che si trovi alla portata di animali domestici o di bambini.

Aspetto dell’aconito: come riconoscerlo

Questa pianta cresce spontaneamente nelle zone caratterizzate da climi  che vanno da fresco a temperato. Si trova facilmente sulle Alpi e nei boschi di montagna, in varie località d’Europa.

Nella sua varietà più comune, l’aconito napello (nome scientifico Aconitum napellus) raggiunge fino a 1 metro di altezza e si contraddistingue per i suoi particolari fiori blu (raramente bianchi) alti circa 1-2 centimetri con forma a grappolo allungato che si ricurva in una sorta di cappuccio.

aconito

Durante il periodo estivo si può notare lo sviluppo di spighe di fiori blu. Nelle altre specie le sfumature cromatiche dei petali possono variare dal lilla al blu.

Le foglie sono di forma arrotondata dal diametro di circa 5-7 centimetri, e la radice è di aspetto tuberoso.

Esistono altre varietà, sempre tossiche, come l’aconito vulparia, presente nei pascoli e nei boschi delle Alpi e degli Appennini. Questa pianta è caratterizzata da un’infiorescenza più diradata e villosa di colore giallo pallido, ma sempre con la stessa forma di elmo allungato.

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Aconito napello: caratteristiche distintive

Nonostante la delicatezza delle infiorescenze, tuttavia, si tratta di una pianta velenosa a causa dell’anicotina, una potente sostanza alcaloide in essa presente.

Per via del suo aspetto rischia di essere scambiata con altri tuberi commestibili e pertanto sono stati documentati in passato casi di avvelenamento.

Pensate che anticamente veniva adoperata per avvelenare le punte delle frecce e dei giavellotti in battaglia. Era usata anche come veleno contro i nemici al fine di annientarli.

La pianta dell’aconito è pericolosa!!

La pianta contiene diverse molecole tossiche tra cui la più pericolosa è l’aconitina, uno dei veleni naturali più potenti che si conoscano. Questa pianta in antichità si usava per scopi bellici, intingendo punte di freccia nel veleno.

Effetti dell’aconitina

L’aconitina viene rapidamente assorbita dopo ingestione orale o anche per contatto dermico (con la pelle). L’ingestione di soli 3 grammi può portare già alla morte in poche ore.

L’azione è legata alla presenza degli alcaloidi dell’aconito, che colpiscono principalmente il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico.

I primi sintomi di avvelenamento 

L’intossicazione è molto rapida, dopo un periodo di latenza compreso tra 10 e 90 minuti dall’ingestione alla comparsa dei primi sintomi, il paziente sviluppa una combinazione di affezioni:

  • a carico dell’apparato cardiovascolare: palpitazioni, difficoltà di respiro, ipotensione, bradicardia, tachicardia, aritmia ventricolare, edema polmonare;
  • a carico dell’apparato gastrointestinale: nausea, dolore addominale, diarrea; oltre a disturbi sensoriali e motori, tipici dell’avvelenamento da aconitina.

I primi sintomi sembrano quelli tipici di una forma allergica: prurito e formicolio che dalla bocca si estende a tutto il volto e poi dalla punta delle dita progredisce lungo gli arti con tendenza ad estendersi a tutto il corpo fino alla completa anestesia.

Sintomi dell’avanzato avvelenamento 

A seguire si annebbiano i sensi, in particolare vista e udito, e iniziano i sintomi di difficoltà respiratoria, bradicardia, polso debole, ipotensione.

Chi ha assunto aconito dapprima percepisce calore diffuso, poi intenso calore interno, e poi subentra la febbre elevata, secchezza cutanea e mucosa.

La pelle può ricoprirsi di un’eruzione di tipo miliare accompagnata da forte prurito. Polso e respirazione accelerano e il paziente viene pervaso da grande agitazione psico-motoria.

Entro 2-6 ore, segue una sensazione di freddo, e infatti la temperatura del corpo si abbassa, sopraggiunge sudorazione, nausea, vomito, disturbi del ritmo cardiaco. Il polso diventa flebile ed infine il paziente si immobilizza per diffuse paralisi dei muscoli scheletrici e si verifica la morte per paralisi respiratoria.

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Dov’è presente l’aconitina 

L’aconitina è presente in dosi differenti in tutta la pianta, comprese le radici. Anzi, le radici sono le più pericolose e l’assunzione anche di una piccola dose può portare alla morte in meno di un’ora.

Il solo contatto con la pianta può provocare fenomeni di irritazione e intossicazione lievi, poiché i principi attivi possono essere assorbiti anche attraverso la pelle.

A tal proposito ci sono stati casi di avvelenamento di bestiame  entrato in contatto con la pianta. Bisogna però ricordare che gli animali imparano a selezionare ed evitare di brucare le piante tossiche.

Cosa fare in caso di avvelenamento 

Se la persona che ha assunto una parte della pianta viene prontamente portata in ospedale ed il personale sanitario riconosce subito la causa dell’avvelenamento, ci sono probabilità di guarigione elevate, in proporzione alla quantità di assunta.

  • Nei casi lievi si consiglia di provocarsi il vomito o sottoporsi ad una lavanda gastrica entro pochi minuti dall’ingestione.
  • Ad assorbimento avvenuto di basse dosi, non essendo disponibile alcun antidoto, la terapia può essere solo sintomatica e viene trattata in ospedale. Si cercherà di mantenere stabili gli effetti sul cuore utilizzando solfato di magnesio.
    La temperatura del corpo deve essere mantenuta mediante riscaldamento. Indicato l’uso degli analettici cardiaci e respiratori.
  • Per dosi molto elevate la morte può essere quasi istantanea.

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Aconito significato e curiosità

L’origine etimologica risale al termine greco, che evidenzia la sua tossicità, akòniton cioè ‘pianta velenosa’. Si tratta, infatti, di una specie botanica nota fin dall’antichità per il suo elevato grado di tossicità.

Si riconosce facilmente per il colore caratteristico dei petali dei fiori blu scuro e per la loro curiosa forma: la sommità dei fiori sembra infatti somigliare ad una sorta di elmo antico.

L’aspetto e la velenosità della pianta l’hanno resa nei secoli un simbolo negativo associato a numerose leggende.

Nel linguaggio dei fiori proprio per la sua alta tossicità simboleggia la vendetta e l’amore colpevole.

Nell’antichità era una delle piante più usate per avvelenare le frecce e le punte dei giavellotti prima delle battaglie, e veniva generalmente usata per avvelenare ed uccidere i nemici.

Aconito coltivazione

Nonostante l’elevato grado di tossicità, questa pianta può essere coltivata in giardino. La bellezza dei suoi fiori la rende adatta per le bordure dei giardini o all’interno di aiuole. Tuttavia, è importante assicurarsi che i bambini non entrino in contatto con i petali ricchi di sostanze tossiche e potenzialmente velenose.

Solitamente è preferibile piantarli in gruppo e lasciare che crescano. Il loro sviluppo risulta piuttosto lento per cui possono essere necessari alcuni anni.

Per crescere in modo adeguato queste piante richiedono temperature tipiche di un clima fresco/temperato. Vanno pertanto esposte in posizioni semi-ombreggiate preferibilmente in un’area tendenzialmente umida.

Pur resistendo a temperature molto basse, mal sopportano le gelate dei periodi invernali. Nella scelta del terreno è opportuno valutarne uno a giardino ricco di humus e soprattutto ben drenato.

Per quanto riguarda le innaffiature, gli aconiti richiedono una quantità d’acqua moderata ma regolare durante tutto il corso dell’anno. Per evitare che i rizomi marciscano, è importante assicurarsi che non si formino ristagni idrici.

Aconito, malattie di questa pianta

Pur trattandosi di una specie botanica rustica, non è del tutto esente dall’attacco di parassiti e malattie. In caso di un eccesso di umidità a carico delle radici, può essere attaccata da oidio e verticillosi. Se si verificano queste occorrenze, è necessario ricorrere all’uso di prodotti specifici, come insetticidi ad ampio spettro.

In entrambi i casi, infatti, in assenza di trattamenti si può rischiare la morte della pianta. Per prevenire queste problematiche, è opportuno evitare ristagni idrici e condizioni di eccessiva umidità in grado di danneggiare questa specie botanica.

Aconito utilissimo rimedio omeopatico 

La tossicità della pianta di aconito non è presente perché è abbondantemente diluita per preparare il rimedio. Gli omeopati, osservatori della natura, hanno notato che sintomi dell’avvelenamento sono simili all’estrema agitazione psico-motoria che può cogliere una persona in preda allo spavento con paura di morire.

Diventa così una medicina omeopatica indicata nelle situazioni d’emergenza. Per una corretta assunzione bisogna far riferimento ad un medico omeopata.

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Come si ottiene il rimedio omeopatico

Si ottiene sottoponendo al consueto processo di diluizione la tintura madre ricavata dall’omonima pianta allo stato fresco e raccolta prima della fine della fioritura.

Quando usare l’Aconitum Napellus 

L’Aconitum Napellus è usato in omeopatia per curare gli stati violenti, traumi, stati di ansia grave, tachicardia, ipertensione.

Si tratta di un rimedio ad azione breve, ma efficace anche per curare le infiammazioni di ogni genere causate prevalentemente da esposizione al freddo e al vento o al caldo intenso.

Contro traumi e spaventi 

Si usa anche quando si devono affrontare le conseguenze di traumi dovuti a paura o spavento.

Le pilloline di aconito sono consigliate per tutti quei malesseri che appaiono all’improvviso e presentano le seguenti sintomatologie: congestione intensa, pelle secca, calda e bruciante, polso accelerato, agitazione ed ansia, inquietudine, ipersensibilità eccessiva.

In caso di ipertensione 

In caso di ipertensione con il paziente che si aggrava in presenza di rumore, musica, luce, dal movimento. Aconitum viene usato nella cura dell’ipertensione, in caso di palpitazioni, tachicardia, polso accelerato, algie cardiache.
Altri rimedi omeopatici che completano l’azione di Aconitum sono: Arnica, Belladonna, Bryonia, Ipeca, Silicea.

In caso di febbre, raffreddamento e congestione 

Si usa l’Aconitum Napellus quando la febbre è associata a raffreddore acuto e tosse secca, rinite o laringite acute o polmonite, dolore, nevralgie, otite e otalgia, dolore e infiammazione all’orecchio e agli occhi, congestione dovuta ad un colpo di freddo, congestione allo stomaco.

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In caso di ansia estrema 

Il rimedio omeopatico può essere utile negli eventi acuti caratterizzati da una forte, incontrollabile stato di angoscia accompagnato da paura di morire e in casi di attacchi di panico. Può accadere in varie situazioni d’emergenza come nelle prime fasi di un infarto.

Il rimedio è utile in situazione di ansia estrema, in caso di shock mentale ed emotivo. Dunque anche in occasione di crisi ipertensive, forti palpitazioni, aritmie, convulsioni, tremori, difficoltà a respirare.

Attenzione: in caso di attacco di cuore non risolve il problema coronarico, ma può solo calmare il paziente, ridurre il panico, smorzare la sensazione di paura. Va invece sempre chiamato il 118 o recarsi immediatamente al Pronto Soccorso più vicino, senza sottovalutare la situazione.

Aconito, controindicazioni

Come anticipato, la maggiore controindicazione è data dalla tossicità della pianta per via della presenza di anicotina. Se ingerita, può provocare conseguenze letali all’organismo nel giro di poche ore. A causa del potere della sostanza alcaloide, occorre prestare attenzione anche al contatto con la pelle tramite cui la sostanza potrebbe penetrare.

Si raccomanda pertanto l’uso di guanti per toccare fiori e foglie. Il contatto dermico potrebbe provocare prurito, disturbi sensoriali fino ad arrivare a possibili disturbi motori.

Particolare cautela, quindi, va prestata in caso di presenza di bambini o animali domestici che possono accidentalmente toccare fiori e foglie di questa piana velenosa.

Altre informazioni

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Genziana: benefici e proprietà della pianta genziana

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Scopriamo insieme tutti i benefici e le proprietà della genziana incluso la ricetta per preparare un ottimo amaro naturale a base di genziana.

Quando si parla di genziana ci si riferisce ad una una pianta dai meravigliosi fiori blu-viola a campanula o alla radice che si compra in erboristeria per fare infusi o bevande digestive. In realtà si tratta del nome comune, che si riferisce a diverse specie appartenenti alla famiglia delle Gentianaceae.

In generale la genziana è una pianta erbacea perenne originaria dell’Europa centro-meridionale, il cui fusto può raggiungere il metro di altezza e la fioritura avviene prevalentemente in estate.

La pianta usata in fitoterapia è la genziana dai fiori gialli, di cui si adoperano solo le radici, tagliate a pezzi in autunno, tra il secondo e il quinto anno di vita della pianta, e poi essiccate al sole.

Le più conosciute per i loro splendidi fiori color pervinca sono invece le varietà come la genzianella (gentiana acaulis), la genziana di Koch (gentiana kochiana), la genziana di Clusio (gentiana clusii), la genziana ciliata (gentiana kochiana).

Genziana a fiori gialli o genziana alpina

La genziana a fiori gialli (gentiana lutea) è la varietà le cui radici sono utilizzate come detto in fitoterapia. Originaria dell’Europa e dei Balcani, cresce lungo l’arco alpino italiano, generalmente in mezza montagna, ad un’altitudine compresa tra 800 e 1.500 metri. Si tratta di una pianta erbacea perenne, che può raggiungere i 2 m di altezza.

Si riconosce dai fiori gialli e dalle foglie opposte e venate. La sua fioritura, che avviene da giugno ad agosto. Solo dieci anni dopo l’impianto comincia a produrre dei fiori gialli con dei semi avvolti da una capsula ovoidale.

Le sue radici sono piuttosto spesse e possono essere lunghe anche più di 1 metro. Sono l’unica parte che può essere utilizzata in medicina erboristica insieme ai rizomi.

Non deve essere confusa con la vetraria, che è simile ma ha fiori bianchi e foglie alternate.

Attenzione però a raccoglierla nei prati di montagna: è una pianta protetta e per procurarsi le sue radici bisogna necessariamente rivolgersi alle erboristerie.

genziana

Coltivazione della genziana

Questa pianta predilige i terreni calcarei e i prati di alta quota e anche se non è molto semplice trovarla cresce spontaneamente nelle zone montuose caratterizzate da un’alta acidità dei terreni.

La storia e le origini

Il termine genziana ha origini antichissime e testimonia il suo utilizzo già in epoca classica. Esso, infatti, deriva dal nome del re dell’Iliria, Gentius, che secondo la tradizione fu il primo a scoprirne le virtù nel corso del 2° secolo a.C.

Un’altra leggenda, questa volta ungherese, narra che fu la pianta prescelta per salvare il popolo da una grave carestia. Altri narrano di cavalieri vittime di incantesimi d’amore provocati dalla bellezza dei fiori e dal fascino mistico della pianta.

Utilizzi e proprietà della radice di genziana

Proprietà

Le virtù della radice di genziana sono note fin dall’antichità, tanto che nel Medioevo era considerata una panacea. Era infatti l’erba febbrifuga più comune prima dell’introduzione della chinino in Europa, nel XVII secolo.

Le radici di genziana gialla, grazie alla presenza di mucillagini, oli essenziali e alcaloidi, hanno spiccate proprietà digestive, diuretiche, tonificanti, antibiotiche e carminative.

Ancora oggi in fitoterapia viene usata per:

  • contrastare stati febbrili,
  • rinforzare il sistema immunitario
  • favorire l’eliminazione dell’acido urico
  • curare l’ittero, la tosse, il raffreddore

Contiene inoltre glucosi, sostanze amare, che stimolano le secrezioni gastriche e salivari. Per questo è considerata digestiva e stimolante, usata come decotto in acqua o in infusione in alcool. Per questo è usata per:

  • stimolare l’appetito
  • facilitare la digestione
  • per favorire l’eliminazione dell’acido urico
  • curare i disturbi digestivi (in particolare dolori di stomaco, gonfiore e flatulenza).

Le sue applicazioni sono numerose anche nell’industria farmaceutica e cosmetica e nella produzione di aromi ed estratti. Per queste sue proprietà benefiche rientra anche nei fiori di Bach

Utilizzi della genziana

Le parti utilizzate in erboristeria sono le sue radici e il rizoma. Per uso interno può essere bevuto sotto forma di decotto o di infuso alcoolico per curare:

  • Disturbi gastrointestinali: gastrite, coliche, flatulenza, diarrea, vomito, nausea, digestione difficile, atonia intestinale, eliminazione di parassiti e vermi intestinali.
  • Problemi epatici: decongestionamento del fegato, stimolazione della cistifellea, ittero.
  • Benessere generale: tonico, purificazione del corpo, astenia, ossidazione cellulare.

Per uso esterno si può spennellare la tintura madre sulla pelle per curare le:

  • Affezioni dermatologiche: riassorbimento di cicatrici, dermatosi infiammatorie, decongestionamento cutaneo, ferite infette.

Grazie ai principi attivi come secoiridoidi (amarogentina, stevioside), alcaloidi (genzianina, genzianidina), glucosidi (gentiopicroside) e flavonoidi.

Dosaggi 

Per le malattie del tratto digestivo e del fegato si può assumere un infuso (o un decotto) preparato con 2 gr di radice essiccata in una tazza di acqua bollente per qualche minuto. Si possono prendere da 4 a 5 tazze al giorno, almeno mezz’ora prima di mangiare.

Esistono infusi pronti venduti in farmacia e preparati da aziende farmaceutiche, con estratti di genziana spesso abbinati ad altre piante medicinali.

Per il trattamento di patologie cutanee (cicatrici, dermatosi infiammatorie, ferite infette) spennellate più volte al giorno direttamente sulle lesioni con alcune gocce di tintura madre, che può essere preparata anche da soli facendo macerare 15-20 gr di radice in 1 l di alcool a 50°.

Curiosità 

La gentiopicrina, contenuta anch’essa nella radice, si è rivelata efficace nella cura della malaria.

Controindicazioni

Attenzione però alla tossicità della pianta: mai mangiarne le foglie fresche poiché sono altamente velenose! Vista la sua pericolosità, è bene assumerne gli estratti dietro indicazione medica.

L’assunzione di genziana è controindicata per i pazienti con ulcere dello stomaco e/o duodenale, esofagea o cancro allo stomaco, ed anche in caso di pressione alta.

Le donne incinta o che allattano non possono assumere farmaci a base di genziana, perché interrompe la montata lattea. Inoltre, non è adatta per i bambini, come raccomandato dall’Agenzia europea per i farmaci.

Reazioni avverse e reazioni con farmaci

Alle dosi prescritte solitamente non ci sono reazioni avverse. Tuttavia, ci sono stati casi di mal di testa, nausea, diarrea improvvisa e frequenza cardiaca accelerata.

Se ingerita ad alte dosi possono verificarsi disturbi (emicrania, sensazione di ubriachezza, spasmi), per questo è fondamentale rispettare le dosi prescritte.

proprietà della genziana - radici di genziana

Genziana alcool

La genziana gialla è utilizzata principalmente per preparare aperitivi e liquori e rientra nella composizione di, a cui conferisce la sua amarezza.

La genziana si sposa bene con l’alcool.

Genziana liquore

Tuttavia, con le dovute accortezze, è possibile preparare in casa un ottimo amaro digestivo a base di radice di genziana, profumato allo zenzero e limone.

Eccovi gli ingredienti per preparare un amaro digestivo a base di radice di genziana.

  • 40 gr di radice essiccata di genziana
  • 1 bottiglia di alcool per liquori a 95°
  • 1 limone bio
  • 1 stecca di cannella
  • 1 cucchiaio di chiodi di garofano
  • 1 cucchiaio di noce moscata spaccata a pezzetti (in polvere diventa difficile da filtrare)
  • 1 pezzetto di zenzero lungo 3 cm
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 1 l di acqua
aromatic bitter

Ecco un amaro digestivo a base di radice di genziana, profumato allo zenzero e limone.

Preparazione. In un contenitore con coperchio, mettete a macerare i pezzetti di radice di genziana, la scorza del limone, lo zenzero pelato e le spezie nell’alcool per 15 giorni al buio, avendo cura di scuotere bene ogni giorno.Filtrate e tenete indietro la parte solida. Fate sciogliere lo zucchero nell’acqua e versateci sopra la parte solida del macerato, fate bollire per 20 minuti e poi filtrate di nuovo.

Aggiungete la soluzione d’acqua zuccherata e macerato al preparato alcolico e mescolate. Potete ancora filtrare se volete un liquido ambrato puro. Versate in una bottiglia e fate riposare il liquore per almeno un mese prima di berlo. Questo amaro è un digestivo aromatico per il dopo pasto.

Eccovi anche le ricette per preparare altri ottimi amari e digestivi fatti in casa:

Genziana: grappa

 

Genziana: tisana

 

Genziana: rossa

 

Genziana sarda

 

Violetto di genziana

Si tratta di un colorante che prende solamente il nome da questa pianta ed è usato per curare afte, candida e tinea.

Se vi interessano le proprietà e le applicazioni in cucina e fitoterapia della genziana, potrebbero anche piacere questi libri:

Scopri le proprietà di queste piante:

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Le migliori ricette di succhi di frutta da fare in casa durante l’inverno

succhi di frutta invernale

Anche i succhi di frutta invernale possono essere gustosi e ricchi di principi nutritivi: scopri le nostre ricette facili e veloci!

Succhi di frutta fatti in casa: con l’arrivo del freddo invernale, il nostro organismo ha ancora più bisogno del giusto apporto di vitamine, fibre e Sali minerali presenti nella frutta e nella verdura per resistere ai classici malanni di stagione.

Il modo migliore per iniziare la giornata anche in inverno e fare il pieno di energia è bere dei buoni succhi di frutta fatti in casa.

Li potremmo bere al momento o conservare in frigorifero per qualche giorno utilizzando un contenitore di vetro con chiusura ermetica.

Ecco quindi tre gustosissime ricette invernali di succhi di frutta fatti in casa  semplici da fare e ricchi di tutti i nutrienti necessari al benessere psico-fisico durante la ‘brutta’ stagione.

Succhi di frutta fatti in casa: 3 ricette per l’inverno

Cominciamo con la ricetta più semplice e forse anche più nota:

Succo di frutta al limone ed erbe aromatiche

Ottimo per aiutare l’organismo ad eliminare le scorie e i liquidi in eccesso, questo succo è ricco di antiossidanti naturali, potassio e vitamina C.

Lo arricchisce nel gusto e nelle proprietà benefiche una manciata di mirtilli, un paio di cucchiai di succo d’agave, che aggiunge dolcezza e un pizzico di rosmarino e basilico fresco.

Per prepararlo vi occorrerà:

  •  il succo di 2-3 limoni medi
  • 470 ml di acqua
  • 225 gr di mirtillo nero
  • 2 cucchiai di succo di agave oppure di miele
  • 2-3 foglie di rosmarino e basilico

Preparazione. Pulite la frutta e le erbe, spremete i limoni, e mettete tutto nel mixer. Riducete a frullato e bevete subito o con l’aggiunta di un cubetto di ghiaccio.

Succhi di frutta invernali

Succhi di frutta invernali fatti in casa: antiossidante naturale per il succo di limone e mirtilli. Mettete tutto nel mixer e fate il pieno di salute!

Succo di frutta alla barbabietola, carota e frutti di bosco

Le proprietà benefiche delle barbabietole – così ricche di potassio, ferro, vitamine e fibre – e dei frutti di bosco (mirtillo, ribes, lamponi) ma potete anche usare sambuco o ginepro – che migliorano l’acutezza mentale svolgono un’azione antinfiammatoria e depurativa per il fegato – in un mix perfetto dal colore rosso vivo.

Nasce così il succo di frutta alla barbabietola, la cui ricetta è arricchita da:

  • 2 mele
  • 1 barbabietola piccola cruda
  • 2 carote
  • 225 gr di frutti di bosco a scelta tra mirtilli, ribes, lamponi o fragoline
  • qualche foglia di menta fresca

Preparazione. Pulite la verdura, i frutti di bosco e la menta. Sbucciate le carote, la mela e la barbabietola. Mettete tutto nel mixer per ottenere un frullato da bere freddo, si conserva 1 giorno nel frigo.

succhi di frutta invernale

Un succo di frutta invernale che è anche depurativo: succo alla barbabietola e mirtillo

Succo di frutta al limone, zenzero e curcuma

Decisamente più speziato e intrigante, questo succo di frutta può essere considerato un vero e proprio infuso disintossicante, e come tale, può essere consumato caldo come un te.

Lo zenzero è un antibatterico naturale in grado di stimolare le difese immunitarie dell’organismo, mentre la curcuma ha un effetto purificante visibile soprattutto sulla pelle. Per prepararlo vi occorrerà:

  • ½ cucchiaino di curcuma in polvere
  • 1 cucchiaino di radice di zenzero grattugiato oppure ½ cucchiaino di zenzero in polvere
  • il succo di 1-2 limoni
  • 350 ml di acqua
  • 2 cucchiaini di miele

Preparazione. Mettete il succo di limone e gli ingredienti tutti nel frullatore e riducete in succo. Potete berlo durante la giornata, meglio se freddo, e si conserva 2-3 giorni in frigo.

succhi di frutta invernali

Limone, curcuma e zenzero: un pieno di salute!

E voi, di che succo siete?

Succhi di frutta: qualche approfondimento utile

Eccovi anche altri approfondimenti e ricette sul tema dell’alimentazione sana e naturale:

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Scoprite tutte le cause delle macchie bianche sulla pelle

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Le macchie bianche sulla pelle sono un problema molto diffuso e, spesso, non grave che può avere diverse cause mediche o estetiche. Scopritene di più.

Cosa sono le macchie bianche sulla pelle

Le macchie bianche sulla pelle sono un fenomeno causato dall’incapacità dei melanociti di produrre un’adeguata quantità di melanina e, quindi, la parte interessata si presenta ipopigmentata.

La comparsa di tali macchie può essere causata da molteplici fattori, quindi, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico di base che valuterà la necessità di una visita specialistica presso un dermatologo.

Macchie bianche sulla pelle e altri sintomi

Nella maggior parte dei casi le macchie bianche sulla pelle si presentano senza ulteriori sintomi come prurito, desquamazioni, bolle o febbre. La mancanza di altri sintomi non deve, comunque, ritardare la visita da un medico.

Ottenere una diagnosi tempestiva può, infatti, favorire una rapida risoluzione del problema.

Cosa fare in caso di macchie bianche sulla pelle

In caso di comparsa di macchie bianche sulla pelle è necessario recarsi dal proprio medico al fine di ottenere una diagnosi puntuale del problema e un’eventuale trattamento da seguire.

In genere, la presenza di macchie bianche sulla pelle non è, comunque, sintomo di patologie pericolose ne contagiose.

Le principali cause delle macchie bianche sulla pelle

I fenomeni di ipopigmentazione della pelle possono avere molteplici cause, tra le principali vi sono:

  • malattie ereditarie come la vitiligine
  • infezioni batteriche come la Pitiriasi Versicolor
  • patologie pregresse come la psoriasi
  • un’eccessiva esposizione al sole.

Approfondiamo, quindi, le principali cause delle macchie bianche sulla pelle e il loro trattamento.

Vitiligine

La vitiligine o leucoderma è una patologia che si manifesta con macchie bianche di forma irregolare e dimensioni, anche, estese.

Tali macchie possono interessare viso, collo, braccia mani e, più raramente, possono presentarsi in prossimità di unghie, occhi, ano e genitali.

macchie bianche

La vitiligine causa macchie bianche sia sul viso che sul tronco e sugli arti

Le cause della vitiligine

In genere la vitiligine si manifesta durante la gioventù e le sue cause esatte non sono, ancora, totalmente conosciute.

Si presume che l’ereditarietà giochi un ruolo fondamentale nel suo sviluppo, così come tale patologia potrebbe essere acuita dallo stress e dalla concomitante presenza di ipertiroidismo, insufficienza surrenalica o anemia causata dal mancato assorbimento della vitamina B12.

Trattamento della vitiligine

La cura è volta, principalmente, a ridurre il contrasto tra le zone interessate dall’ipopigmentazione e quelle normali.

Nei casi meno gravi è possibile ricorrere a diversi rimedi naturali facilmente realizzabili, anche, in casa come impacchi a base di olio di oliva e avocado o a base di lavanda e olio di neem.

Quando tale patologia si presenta in maniera più seria può essere necessario ricorrere a sedute di fototerapia.

La vitiligine, infatti, può minare il benessere psicologico di chi ne soffre causando grossi problemi di autostima e di accettazione del proprio aspetto fisico. Anche se ultimamente la percezione è cambiata e si sono viste persino modelle affette da vitiligine su viso e corpo sfilare per case di moda e posare per pubblicità varie.

Pitiriasi Versicolor

Le macchie bianche della pelle sul collo, sulla schiena o sul tronco possono, anche, essere causate dalla pitiriasi versicolor o tinea versicolor, un’infezione del derma non contagiosa neanche tramite il contatto diretto con la pelle.

Si manifesta con la comparsa graduale di macchie circolari di piccole dimensioni che col tempo tendono a unirsi per formare un’area depigmentata molto più estesa.

In genere, queste macchie si presentano su schiena, petto, collo e braccia ma vi sono casi in cui interessano anche il viso.

Le cause della Pitiriasi Versicolor

La malattia è causata da microrganismi di natura fungina che normalmente albergano sulla pelle senza però causare alcun tipo di fastidio. Vi sono, però delle particolari condizioni che possono indurre una proliferazione incontrollata di tali funghi e, quindi, la comparsa di macchie bianche.

Tra le situazioni a rischio vi sono:

  • sudorazione eccessiva
  • uso di cosmetici che ostruiscono i pori della pelle
  • pelle particolarmente grassa
  • sistema immunitario debole

Trattamento Pitiriasi Versicolor

La cura avviene tramite l’utilizzo per 10-15 giorni di pomate da stendere sulla parte interessata e di solito le macchie tendono a scomparire totalmente dopo qualche mese dalla fine del trattamento.

I casi di recidiva sono purtroppo frequenti e spesso è necessario intervenire con farmaci orali.

macchie bianche

La Pitiriasi Versicolor è causata da microrganismi di natura fungina

Pitiriasi Alba

Un’altra causa comune delle macchie bianche sulla pelle può essere la pitiriasi alba, una patologia che colpisce in particolar modo bambini e giovani.

Si manifesta con macchie non pruriginose, ma caratterizzate da desquamazione, che interessano principalmente il viso e le braccia. Durante la stagione estiva si registra una maggiore frequenza di casi di questo disturbo dermatologico.

Le cause della Pitiriasi Alba

I motivi che causano la comparsa di Pitiriasi Alba non sono ancora stati individuati con esattezza, si è notata, comunque, una sua maggior incidenza su pelli particolarmente secche o affette da dermatite atopica o in soggetti che soffrono di psoriasi.

macchie bianche

la Pitiriasi Alba una patologia che colpisce in particolar modo bambini e giovani.

Trattamento Pitiriasi Alba

La Pitiriasi Alba scompare spontaneamente nel giro di qualche settimana dalla sua manifestazione, si consiglia comunque di mantenere sempre la pelle molto idratata e di proteggerla dal sole tramite creme con un alto fattore protettivo.

Ipomelanosi guttata

Una delle più comuni cause di macchie bianche sulle gambe e braccia è riconducibile all’ipomelanosi guttata, un disturbo cutaneo che si manifesta principalmente in donne con più di 50 anni d’età.

Si caratterizza per la presenza di piccole macchie tondeggianti che si concentrano principalmente su gambe, braccia, decolté o, comunque, zone sempre esposte ai raggi solari.

Tale situazione si presenta in tutta la sua evidenza durante l’estate, quando, l’abbronzatura del resto dell’epidermide crea un contrasto ancora più marcato con le zone ipopigmentate.

Cause dell’ipomelanosi guttata

È una delle conseguenze di un’eccessiva esposizione ai raggi solari e si manifesta quando la pelle inizia ad invecchiare.

macchie bianche

L’ipomelanosi guttata si caratterizza per la presenza di piccole macchie tondeggianti che si concentrano principalmente su gambe e braccia

Trattamento dell’ipomelanosi guttata

Purtroppo non esiste un trattamento volto a eliminare le macchie bianche sulla pelle causate da questo disturbo, ma si può solo agire in via preventiva cercando di limitare l’esposizione ai raggi solari e utilizzando creme solari con un fattore protettivo maggiore di 50.

Le macchie bianche sulle unghie

Spesso si possono presentare delle macchie bianche sulle unghie, questo fenomeno denominato leuconichia, è trasversale a tutte le fasce di età e può essere causato da:

Un’altra causa comune delle macchie bianche sulle unghie è, anche, un prolungato utilizzo di smalto, soprattutto, quando viene aggiunto allo strato già presente senza essere sostituito in toto.

Questa abitudine, piuttosto diffusa, causa una sorta di macerazione dello strato superficiale dell’unghia.

Come coprire le macchie bianche sul viso

Le macchie bianche sul viso, a prescindere dalla loro causa, possono essere facilmente coperte utilizzando correttore e fondotinta da scegliere in una tonalità il più simile possibile a quella della pelle non depigmentata.

Nel caso le macchie siano causate da vitiligine, in farmacia sono disponibili linee cosmetiche create ad hoc per chi soffre di questo tipo di problema con un altissimo potere coprente, che non si sciolgono con acqua e sudore.

Come coprire le macchie bianche su gambe e braccia

Le macchie macchie sulle gambe d’estate possono essere coperte utilizzando una crema autoabbronzante la cui tonalità va scelta con cura per evitare un peggioramento della discromia. Il consiglio in più è scegliere questo cosmetico in versione in spray in quanto è più facile ottenere un effetto uniforme e compatto.

Mentre d’inverno con calze coprenti di colore scuro o fantasia aiuteranno a nascondere questo inestetismo.

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Plastica nei mari: i dati di un fenomeno presto fuori controllo

plastica nei mari

Il fenomeno della plastica nei mari è una delle emergenze più inquietanti a livello ambientale presenti oggi: un fenomeno che rischia di diventare presto ingovernabile e che provoca ingenti danni agli ecosistemi ed alla salute umana. Eppure, si contano sulle dita di una mano i Paesi responsabili di più della metà della plastica buttata a mare ogni anno: possibile non si riesca a fare nulla?

Immaginate di navigare in mare aperto e di scorgere, all’improvviso davanti a voi un’isola del tutto inaspettata: vi sentireste probabilmente come i grandi esploratori del passato, come gli eroi dei più epici racconti. A differenza loro, però, voi rischiate una cocente delusione: quella di rendervi conto di non aver scoperto un lembo di terra inesplorato, ma una delle discariche sorte spontaneamente nell’oceano.

La prima volta che il capitano di uno yacht è incappato nella grande macchia di rifiuti del Pacifico erano gli anni Novanta. Da allora, simili formazioni sono state avvistate in tutti gli oceani.

Si tratta di macchie fitte e compatte che sono formate da rifiuti in plastica che navigano nelle acque, costituendo un pericolo per gli ecosistemi marittimi e anche per le navi. Recentemente, uno studio dell’Australia’s Center of Excellence for Climate System Science ha permesso di avere un quadro più dettagliato della situazione, individuando i moti che portano alla formazione di queste riserve di plastica. La scoperta fatta non è delle più incoraggianti: anche se smettessero oggi di venire immessi nuovi rifiuti nel mare, queste aree già esistenti continuerebbero a crescere per altre centinaia di anni, per via di tutto il materiale già disperso negli oceani!

A vederle, probabilmente, queste isole di plastica non sembrerebbero così terribili: essendo composte di materiale per lo più trasparente e sottile, sarebbe anzi difficile distinguerle ad occhio nudo.

MA QUALCUNO CI PROVA: Come rimuovere 7 milioni di tonnellate di rifiuti dall’oceano…

Eppure, esse costituiscono un enorme pericolo per gli animali marini, con pesci e volatili che rischiano di rimanere impigliati nei rifiuti o di ingerire il materiale di scarto. La plastica nei mari non si degrada se non in tempi lunghissimi e addirittura diventa essa stessa nuova roccia.

Inoltre, come spiegano i ricercatori, la presenza di questi ammassi di plastica è lo specchio di problemi ancor più gravi: sulle stesse rotte e seguendo le stesse correnti marittime si spostano anche i rifiuti tossici che finiscono in mare, accumulandosi e creando danni ancor maggiori agli ecosistemi. Cose che, come vedremo, farebbero quasi pensare che forse il plastic patch è il male minore per i nostri mari.

Plastica nei mari: quanta viene ingerita dai pesci?

La produzione mondiale di plastica supera i 250 milioni di tonnellate l’anno e richiede l’impiego di circa l’8% della produzione mondiale di petrolio. Per i rifiuti successivamente prodotti solo il 3% è riciclato, mentre il restante è disperso in ambiente dall’uomo, abbandonato in terreni agricoli, fiumi e mari (ben 8 milioni di tonnellate finisce negli oceani).

L’analisi condotta dalla Scripps Institution of Oceanography dell’Università di California, effettuata tramite una spedizione in Oceano Pacifico nell’agosto 2009 e pubblicata recentemente sulla rivista Marine Ecology Progress Series, aveva fornito per la prima volta dati concreti riguardo le conseguenze di tali cattive abitudini.

Il gruppo di ricercatori che aveva perlustrato centinaia di chilometri nell’oceano Pacifico settentrionale per raccogliere esemplari di pesce ha potuto dimostrare che più del 9 per cento del pescato aveva piccoli pezzi di plastica nello stomaco.

Dall’elaborazione dei loro risultati è emerso che i soli pesci che abitano il nord dell’oceano Pacifico ingeriscono tra 12.000 e 24.000 tonnellate di plastica l’anno. La presenza della plastica nei mari ha effetti devastanti non solo per gli abitanti dei mari, ma per la sopravvivenza dell’ecosistema, in quanto può impedire alla luce solare di raggiungere il fondo marino, arrestando cosi anche la crescita delle alghe autoctone, come si evidenziava anche in questo articolo Great Pacific Garbage Patch: un oceano di plastica!.

Un primo passo per l’eliminazione di tale forma di inquinamento negli anni scorsi è stato compiuto anche dal Governo Italiano. Da gennaio 2011 sono stati, infatti, messi al bando i sacchetti di plastica utilizzati per la spesa non conformi alla norma tecnica comunitaria EN 13432 a seguito di un divieto sancito dall’Europa. E’ stata bandita, in tal modo, la busta in polietilene, un materiale i cui tempi di degradazione vanno dai 100 ai 1000 anni. Al suo posto vengono utilizzati materiali più biodegradabili e quindi ecologici, composti principalmente da farina, amido di mais, grano e altri cereali. Ma, purtroppo, non in tutto il mondo è così….

plastica nei mari

La plastica nei mari è destinata a diventare un’emergenza fuori controllo a meno che non vengano prese misure radicali a livello mondiale da subito

5 paesi asiatici scaricano più plastica del resto del mondo

Una cosa che non tutti sanno è che degli otto milioni di tonnellate di rifiuti di plastica riversati annualmente nei mari e negli oceani sono responsabili un piccolo numero di paesi: cinque paesi asiatici (Cina, Indonesia, Filippine, Thailandia e Vietnam) sono infatti responsabili del 55-60% dei rifiuti plastici nei mari a livello globale.

Se continuerà questo trend gli esiti saranno catastrofici: nel 2025 la marea dei rifiuti salirà a 250 milioni di tonnellate, pari a una tonnellata di plastica per ogni tre tonnellate di pesce nei nostri oceani. Ad oggi è come se un camion carico di spazzatura riversasse il suo contenuto in mare ogni minuto. Un’immagine inquietante che esemplifica la gravità di un problema risolvibile solo con l’attuazione di politiche comuni.

Tali dati emergono dal recente rapporto “Stemming the tide: land-based strategies for a plastic-free ocean”, redatto dall’organizzazione ambientalista statunitense Ocean Conservancy in collaborazione con il McKinsey Center for Business and Environment. «Questo studio, per la prima volta, traccia un percorso specifico per la riduzione e la definitiva eliminazione dei rifiuti di plastica negli oceani. Viene confermato quello che molti scienziati pensavano già da tempo, cioè che le soluzioni di questa criticità cominciano effettivamente a terra. Servirà uno sforzo coordinato tra le industrie, le Ong e i governi per risolvere questo sempre più grave problema di ordine economico e ambientale», ha affermato l’amministratore delegato di Ocean Conservancy Andreas Merkl.

La plastica è una delle invenzioni più versatili del nostro tempo che ha trovato vaste applicazioni un po’ in tutti i campi. In assenza di accorte politiche per la riduzione degli sprechi e il corretto smaltimento costituisce però un fattore inquinante di estrema pericolosità, configurandosi come una vera minaccia per l’ecosistema. Leggera, forte, insolubile in acqua e resistente al deterioramento biologico, una volta che raggiunge gli oceani assorbe altri inquinanti, si rivela persistente e può mantenere la sua forma per centinaia di anni, compromettendo la salute degli organismi marini con gravi conseguenze per la catena alimentare. Un problema anche per l’industria della pesca, che occupa 55 milioni di persone, per un valore approssimativo di circa 220 miliardi di dollari.

Lo studio della Ocean Conservancy ribadisce che l’80% dei rifiuti plastici finiti nei mari deriva dalla terraferma più che dai pescherecci o dalle piattaforme petrolifere: 3/4 sono il frutto della mancata raccolta, mentre il restante quarto dipende dalle pecche nel sistema di smaltimento. Circa il 60% degli sversamenti di detriti plastici in mare non si deve però ai Paesi più industrializzati, ma a cinque Stati asiatici che in tempi recenti hanno registrato una notevole crescita economica. L’aumento del Pil, la riduzione della povertà e il generale miglioramento della qualità di vita ha generato una crescente domanda di prodotti di consumo, non corrisposta tuttavia da un adeguato sviluppo dei sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Se la Cina è responsabile di ben 3,5 milioni di tonnellate di plastica che finiscono ogni anno nei mari, altrettanto grave è la situazione nelle Filippine (550mila tonnellate l’anno), dove è praticamente inesistente il riciclo e permangono notevoli carenze in tutta la gestione dei rifiuti, tanto che il 90% della plastica illegalmente smaltita finisce proprio in mare. Più in generale, nei cinque Paesi sopra elencati solo il 40% della spazzatura viene raccolta per lo smaltimento, che a sua volta presenta numerosi limiti a causa dell’abusivismo e delle discariche non sufficientemente isolate.

plastica nei mari

La plastica nei mari è una piaga soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Quali sono le misure improcrastinabili

Per arginare la marea di questi minacciosi detriti Ocean Conservancy suggerisce una serie di misure volte a tagliare la dispersione dei rifiuti del 45% in dieci anni, con la prospettiva di risolvere definitivamente il problema nel 2035. Nel breve e medio periodo il report consiglia di accelerare la diffusione dei sistemi di raccolta e di prevenzione delle perdite successive a questa fase, dando poi impulso alle opzioni di trattamento commercialmente possibili per trasformare i rifiuti in energia o altri materiali (misura che ridurrebbe la dispersione del 16% dal 2025).

A lungo termine sono indicate invece altre priorità, quali le innovazioni tecnologiche in materia di raccolta e trattamento, lo sviluppo di nuovi materiali, l’eco-design di prodotto per facilitare il riutilizzo e il riciclo, nonché l’adesione ai principi di circolarità che assicurano un ciclo di vita della plastica più sostenibile. Stando alle stime fornite dal rapporto il costo totale di queste misure ammonterebbe a cinque miliardi di dollari l’anno. Una cifra non indifferente che avrebbe però notevoli ricadute positive per l’economia globale, basti considerare, solo per fare un esempio, l’incidenza del problema dei rifiuti sui costi sanitari.

Il report parla chiaro: i prossimi dieci anni saranno quelli decisivi per risolvere in modo efficace la dispersione dei detriti di plastica nei mari. Affinché le soluzioni sudiate possano aver successo occorre però una risposta concertata a livello globale, guidata da una coalizione internazionale di aziende, governi e Ong. Tra gli altri compiti questo fronte dovrebbe fungere da catalizzatore degli impegni presi dai singoli governi, fornire concreti esempi di fattibilità mediante i progetti locali e mettere a disposizione il supporto tecnologico nella gestione dei rifiuti. La questione dei detriti di plastica negli oceani acquisirebbe così la sua priorità quale parte dell’agenda politica globale sugli oceani e sull’ambiente.

Stemming the tide” sottolinea in particolare l’importante ruolo dell’industria nel guidare le soluzioni e nel catalizzare gli investimenti pubblici e privati per risolvere il problema della “monnezza” di plastica finita nei mari di tutto il mondo. Il report è infatti un’iniziativa della Trash Free Seas Alliance, un impegno promosso e coordinato dalla Ocean Conservancy teso a unire il mondo dell’industria, quello della scienza e i leader della tutela ambientale che condividono l’obiettivo comune di un oceano sano e libero dalla spazzatura. A questo piano partecipano già importanti multinazionali quali Coca Cola e Dow Chemical e altre se ne aggiungeranno presto, a testimonianza di come tale problema sia particolarmente sentito e abbia raggiunto un livello di criticità.

Tutti gli Stati devono sentirsi coinvolti, poiché la vergogna delle oltre 270mila tonnellate di plastica nei mari ha molte responsabilità e reclama uno sforzo comune. Ad oggi meno del 5% della plastica prodotta viene riciclata, il 40% è destinata alla discarica, mentre un terzo si perde negli ecosistemi con danni rilevanti. Siamo giunti al paradosso che questo materiale simbolo della modernità è talmente diffuso da rappresentare un valido indicatore stratigrafico, utilizzato perfino per i sedimenti marini. Pensate, con la plastica prodotta negli ultimi decenni potremmo ottenere una pellicola capace di avvolgere l’intero pianeta Terra.

Stemming the tide”, il titolo del report, può esser tradotto in “Arginare la marea”. Capirete da soli quanto sia appropriato per la materia in questione, oggi di estrema gravità.

Cosa fa l’Europa?

L’Europa, spesso pioniera nel varare misure che limitano gli impatti ambientali di attività produttive, da tempo sta affrontando il problema della plastica nei mari da più angolazioni.

Da un lato, ambisce a ridurre del 30% entro il 2020 i 10 oggetti di plastica più comuni che vengono trovati in mare. Dall’altro, favorendo un’economia circolare che privilegi riciclo, riuso e l’utilizzo efficiente delle risorse, con la collaterale riduzione degli oggetti di plastica usati.

A inizio 2018 la è stata pubblicata una nuova Strategia sulla plastica, che mira a fare dell’UE la capofila mondiale nella transizione a una plastica sostenibile (bioplastica o materiali interamente riciclabili).

La Strategia sulla plastica prevede che entro il 2030, tutti gli imballaggi nel territorio UE siano riciclabili. L’uso di microplastiche dovrà essere drasticamente ridotto. Un passo necessario che ci auguriamo venga emulato da tutti i governi nel mondo, per scongiurare lo scenario da incubo che si prospetta: un mare popolato da plastica più che da pesci.

Plastica nei mari: le letture utili

Ecco qualche libro che parla del fenomeno reperibile online:

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Macchie rosse sulla pelle, tutte le possibile cause

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Le cause delle macchie rosse possono essere decisamente molteplici, da una semplice dermatite atopica a patologie complesse come il lupus eritematoso sistemico. In genere, la diagnosi delle cause di queste lesioni della pelle avviene valutando il loro aspetto, la presenza di ulteriori sintomi e il quadro generale di salute del paziente. Scopriamo qualcosa di più su questo problema cutaneo.

Cosa sono le macchie rosse sulla pelle

La presenza di punti rossi sulla pelle evidenzia un processo patologico che può interessare solo l’epidermide o l’intero organismo.

A seconda della loro cause, possono localizzarsi in vari punti del corpo, come viso, schiena, braccia, addome, gambe, o anche coprirlo interamente. Inoltre, possono avere dimensioni e colore variabili.

Queste lesioni possono, infatti, presentarsi come di pochi millimetri di diametro o raggiungere, addirittura, un’estensione di qualche centimetro quadrato. Il colore può variare dal rosso tenue al rosso scuro quasi porpora.

Spesso, possono essere accompagnate da altri sintomi.

Le macchie rosse sono pericolose?

Nella maggior parte dei casi le macchie rosse sulla pelle, a prescindere dalla loro localizzazione, non indicano la presenza di un problema di salute serio.

Al fine di escludere la presenza di patologie importanti è, comunque, fondamentale recarsi dal proprio medico non appena si nota la comparsa di tali macchie e eseguire sempre una visita dal dermatologo o un altro specialista (ad esempio l’endocrinologo o l’ematologo) per approfondire ed eventualmente escludere problematiche importanti.

Macchie rosse, prurito e altri sintomi

In genere, la comparsa di macchie rosse sulla pelle è accompagnata da altri sintomi più o meno forti come:

  • prurito
  • bruciore
  • edema
  • desquamazione
  • croste o vesciche

La diagnosi delle macchie rosse

Tali macchie sulla pelle possono avere molteplici cause, pertanto, per una diagnosi corretta è sempre fondamentale rivolgersi al proprio medico di base che, a seconda dei casi e se lo ritiene opportuno, può prescrivervi una visita da un dermatologo, un ematologo o un endocrinologo o approfondire prima con esami specifici.

In genere, i medici individuano la causa delle macchie rosse analizzando:

  • localizzazione, forma, dimensione e colore della lesione
  • presenza di ulteriori sintomi come nausea o febbre
  • storia personale del paziente, ad esempio, età, allergie a farmaci, alimenti o sostanze varie, vissuti recenti traumatici o stressanti, viaggi effettuati in località dove sono presenti malattie endemiche

Le principali cause delle macchie rosse sulla pelle

Le cause delle macchie rosse possono essere molteplici, nella maggior parte dei casi sono banali e facilmente curabili, altre volte invece possono evidenziare la presenza di malattie sistemiche importanti.

Per tale ragione è sempre consigliato sottoporsi a una visita medica non appena queste si presentano. Vediamone alcune.

Ricordate che questo articolo non sostituisce in alcun modo un consulto con un medico, ma vuole solo dare delle informazioni di carattere generale. Per questo, non sottovalutate i vostri e fatevi vedere dal medico curante o da uno specialista.

Couperose

La couperose è una malattia cronica che si manifesta principalmente con macchie rosse localizzate sul viso nella zona del naso, delle guance e del mento.

È legata all’eccessiva vasodilatazione dei capillari del viso e causa in primo luogo vampate di calore al centro del viso, arrossamenti e formicolii. Questa prima fase può degenerare in una vera e propria acne, con pustole e macchie in rilievo, chiamata rosacea, che però si sviluppa solo quando il terreno genetico gli è favorevole, per lo più nelle popolazioni pallide del nord Europa.

La couperose progredisce più rapidamente quando i piccoli vasi del volto si dilatano in risposta ad un riscaldamento del viso. Alcuni alimenti, l’alcool, le emozioni o la luce solare aggravano i sintomi.

È necessario proteggere la pelle per evitare i raggi del sole, l’azione del vento ed i cambiamenti termici, in particolare il passaggio repentino dal freddo al caldo. Sciarpe e creme solari (idratanti, non grasse e senza alcool) sono quindi i migliori amici delle persone con couperose.

macchie rosse

Meglio evitare di sottoporre tutto il corpo a bagni caldi o ad un esercizio fisico troppo intenso, che provocano una vasodilatazione immediata per smaltire il calore in eccesso.

Nella dieta, meglio consumare bevande e pietanze tiepide, non eccessivamente speziate e non bere alcolici.

Spesso, questa comparsa di macchie è accompagnata da sensazione di calore, gonfiore, capillari dilatati e, nei casi più gravi, di pustole, fino al manifestarsi la vera e propria acne rosacea.

Acne

Un’altra delle principali cause di macchie rosse sulla pelle è l’acne nelle sue forme più severe.

Nel follicolo pilifero c’è una ghiandola sebacea che secerne il sebo. L’iperattività di tali ghiandole può portare all’ostruzione dei pori e alla successiva proliferazione microbica all’interno di questi punti neri e bianchi. In questa fase compaiono brufoli, papule, pustole di colore rossastro, noduli, più o meno sierosi a seconda della gravità.

Si presenta principalmente sul viso, sul tronco, sulla schiena e sugli avambracci. L’acne colpisce soprattutto gli adolescenti, e sembra che gli ormoni giochino un ruolo importante.

Per trattare l’acne è necessario combinare uno stile di vita sano (evitare il sole, lo stress e il tabacco) con un trattamento dermatologico antiacne da seguire con scrupolo, accompagnati sempre dalla regolare detersione della pelle. A volte sono necessari antibiotici o ormoni o farmaci a base di retinolo.

Dermatiti

Un’altra delle principali cause della comparsa di macchie sulla pelle è la dermatite da contatto, un’infiammazione cutanea che a sua volta può essere originata da vari fattori tra cui:

  • contatto con sostanze urticanti o ingestione di alimenti a cui si è allergici
  • esposizione prolungata o eccessiva ai raggi solari
  • sudorazione abbondante combinata ad una pelle delicata e sensibile
  • produzione eccessiva di sebo, soprattutto, nelle zone del corpo dove si concentrano le ghiandole sebacee come cuoio capelluto, viso, condotto uditivo e il torace
  • forte stress

In genere, la dermatite si manifesta in combinazione a prurito, secchezza e screpolature.

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Malattie infettive esantematiche

Nei bambini, la presenza di macchioline rosse sulla pelle, l’esantema appunto, può essere causata dalle classiche malattie eruttive come morbillo, varicella o sesta malattia, rosolia, scarlattina.

In caso di malattia esantematica, le macchie possono avere diverse forme, e possono essere localizzate su tutto il corpo, o solo su una sua metà, sul viso o anche sul cuoio capelluto e sulle mucose. Inoltre si accompagnano a segni specifici adenopatie, faringite, febbre alta, prurito intenso, nausea e malessere generale.

A seconda delle caratteristiche dell’esantema, del suo colore, della presenza di vescicole o papule, della sua grandezza, di desquamazioni e della sua estensione, si potrà diagnosticare se la malattia è virale (come quasi tutte le malattie esantematiche) o di origine batterica.

Malattie sistemiche e/o croniche

Diverse patologie possono causare la presenza di macchie rosse sulla pelle, tra queste le più comuni sono il lupus eritematoso sistemico, l’herpes simplex, l’herpes zoster e la psoriasi.

Tipologie di macchie rosse sulla pelle

In base alle loro possibili cause, le macchie rosse possono avere un diverso aspetto, localizzazione o presentarsi in combinazione ad altri sintomi. Scopritene qui le principali tipologie.

Petecchie

Le petecchie sono macchie rosse di forma circolare e dimensioni piuttosto ridotte o che, comunque, non superano i 3 mm.

Queste macchie sono causate dalla fuoriuscita di sangue dai capillari e, in genere, si localizzano su braccia e gambe, solo raramente, infatti, si formano sul viso.

Le petecchie possono essere causate da forti traumi o da patologie che alterano la capacità di coagulazione del sangue e scompaiono spontaneamente nel giro di pochi giorni.

Angioma rubino

L’angioma rubino o angioma ciliegia è un’altra tipologia di macchia che si presenta con un colore rosso accesso e può nel tempo trasformarsi in una sorta di neo.

Tali tipi di macchie rosse non sono pericolose ma non scompaiono spontaneamente. Per motivi estetici possono, quindi, essere eliminate tramite trattamenti laser da effettuarsi presso un studio dermatologico.

Emangioma

È un frequente tumore benigno della pelle che interessa le cellule che rivestono i vasi sanguigni.

L’emangiona, in genere, si sviluppa nei primi mesi di vita del bambino ma ha un’andamento involutivo, quindi, con gli anni tende a scomparire.

Eritema

L’eritema si presenta come un insieme di macchie rosse diverse dimensioni che possono localizzarsi sul viso o su ogni altra parte del corpo.

In genere è causato da dermatiti di diversa origine e da malattie esantematiche o croniche.

Ponfo

Le macchie rosse sulla pelle possono, anche, presentarsi sotto forma di ponfi rossi che causano un notevole prurito e sono attribuibili a una reazione allergica.

macchie rosse

Vescicola

Le vescicole sono cavità di piccole dimensioni con contenuto sieroso o ematico e, in genere, si presentano a causa di malattie infettive esantematiche o di patologie come l’herpes.

Come curare le macchie rosse sulla pelle

La cura delle macchie rosse, quando possibile, è diversa in base alle cause che le hanno generate.

Ad esempio, le macchie rosse causate dal reazioni allergiche possono essere facilmente curate eliminando la sostanza che le ha causate mentre, lesioni causate da lupus eritematoso sistemico o herpes simplex richiedono cure più complesse.

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